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I conti in tasca

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Lo dice il dizionario della lingua italiana: “fare i conti in tasca” significa cercare di dedurre con curiosità maleducata quale sia la disponibilità di denaro. E quindi, ce ne vorrà la famiglia Rullo, oggi saremo un po’ maleducati oltre che curiosi e infingardi, ma in questo momento, lo capiranno pure loro, riflessioni come quelle che stiamo per fare sono il pane quotidiano per i tifosi che vivono un possibile avvicendamento societario. La domanda (legittima) che si pone una fetta di piazza è la seguente: “ma perché mai dovrebbero vendere se non ne hanno la benché minima intenzione ed, anzi, hanno un bel progetto triennale?” Una bozza di risposta l’ha già fornita sia il Pres. Cianci “ovvio, se viene Berlusconi gliela dai” (che detta così fa molto Olgettina, ma vabbè), che il patron Rullo “non sarò certo io che spegnerò i sogni di gloria dei tifosi del Novara”. Sono chiaramente due risposte di circostanza, che probabilmente vanno nella precisa direzione decisa e concordata e, aggiungiamo, empaticamente vincente nei confronti dei tifosi, riassumibile in questi termini: “con le nostre possibilità potevamo fare tot, questi hanno potenzialità clamorosamente superiori, facciamo un’operazione di cuore comprendendo i nostri limiti e ci auguriamo che questa cordata possa fare grande il Novara”. E’ una chiave di lettura sicuramente logica, che ha certamente dei tratti reali, ma che non può spiegare totalmente una decisione, se decisione di cedere sarà, come quella che sta affrontando in queste ore la famiglia Rullo. Non “scippi” una Società di calcio ad una proprietà che non vuole vendere, a meno che non si parli di una delle 3 Società di calcio quotate in borsa, dove puoi fare un’Opa ostile sperando che il mercato ti venga dietro, ma questa è un’altra storia. Sono sicurissimo che MDS, nel pieno del suo splendore e, soprattutto, del suo innamoramento del calcio e di Novara, non avrebbe mai ceduto la Società, anche se i possibili acquirenti fossero stati personaggi più potenti di lui. Per cui alla base non può che esserci una chiara disponibilità alla cessione. Quali sono, allora, le motivazioni che possono spingere una Proprietà dopo solo otto mesi a vendere? Possono essere solo due, o al limite la somma di entrambi: finanziari e politici.

Facciamo qualche conto in tasca. La famiglia Rullo (intesa come Società che ha acquisito l’80% delle quote del Novara Calcio) ha versato 500.000 euro a MDS a Dicembre. In realtà l’investimento era ben più oneroso, si era infatti parlato di un subentro nelle fideiussioni, nell’affitto di Novarello e del ripianamento di debiti. Senza contare poi il continuing degli stipendi, il mercato e le spese di gestione, l’investimento era inquadrabile in almeno 6-7 milioni di euro entro i successivi dieci anni. Mercato e stipendi a parte. Di tutta questa operazione, la sola uscita certa che ci risulta essere stata sostenuta dai Rullo è appunto il pagamento iniziale dei 500.000 euro. Di tutte le scadenze successive non è dato sapere da chi siano state realmente onorate. Nespoli ci ha liquidato con un “non è questione se paga uno o paga l’altro, paga sempre il Novara Calcio” che è un po’ come quando i ragazzini sostengono di essersi comprati il motorino a 14 anni o l’auto a 18, cioè è evidente l’abbiano comprata i genitori ma raccontano poi un’altra storia. Rimane però il fatto che mai come negli ultimi 5-6 mesi abbiamo assistito ad un costante, puntuale, preciso, a volte pure dettagliato, stillicidio di informazioni circa il fatto che tutto sia sempre stato pagato da MDS. Ma proprio tutto. Ovviamente noi non sappiamo come siano andate realmente le cose, e nemmeno ci siamo mai permessi di raccontarle in termini di fatti ma solo di voci. Voci che non abbiamo mai capito, a questo punto, se fossero mai state messe in giro ad arte, oppure fossero reali. Ma, ad oggi, è altresì vero che non abbiamo nemmeno mai avuto il piacere di  ascoltare una bozza di smentita dalle persone in causa. Se io fossi stato il Patron, e avessi assistito ad una continua messa in dubbio delle mie finanze, anche solo per orgoglio personale una smentita e rassicurazione l’avrei fatta.

