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Il fascino del calcio a porte chiuse

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Ammettiamolo, con coraggio ma ammettiamolo!!

I calcio a porte chiuse è l’ultima frontiera oltre la quale non può esistere il gioco del calcio se non sulla Play Station.

E forse un po’ ci assomiglia pure.

Certo che per coloro i quali lo stadio, vuoto per giunta, lo vedono solo quando ci passano davanti per andare a fare la spesa, non cambia nulla, ma per tutti quelli che aspettano il fischio d’inizio della partita come il naturale sfogo di una settimana di attese costruita sulle ansie crescenti, lo stadio manca, eccome.

Però fare qualche piccolo sforzo per scovare qualche lato positivo, penso sia esercizio utile e propedeutico a favorire una proficua riduzione della crisi di astinenza da stadio.

Il tutto inizia subito dopo il fischio finale quando torni a casa e moglie, figli, nipoti, parenti che non vedi da trentacinque anni, il vicino di casa, ti propongono nell’ordine: andiamo in motagna domenica, usciamo a pranzo nel monferrato, vieni a vedere la gara di tiro con l’arco, sono un paio di anni che non ci vediamo e domenica siamo nei paraggi, organizzo un bel pranzo di condominio io faccio la paniscia alla calabrese con l’anduja. E tu timidamente rispondi che no, non è possibile, domenica gioca il Novara, non puoi sei chiamato dal tuo senso del dovere ad essere presente all’evento. 

“Ma gioca in trasferta” ulula la platea spazientita. “Certo, la platea ululì e il Novara gioca ululà, e io devo andare ululà dove gioca il Novara”.

Ecco, tutto questo non esisterebbe se il calcio fosse giocato sempre a porte chiuse, quindi potresti fare tutto quanto di cui sopra comodamente a casa tua, ossequiando in una sola botta tutte la richieste, tanto con le raffinate conoscenze videotecnologiche che possiede mio genero, che quando c’è da mangiare non manca mai, io sono apposto, che si giochi pure, in casa o fuori fa lo stesso, io sono a posto. Allo stadio? Ma va la, patacca che non dei altro, io da casa, benedette porte chiuse, mi concedo persino il lusso di scegliere il calice adatto a quel che sceglierò di bere: questo va bene per la Montina satèn, quest’altro per il Valbona di Matelica … no, meglio un prosecchino che con l’aggiunta di un ditino di Camparino fa tanto turbospritz. Allo stadio mica ce le hai queste possibilità, vuoi mettere quel caffè o quel teuccio che con una bustina ne fanno una tanica da 10 litri?  E le patatine e le noccioline? dai, non c’è paragone, su!!!

Per non parlare della vestizione che ti prende tutta la mattina della domenica: cominci con le previsioni del dottor Bernacca alla tele, poi esci sul balcone con il termometro in mano, scruti l’orizzonte per verificare se si vede, intravede, non si vede, si intuisce appena il Monterosa sullo sfondo, che dietro c’è la Svizzera, quindi dopo aver elaborato tutti questi dati e essere giunto alla conclusione che farà un freddo della madonna, dall’armadio estrai nell’ ordine: calze di lana pesante, calzamaglia da sci, fascia paraorecchie in pile, cuffia, felpa dell’Alcarotti, pantaloni in velluto lanato a costa grossa, maglia e giacca a vento termica, sciarpa del Novara, tuta e stivaletti  antipioggia della moto si sa mai piovesse.

Alle 08:05 sei già vestito, alle 11: 07 parti per lo stadio, alle 13: 45 ti presenti al tornello e il povero steward che deve perquisirti si mette le mai nei capelli e subito dopo presenta la lettera di licenziamento, alle 14: 45 entri in R7 e ci sono 29 gradi cosi inizi a spogliarti. 

E il ritorno? Vogliamo parlare del ritorno in auto verso casa, obbligato in coda ad ascoltare le interviste su Radio Azzurra di Danny Fadanni, che chiede a Banchieri se ha digerito la cassoeula mangiata al Circul dla Crava e a Tommasino Barbieri se ha finito la collezione  dei Rollinz dell’ Esselunga?    

A porte chiuse, vuoi mettere sul divano con un playdino sui piedini o il condizionatore visco se fa caldo? Non c’è paragone, dai, a porte chiuse è molto piü bello.

Nonnopinocchiopipo  

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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La musica ribelle

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Negli anni ’70 le frequenze radio erano monopolio dello Stato e la RAI aveva il controllo assoluto sulle frequenze. In quegli anni di grande ribellione, le restrizioni e le frequenti censure provocarono la nascita delle radio libere clandestine che aprivano localmente con mezzi di recupero. Spesso venivano chiuse dalla polizia e rinascevano pochi giorni dopo.

