L’esercito degli Izzo Pensieri e parole

Ho sempre pensato che politica e calcio debbano stare non su due pianeti, ma su due universi differenti. Troppa strumentalizzazione, troppi pretesti di scontro, troppe le similitudini con la mentalità del tifo acritico tipico di tanti appassionati.  E infatti questo pezzo NON parla di politica. E’ ovvio che il pretesto è il nostro tesserato che ha avuto un’infelice uscita su Instagram in questi giorni, elogiando la figura di Mussolini. Ma l’obiettivo non è l’oggetto dell’elogio. Vorrei allargare il campo e riflettere sulla figura del calciatore. Ormai a guardare una partita di calcio in TV sembra di assistere a una gara fra prodotti di parti plurigemellari. Tipicamente le caratteristiche sono: 1) capello scuro con taglio stile Hitler Jugend ma con un immancabile solco laterale fatto a rasoio che ogni volta che lo vedo penso ‘ma porca puttana con tutti i soldi e il tempo che hanno, manco un colpo di phon per farsi la riga da parte’; 2) barba e baffetti perfettamente rifilati e pari, lunghezza media tra 1,5 e gli 1,7 cm; 3) una serie di tatuaggi improbabili con madonne, draghi, frasi di film, date significative. E’ come se qualcuno avesse preso un Armando Izzo a caso, lo avesse infilato in una fotocopiatrice e avesse creato una serie di mostri tutti uguali.

Non parliamo poi del livello intellettuale. Se ci sono fior di persone con anche una laurea e una professione che abilita a una visione evoluta del mondo, che da quando è arrivato Facebook sembrano regredite a quando si scheggiava la selce, cosa ci aspettiamo da dei ragazzotti che a malapena hanno fatto la scuola dell’obbligo e che da quando hanno 18 anni vedono solo spogliatoiopallonesoldifiga?

Qualche anno fa una società poteva permettersi di fregarsene di cosa esternasse un calciatore fuori dallo spogliatoio. Il peggio che poteva succedere era che andasse un po’ troppo a figa, che lo beccassero a qualche festino a base di coca o che finisse in giri strani di scommesse. E alla peggio se era proprio un caso disperato si metteva fuori rosa e si aspettava che arrivasse la finestra di mercato. Ma di cosa pensasse del Duce fregava il giusto.  Al giorno d’oggi in cui tutto è amplificato, in cui ogni singolo pensiero postato rimbalza migliaia di volte tra un click e l’altro, le società sono tenute a pretendere che un proprio tesserato, oltre ad essere professionale,  non si esprima o si esprima in maniera consona sui social. E’ come se io andassi a dire sui social che la mia azienda, che magari è quotata e ha degli azionisti, fa cagare. Se mi va bene mi fanno il culo, se mi va male mi licenziano. Perchè quando il tuo lavoro è intrattenere qualche migliaio di persone che pagano per vederti, hai una responsablità sociale. E chi ti versa uno stipendio per farlo, deve assicurarsi che questa responsabilità tu la rispetti. Bene quindi ha fatto la società a chiedere un incontro ai calciatori per chiarire le linee guida comportamentali. O informàti o silenti. Oppure tutti a studiare storia

P.S. please risparmiateci la tiritera ‘eh ma allora Stalin e i partigiani e sto cazzo’. Ne riparliamo quando salta fuori un calciatore che si esprime sulla strage dei kulaki

Jacopo


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