Il costo dell’apatia Editoriale

Dobbiamo iniziare come abbiamo già fatto la scorsa settimana, ovvero riconoscendo di trovarci in una situazione parecchio brutta. Usando come paragone il tema della pandemia, il Novara Calcio si trova ancora in quella drammatica fase in cui giorno dopo giorno aumentano esponenzialmente i contagi e non si intravede il raggiungimento di quel picco indispensabile per invertire la tendenza. Ogni giorno per il Novara Calcio è sempre peggio, ogni settimana ne succede una nuova che, in qualche modo, contribuisce a peggiorare la situazione. Giovedì scorso, a radio azzurra, ho ascoltato con molto sconforto le parole di Buba, che pur nella sua consueta serietà e professionalità, mi hanno dato l’impressione di essere quelle classiche frasi che si dicono nelle annate di merda: “non guardiamo la classifica”, “pensiamo a lavorare a testa bassa senza condizionamenti”. Ci mancava solo la frase “ogni partita deve essere giocata come se fosse una finale”  (la frase delle frasi che da sempre è portatrice di sciagure sportive) per certificare il fallimento totale. E poi la mazzata finale: l’ennesimo problema fideiussione, cui ne eravamo in realtà al corrente da qualche settimana ma che pensavamo fosse in risoluzione. E invece.

A mio avviso è sbagliato reagire solamente sparando a zero sulla squadra se prima non contestualizziamo il contorno in cui la stessa è chiamata ad affrontare la quotidianità. Una quotidianità in cui, proprio da venerdì, che la notizia della bocciatura della fideiussione è diventata di dominio pubblico, il patron Rullo è riuscito nell’impresa di sostenere nei due giorni successivi (in ordine): “il Presidente del Livorno deve farsi i cazzi suoi che non sa nulla, noi siamo estranei a questa vicenda, non capisco perché ci debba tirare in ballo”; “i tifosi devono stare tranquilli, abbiamo già provveduto ad inviare alla FIGC una nuova fideiussione”; “tutto a posto, il Novara è parte lesa”; “stiamo provando a sostituire la fideiussione”; “al 99% la fideiussione è fatta”. Il tutto senza nemmeno fare un comunicato ufficiale ma rilasciando qui e là qualche dichiarazione al giornalista di turno che lo chiamava. Per correttezza e pudore, poi, evitiamo di riportare certi suoi commenti “sui generis” contro membri del suo CDA che, nel frattempo, fornivano versioni differenti e contrastanti alla sua. Il problema sta tutto qua: è una proprietà, ma oserei dire una persona, che ad oggi non ha la benché minima credibilità non solo agli occhi della piazza, ma nemmeno delle persone che gli sono a fianco. Dice tutto e il contrario di tutto, fornisce puntualmente versioni totalmente discordanti tra di loro e nemmeno riesce a coordinare i suoi colleghi dirigenti nel fornire una versione univoca. Mai, mai, mai. Se in un anno non è riuscito ad espletare nemmeno un adempimento burocratico parecchio semplice come una fideiussione, e se ha dato sempre l’impressione di non essere mai sul pezzo, come possiamo credere che lo stesso possa farsi largo in un mondo come quello del calcio in cui non emerge il più onesto ma spesso vince solo il più sveglio?

Personalmente sono molto preoccupato, ma non perché intraveda un possibile fallimento. Un fallimento del Novara Calcio vorrebbe dire iscrivere nel registro dei fallimenti non solo i Rullo ma anche i De Salvo. Sinceramente, in uno stato di diritto in cui dobbiamo credere a bilanci certificati da revisori, gli stessi appena depositati dalle due anime che ci governano oggettivamente non portano a questa ipotesi estrema. Inoltre, per due imprenditori come loro molto attivi e con interessi stratificati e complessi, un fallimento creerebbe grossi problemi ai loro business futuri. Quindi credo che il vero tema e pericolo sia un altro: l’apatia. Chi ha l’età che oggi gli consente di ricordare il decennio 1980-1990 probabilmente sa di cosa parlo, ovvero del periodo più buio (eccezion fatta per la stagione 1986-87 terminata comunque con una grossa delusione) dove non solo i successi non arrivavano, ma non c’era nessun tipo di prospettiva e di ambizione. Immaginate anni come quello di Viali, o come quello fin qui giocato, ma senza nemmeno il fumo negli occhi di un’estate rampante in cui si è illusa la piazza di giocare per vincere. Il costo di un possibile lungo periodo di apatia ritengo che sia insostenibile per una piazza come la nostra. La Novara di oggi, per una serie di motivi non necessariamente giusti ma poco importa, non può permettersi di non sognare ed ambire. Vorrebbe dire uccidere il calcio e la passione. Rimarrebbero pochi sognatori e altrettanti fatalisti che, per giunta, ringrazierebbero ancora in virtù del principio “grazie a loro abbiamo ancora una squadra”.

Argomento questa personale paura semplicemente dando sfogo ad una sana dose di realtà e pragmatismo. I De Salvo non esistono più, intesi come quelli che ci hanno fatto crescere; il loro tempo è finito e gli ultimi anni lo dimostrano. Ad oggi è più probabile un’invasione aliena che un loro ritorno in grande stile. I Rullo sono invece inaffidabili, improbabili e, forse, pure incapaci. Ma ancora con attività, interessi e vita imprenditoriale tali da non consentirgli una facile uscita. Ma oltre loro non esiste nessuno. Ho letto l’editoriale dell’amico Max Barbero cui auspica un pronto intervento del Sindaco, ma in realtà questo c’è appena stato, e abbiamo visto purtroppo che è stato fallimentare e, sotto certi punti di vista, deleterio nel suo aver peggiorato la situazione in termini di rapporti. In questo momento ho davanti a me solo la prospettiva di tanti campionati dal tredicesimo all’ottavo posto che ci distruggeranno piano piano. Sono tempi cupi, il nervosismo è lampante (basta vedere in rete come si scaldano subito i toni) e la gente, anche per colpa della pandemia, sta iniziando a dare segni di cedimento nella testa. Rialzarsi in questo momento deve essere l’obiettivo di tutti, ma è difficilissimo quando viene a mancare la lucidità. Siamo una piazza povera in termine di numeri, se pure ci dividiamo è davvero la fine.

In tutto questo, però, non vorrei aver fornito comunque troppi alibi alla squadra. Siamo troppo brutti e queste prestazioni senza logica non sono comunque giustificabili. In questo momento i giocatori hanno dalla loro una grandissima fortuna: lo stadio chiuso. Non possono avere la scusa di contestazioni (che vabbè…le famose e temutissime contestazioni di noi 40 pirla novaresi) o fischi e mugugni. Hanno l’obbligo di resettare la testa (evidentemente altrove) e di mantenere a galla una barca in grado tranquillamente di navigare da sola. Non si chiede la vittoria del campionato ma un po’ di dignità e amor proprio. Noi tifosi possiamo diventare apatici, loro no.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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