Ma di soldi ne sono entrati, e anche tanti. Per una serie di fortunate (per i Rullo) coincidenze quasi sempre frutto del buon lavoro di DS precedenti, in questi mesi i Rullo si sono visti accreditare nell’ordine: bonus per trasferimento di Bruno Fernandes al MUFC (Cianci ad una cena confidò fossero 813K…mah), bonus per la promozione di Montipò in A col Benevento (400k), imminente vendita di Barbieri (1400k compresi bonus) e chissà quali altri bonus legati a presenze di ex giocatori che noi ignoriamo. Considerando che nel mercato invernale non si sono spese cifre degne di nota, appare arduo pensare che gli sforzi economici della famiglia Rullo siano stati davvero ingenti. Anzi, se fossero vere (e ribadiamo se fossero vere) le voci circa i loro mancati pagamenti delle scadenze, verrebbe da dire che, alla peggio, il saldo tra entrate e uscite sarebbe come minimo pari. Fare quei “quattro conti in tasca” prevede, però, una forte dose di approssimazione e deduzioni personali che potrebbero risultare errate, ma davvero ad oggi fatichiamo a ipotizzare perdite nelle finanze dei Rullo per “colpa” del Novara calcio. Se aggiungiamo il fondamentale aspetto dell’offerta della cordata che gli consentirebbe un’ottima plusvalenza rispetto ai 500.000 euro iniziali, saremmo propensi a vedere quello sul Novara Calcio come una delle operazioni di investimento più riuscite della storia. Che solo un inetto, o appunto una persona che crede in un progetto a più lungo termine, potrebbe non concretizzare rifiutando l’offerta.

E poi c’è l’aspetto politico. E’ evidente che il rapporto con le Istituzioni cittadine si sia rovinato sulla questione Cittadella dello sport. Il Covid o l’argomentazione “che non siamo novaresi” spesso utilizzata da Elisa Rullo non regge. MDS non era certo novarese ma aveva solo interessi in città, così come non è novarese la nuova cordata; quindi il problema non è la provenienza ma sono proprio progetti e intenzioni. In tal senso, la famiglia Rullo è riuscita a farsi nemici in Consiglio comunale con una rapidità che probabilmente entrerà nel guiness dei primati. Fatico a ricordare casi simili in cui si è arrivati ad un livello di guerra fredda e attacchi subliminali come quelli rilevati in questi mesi tra Comune e loro, e di tutto questo, pur concedendo i dovuti benefici del dubbio, è difficile non trovare colpe nei Rullo. Da quello che ci è stato raccontato, porsi nei confronti di un’amministrazione comunale (che ti ha accolto con la strada spianata per la realizzazione della cittadella dello sport totalmente già finanziata) con l’atteggiamento quasi schifato di chi rifiuta quel progetto, anzi addirittura rilanciando con l’ipotesi di costruzione di un nuovo stadio autonomamente (senza però specificare da dove sarebbero arrivate le coperture) è un autogoal clamoroso. Dai, un po’ pirla lo devi essere. Poi fa parte del gioco delle parti provare a buttarla sul fatto che Novara e i novaresi siano gente di merda con un’amministrazione leghista che discrimina i forestieri, peraltro meridionali, ma questa barzelletta può durare il tempo di un caffè. Da questo punto di vista il fallimento della famiglia Rullo è stato totale e senza possibilità di appello. E guidare una Società di calcio senza il minimo appoggio della relativa componente politica e Istituzionale della città è, soprattutto in serie C, praticamente impossibile.

