Ma a chi abbiamo prestato la nostra maglia? Editoriale

Prendiamola larga: è proprio un periodo di merda. Non vogliamo buttarla sull’esagerazione o sulla stucchevole paternale strappa like, ma davvero ci piacerebbe che il management e i giocatori di una squadra di calcio professionistica capissero l’importanza sociale attuale del loro ruolo. In un momento in cui davvero molti di noi, se non anche fisicamente, soffrono moralmente ed economicamente questa seconda ondata di pandemia e conseguente lockdown, rappresentare una città in una delle Regioni più colpite da questa sciagura crediamo dovrebbe essere motivo di orgoglio e propulsore di una forza d’animo incredibile. Davvero a tanti di noi, al di là di tutto, è rimasta di fatto solamente la speranza di trascorrere due ore serene lasciandosi alle spalle tutti i problemi. Due ore in cui identificarsi in una squadra che indossa la maglia che gli abbiamo prestato affinché la onorassero e rendessero ancora più gloriosa. Sappiamo bene che questo non basta per vincere, e ci mancherebbe. Il Covid vale per noi come per gli avversari. Vale per i nostri giocatori che, essendo umani, non ne sono ovviamente immuni, e vale anche per la proprietà, che nella prima ondata di marzo ha pagato un prezzo elevato al Covid, e che dovrebbe però averla responsabilizzata ancora di più dal punto di vista della presa di coscienza dell’importanza sociale. E in tutto questo, oltre al risultato, crediamo faccia davvero male vedere una squadra che non lancia il minimo segnale di incazzatura dopo queste sconfitte. Vediamo solo un branco di giovani (o finti giovani) che appaiono totalmente estranei ai basilari principi di attaccamento alla maglia e alla causa, e che abbandonano il terreno di gioco in passerella come se niente fosse. Il tutto in un contesto di totale assenza di prese di posizione di qualche cazzo di Dirigente attuale, anche solo di circostanza, volte a lanciare un messaggio di vicinanza ai propri tifosi e alla propria gente. Niente, solo un continuo piangere e picchiare i piedi per il protocollo sanitario e per questi infiniti tamponi costosi. Sempre e solo a parlare delle loro beghe e dei loro casini senza accorgersi che c’è una popolazione che ha riposto in loro quel poco di socialità e speranza che gli rimane. Forse è il caso di pubblicare qualche storia su Instagramm in meno, mettere un po’ da parte quella voglia di mostrarsi sul web basata solo sull’apparenza e sulla totale assenza di sostanza. Perché la dura e cruda realtà attuale è quella che continuano a sbagliare tutto ciò che è possibile sbagliare. E siccome sappiamo perfettamente, nonostante un finto aplomb sui social sbandierato attraverso i media ufficiali in settimana, che la proprietà legge molto (anzi, gli vengono portati all’attenzione gli articoli considerati ostili) è bene che capiscano che nessuno qui “è pilotato dal Sindaco” come pensano. Anzi, se vogliamo dirla tutta, Novara Siamo Noi è forse la sola che senza giri di parole al primo cittadino gli ha dato del pirla per la vicenda cordata. Quindi che si mentalizzino e convincano sul fatto che per noi  esiste solo il bene del Novara calcio.

