Se n’è andato l’uomo gentile Cuori azzurri

Un altro “uomo dell’Alcarotti” ci lascia e lo fa nel modo più triste … colpito da un virus bastardo regalatogli da un intreccio di interessi biechi e errori sanitari  in quella casa di riposo oggetto in questi giorni di indagini per malasanità.

Ci piace comunque immaginare che, anche se n’è andato solo, lo abbia fatto in punta di piedi e con quell’eleganza che ne ha caratterizzato i suoi cinque anni alla corte del Novara Calcio.

Cinque anni fatti di tante panchine e di mancate convocazioni ( allora i convocati erano solo quattordici ) con Parola e Seghedoni che lo vedevano poco: la sua presenza era oscurata dai Turella, gli Enzo, i Picat Re, i Ghio e gli Jacomuzzi.

Io me lo ricordo quando arrivò con la sua spider nera ( allora i calciatori arrivavano all’appuntamento del ritiro allo stadio vecchio parcheggiando all’interno ) ed una eleganza nel vestire differente dai costumi un po’ ribelli dell’epoca.

La stessa eleganza che mise in campo, prima come Benigni e poi – con la vittoria del referendum sul divorzio – come Navarrini riconosciuto da un padre molto più famoso di lui.

Piu di cento presenze non sono poche anche se spesso fatte di frazioni di partite a sostituire il più delle volte la freccia di Caltignaga; relegato sulla destra non aveva nè i numeri nè la cattiveria del Renatino e, di conseguenza, solo tre gol (uno a Mantova uno a Palermo ed uno in casa col Lecco ) sono stati il suo timbro di attaccante atipico in quegli anni.

Ma forse perché quegli anni restano magici per noi che eravamo bambini o adolescenti il ricordo di Urano Benigni Navarrini resta comunque vivo in tutti noi.

Ciumi


Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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