L’esasperazione emotiva Editoriale

Un primo tempo tutto sommato piacevole, forse il migliore degli ultimi 3 mesi, ci ha illuso che il peggio fosse alle spalle. Un goal segnato, un paio di occasioni clamorose sbagliate in modo indegno e una buona intensità di gioco, ci hanno ricordato, per qualche decina di minuti, che fossimo ancora una squadra di calcio. Poi è iniziato il secondo tempo, e non ci è rimasto che tornare nella nostra campana di vetro piena di cattivi pensieri e di sconforto. La realtà, per chi non se ne fosse ancora accorto, è che oggi non siamo una squadra di calcio, ma siamo come quelle rappresentative di qualche valle sede di ritiro estivo, dove un selezionatore a caso pesca qui e là dalle compagini locali qualche giocatore libero da impegni lavorativi, e lo convoca per quella che è la prima amichevole estiva dell’anno della squadra più famosa. Certo, gli infortuni e le squalifiche hanno reso la partita di ieri ancora più complicata di quello che era, ma il senso del paragone forte credo sia chiaro e condivisibile: abbiamo ad oggi un nucleo formato da non più di 5 giocatori che, con tutti i limiti del caso, bene o male sono spendibili. Il problema è che a questi stiamo affiancando un reparto d’attacco che, tolto Panico (che ho inserito nel nucleo di prima ma che, va detto, sono più le partite in cui non lascia il segno di quelle in cui invece è protagonista) non trova nessun esponente degno di essere oggi chiamato calciatore. Mi avete personalmente convinto sul fatto che Zigoni sia il male assoluto, e se siete tutti d’accordo nel considerarlo il capro espiatorio non sarò certo io ad andare contro corrente, ma il problema è chiaramente più complesso della sua sola presenza in campo. Abbiamo un Lanini che non solo cammina invece di correre, ma lo fa se possibile ancora più lentamente di un anziano che passeggia in centro. E come primo cambio abbiamo un Pablo che, col cuore in mano e tanto dispiacere, penso sia ora che provi seriamente a pensare ad un’alternativa alla prima squadra. Sono conscio che nella sua storia a Novara abbia regalato alla Società una marea di soldi tra spalmature e diminuzioni di ingaggio, e penso pure faccia bene oggi a portarli alla scadenza incassando tutti i soldi che gli rimangono da incassare, ma è evidente quanto non ce la faccia più. Non è più un giocatore di calcio, e prima lo capisce lui prima sarà meglio soprattutto per lui. A questi vanno aggiunti poi almeno 6-7 giocatori, per lo più centrocampisti o difensori, per i quali si fatica addirittura a riconoscerli se li trovi in giro per la città da quanto appaiono totalmente estranei ed avulsi alla causa. Questa non è una squadra di calcio.

Da questa situazione, banalmente, credo se ne possa uscire in un modo solo: rivoluzionando la rosa in sede di mercato. Ma c’è un problema: come possa questa Società riuscire oggi a compiere una rivoluzione così importante è un mistero. Una Società che, e mi limito a raccontare solamente gli ultimi 5 giorni calendario, ha venduto Sbraga, ha fatto sapere al mondo di aver chiesto a Bianchi di trovarsi un’altra soluzione, ha confermato Urbano Orlando come DS, poi lo ha esonerato e lo stesso giorno ha negato di richiamare Borghetti, ma infine lo ha ufficializzato. Col piccolo particolare, a quanto ci risulta, che da oggi faccia solo il prestanome di Manari, vero DS operativo. Questa è la situazione attuale di una Società che dovrebbe, in 20 giorni di mercato, rivoluzionare una rosa ad oggi fuori dai playout solo per differenza reti. A questo punto, per il bene di tutti e per salvaguardare il mantenimento di una categoria che oggi, a prescindere dalle nostre convinzioni, i fatti e i numeri dicono chiaramente essere a rischio, deve accadere una sola cosa: un’accelerazione del processo in atto di passaggio di proprietà. Tradotto in parole ancora più chiare: Rullo se ne deve andare. Se è vero che una rivoluzione Societaria oggi impedirebbe di intervenire seriamente sul mercato, è comunque altamente probabile che questo non accadrebbe nemmeno con l’attuale proprietà. Ma un cambio oggi, auspicabilmente, porterebbe invece una nuova ventata di ottimismo che, probabilmente, in qualche modo consentirebbe di portare a casa questo campionato. Un campionato molto più a rischio di quello che percepiamo perché è chiaro che una squadra dichiaratamente in lotta per la promozione, se chiamata alla guerra per salvarsi, possa solo perderla. Perché se avesse la forza e lo spirito di uscirne da sola senza rischi, allora non si troverebbe nemmeno in quella situazione.