Veniamo alla partita di ieri? ok. Quella di ieri è stata la classica partita in cui alla fine, in genere, chi si trova sotto potrebbe tirare in porta per 2 ore ma non la raddrizza più. Ma ovviamente non se la squadra in vantaggio è questo Novara. Una squadra che, all’interno dei 90 minuti, per almeno 60 ha subito il gioco avversario, e per i 30 restanti è soltanto ripartita senza abbozzare un’idea di organizzazione e di manovra. Una squadra che su 90 minuti non ha mai trovato le distanze tra i 3 dietro e i 5 di centrocampo, non riuscendo a sincronizzarsi su chi doveva uscire dei 3 sull’uomo in mezzo alle linee, che una volta si chiamava Guglielmucci, una volta Galuppini, ma che ci infilava sempre e creava superiorità. Una squadra che in mezzo al campo nel primo tempo aveva anche fatto bene, tolto forse un Buzzegoli che necessita certamente di riposare e tanto (ma fatto con criterio) e che, oltre ad aver segnato un gol tirando d’istinto dopo che stava per perdere il 566° pallone della sua partita, rimane ancora l’anima della squadra che nonostante il momento negativo riesce a tenere a galla la baracca. E davanti beh…a parte Cisco cui l’unico modo per fargli fare la punta è imbottirlo di calamite e creare un campo magnetico che lo respinga in mezzo ogni volta che si decentra (cioè SEMPRE), i gol che si è divorato Zigoni li abbiamo visti tutti. Lanini invece crediamo abbia finito la sua partita quando al primo contrasto dopo qualche minuto dall’ingresso ha retratto la gambetta come una rana che tocca l’acqua calda.

Due considerazioni: la prima è per Zigoni. Non facciamolo diventare il capro espiatorio. Anche se avessimo vinto 3-2, e Zigoni avesse fatto quei 2 gol, l’analisi non sarebbe dovuta cambiare di una virgola. Abbiamo fatto cagare, come non era mai successo probabilmente neanche due anni fa, quando nello squallore generale di una squadra senz’anima non ci era mai capitato di subire così tanto un’avversaria. Zigoni e i 2 gol divorati sono solo il sintomo di una malattia che in questo momento è in fase acuta. Certamente lo Zigoni di ieri è una drammatica aggravante che non va giustificata. Da un giocatore della sua esperienza è lecito attendersi un contributo in termini di goal decisamente superiore benché, curriculum alla mano e atteggiamento in campo, deve essere chiaro a tutti non sarà mai un goleador. Potrebbe però essere una risorsa che crea spazi e permette l’inserimento da dietro, ma è una storia che, peccato per lui, non ha ancora scritto.

La seconda è il cambio Buba Mbaye. Al di là dell’evidente inefficacia di questa sostituzione, abbiamo trovato questo avvicendamento molto preoccupante. Siccome Marcolini, post Lecco, ha chiaramente ammesso di aver sostituito contemporaneamente Zigoni e Lanini per lanciare loro un messaggio, non vorremmo che quello di ieri fosse il secondo messaggio che ha voluto lanciare, questa volta foraggiato anche dalla proprietà. I perché sono chiari e li abbiamo più volte spiegati nei nostri editoriali per cui non ci ritorniamo. Bianchi due volte consecutive in panchina e Buba che viene sostituito per far spazio ad un elemento di sola rottura che non scendeva in campo da febbraio 2019 (con quella sostituzione si è totalmente perso quel poco di gioco a centrocampo che provavamo a fare) possono avere due sole spiegazioni: o l’allenatore non ha ancora la minima idea di chi sta allenando, oppure ha il compito preciso di porre fine alla loro storia. Perché, evidentemente, nella testa di chi comanda sono visti come elementi di “disturbo” in un gruppo che non devono e possono più dominare. Preghiamo Dio di sbagliarci, ovviamente, ma la convinzione attuale in tal senso è molto forte.

Nel calcio non si inventa nulla. Ci vuole un progetto, ci vuole un ds che va sul mercato con delle idee e non come l’omino del coccobello a piazzare la qualsiasi, che assembla la squadra con logiche e tempi giusti e non con 5-6 figurine agli ultimi scampoli di mercato. Ci vuole una Società che in quel progetto ci crede, che crede nel suo mister e che se non ci crede più lo caccia e lo sostituisce un secondo dopo. Ci vuole tutto quello che non è questo staff dirigenziale di dilettanti.

E allora cercate di tirarci fuori da sta merda. Tutti, giocatori, società, staff. Non venite adesso a raccontarci le cazzate che ci vuole tempo, l’allenatore deve lavorare nell’animo dei giocatori e altre cazzate simili. Noi ve l’avevamo detto, da subito, che stavate giocando col fuoco, e se il tempo non c’è più adesso la colpa è vostra, solo vostra.

Redazione Novara Siamo Noi.

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: