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Qualquadra non cosa

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Una cosa è certa: se mai dovessi diventare miliardario, la prima cosa che farei sarebbe quella di provare ad acquisire una Società di calcio, possibilmente il Novara Calcio, per capire se è davvero così complicato ed estenuante comprare una Società come appare in questa vicenda. Sicuramente non ci troviamo davanti a uno scenario semplice, in cui c’è un’offerta palese che si incontra subito con un’altrettanta domanda, ma questa vicenda che ci riguarda, ogni giorno che passa appare sempre più strana. Qualcosa non quadra o, peggio, come diceva mia nonna, qualquadra non cosa. Alla fine vi dirò la mia opinione, tanto io non conto una mazza e non ci prendo mai, per cui poco cambia.

Iniziamo da ciò che più mi fa ridere: la permalosità degli attori sul palco. Mi rendo conto che le trattative migliori siano quelle invisibili, però sarebbe ora che qualcuno la smettesse di vivere in quella campana di vetro in cui niente entra e niente esce. “Sarebbe meglio che non si scrivesse nulla”, “meno ne parlate meglio è” sono solo due dei desiderata pronunciati da alcune delle persone che partecipano a quelle famose “call” riportate dai media. Ecco, tutte le volte che mi raccontano una cosa del genere, di riflesso mi viene da rispondere: “ma vai a dirlo a tua sorella”. Talvolta vorrei avere la bacchetta magica per catapultare queste persone nello stesso scenario di trattativa, ma non per il Novara Calcio bensì per l’Inter o il Milan. Forse capirebbero che, invece di 5 giornalisti e un blog, se ne ritroverebbero 500 sotto casa ogni giorno, con aggiunta di 5 emittenti nazionali e 10 locali, oltre ad un migliaio di blogger più o meno scemi quanto il sottoscritto, ma pronti a infastidirli. Se ne facciano una ragione: questa vicenda, da una mera indiscrezione è presto diventata cronaca locale e sta lentamente sconfinando verso quella nazionale. Per carità, capisco che il momento è quello che è, ma mi piace pensare che una trattativa per una Società di calcio non possa saltare perché un blogger esprime un parere o un tifoso esterna un’opinione in rete. Se così fosse, vorrebbe dire che ci troveremmo in mezzo a una certa dose di mancanza di serietà e argomentazioni.

Mi pare che i fatti stiano raccontando che in questa trattativa, o comunque nel creare le condizioni affinché ne iniziasse una, ci hanno messo la faccia le Istituzioni (Sindaco), la Banca Popolare di Novara nella persona di Nico De Angelis (Gruppo BPM), Accornero (che tutti noi conosciamo). A questa combriccola si è aggiunta poi, anche se probabilmente (?) solo come “entità informata dei fatti” l’attuale minoranza dl Novara Calcio, mettendosi così nella situazione di rovinare i rapporti con la maggioranza. In queste ultime ore, a fronte di una generalizzata percezione di ascesa della strada che porta al closing, alcuni degli attori indicati hanno provato non dico a defilarsi, ma comunque a ridimensionare il proprio ruolo all’interno della vicenda. Ognuno si farà la propria opinione su questa cosa, ma ciò è accaduto. Sempre i fatti raccontano anche di un Maurizio Rullo sempre più nervoso, che non nasconde la sua delusione per l’essersi sentito accompagnato alla porta dagli attori di cui sopra, ma pronto nelle parole a resistere e a ricostruirsi totalmente l’immagine come nemmeno un lifting saprebbe fare. In pochissimi giorni è, infatti, riuscito nell’impresa di passare agli occhi della gente dall’essere il “rutamat” calabrese che non ha un soldo, a diventare un uomo onesto, sincero, dignitoso, e a cui una serie di personaggi che gli hanno giurato guerra hanno tramato alle sue spalle, per rubargli il Novara Calcio in maniera quanto meno arrogante e discutibile. Siate onesti con voi stessi: pensate a cosa pensavate dei Rullo solo dieci giorni fa e cosa pensate ora. Sono certo che almeno la metà di voi ha cambiato opinione. In meglio, of course.

I fatti di cronaca di ieri ci consentono, però, di avere una nuova panoramica sulla faccenda. Renato Ambiel ci ha permesso di venire finalmente a conoscenza del punto di vista della cordata intervistando il mediatore napoletano, e di riportare lo sfogo di Rullo. Ad oggi, come fosse una partita a scacchi, l’attuale proprietà mi pare ben allineata nel fare le proprie mosse sintetizzabili, oltre nel far emergere la personale amarezza, nello screditare i possibili compratori mettendone forse in dubbio la reale consistenza e volontà di acquisire. Il tutto argomentandolo col fatto che non sarebbe ancora pervenuta l’offerta ufficiale. Compratori che, per mezzo del mediatore, ci raccontano invece come l’iter stia proseguendo per la sua strada e che l’offerta, dopo che l’attuale proprietà non avrebbe indicato un prezzo, arriverebbe a ore/giorni. A tal proposito, idealmente dico che solitamente il prezzo lo fa chi vende. Non mi risulta che nessuno di noi possa entrare in un negozio fissando il prezzo del prodotto che vogliamo acquistare, per cui non vedo questa straordinarietà della richiesta di un prezzo da parte della cordata, ma capisco anche il punto di vista di Rullo che, ribadiamo, non è concettualmente venditore.

Allora, in considerazione di quanto detto, qualcosa non torna. Qualcosa ci sfugge o ci manca qualche pezzo. Ipotesi uno: ci troviamo difronte alla più grossa figura di palta (visto come sto diventando bravo? non dico nemmeno più le parolacce) da parte di una serie di persone/Istituzioni che hanno messo in atto un teatrino, a questo punto mirato non so a cosa, che sarà destinato a naufragare a breve. Ma, se così sarà, qualcuno dovrà rendercene conto. La figura del Sindaco ne uscirebbe parecchio male, e a otto mesi dalle elezioni un autogoal del genere non gli gioverebbe. Ipotesi due: ci troviamo difronte al più grosso tentativo di truffa volto ad acquisire una Società di calcio. Manenti col Parma sarebbe un dilettante a confronto. La cordata non esisterebbe, o sarebbe parecchio più debole di quanto dichiarato, cordata che avrebbe poi millantato la presenza di nomi e marchi senza che questi lo sapessero. Direi andremmo nel penale. Anche in questo caso i soliti ne uscirebbero parecchio male. Posto che ormai in questo mondo tutto può succedere, sinceramente vi pare credibile una di queste due ipotesi?

Per come la vedo io finirà con l’ipotesi tre o, probabilmente, la quattro. La tre è evidente: arriverà l’offerta che sarà ritenuta insufficiente e i Rullo rimarranno, e poi c’è la quattro. Il teatrino andrà avanti ancora per qualche giorno, l’offerta arriverà, non escludo possa essere poi oggetto di rilancio, Rullo alla fine venderà tra le lacrime e sarà il vero vincitore morale della faccenda. Immagine completamente ripulita (ma anche giustamente), nessuna preclusione futura a nuovi business magari in provincia, ringraziamenti dalle Istituzioni e porte sempre aperte per lui. Il Sindaco ne uscirebbe parecchio bene, perché avrebbe ulteriormente incrementato il consenso personale già molto elevato, la Banca avrebbe concluso una buona operazione di marketing nei confronti del territorio garantendosi anche di poter tornare parte del progetto calcio (ad oggi la BPN col Novara Calcio è quasi totalmente fuori dai giochi), e i tifosi tornerebbero a sognare. Fantascienza? Possibile. Ma questo è un epilogo molto plausibile. E se poi finisse con l’ipotesi cinque? 🙂

E’ una partita a scacchi, in fin dei conti. A ognuno la propria mossa.

Claudio Vannucci

 

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Cavalcare l’onda

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Siamo davvero strani.

