La cordata Editoriale

Alla fine tutto torna. Mesi di comportamenti contraddittori al limite dell’autolesionismo, periodi bui che hanno fatto pensare al peggio dal punto di vista del futuro societario, settimane di voci e indiscrezioni talvolta smentite o, peggio, oggetto di discredito nei confronti di chi le ha alimentate, hanno trovato ieri la conferma definitiva: qualcosa e qualcuno che ha deciso di provare a togliere il giocattolo di mano alla famiglia Rullo esiste davvero, e ieri si è palesato attraverso il primo di una serie di atti ufficiali che, se si concretizzeranno, cambieranno davvero il futuro del Novara Calcio e, forse, della città. Sono trascorsi un po’ più di una ventina di giorni da quando ho incontrato Nespoli e Cianci, e quel giorno, cui ero perfettamente al corrente di quello che sarebbe successo da lì a poco, mi era stata negata qualsiasi ipotesi di cambi societari. Risultando pure credibili. Confermo tutt’ora quell’impressione che mi era stata trasmessa, ovvero di una certa garanzia e stabilità nel medio lungo termine. Se è vero che Cianci  è possibile che in quel momento non sospettasse nulla (al limite potrebbe avere avuto solo qualche sentore), sono stra certo che Nespoli fosse invece al corrente, e in maniera dettagliata, di tutta l’operazione che stava nascendo. Ma gli concedo il fatto che, in talune circostanze, si debba negare di avere anche una moglie e un figlio, cosa che, gliela riconosco, è abilissimo a fare quando vuole. E’ proprio quella sensazione di continue certezze e tranquillità che negli ultimi nove mesi sono state trasmesse a parole alla piazza dal nuovo corso Societario, poi puntualmente disattese fino a quando concretamente “qualcuno” sistemava le scadenze sempre e comunque, che dimostra il fallimento dal punto di vista della capacità di gestire una Società di calcio della famiglia Rullo/Cianci, dal quale probabilmente è bene liberarsene. Per il bene di tutti, non solo nostro, ma anche loro.

Sinceramente credo che oggi sia irrilevante il fatto che il deal con la nuova cordata non sia ancora stato chiuso, e che ci si trovi nel mezzo di una situazione delicata. Con ieri sera (oggi per chi leggerà la carta stampata) si è chiusa l’era Rullo proprio perché, nella testa della piazza che è venuta finalmente a conoscenza di ciò che stava succedendo sotto traccia da 4 mesi almeno, il deal è già stato chiuso. E quando in città gireranno i veri nomi dei possibili acquirenti, e la piazza capirà il potere economico finanziario degli stessi, questa percezione di possibile cessione diventerà una pretesa. Per come la vedo io, i Rullo/Cianci avevano un solo modo per permettersi di non accettare l’imminente offerta: nascondere l’incontro di ieri, in modo che, eventuali notizie che sarebbero potute uscire, sarebbero state tranquillamente bollate come ulteriori fake news da aggiungersi ad un’infinità di altre uscite in questi mesi. La loro parola contro quella di qualche edicola, bar o blog della città, destinata presto a finire nel dimenticatoio. Ma nel momento in cui è stato reso noto in maniera cosi dettagliata l’incontro di ieri, se adesso la famiglia Rullo/Cianci non venderà (cosa che, ad oggi, non ha ancora fatto e che è nelle loro facoltà non fare) è evidente che da quel momento avrà l’obbligo immediato di costruire uno squadrone e di garantire, almeno per un po’ di anni, una certa solidità e risultati almeno quanto, presumibilmente, la cordata della forza di quella che vorrebbe acquistare oggi il Novara garantirebbe nel tempo. Altrimenti questi Signori avrebbero un serio problema con la città, dalla parte politica a quella sociale. Acquistare una Società di calcio presuppone, oltre alla sopravvivenza della stessa, il perseguimento di risultati. In assenza di alternative allora vanno elogiati gli sforzi economici di chi tiene in piedi la baracca, ma nel momento in cui le alternative ci sono allora la questione cambia, perché si ha il dovere di farsi da parte, soprattutto se, come nel loro caso, avrebbero il privilegio di uscirne parecchio bene dal punto di vista dell’immagine (non hanno nei fatti combinato nessun disastro) ma anche da quello del portafoglio (cosa non scontata per chi abbandona il calcio).

Non è vero, in termini assoluti, che nessuno voglia mettere soldi nel calcio. Oltre al nostro recente caso, nelle ultime settimane abbiamo assistito a cambi di Società anche a Roma, Livorno, Catania, Vercelli, Arezzo. E in piazze come Pescara o Trapani è imminente il cambio ai vertici, per cui è evidente ci sia interesse nel settore nonostante quello che si dica. Diverso però è il trovarsi una cordata clamorosamente forte come quella che è interessata a noi. Sono sempre stato convinto che una realtà come quella del Novara Calcio, costituita da un bilancio sostanzialmente buono, con un centro sportivo di Proprietà che, pre Covid, era una macchina da soldi clamorosa, con la strada spianata verso la costruzione del nuovo stadio e della Cittadella dello Sport, possa essere paradossalmente più appetibile di una medio piccola Società di serie A, con però bilanci disastrosi e nessun tipo di infrastruttura nel patrimonio. Il vero problema, oltre al limite della piazza (la recente serie A dimostra quanto 18-20.000 spettatori li possa portare in una massima serie, di più è impossibile) è il rischio imprenditoriale e reputazionale che una scalata dalla serie C comporta. Non è mai facile vincere, e il perdere distrugge finanziariamente e moralmente. Ecco perché spesso gli imprenditori vanno “sul sicuro” provando ad acquistare una Samp del caso, trovandosi però, dopo un esborso allucinante, con una situazione debitoria clamorosa e con uno stadio a pezzi. Questo è.

Non so intimamente che cosa pensino oggi i Rullo/Cianci a prescindere da quello che possano dichiarare. Si trovano davanti a un bivio la cui scelta di rimanere imporrà loro un preciso impegno. Non è il momento di scherzare coi sentimenti e nemmeno quello di far prevalere l’orgoglio. Nessuno sa se davvero abbiano le capacità e la forza economica che ci hanno raccontato, visto che non è stato possibile verificarlo da nessuna parte (chissà come mai), quello che è certo è che hanno davvero la possibilità oggi di uscirne bene, senza alcun tipo di danno personale alle loro finanze. Se sono così innamorati del Novara rimangano solo come sponsor o sugli spalti a tifare con noi. E passino la mano a chi ha la forza per continuare. La città li ringrazierà comunque.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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