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Le false verità

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Di tutta questa storia, al di là del fatto – assolutamente non trascurabile – che potrebbe coinvolgere lo sviluppo futuro del Novara Calcio (sottolineiamo Calcio), l’unico aspetto positivo sino ad ora è che io e il Vannu per un mese ci siamo messi ad analizzare conti economici, stati patrimoniali, MOL, EBIT (aggiungo anche EBITDA così il nostro genio di direttore generale è contento) di tutte le società ed i gruppi che ogni giorno saltavano fuori da amici, colleghi, compagni, banche, studi di revisione e legali…. divertendoci come dei matti.

Un pot pourri di notizie “dammi retta questa è certa” che, sempre se non parlassimo di uno degli amori che ci sta più a cuore, sarebbero degni dei film di Totò.

Ci prendiamo quindi la briga di fare ordine rianalizzando, come in una partita di novanta minuti, tutto ciò che ai nostri occhi ed alle nostre orecchie è avvenuto, freddamente, senza passione, con gli occhi critici però di chi al Novara Calcio vuole veramente bene.

IL PRE PARTITA

Inizia presto, molto presto, in piena tempesta Covid.

Dai tinelli (usiamo la parola tinelli e non salotti perché la desolazione intellettuale degli interpreti li colloca più adeguatamente in un tinello) della intellighenzia borghese di Novara inizia il coro sulla incapacità morale ed economica della attuale e legittima proprietà del Novara Calcio. Il coro viene ampliato da una serie di soloni ingessati portavoce di se stessi e di una parte della opinione pubblica che danno il via al toto acquirente sottobanco, senza mai esporsi.

Ed è un prepartita lungo, che si trascina stancamente fino alla fine di luglio, alternando nel suo pettegolezzo da tinello i nomi di Drago, di Boroli, di Comoli, di Leonardi… mancanza di fantasia.

Le voci si sa dal tinello rimbalzano sempre nel corridoio e così  si espandono passando di porta in porta sino ad avvolgere tutta la città.

IL RISCALDAMENTO

Poi però la partita deve iniziare ed ecco che una voce nuova inizia a scombinare la formazione che dovrebbe scendere in campo. L’amministrazione comunale (o forse solo il Sindaco?) si è fatta carico di ricevere un offerta “non ostile” da presentare alla attuale proprietà per valutare la possibilità di rilevare la quota di maggioranza del Novara. Che sia un’iniziativa del Sindaco spalleggiato da funzionari della vecchia Popolare, o  che sia un’iniziativa della BPM spalleggiata dal Sindaco non ci è dato di sapere (ma sinceramente non ce ne frega un cazzo).

Fatto sta che di quei nomi ventilati nel pre partita non ne salta fuori nemmeno uno. La formazione è completamente nuova, o almeno cosi pare, e i primi nomi sono di tutto rispetto: si passa dalla famiglia Ruffini (una delle 20 famiglie più ricche d’Italia) protagonista del rilancio di Moncler e della sua quotazione in borsa, a Legea (uno dei marchi tecnici più importanti nel mondo del calcio), alla famiglia Iervolino (proprietaria della Pegaso University e del Gambero Rosso) sino a “grandi imprenditori edili di Padova”.

SI SCENDE IN CAMPO

Ma prima di scendere in campo, come d’uso, devono essere presentate le liste della formazione e qui avviene la prima stonatura: l’arbitro invece di convocare le due squadre ne convoca solo una e le dice che l’altra non sa ancora con quale formazione vuole giocare ma, prima di dirgliela, vorrebbe avere la conferma che il Novara è disposto a giocarsi la partita.

Qualcuno dice che la “puglia” per la partita è stata presentata, qualcun altro invece dice che “la puglia” la deve presentare il Novara … e così si decide che è meglio giocare il giorno dopo con tutti presenti.

Ma intanto esce il nome di Piazza Italia, società napoletana della famiglia Bernardo.