Anche l’editoria subì in parte la stessa dinamica. E ora vengo al punto: grazie alla dritta dell’amico Siviersson sono venuto in possesso di alcuni numeri della rivista del Commandos Club che veniva distribuito allo stadio. Per depistare la legislazione dell’epoca i foglietti distribuiti alla domenica erano tutti “numeri unici” e avevano ogni volta un’intestazione diversa: “Curva Est” “Fede Azzurra” “Noi Commandos” “Alè-alè Novara” e chiaramente “Commandos Club”. Gli autori degli articoli (alcuni dei quali diventarono colonne del giornalismo locale) si celavano sotto nomi di fantasia come Scarpazz, Fungo, l’Illuso, Docomas ecc.

La polemica, l’ironia ed i giudizi tranchant erano all’ordine del giorno e solo ora capisco la verve polemica senza compromessi degli articoli di oggi di Ciumi, sicuramente influenzati dalla cultura dell’epoca. Non poteva mancare la rubrica della posta, antesignana delle opinioni dei tifosi del muro di ForzaNovara.net. Non c’è traccia invece dell’uso del dialetto, perché probabilmente tutti all’epoca lo parlavano e non era necessario un Nonnopipo che lo ricordasse.

Ma ciò che mi ha stravolto è stato l’amichevole scambio di complimenti e convenevoli con la tifoseria vercellese. Non si può parlare di gemellaggio ma poco ci manca. Molti tifosi azzurri andavano volentieri a vedere le bianche casacche che negli anni ’70 galleggiavano tra la serie C e la serie D e sicuramente molti tifosi vercellesi venivano a godersi la serie B a Novara. Probabilmente l’insolita amicizia era giustificata dal fatto che Novara e Pro Vercelli non si incontravano dal 1948 infatti, l’ordine naturale delle cose venne ristabilito quando nel 1977 Pro Vercelli e Novara tornarono ad incontrarsi dopo 30 anni e immediatamente l’amicizia svanì: novaresi e vercellesi tornarono a suonarsele di santa ragione come da tradizione.

Sicuramente alcune copie di quei giornaletti troveranno posto, come è giusto che sia nella “Casa del Novara” che l’Associazione dei Tifosi del Novara sta costruendo. È importantissima la raccolta di documenti e cimeli che nelle nostre cantine e soffitte sono inutili, ingialliscono, si consumano e prima o poi verranno buttati. Nel Museo del Novara troveranno nuova vita, se qualcuno fosse interessato e pensa di possedere ricordi della Storia Azzurra (oggetti, foto, giornali) oppure è in contatto con ex giocatori o con i loro parenti, scriva all’Associazione oppure mi contatti tramite la pagina facebook di semprenovara o alla mia email.

Ulteriori info su https://associazionetifosinovara.it/

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Disincanto e catarsi

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Penso che immaginare il  disincanto che viene sopraffatto dalla catarsi possa essere un concetto intrigante che sottolinea la nostra trasformazione interiore e il senso di purificazione che abbiamo  sviluppato in questi ultimi giorni, dopo la merda mangiata negli ultimi anni, con una esperienza ( quella di domenica ) che stiamo facendo diventare intensa e coinvolgente.

La catarsi, che secondo  Aristotele era il processo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte drammatica, è la forma di liberazione dalle  emozioni negative ( potremmo anche dire dai  blocchi emotivi )  che ci hanno imprigionato negli ultimi tre anni.

Non veniamocela a raccontare:  col cazzo che la serie D è stata emozionante, che Ferranti o il clan dei calabresi prima e dei siciliani ora ci hanno fatto venire il cazzetto duro… anni di merda pura, anni che hanno generato, senza tanti giri di parole, disincanto all’ennesima potenza.

E così è stato rappresentato il nostro senso di smarrimento; quella perdita di fiducia, la consapevole certezza di non poterci rifugiare in quel mondo fatto di illusioni che da sempre ci appartiene e che è indispensabile per ogni tifoso .

Molti di noi hanno vissuto un distaccamento emotivo profondo, e il disincanto, nonostante tutto, è stato un sentimento comune, causato proprio dalla consapevolezza di non poter sviluppare illusioni.

Tuttavia, da dieci giorni a questa parte, se consideriamo la catarsi come un’opportunità per affrontare e superare il disincanto, possiamo aprire la strada a una trasformazione personale e collettiva.

Fiorenzuola ci mette di fronte alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre vulnerabilità, e con Fiorenzuola possiamo giungere a quella consapevolezza di quel mondo che ci circonda per qualcuno di noi da oltre mezzo secolo.

