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A testa alta.

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Pensavo ai giovani: brutta roba avere 20 anni oggi, ed aver visto in 4-5 anni perdere più derby di quanti a momenti ne abbiamo visti noi over 40, i nostri padri e i nostri nonni messi insieme. Se non dal punto di vista numerico certamente da quello temporale nel breve termine. Quello di ieri probabilmente è stato il peggiore, soprattutto in considerazione del contesto in cui si è giocato, dove per la prima volta da non so quanti decenni quelli al di là del Sesia hanno mostrato una superiorità evidente non solo sul campo, ma anche e soprattutto dal punto di vista ambientale, societario ed organizzativo. Non abbiamo la riprova degli spalti, ma non è così fuori dal mondo ipotizzare che sarebbe stato quantomeno arduo, conoscendo la nostra piazza nella sua globalità, riempire il Piola in una situazione come quella che stiamo vivendo oggi. Poi ognuno la vive come meglio crede, può rifugiarsi sulle proprie convinzioni o snocciolare gli ultimi 40 anni almeno, rimane il fatto evidente di quanto la gestione Rullo sia riuscita ad essere inferiore al nuovo corso societario di Vercelli, e probabilmente sarebbe riuscita pure a risultare peggiore anche alla precedente di Secondo. Così come Banchieri verrà ricordato (anche) per aver perso 3 derby su 3 giocati. Poco altro da aggiungere.

Non è che si stia vivendo qualcosa di mai visto a Novara. Stanno succedendo le stesse cose del ’90 con Fedele, Fugirai, Domenghini, il Novara dello spareggio di Pontedera o dei quattro play out fortunatamente vinti (Fiorenzuola è quello che ricordiamo sempre con più affetto ma ce ne sono stati altri e pure consecutivi). Le stesse sensazioni e la stessa confusione in campo e soprattutto fuori, con la differenza che oggi non abbiamo più uno Stipari o un Pippo Resta, ma abbiamo i Rullo cui abbiamo riposto tutte le speranze di mantenere viva la storia della gloriosa maglia azzurra. Probabilmente nella hall of fame novarese credo possano darsi la mano a vicenda con Achilli. Credo possa parlare a nome di tutti nel dire che, quanto meno, dobbiamo toccarci i coglioni ogni santo giorno. Ma rimanendo all’attualità, i numeri non possono mentire se ci dicono che siamo a 14 partite consecutive (su 20) senza vittorie, se ci troviamo all’ultimo posto in classifica se consideriamo solo le ultime 16 partite giocate (su 20) e se oggi, qualora andassero male alcuni risultati, ci potremmo trovare terzultimi ad una distanza di ben 6 punti dalla salvezza senza playout. Con una squadra che prova a giocarsi la partita ma che puntualmente, o per un episodio o semplicemente per incapacità, si scioglie come neve al sole e perde anche quelle partite, cito per esempio Como, che avrebbe meritato almeno di pareggiare. Stiamo sprofondando giorno dopo giorno verso la serie D, con una Società che è evidente di come non sia in grado di arginare questo tracollo per esempio con il mercato. Un mercato che, nella situazione attuale di mancanza di appeal, può essere fatto solamente versando soldi cash che però chiaramente mancano alle nostre casse. Pensare quindi di salvarsi oggi facendo passare per salvatori della Patria due bravi ragazzi come Rossetti o Malotti (la cui inguardabile punizione rasoterra di ieri rappresenta un biglietto da visita di tutto rispetto) che per lo più hanno sempre fatto panchina o una carriera modesta, è cosa assai ardua. Questo è il Novara Calcio oggi. Con un allenatore e un DG che puntualmente in conferenza ci raccontano la loro personale partita vista mai una volta coerente con quella che hanno visto tutti gli altri, e soprattutto puntualmente scadono nel penoso nel loro essere sempre in attacco dell’arbitro di turno invece di provare una volta a dire o fare qualcosa di diverso, tipo dare del coglione in mondovisione a Migliorini, perché uno che nella vita ha praticamente fatto solo la serie B e in un derby fa quello che ha fatto lui, forse e dico forse un po’ coglione lo è davvero, e quindi si meriterebbe qualcuno che glielo faccesse notare.

La verità è che ora è davvero tutto più brutto e cupo di quello che magari è realmente. Viviamo con una percezione sfalsata della realtà che ci porta ad essere disfattisti e imbrutti, ed a peggiorare questa situazione, ma è altresì vero che non arriva mai nemmeno un segnale che possa aiutarci ad invertire questo mood. Probabilmente una vittoria sarebbe salvifica, ma se non è arrivata nemmeno in un derby in cui gli avversari ti hanno regalato il goal del vantaggio ma anzi, lo hai addirittura perso in una situazione di totale controllo facendoti ribaltare in 5 minuti effettivi di gioco, non so dove possa arrivare. Siamo ora alla vigilia di due partite decisive contro due squadre, Lucchese e Giana, che probabilmente saranno oggetto per noi di una sentenza definitiva, nel bene e nel male. Ci arriviamo nel peggiore dei modi, in una situazione già illustrata nello scorso editoriale di “tutti contro tutti”, in cui si fa a gara ad attaccare il prossimo e, contestualmente, a richiedere unità e a remare dalla stessa parte. Ma il contesto assurdo non cambia. Per esempio, ieri ad inizio partita la curva ha provato ad avvicinarsi allo stadio per incitare la squadra da fuori, ma puntualmente è arrivata la polizia a cacciarli per assembramento (dai video in rete apprendo che a Vercelli il concetto di assembramento evidentemente è diverso rispetto a Novara, ma tant’è). In settimana, inoltre, i gruppi organizzati uniti hanno prodotto un comunicato di incitamento alla squadra, eppure in tanti nemmeno lo hanno capito ma, anzi, hanno creduto che criticassero anche i giocatori quando invece il bersaglio era l’attuale maggioranza. Infine, allo stadio non si può andare da un anno, agli allenamenti nemmeno, ma mi spiegate allora come dovremmo stare tutti vicini e uniti? Evitando di scrivere sui blog, sul muro o sui Social perché altrimenti la squadra non rende e retrocediamo? Se è così allora siamo già retrocessi, facciamocene una ragione.

Mi auguro solo che tutto questo che stiamo vivendo, e che non meritiamo, non sia il frutto di una decisione scelta a tavolino, di una pianificazione studiata per azzerare società (e debiti) e ripartire puliti, magari con altri; cosa peraltro successa a decine e decine di altre realtà. In tanti in città iniziano a pensare questa cosa. Facciano come credono, noi la testa alta e l’orgoglio per presentarci ad Arconate o a Caronno a sostenere la nostra maglia ce l’abbiamo. Loro per svegliarsi, guardarsi allo specchio, ed iniziare la giornata non lo so.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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