Di solito i tifosi si attaccano ai trofei, qualsiasi essi siano, come l’acqua alla fonte gli assetati. Si esaltano e riempiono lo stadio, come giustamente hanno fatto i tifosi giallorossi per la piccolissima Conference League che con tutte le proporzioni del caso vale quanto lo scudetto dilettanti per noi.

A Novara invece, lo scudetto dilettanti, viene percepito dalla piazza come una fastidiosa appendice da mettere in subordine ai lavori di manutenzione dello stadio. Un traguardo inutile, un trofeo che non aggiungerebbe nulla alla nostra bacheca.

In realtà la nostra bacheca (quando verrà unificata con quella del Novara 1908) annovera solamente due Supercoppe di Serie C e aggiungere un tricolore da esibire per tutta la prossima stagione non sarebbe male.

E siamo ancora più strani quando pensiamo alla prossima stagione.

Di solito è la piazza a chiedere a gran voce la serie B, sono i tifosi a gridare “noi vogliamo vincere” e di solito è la proprietà a frenare gli entusiasmi a predicare prudenza, blaterare di programmazione, progettualità e controllo dei costi.

Invece a Novara abbiamo un Presidente che in ogni occasione pubblica o privata ripete che vuole subito la serie B, che ha le risorse economiche per ottenere la promozione e che la vuole ottenere subito. Sono i tifosi che fanno i pompieri: preferirebbero mantenere la categoria, costruire con i giovani, piano piano, senza esagerare, senza correre rischi.

Penso invece che bisognerebbe credere a Ferranti e spero che Vitali e Zebi abbiano la stessa ambizione.

Negli ultimi 13 anni abbiamo avuto la fortuna di vedere due promozioni dalla C alla B: nel 2009-10 Sensibile, con intelligenza aggiunse ad una base solida “made in Sergio Borgo” (Ludi, Centurioni, Gheller, Porcari, Bertani e Rubino) una superstar della categoria come Simone Motta, alcuni ottimi giocatori come Lisuzzo, Rigoni, Gemiti, Shala e Fontana e il jolly sconosciuto a tutti Pablo Gonzalez. A dir la verità sbagliò l’ingaggio di molti giovani (Cossentino, Kurbegovic, Jidayi, Bigeschi, Morandi) ma la base era talmente forte che nessuno se ne accorse. Anche perché azzeccò con un vero colpo da maestro l’ingaggio del miglior allenatore possibile: Attilio Tesser.

Nel 2014-15 Domenico Teti doveva ricostruire una squadra tragicamente retrocessa dalla serie B. Puntò su quei giocatori che volevano riscattarsi dalla precedente stagione e che avevano l’azzurro nell’anima: Pablo Gonzalez, Pesce, Buzzegoli e puntò sui giovani Faragò, Vicari, Manconi, Bianchi e Dickmann. Aggiunse un super bomber come Evacuo, alcuni buoni mestieranti di categoria (Freddi, Gavazzi, Garofalo, Corazza, Foglio e Garufo). Infine, scelse Toscano, l’allenatore specialista in promozioni ed il gioco fu fatto: serie B.

In comune, quelle due mitiche formazioni avevano un grande allenatore e un bomber super affidabile. Forse da qui si dovrebbe ricominciare.

Un altro aspetto da considerare sono le antagoniste. Nel 2009-10 Benevento e Cremonese erano state costruite per vincere e avevano le stesse se non superiori risorse economiche del Novara. Fu necessario costruire una squadra fortissima per vincere quel campionato anche se poi la vera rivale fu il Varese.

Nel 2014-15 le avversarie si chiamavano Bassano, Pavia e Como che erano inferiori al Novara sia come squadra che come potenza economica. Vincere era un dovere che solo i noti scivoloni societari misero in dubbio.

Per ottenere un’altra promozione bisogna costruire una squadra all’altezza delle due precedenti: quanti e quali dei giocatori dell’attuale rosa farebbero parte dell’undici titolare delle squadre delle due promozioni? Secondo me nessuno, neanche Vuthaj probabilmente.

