I cercatori di simboli Pensieri e parole

In queste settimane di dolorosa astinenza da calcio dal vivo, la notizia principale sono stati i saluti (ancora non ‘ufficiali’ ma praticamente certi) di Borghetti e Gattuso. E ovviamente questo è stato il pretesto per i soliti esponenti del ‘tutto bianco o tutto nero’ per attaccare la società.

Ora, mentre su Zebi i tempi e i modi mi avevano lasciato perplesso (società appena insediata, alla vigilia di un mercato di gennaio da fare con molta oculatezza, mettendoci un sostituto che non ha dato la sensazione di un upgrade sul ruolo, anzi) su questi due cambi mi sento di non trovare nulla di scandaloso.

E non perché Gattuso e Borghetti non abbiano fatto un lavoro eccellente nella loro esperienza, per il primo più che decennale, ma perché mi pare rientri nell’ordine naturale delle cose

Noi tifosi spesso cadiamo in un tranello: quello di pensare che le regole del mercato del lavoro nel calcio non debbano valere, ma solo quelle del cuore. E che se un simbolo del club saluta dopo tanti anni, per sua scelta o per quella della società, fa un torto al mio patrimonio di simboli sempre più povero.

Tutto questo senza sapere se, come pare emergere dai rumors, ci sia stata di mezzo una trattativa di rinnovo non andata a buon fine, o se più semplicemente, come succede in tutte le carriere lavorative, non ci fosse una volontà di Jack stesso di cambiare aria per affrontare una nuova sfida, e (sempre dai rumors) di Borghetti di seguirlo.

Insomma, da qualcuno si è dato per scontato che se una richiesta economica c’è stata, la società avrebbe dovuto assecondarla per mera gratitudine qualunque essa fosse, per il solo fatto che in questi tanti anni sono stati raggiunti risultati importantissimi, e perché in fondo, nel mare magnum dei soldi che escono dalle casse di una società per la gestione di una squadra, cosa saranno mai i soldi per tenere al suo posto il mio simbolo che mi rassicura?

La realtà però è che quasi sempre non sono i nomi che fanno i progetti, ma i progetti che creano i nomi. Se in questi anni il settore giovanile ha funzionato così bene non è stato (solo) per le persone che ci hanno messo professionalità, impegno e competenza, ma anche e soprattutto perché la società ha investito SOLDI. Senza il progetto De Salvo, Borghetti e Gattuso oggi o non sapremmo neanche chi sono nel primo caso, e nel secondo ricorderemmo solo un onesto difensore che ci ha guidato ad una salvezza impossibile in un caldo giorno di giugno del 2001.

Banchieri, illustre sconosciuto fino alla vigilia di questo campionato e ora così credibile che probabilmente resterà in panchina anche l’anno prossimo, ne è un altro esempio. Sicuramente un professionista serio, ma in primis uno che ha preso il treno giusto al momento giusto. Che con ogni probabilità, se non avesse preso questo treno sarebbe rimasto in stazione per sempre. E che con ogni probabilità resterà qui anche l’anno prossimo, perché è il primo a sapere che una carrozza di seconda classe in questo momento è già tanto per lui, e sa di non potersi ancora permettere il Frecciarossa. Ma che magari se mai potrà permetterselo, proverà a prenderlo tra qualche anno, qui o altrove.

Io personalmente giudicherò positivamente o negativamente questo cambio non per i nomi che arriveranno a coprire quelle caselle (con la sola eccezione di personaggi palesemente invisi alla piazza come potrebbe essere quello di Preite) ma di quante risorse la società continuerà ad investire sul vivaio.

Questo farà la vera differenza, non i Gattuso o i Borghetti. Con buona pace dei cercatori di simboli.

Jacopo


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