E’ chiaro, lo ribadiamo e ricordiamo a tutti, che i Rullo sono nel diritto di non vendere. Ma non sono dei cretini. Sono degli imprenditori, pure sgamati. Perdere questa occasione, ci ripetiamo rispetto all’ultimo editoriale, significa prendere un preciso impegno nei confronti della città. Impegno che questa volta prevederà un reale esborso di soldi che non potrà sempre essere bypassato con quelli della minoranza o con la cessione del Barbieri di turno. Non hanno certamente bisogno dei nostri consigli circa il farsi due conti, per cui attendiamo con serenità la loro scelta. Io non avrei dubbi sul da farsi.

Claudio Vannucci

 

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Disincanto e catarsi

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Penso che immaginare il  disincanto che viene sopraffatto dalla catarsi possa essere un concetto intrigante che sottolinea la nostra trasformazione interiore e il senso di purificazione che abbiamo  sviluppato in questi ultimi giorni, dopo la merda mangiata negli ultimi anni, con una esperienza ( quella di domenica ) che stiamo facendo diventare intensa e coinvolgente.

La catarsi, che secondo  Aristotele era il processo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte drammatica, è la forma di liberazione dalle  emozioni negative ( potremmo anche dire dai  blocchi emotivi )  che ci hanno imprigionato negli ultimi tre anni.

Non veniamocela a raccontare:  col cazzo che la serie D è stata emozionante, che Ferranti o il clan dei calabresi prima e dei siciliani ora ci hanno fatto venire il cazzetto duro… anni di merda pura, anni che hanno generato, senza tanti giri di parole, disincanto all’ennesima potenza.

E così è stato rappresentato il nostro senso di smarrimento; quella perdita di fiducia, la consapevole certezza di non poterci rifugiare in quel mondo fatto di illusioni che da sempre ci appartiene e che è indispensabile per ogni tifoso .

Molti di noi hanno vissuto un distaccamento emotivo profondo, e il disincanto, nonostante tutto, è stato un sentimento comune, causato proprio dalla consapevolezza di non poter sviluppare illusioni.

Tuttavia, da dieci giorni a questa parte, se consideriamo la catarsi come un’opportunità per affrontare e superare il disincanto, possiamo aprire la strada a una trasformazione personale e collettiva.

Fiorenzuola ci mette di fronte alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre vulnerabilità, e con Fiorenzuola possiamo giungere a quella consapevolezza di quel mondo che ci circonda per qualcuno di noi da oltre mezzo secolo.

La catarsi, quindi, diventa il mezzo che ci consente  di rigenerare la nostra sfera emotiva, e ci libera dalle catene dell’apatia e della disillusione. 

Ci permette di riconnetterci con le nostre emozioni più autentiche e di riscoprire la bellezza e la complessità della passione per una squadra che ha sempre rappresentato, anche nelle sue sfaccettature più oscure, una importante parte della nostra vita.

In questo contesto rimetterci la maglietta azzurra  non sarà soltanto un momento fugace di liberazione, ma un processo  di crescita e, speriamo, di trasformazione.

Domenica ritorneremo ad esplorare la profondità del nostro senso di appartenenza ed a  confrontarci con le nostre contraddizioni e i nostri conflitti, con la speranza di  emergere più forti e più consapevoli.

Quindi, sebbene il disincanto sia sembrato, sino ad ieri, come  una barriera invalicabile, la catarsi ci offre la possibilità di superarlo e di risvegliare in noi la speranza di credere ancora nella bellezza della nostra passione e, anche se un po’ azzardato, nel significato di una parte  della nostra esistenza. 

La catarsi sostituirà  il disincanto non come negazione delle difficoltà e delle delusioni che abbiamo vissuto,  ma come accettazione e trasformazione di esse in occasioni di crescita e di rinascita.