Quindi mi aspetto un mercato entusiasmante con arrivi di alto livello in tutti i ruoli. I nostri giovani che tanto bene hanno fatto potranno far parte della rosa ed avere il tempo di crescere per diventare i titolari del futuro ma per vincere ci vogliono i bomber come Evacuo e Motta, i centrocampisti come Porcari  e Buzzegoli, i difensori come Lisuzzo e Vicari. Questo è il livello al quale Vitali e Zebi devono ambire.

La strada tracciata da Ferranti è chiara: tutto e subito, dobbiamo vincere, dobbiamo cavalcare l’onda.

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L’imprevedibile imprevisto

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Aspettatevi l’inaspettato, credete nell’incredibile e raggiungerete l’irraggiungibile.
Senza scomodare iperboli improbabili, la qualificazione alla semifinale della poule scudetto di serie D è frutto di una serie di concause che si può tradurre con una frase profonda: “abbiamo avuto una botta di culo”. Per avere successo è fondamentale flirtare con la fortuna e sembra che nell’ultimo anno gli episodi fortunati ci hanno arriso dopo anni di sfiga. Sia beninteso che per vincere devi creare i presupposti come ha fatto il sodalizio azzurro, indirizzando la buona sorte verso i tuoi lidi.


Giocatori che sono con la testa in vacanza dovranno ritornare sul pezzo e vedremo sul campo se la dea bendata ci ha effettivamente fatto un favore o meno. Nulla cambia sulla costruzione del Novara che approderà alla serie C, si dovranno fare scelte dolorose per il cuore ma necessarie per il Novara FC.


Siviersson

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Italia Generation Z

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Leggevo ieri dopo la partita dell’Italia un commento su Facebook in cui un utente sosteneva una cosa a mio parere molto vera, o comunque verosimile. Che dopo la generazione dei bimbi viziati alla Balotelli, quelli nati tra l’86 e il ’95, crescuti dopo la sbornia Mundial ’82 e nel mito del campionato più bello del Mondo, in un momento in cui i modelli di stile di vita calcistica erano i Vieri e i vari scopatori di veline in ciclostile, qualcosa stia cambiando. E si stia affacciando la cosiddetta generazione Z, quella dei millennials, che ha molta più umiltà e attributi perché cresciuta con meno aspettative e con modelli un po’ più sani.

Io sostengo da un po’ che, nonostante tutte le critiche, e con il giusto riconoscimento a Nazionali che in questi anni hanno lavorato con più coraggio di noi come la Spagna (ma dove dobbiamo dire che il tasso di talento delle cantere è stato inflazionato da modelli economici dei club al limite del vomitevole in un mondo in cui si dovrebbe tendere al fair play finanziario) non siamo messi così male. Non siamo messi ad esempio peggio dell’Inghilterra, che piazza da 5 anni almeno una se non addirittura due squadre in finale di Champions e che ieri è stata presa a ceffoni dall’Ungheria di Marco Rossi. E non siamo messi peggio della Germania che, è vero, ieri dopo il gol preso ha reagito tipo un alveare di api dopo che ci tiri una bastonata dando l’impressione che se fosse stata partita vera avrebbe forse avuto la meglio, e nel complesso nei 90 minuti ha dimostrato di essere probabilmente più forte di noi quando decideva di accelerare, ma che comunque in qualche modo abbiamo fermato sul pari senza nell’ordine Bonucci e Jorginho (se vogliamo ancora considerarli titolari, e vedendo il livello di Bastoni o Mancini e di Tonali ho tanti tanti dubbi), Spinazzola, Verratti, Barella, Locatelli, Zaniolo, Immobile, Chiesa, Insigne, più i vari Di Lorenzo e Palmieri che ci hanno comunque regalato un Europeo e Calabria che non se lo caga mai nessuno ma ha appena vinto sommessamente uno scudetto.