Non lo so a che punto siamo con la trattativa. So però che questa proprietà ha perso qualsiasi tipo di credibilità, per cui anche se oggi stesse dicendo la verità nel negare con forza qualsiasi spiraglio di closing a breve, è lecito dubitare e pensare che non sia così. Limitandoci ad analizzare i fatti, appare evidente che, fin dal ritorno di Jo Condor in panchina, i pesi di forza all’interno delle due anime proprietarie si siano ribaltati. Siamo passati da una situazione in cui tutti gli uomini di De Salvo sono stati allontanati per scelte di Rullo, ad una in cui sono stati richiamati. Con buona pace di Rullo stesso che, piano piano, giorno dopo giorno, sta facendo saltare tutti i suoi uomini che hanno rappresentato il cambiamento solamente un anno fa. E le voci ci raccontano che questo processo non si fermerà certo ad Urbano Orlando ma toccherà anche altre figure che abbiamo imparato in questo ultimo maledetto anno a vedere a Novarello. Tutto questo lo si può leggere solo in due modi: o De Salvo si sta riprendendo il Novara, o Rullo sta vendendo. O entrambe. Qualsiasi altra lettura, compresa anche quella in cui il patron attuale è rinsavito ed allontana tutti quelli che hanno fatto del male al Novara per rimpiazzarli con professionisti seri e preparati è pura fantascienza. Come tale non impossibile, ma altamente improbabile.

Ad oggi non esiste e non può esistere un futuro con i Rullo al comando, e per chi continua ad incaponirsi sostenendo che un’alternativa reale non ci sia, a mio avviso dovrebbe invece combattere con tutti noi nel creare le condizioni affinché questa alternativa si concretizzi. E il solo modo che mi viene in mente è quello di portare Rullo all’esasperazione emotiva, di metterlo nelle condizioni di capire che il calcio non è il suo mestiere e di, finalmente, agevolare la cessione invece di ostacolarla nei fatti con (si dice) richieste economiche pretenziose. Alternativa che, se davvero è cosciente di quello che sta facendo, gli venga per una volta incontro senza pretendere che azzeri spese e monte ingaggi prima di subentrare. E’ un gioco legittimo ma anche pericoloso il loro, che può portare solamente al fallimento o alla retrocessione, perché se vendiamo tutti e chiediamo ai nostri giovani (tanto decantati ma anche tanto sopravvalutati nelle percezioni collettive) di salvare la baracca, ecco siamo consci che è molto più facile che questo non accada.

Penso che un momento più buio di questo lo abbiamo vissuto solo ai tempi dello spareggio di Fiorenzuola, con la differenza che quell’anno eravamo tutti consci che una sconfitta avrebbe concluso la storia del Novara Calcio, mentre non sono così certo che ad oggi tutti abbiano realizzato il rischio concreto con cui stiamo convivendo. Il Novara Calcio 1908 è una risorsa e un bene per tutto il territorio che ha l’obbligo morale di stringersi intorno per difenderne storia e tradizione. Ci sono cose più importanti nella vita, ma ce ne sono altrettante di meno che, però, in qualche modo vengono sempre aiutate. E’ il momento che il Novara Calcio passi all’incasso, e che riceva un aiuto concreto da tutti noi. Che sia un azionariato popolare a supporto di una cordata, siano le Istituzioni o siano gli imprenditori non interessa. Ma da questa situazione abbiamo l’obbligo di uscirne, con l’aiuto di tutti, in primis di chi ci ha messi in questo baratro. Ora o mai più.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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