Bom vi ho annoiato abbastanza ma è importante che ciascuno di noi sappia fare tesoro di queste esperienze passate e che sia consapevole che Fiorenzuola non sarà la gita fuori porta da raccontare ai propri figli o nipoti ma la pietra con cui ricostruire una passione in parte perduta … un saluto, prima di chiudere, a Jacopo 😜

Ciumi 

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Coltiviamo l’ottimismo: situazione ripescaggi

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Nella passata stagione il Mantova, con una squadra costruita per la parte alta della classifica arrivò sedicesima con 45 punti, perse i play out da favorita contro l’Albino Leffe (sconfitta fuori casa e pareggio in casa) retrocedendo in serie D. Poche settimane dopo fu ripescata in serie C al posto del Pordenone e sappiamo tutti come è andata a finire: il Mantova ha dominato il successivo campionato 2023/24 grazie ad una squadra piena di talento ma sicuramente inferiore a Vicenza, Padova e Triestina e soprattutto grazie al gioco dominante e propositivo di Mister Possanzini, discepolo e per diversi anni secondo di De Zerbi.

Questa bella favola non si ripeterà quest’anno. Come sempre il Novara dovrà sudare sul campo la salvezza e non potrà sperare in un ripescaggio che con le nuove regole sarà praticamente impossibile.

La strada della “riammissione” (diversa dal ripescaggio) presuppone che una società del girone A di serie C rinunci a partecipare al campionato come, per esempio, è successo proprio al Pordenone l’anno scorso che ha dato via libera alla riammissione del Mantova all’interno dello stesso girone. Non sembra che quest’anno ci siano società del girone A intenzionate a rinunciare all’iscrizione. In quel caso il Novara “scalerebbe” una posizione in classifica e si salverebbe.

Se invece a luglio la FIGC deciderà di escludere qualche società per inadempienze o per irregolarità nelle iscrizioni (come successe al Novara 1908) si procederà ad un “ripescaggio” comune alle 60 squadre di serie C, le cui regole non sono state ancora ufficializzate ma dovrebbero essere le seguenti:

  • La condizione essenziale per effettuare ogni singolo ripescaggio è che il numero delle formazioni che hanno il diritto di giocare il campionato di C sia inferiore a 60 (in attesa della annunciata e mai realizzata riforma dei campionati)
  • Le società interessate al ripescaggio dovranno effettuare un versamento straordinario di 720.000 euro alla FIGC. Cifra che scoraggerebbe dal ripescaggio tutte le piccole società e soprattutto quelle della serie D avente diritto.
  • Nella graduatoria per i ripescaggi le seconde squadre di serie A avranno una corsia preferenziale e saranno le prime ad essere ripescate. Dal 2024/25 sembrerebbero molti i club di serie A interessati all’iscrizione della propria squadra in Serie C, con il Milan in prima fila.
  • A seguire sarà ripescata una formazione di serie D seconda classificata e vincitrice dei play off di serie D.
  • Infine, saranno ripescate una o più squadre retrocesse dalla C alla D.

Con queste regole è impossibile sperare in un ripescaggio del Novara. Dovrebbero essere escluse almeno 4-5 società di serie C per dare alla società di Lo Monaco qualche speranza di ripescaggio.

Quindi cancelliamo anche questo falso alibi e andiamo a battere il Fiorenzuola.

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I Promessi Sposi

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Per una strana congiunzione astrale, tra qualche mese potrebbe succedere quello che tutti gli appassionati novaresi di Hockey su Pista aspettano da vent’anni.

Il centenario dell’Hockey Novara che cade proprio quest’anno, il Campionato del Mondo di Hockey su Pista che si disputerà a settembre sulle piste cittadine, la nomina di Novara Città europea dello sport del 2025 e la possibilità che già quest’anno l’Azzurra Hockey conquisti la serie A potrebbero e sottolineo potrebbero essere i detonatori di una clamorosa fusione.