Questo significa che il calcio italiano non abbia problemi? NO. Ma sono gli stessi problemi che ci sono in tutto il calcio del ‘Primo Mondo’. Ossia di un gioco che è diventato ormai economicamente insostenibile, in cui per risparmiare si vanno a cercare giocatori in ogni angolo della Terra e alla fine tutti i top club hanno una percentuale ridicola di giocatori della nazione per cui giocano (andate a vedervi per curiosità il tanto decantato calcio inglese quanti interpreti autoctoni ha fra le sue squadre in Champions), ma soprattutto che ad altissimi livelli è diventato uno sport per triathlonisti imbevuti di tattica individuale che tra una corsa e l’altra giocano anche al pallone. Si sente spesso dire che c’è un problema di talento e di abitudine a giocare ad alti livelli. Entrambi punti condivisibili, ma è anche vero che in una frazione di secondo, a una velocità di gioco insensata e con di fronte al 90% delle volte un bestione da 1 metro e 85 che corre come un 400metrista e pressa come fa un adolescente infoiato con la biondina gnocca a una festa in spiaggia, esprimere il talento non è proprio semplice. E anche sul secondo punto, tu puoi anche avere tutto un undici titolare che gioca stabilmente in Champions (e ieri la Germania ne aveva 10 su 11), ma poi quando ti alleni assieme una settimana di fila intervallata da mesi in cui non ti vedi, è difficile creare l’amalgama che ti permette di essere dominante contro la squadra di ranking molto più basso, che magari è fatta per il 90% di gente che gioca in campionato di secondo livello o fa la riserva in Premier ma ha un buon allenatore (vedi Rossi con l’Ungheria). E spesso queste nazioni hanno una federazione che punta molto sui risultati della Nazionale sbattendosene delle necessità di club che non possono permettersi pagandoti 6 o 7 milioni di Euro l’anno che te ne torni stanco dalla trasferta in Estonia, ma che è importante per creare gli automatismi.

Poi è ovvio che come Italia abbiamo un problema di ranking in questo momento, e la non partecipazione al Mondiale è una mezza tragedia in questo senso perché rischia di mandarci in terza fascia, con conseguente prossimo girone di qualificazione ancora più tosto e conseguente rischio di nuova esclusione. Ma io onestamente sono fiducioso che cambino a tendere i criteri di ammissione ai Mondiali o comunque si mischino le confederazioni, perché ok che ce la siamo meritata a sto giro perdendo con la Macedonia del Nord, ma non è neanche normale che solo 13 nazionali (su 55 partecipanti ai gironi) dell’unica area del Mondo dove esiste il calcio ad alto livello (escluso il Sudamerica) si qualifichino, mentre ad esempio appunto il Sudamerica ne porti 4 su 10 (con Brasile e Argentina che praticamente giocano in ciabatte), o che con tutto il rispetto l’Africa ne porti 5 e il Nord America 3.

Quindi per una volta guarderei con ottimismo al futuro. Ottimismo alimentato anche dall’intervista a un ragazzo 18enne di origini ivoriane di cui adesso i media vedono solo le virtù, anche perché ha studiato (per davvero, non per far frequenza) al classico e parla con un’umiltà esemplare e con consecutio temporum incredibilmente corretta. Uno che a 16 anni ha scelto di non firmare un contratto professionistico all’Inter per restare oggi a fare il quinto attaccante, ma è andato a vincere un campionato con lo Zurigo. Ricordo bene che un po’ di anni fa, più o meno alla stessa età, ce n’era un altro, sbandierato simbolo dell’integrazione come lui, che sosteneva di essere un top player senza aver mai vinto un cazzo e qualche anno dopo accusava in TV uno che ha vinto una Champions uno scudetto, una UEFA e due Coppe Italia di non capire di calcio. Ma ovviamente alle prime cazzate giovanili, che credo comunque Gnonto non farà o almeno che sarà più furbo del predecessore a non far sgamare, vedrete che i nostri esimi giornalisti sportivi e non tireranno fuori il ‘nuovo Balotelli’. Dimostrando ancora una volta che una delle poche volte in cui D’Alema ha detto qualcosa di giusto, è stato nella definizione della categoria di ‘iene dattilografe’.

Jacopo

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