Quelli col sole dentro (e in faccia) Editoriale

E alla fine è iniziata ufficialmente la stagione 2020/2021. La truppa tamponata e tutta guarita ha raggiunto oggi la Val d’Aosta, sede del ritiro estivo, in cui getterà le fondamenta per il prossimo campionato. Il raduno estivo è per i tifosi un po’ quello che era il treno per Artemio nel film “il ragazzo di campagna”. Il raduno è sempre il raduno, anche se sono anni ormai che i ritiri estivi lasciano un po’ il tempo che trovano, nel senso che la maggior parte delle volte vengono completati da un gruppo che poi verrà stravolto in sede di mercato. Ma mai come quest’anno è realistico credere che la maggior parte di questi giocatori rappresenterà il nostro Novara nel prossimo campionato. In attesa dei nuovi acquisti, e in attesa che qualcuno, che sia la Lega o la nostra Società, ci faccia la cortesia di dirci ufficialmente se sarà possibile fare una scampagnata a vedere almeno qualche allenamento, visto che è poco probabile la disputa di amichevoli causa l’assoluto divieto di incontri con qualsiasi altra compagine, anche dilettantistica, che non ottempri al protocollo anti Covid, proviamo a rimanere sul pezzo per capire che cosa sta succedendo dalle nostre parti.

Non ho dubbi che questa estate vivano parecchio meglio quelli convinti che qualsiasi voce circolata ultimamente sia assurda, che il Novara continui ad essere un’assoluta eccellenza societaria nel mondo del pallone, e che si lavori per costruire una squadra che punti in alto. In effetti non è che ci siano particolari fatti o eventi che oggi portino a pensare il contrario: a parte un paio di prestiti tornati alla base, nessuna cessione importante è stata fatta, anzi, in un mercato però ufficialmente ancora non aperto (questo va ribadito) in cui pure le concorrenti non stanno facendo grandi cose, è arrivato un bosniaco/croato che è stato presentato dalla Società molto bene (e lui è parso pure credibile come giocatore). Inoltre, è appunto iniziato un raduno del tutto simile a quelli che facevamo in A e in B, e ogni giorno qualcosa si muove in maniera positiva, vuoi che sia in orbita prima squadra, giovanili o calcio femminile. Insomma, ad oggi agli occhi del tifoso medio col sole dentro (e anche in faccia) tutto va per il verso giusto, per cui chi siamo noi per rovinargli questo clima di beatitudine?

E quindi parliamo di altro. Tipo la riapertura degli stadi. Praticamente in meno di dieci giorni siamo passati da una possibilità elevata di ritornare allo stadio ad una situazione in cui si stanno mettendo nuovamente in discussione addirittura le riaperture delle scuole e le tornate elettorali autunnali. Siamo infatti passati da poche unità quotidiane di positivi a quasi mille di venerdì, e tutto fa credere che questi dati peggiorino nei prossimi giorni. E all’estero confinante con noi va pure parecchio peggio. Ma poco importa che, questa volta, si trattino per lo più di asintomatici in buono stato di salute che non gravano sul sistema ospedaliero, rimane un oggettivo allarmante dato in crescita che però, se letto in maniera decontestualizzata dalla realtà, porterà inevitabilmente a vedere la possibile riapertura degli stadi come una sciagura e una minaccia per la salute pubblica. Non dimentichiamoci che siamo il popolo che da maggio ha smesso di avere paura per la propria salute, ha chiesto la libertà ma adesso nuovamente se la prende con chi, in nome della libertà tanto chiesta, ad esempio se ne è andato in vacanza. Magari non è uscito dal suo bungalow o è stato rigoroso nelle precauzioni, ma non importa, è andato in vacanza quindi per la massa incarognita è colpa sua che si è sicuramente assembrato su una spiaggia. Insomma se ti chiudevi in casa prima eri un coglione, e oggi lo sei se sei uscito. Figuriamoci quindi quanto può essere sereno un Ministro, che di suo già non brilla di particolare acume, nel dover prendere una decisione “col vento a sfavore” del pensiero del popolo che sta tornando a ringhiare contro la qualunque. In fin dei conti è molto più sicuro affollare le piazze per le recenti promozioni in B o in A piuttosto che consentire, con giuste e dovute limitazioni, la ripresa della normalità vero?

La verità è che siamo lontani dalla normalità in tutto e per tutto. I giocatori del Novara ancora oggi si fanno la doccia singolarmente nelle proprie stanze, non possono fare amichevoli, non possono incontrare (ufficialmente) tifosi, devono stare isolati rispetto al mondo e se per caso uno ha finito il dentifricio si metta il cuore in pace perché gli si carierà un dente visto che non potrà andare a comprarselo fin quando è in ritiro. Ad oggi abbiamo di ufficiale solo una data di partenza del campionato che, però, in settimana è già stata asteriscata in virtù di parecchie positività riscontrate sui giocatori. Mi pare di vedere una precarietà talmente marcata in tutto il mondo del calcio che, in effetti, diventa l’ultimo dei problemi il fatto che non siamo nemmeno riusciti a comprare il difensore del Pontedera che ci è stato offerto al costo di un’utilitaria o che ci siano tutt’ora aperte, nonostante le smentite, riflessioni e “beghe” che riguardano l’assetto societario. Ci sono ben altri problemi da affrontare a livello nazionale che bene fanno gli ottimisti delle nostre parti a vivere col sole dentro pensando al Novara Calcio.

E quindi speriamo che questo sole brilli sempre, non solo in faccia di molti della nostra piazza ma anche sul nostro Novara, soprattutto in Val d’Aosta; speriamo che questo sole possa colorare e illuminare le corse dei nostri ragazzi in mezzo alle caprette che fanno ciao come Heidi. Arriverà prima o poi il giorno in cui pure noi potremo salutarli tra una mucca e uno scoiattolo, o anche solo a Novarello tra nutrie e zanzare, ma quel giorno purtroppo continuano inesorabilmente a farcelo tardare. Se è per il bene della collettività allora deve valere per tutti gli ambiti della vita. Se è solo per noi tifosi, allora sono in mala fede.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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