In occasione di una cena organizzata pochi giorni fa dal Panathlon Club Novara per celebrare i prossimi mondiali di Hockey erano presenti uno a fianco all’altro il Presidente dell’Azzurra Hockey Novara, Roberto Scacchetti e il Presidente dell’Hockey Novara, Massimo Rapetto. Di fronte a loro il Sindaco Canelli.

Il giornalista Renato Ambiel è stato diretto e senza tanti giri di parole ha pubblicamente chiesto ai due “padroni” dell’hockey cittadino: “ma la vogliamo fare questa fusione o no? È possibile che a Novara ci siano due società?” Rapetto e Sacchetti non si sono tirati indietro e hanno esternato la loro posizione:

Rapetto ha ricordato che nel 2003 Luciano Ubezio era pronto a portare in tribunale i libri contabili dell’Hockey Novara con 1.600.000 euro di debiti. Rapetto rivendica il merito di aver “salvato” l’Hockey Novara e ribadisce che oggi la società non ha più alcun debito. Secondo Rapetto l’Hockey Novara non dovrà mai giocare in serie B o in A2 ma dovrà riproporsi solo in A1, per questo motivo negli ultimi tre anni l’attività è ripresa esclusivamente dal settore giovanile. Ricorda infine che in passato più volte ha dato la sua disponibilità a discutere di fusioni e che anche questa volta non si tirerebbe indietro.

Scacchetti ex giocatore dell’Hockey Novara tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ha rivendicato il merito di aver portato l’Azzurra negli ultimi due anni a livelli sempre più importanti sia a livello giovanile che nel campionato Nazionale di A2. Soprattutto quest’anno l’Azzurra, a quattro giornate dal termine è al primo posto del campionato di A2 che garantirebbe la promozione nel massimo campionato nazionale. La parte che accomuna le due società (Azzurra e Hockey Novara) è il settore giovanile che entrambe le società stanno sviluppando.  Scacchetti ha infine dato la disponibilità a sedersi intorno ad un tavolo con Rapetto per valutare tutte le soluzioni tecnico giuridiche possibili per una eventuale unificazione.

Il Sindaco Canelli che evidentemente ha assistito in passato a diversi tentativi di fusione falliti ha smorzato gli entusiasmi ricordando che non stiamo celebrando un matrimonio ma al massimo all’organizzazione di una cena conoscitiva. È però evidente che qualcosa stia succedendo.

Prima di tutto l’Azzurra deve centrare la promozione in A1 e sarebbe importante, nelle ultime due partite casalinghe riportare al palazzetto un po’ di sano tifo per aiutare i ragazzi dell’Azzurra che tanto bene hanno fatto quest’anno. Perché come chiaramente ha fatto capire Rapetto l’eventuale “fusione” può avvenire solo partendo dalla serie A1.

Poi entrambe le parti dovranno fare un passo indietro, mettere da parte orgoglio ed interessi personali e trovare un punto di incontro. Scacchetti deve capire che senza l’Hockey Novara storico è impossibile ricreare l’entusiasmo di una volta e contemporaneamente Rapetto deve farsi perdonare 20 anni di sequestro di titolo sportivo che è di sua proprietà giuridica ma appartiene come i cimeli alla collettività novarese. Rapetto deve decidere se continuare a coltivare l’idea di lucrare su un titolo sportivo tenuto nel cassetto per 20 anni oppure accreditarsi veramente come salvatore dell’Hockey Novara agli occhi della cittadinanza novarese.

I promessi sposi novaresi dovranno evitare la peste e personaggi come Don Abbondio, Don Rodrigo, l’Azzeccagarbugli ed il Griso. Ma il romanzo manzoniano ha un lieto fine e gli appassionati novaresi non meritano un finale diverso dal matrimonio.

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