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Tutti contro tutti.

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Ultimo posto in classifica se consideriamo solamente le ultime 15 giornate (che su 19 significa praticamente tutto il girone) è un qualcosa che si avvicina di molto ad una sentenza finale scritta. Ma la drammaticità di questa situazione viene, a mio avviso, meglio spiegata guardandoci dentro al nostro cuore: ci troviamo oggi nel momento in cui siamo sprofondati nel “tutti contro tutti”. Ognuno di noi, se ci pensate, ha fondati motivi per ritenere un coglione il più prossimo a noi vicino, perché sicuramente ha detto, scritto o pensato qualcosa che a noi proprio non è piaciuta. In queste ultime ore ho chiacchierato con almeno 30 amici diversi (credetemi, arrotondo per difetto) ognuno dei quali mi ha sottolineato quanto quel tifoso o quell’altro non capisse un cazzo di calcio, che avesse sbagliato completamente a capire il mondo e che la soluzione giusta fosse ovviamente la sua. Il bello, o se volete il dramma, è che non ho mai percepito palesi idiozie da ognuno di questi amici; ho sentito argomentazioni molto condivisibili benché contrastanti tra loro. Racconto questo perché, più di ogni altra cosa, penso spieghi il delicato momento cui stiamo vivendo tutti, peraltro drammaticamente comune alle due annate che hanno coinciso con altrettante retrocessioni. Ma con un vantaggio, che potrebbe fare la differenza: a questo livello ci siamo sprofondati ora che abbiamo tutto un girone davanti, a differenza delle altre volte che è successo a poche giornate dal termine della stagione.

E’ molto difficile uscirne da questa situazione: da un lato si sente un tanto condivisibile quanto stucchevole invito a fare quadrato, a stare vicini alla squadra, ma questo poi si scontra col fatto che, materialmente, i tifosi non possono farlo. Da settimane andiamo a raccontare quanto i Rullo, i Dirigenti e i giocatori siano fortunati a giocare a porte chiuse perché altrimenti sarebbero oggetto di insulti e contestazioni, ma questo, e concordo con l’amico Mauro, è soltanto una parte della medaglia. Credo infatti che, con uno stadio pieno, qualche punto in più in classifica l’avremmo proprio perché, pur in uno scenario ostile, alla fine ai tifosi subentra quello spirito di difesa della propria maglia. E una volta fai pressione al guardalinee, un’altra te la prendi con la panchina ospite, e un’altra ancora te la prendi col primo che capita a tiro degli avversari, insomma qualcosa porti a casa. Quindi, ad oggi, il solo modo per fare quadrato sarebbe probabilmente quello di tacere, perché chiunque entra nel merito può solamente mandare a fare in culo tutti. Ma siccome una tifoseria sempre silente non esiste nemmeno a Lourdes, dove probabilmente i Rullo sarebbero riusciti nell’impresa di far mettere in discussione pure le apparizioni mariane agli ultras locali, bisogna che proprietà Società e giocatori convivano con questo periodo di guerra sociale nella testa di tutti noi.

Partiamo da un punto: non possiamo mollare oggi a 19 partite dalla fine. E’ vero che siamo scarsi, altrimenti non saremmo in questa posizione, ma non possiamo darci per sconfitti oggi soprattutto perché, per quanto si vede in campo, tutto possiamo imputare tranne il fatto di essere una squadra morta. Scarsi sempre, senza logica in campo parecchie volte, ultimamente sfigati ma in qualche modo vivi. E una squadra viva qualcosa di buono prima o poi la combina. Però è arrivato il momento di combinarla questa cosa buona, e il derby di sabato è probabilmente un’irripetibile occasione che già una volta ha svoltato completamente il senso del nostro campionato, e mi riferisco alla stagione di Baroni che ha ci ha visto giocare questa partita in una situazione di classifica analoga a quella attuale. Non è ancora un’ultima spiaggia, ma è evidente che uscire sconfitti da questa partita avrebbe effetti devastanti.

Purtroppo non è tanto il fatto che abbiamo sbagliato tutto quello che era possibile sbagliare, ma per come la vedo io (sì, è arrivato il momento dove tocca a me, che dichiaratamente non ho mai capito di calcio, dire che sono gli altri a non capirne nulla) stiamo continuando a sbagliare ancora tutto. Sono molto critico con Jo Condor, di lui preferivo nettamente la prima versione a quella attuale in cui, non solo si sta rendendo sinceramente ridicolo nel trovare sempre e comunque una scusa sull’arbitraggio, ma sta riuscendo pure a perdere quella qualifica di “uomo aziendalista” che è sempre stata la sua unica fortuna. E’ tornato, e prima cosa che ha fatto ha contribuito a mettere la sua Società in difficoltà, mettendo ai margini collaboratori e giocatori che, benché scarsi, avrebbero potuto dare un contributo se recuperati dal punto di vista fisico e psicologico. E invece, senza se e senza ma, ha messo una delle peggior Dirigenze della nostra storia nella situazione di dover intervenire sul mercato proprio perché, a furia di “questo mi sta sul cazzo”, “questo è una merda”, “questo è depresso”, “questo è psicopatico”, “questo con me non metterà piede in campo”, finisce che fai fatica a trovarne 16 da portarti dietro la domenica. E poi vengono dire che siamo noi tifosi che non aiutiamo. Capite che così è davvero dura. E’ rientrato col piglio di quello col portafoglio pieno e chiamato a rifondare un’ambiente, ma senza capire che di soldi non ce ne sono, che è stato invece rimesso solo per una serie di circostanze “politiche”, e che l’ultimo dei suoi mandati era proprio quello di distruggere ma di salvare il salvabile. Quando è stato richiamato, al di là delle mie perplessità dimostrabili rileggendo gli editoriali di quei giorni, avevo almeno la felicità di quello certo che il Jo avrebbe messo un po’ di tranquillità in un ambiente parecchio scosso. Ma mi pare che da questo punto di vista sia stato un totale fallimento, e considerando che il suo contratto scadrà a giugno, mi pare che strategicamente il suo sia stato un suicidio che sinceramente fatico a comprendere. Mi potrei sbagliare ovviamente, non vivo a Novarello e nemmeno negli spogliatoi, ma a me pare proprio stia andando così.

Rimane il fatto: da un lato questa proprietà se ne deve andare, ma contemporaneamente la squadra deve isolarsi da tutto ciò che possa allontanare l’obiettivo salvezza. Purtroppo ci troviamo in una stagione dove la media salvezza si sta pericolosamente alzando, visto che le squadre con una classifica peggiore fanno parecchi punti, e tutte le voci che in questi mesi si sono riversate (e che si riverseranno) nel mondo Novara Calcio non possono e devono condizionare i giocatori che devono lavorare in una condizione di tranquillità, visto che sicuramente non sono più scarsi di tante altre compagini che stanno facendo meglio di noi. Ma su questo punto è proprio l’allenatore che è chiamato a vincere la sua battaglia. Che è quella che poi ci porterà alla salvezza. Tutto il resto viene dopo, dove per resto intendo ovviamente mercato e uscita dei Rullo.

Forza Novara sempre, ovunque e comunque.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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