Quelli con la rogna. Editoriale

Nulla di nuovo o di differente dal solito: classifica alla mano e risultati live degli avversari, si è subito capito quanto una vittoria ieri avrebbe consentito di dare una nuova svolta al nostro campionato. E ovviamente si è perso. Quello di fallire sistematicamente le (tante, troppe, forse irripetibili) occasioni avute per farsi strada verso le prime posizioni della classifica è ormai un vero e proprio marchio di fabbrica di questo Novara. Probabilmente un fardello troppo pesante per questi ragazzi destinati a stazionare nella seconda fascia dei playoff, ovvero in quella parte di classifica che, in un Paese normale con un campionato di calcio normale che non darebbe accesso agli spareggi a quasi 30 squadre, raggrupperebbe quelle oneste squadre che a Febbraio Marzo non hanno già più nulla da dire. Che poi, se siamo onesti, è il meglio che avremmo potuto aspirare a inizio stagione e, probabilmente, oggi è davvero il massimo che questo gruppo può ambire. Con una differenza di non poco conto: le annate come la scorsa ti levavano addirittura la forza di respirare, quella di quest’anno, non so se è così pure per voi, ti lasciano con la rogna addosso da quanto spaccheresti tutto ciò che ti capita a tiro per partite come quella di ieri in cui non capisci come sia umanamente possibile non riuscire a segnare.

Tutte queste premesse, alla vigilia di un derby che non puoi nuovamente perdere, anzi che dovresti vincere, non portano a nulla di buono. Il Novara, come detto, è nel posto in classifica in cui deve stare, con una nuova proprietà che, a torto o ragione lo vedremo, ha ridato un minimo di speranza nel futuro, eppure la realtà del tifo cittadino sembrerebbe viverne una tutta sua, parecchio peggiore. Ad ogni trasferta sempre più vicina il settore ospiti appare sempre più vuoto, e in casa la differenza numerica la si nota solo quando aumenta il numero di tifosi ospiti (domenica scorsa col Gozzano, pur silenti, la tribuna era colma di gente loro). Siamo in un momento parecchio delicato, che va ben oltre la posizione in classifica, proprio per questo la prossima partita è destinata a scrivere la storia di questa stagione, nel bene e nel male. Forse più nel male.

Secondo me, e lo dico senza presunzione di possedere la verità, il Novara dei giovani della propria cantera sarà anche la via più logica in un contesto imprenditoriale che vede nella sostenibilità e nell’autofinanziamento il proprio caposaldo, ma alla lunga si è rivelato un fallimento dal punto di vista emozionale, oltre ad essere dibattibile pure da quello tecnico. Trovo infatti assurdo che debba vedermi in panchina Cassandro solo perché deve giocare per diritto divino Barbieri, quando il primo è attualmente su un altro pianeta rispetto al secondo. Trovo deleterio, inoltre, che debba sempre giocare Bove, la cui presenza in campo fa peggiorare sistematicamente Sbraga, quando Pogliano si è dimostrato più affidabile. Tutte queste scelte tecniche discutibili le paghi poi inevitabilmente sul campo, perché i giovani vanno bene quando sono forti (tipo Nardi) altrimenti, alla lunga, fanno danni. E se è giusto e comprensibile che commettano errori, lo è un po’ meno metterli nelle condizioni di continuare a farlo, soprattutto se hai valide alternative.

La sola nostra vera alternativa a questo periodo di stanca si chiama speranza, ovvero che la nuova proprietà in estate operi nel segno di un rinnovamento mirato ad alzare il livello tecnico generale. Senza farlo necessariamente con l’obbligo vincere il campionato, ma quanto basta per dare l’impressione di costruire un Novara ad un livello superiore di un Albinoleffe del caso, cosa che adesso non è. Altrimenti la piazza vagherà lentamente verso l’estinzione. Forse sarò catastrofico, ma i dati numerici non mentono mai, e senza quella fiammella di speranza sempre accesa questa piazza è dimostrato che non riesce a vivere e ad alimentarsi con la sola passione e amore per la maglia. Lo ripeterò ad ogni editoriale affinché i Rullo capiscano l’importanza e la responsabilità di consegnare a Novara un motivo di speranza. Perché loro, a differenza di De Salvo, non possono nemmeno contare su quella piccola base di nostalgici della serie A sempre pronta ad immolarsi per difenderlo anche quando era indifendibile. Loro hanno solo noi: uno zoccolo duro, provato e sempre più ridotto, per giunta con la rogna. Ma comunque gente di valore. Non disperdano anche questo ultimo baluardo di tifo azzurro.

Claudio Vannucci 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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