La catarsi, quindi, diventa il mezzo che ci consente  di rigenerare la nostra sfera emotiva, e ci libera dalle catene dell’apatia e della disillusione. 

Ci permette di riconnetterci con le nostre emozioni più autentiche e di riscoprire la bellezza e la complessità della passione per una squadra che ha sempre rappresentato, anche nelle sue sfaccettature più oscure, una importante parte della nostra vita.

In questo contesto rimetterci la maglietta azzurra  non sarà soltanto un momento fugace di liberazione, ma un processo  di crescita e, speriamo, di trasformazione.

Domenica ritorneremo ad esplorare la profondità del nostro senso di appartenenza ed a  confrontarci con le nostre contraddizioni e i nostri conflitti, con la speranza di  emergere più forti e più consapevoli.

Quindi, sebbene il disincanto sia sembrato, sino ad ieri, come  una barriera invalicabile, la catarsi ci offre la possibilità di superarlo e di risvegliare in noi la speranza di credere ancora nella bellezza della nostra passione e, anche se un po’ azzardato, nel significato di una parte  della nostra esistenza. 

La catarsi sostituirà  il disincanto non come negazione delle difficoltà e delle delusioni che abbiamo vissuto,  ma come accettazione e trasformazione di esse in occasioni di crescita e di rinascita.

Bom vi ho annoiato abbastanza ma è importante che ciascuno di noi sappia fare tesoro di queste esperienze passate e che sia consapevole che Fiorenzuola non sarà la gita fuori porta da raccontare ai propri figli o nipoti ma la pietra con cui ricostruire una passione in parte perduta … un saluto, prima di chiudere, a Jacopo 😜

Ciumi 

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Coltiviamo l’ottimismo: situazione ripescaggi

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Nella passata stagione il Mantova, con una squadra costruita per la parte alta della classifica arrivò sedicesima con 45 punti, perse i play out da favorita contro l’Albino Leffe (sconfitta fuori casa e pareggio in casa) retrocedendo in serie D. Poche settimane dopo fu ripescata in serie C al posto del Pordenone e sappiamo tutti come è andata a finire: il Mantova ha dominato il successivo campionato 2023/24 grazie ad una squadra piena di talento ma sicuramente inferiore a Vicenza, Padova e Triestina e soprattutto grazie al gioco dominante e propositivo di Mister Possanzini, discepolo e per diversi anni secondo di De Zerbi.

Questa bella favola non si ripeterà quest’anno. Come sempre il Novara dovrà sudare sul campo la salvezza e non potrà sperare in un ripescaggio che con le nuove regole sarà praticamente impossibile.

La strada della “riammissione” (diversa dal ripescaggio) presuppone che una società del girone A di serie C rinunci a partecipare al campionato come, per esempio, è successo proprio al Pordenone l’anno scorso che ha dato via libera alla riammissione del Mantova all’interno dello stesso girone. Non sembra che quest’anno ci siano società del girone A intenzionate a rinunciare all’iscrizione. In quel caso il Novara “scalerebbe” una posizione in classifica e si salverebbe.

Se invece a luglio la FIGC deciderà di escludere qualche società per inadempienze o per irregolarità nelle iscrizioni (come successe al Novara 1908) si procederà ad un “ripescaggio” comune alle 60 squadre di serie C, le cui regole non sono state ancora ufficializzate ma dovrebbero essere le seguenti:

  • La condizione essenziale per effettuare ogni singolo ripescaggio è che il numero delle formazioni che hanno il diritto di giocare il campionato di C sia inferiore a 60 (in attesa della annunciata e mai realizzata riforma dei campionati)
  • Le società interessate al ripescaggio dovranno effettuare un versamento straordinario di 720.000 euro alla FIGC. Cifra che scoraggerebbe dal ripescaggio tutte le piccole società e soprattutto quelle della serie D avente diritto.
  • Nella graduatoria per i ripescaggi le seconde squadre di serie A avranno una corsia preferenziale e saranno le prime ad essere ripescate. Dal 2024/25 sembrerebbero molti i club di serie A interessati all’iscrizione della propria squadra in Serie C, con il Milan in prima fila.
  • A seguire sarà ripescata una formazione di serie D seconda classificata e vincitrice dei play off di serie D.
  • Infine, saranno ripescate una o più squadre retrocesse dalla C alla D.

Con queste regole è impossibile sperare in un ripescaggio del Novara. Dovrebbero essere escluse almeno 4-5 società di serie C per dare alla società di Lo Monaco qualche speranza di ripescaggio.

Quindi cancelliamo anche questo falso alibi e andiamo a battere il Fiorenzuola.

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