FORSE SI SCENDE IN CAMPO

Finalmente l’arbitro si mette a fare il suo mestiere e convoca le due squadre ma, se la nostra si presenta al completo, l’altra non presenta la lista della formazione limitandosi a mandare un rappresentante. Totò non avrebbe potuto fare meglio.

Si materializza anche Accornero, forse il grande regista, personaggio controverso e già epurato tempo fa dalla famiglia De Salvo…. Non siamo messi benissimo.

LA PARTITA

la partita, l’avrete capito, non si è ancora giocata, né sappiamo se si giocherà mai. Ma nel frattempo la nostra compagine societaria per mezzo dei rispettivi rappresentanti (Rullo e MDS) ha con chiarezza fatto capire che se di partita si deve parlare “la puglia” è importante … altrimenti non si gioca.

COMMENTO TECNICO EMOZIONALE

Essendo sterile l’analisi tecnica di una partita destinata ad essere giocata nel tempo non possiamo non sottolineare alcune questioni alle quali ci piacerebbe avere risposta o che riteniamo fondamentali:

  • Tutto il circo messo in piedi da Sindaco, Banca ed Accornero è legato al fatto di dare una proprietà importante al Novara Calcio o l’interesse per la Cittadella dello sport è predominante per cui “ma chi cazzo se ne frega del Novara chi arriva arriva basta che sistemiamo lo sviluppo edilizio?”
  • Tutte le voci su stipendi, insolvenze, quote non pagate (smentite ieri mattina da De Salvo) sono vere o fanno parte del gioco di cui al punto precedente?
  • Perché l’avvocato Raimondo Vadilonga, advisor dei presunti acquirenti, non ha presentato, come richiesto, la lista della cosiddetta cordata?
  • Ma soprattutto perché Sindaco, Banca e Accornero non hanno curato questo aspetto facendo la figura dei dilettanti?
  • Non essendo il Novara stato messo in vendita dalla famiglia Rullo perché avrebbe dovuto formulare lei la richiesta e non ricevere un’offerta?
  • Qual è il vero ruolo dell’attuale direttore generale del Novara Roberto Nespoli in questa faccenda? Che non ci si venga a dire che, fatti alla mano, il suo ruolo è marginale di solo supporto alla proprietà.

Ci sono poi degli aspetti che, per il popolo bue, è opportuno sottolineare:

  1. Alla nostra richiesta di conoscere (luglio 2019) come sarebbero stati interpretate a bilancio due voci fondamentali:
    1. 3,7 milioni di euro registrate nelle attività come crediti per fatture da emettere derivanti dal “paracadute Lecce” e risalenti al 2012
    2. 1,7 milioni di euro registrati come prestito effettuato dal Policlinico di Monza al Novara Calcio per liquidità

Non abbiamo mai ricevuto risposta.

Non essendo stato ancora depositato il bilancio 2019 (che precisiamo non tocca la gestione Rullo il cui ingresso risale al 19 dicembre dello scorso anno) queste voci come sono state sistemate nella cessione delle quote? E’ quindi congruo il prezzo di cessione o deve essere maggiorato di una serie di debiti, o crediti difficilmente esigibili?

  1. Inutile tirare ogni volta in ballo Novarello che non è mai stato di proprietà del Novara Calcio e che, nel caso di cessione di quote, non sarà parte della trattativa.. o farà parte di una trattativa separata.
  2. Se di cordata si tratta (ma a questo punto cominciamo a nutrire seri dubbi) la proprietà non potrà essere frammentata ma andare in capo ad una newco costituita appositamente per l’occasione con un management che, dobbiamo sperare tutti, sia solido e forte. Altrimenti al primo intoppo il castello cade.

Abituiamoci tutti quindi a farci delle domande spogliandoci di quel livore prima vomitato contro De Salvo ed ora contro Rullo e Cianci; il popolo resta sempre bue ma ogni tanto deve avere la forza ed il coraggio di guardare al di là del proprio naso e di fare i conti col proprio portafoglio e non quello degli altri.

Ma sono parole al vento … per il momento siamo sommersi da false verità

Ciumi

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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