Il tramonto del guerriero, l’alba del rutamat Pensieri e parole

Fa parte dell’indole umana pensare sempre al momento in cui qualcuno a noi caro non ci sarà più, invece di godercelo quando è ben presente nella nostra vita. E’ stato un po’ il destino di Massimo De Salvo col Novara, che anche nei momenti buoni in cui godevamo un po’ tutti si vedeva ricoperto di nostri pensieri funebri proiettati al giorno in cui ci avrebbe salutato. Figuriamoci in quelli più brutti, la cui persona è stata travolta dalle speranze che quel giorno arrivasse, tramutate poi ad inviti ad accellerare quel passo. Succede che quel giorno è davvero arrivato. Metaforicamente parlando è senza dubbio un addio del tutto simile ad un lutto, con un numero infinito di persone che “in vita” lo ricoprivano di merda ed oggi lo piangono, perché dopo tutto sappiamo che “sono sempre i migliori che se ne vanno”. Parlare dei tredici anni con Massimo De Salvo è cosa da un lato molto semplice, dall’altra parecchio complicata e scomoda; dipende da che livello di mielosità si fissa la personale linea di demarcazione tra affetto, riconoscenza e diabete. I fatti sono che con Massimo De Salvo il Novara è diventata una realtà a livello nazionale, culminata non tanto con l’indimenticabile stagione in serie A quanto a quelle in B; insomma, come dice l’amico Molina: “grazie a lui abbiamo qualcosa da raccontare”. E i tanti detrattori devono farsene una ragione su questo aspetto.

Ma i tredici anni di Massimo De Salvo non sono stati solo questo, e qui inzia proprio la parte scomoda da raccontare. Ricorderò pure anni di incazzature, freddezza con la tifoseria, continui ricatti morali giocando sull’emotività e la paura dei tifosi di ritornare nell’anonimato per colpa di un suo abbandono stizzito, tante assenze ingiustificate ma anche un altro incontestabile fatto, cui questa volta sono i suoi innamorati perenni che devono farsene una ragione e convenire: ci lascia esattamente dove ci ha preso. Con un Novarello in più (che rimane di sua proprietà), ma comunque sempre in serie C. A tal proposito, quando ieri sera ho formulato in radio una domanda specifica a Nespoli circa le eventuali clausole di riacquisto della famiglia De Salvo, ero stra certo che l’attuale DG non mi avrebbe risposto. Il suo fastidio percepito, però, mi autorizza a pensare che la cosa non sia così scontata. Che ci volete fare, quando sento tutti raccontarmi che “la famiglia De Salvo rimane con una quota del 20% a garanzia dell’operazione”, mi metto sonoramente a ridere, perché so perfettamente che quella quota tecnica non serve assolutamente a nulla ai fini strategici. Inoltre, senza una clausola di riacquisto, le “garanzie” sono tutte sue, non di noi tifosi. E questa volta se ne faccia una ragione il buon Nespoli, che noi di “Novara Siamo Noi” non ci facciamo prendere per il culo su queste frasi ad effetto (scrivo prima della conferenza stampa odierna, magari questo aspetto verrà chiarito, chi lo sa).

Inizia quindi l’era della famiglia Rullo, o meglio della RMC, o forse ancora della IVG Servicing Holding srl o, magari, della TmCommodities. Insomma qualcuno ci ha preso. Qualcuno cui oggi prende in mano una parte di me e del quale sono costretto a fidarmi, e mi voglio fidare, proprio grazie a quella stima ed affidabilità che, comunque, ho sempre riconosciuto a Massimo De Salvo. Se MDS, per anni, ci ha detto che avrebbe venduto solo a chi si sarebbe dimostrato in grado di continuare un progetto ambizioso, oggi possiamo solo crederci, e quindi applaudire ai Rullo, ai Cianci, ai RMC o chi diavolo saranno. Ho volutamente anticipato la conferenza odierna perché, con oggi pomeriggio si sancisce il tramonto del guerriero e inizia l’era dei “rutamat”. Perché, gentile Presidentessa, gentilissimo Ad, gentile.. (carica che volete voi), per una buona fetta di novaresi doc voi sarete sempre i “rutamat”, così come Leonardi della Igor era, è e sarà sempre un “furmagiat”. E di tempo, spero anni, per scrivere di voi ne avremo.

Una parte di me forse ti ringrazierà sempre caro Massimo, e ti vorrà sempre bene. Anche se ammetto di averlo pensato spesso su di te, quel 18 Maggio 2018 non ti stavo dando del coglione, urlandolo dal rettilineo quando tu, a retrocessione avvenuta, eri pietrificato in tribuna a guardarmi e, probabilmente, auspicandomi le peggio cose. Lo stavo dicendo al tuo DS seduto al tuo fianco. Questa cosa te l’ho chiarita anche nell’ultimo incontro che hai avuto con noi alla San Gaudenzio, quando mi hai rinfacciato subito l’accaduto, ma si capiva lontano un miglio che non mi stavi nemmeno ascoltando. Tant’è. E’ vero, grazie a te ho qualcosa di cui andare fiero e raccontare, e stai certo che lo farò. Mi perdonerai, però, se non riesco ad essere più romantico di così, ma in fin dei conti sono solo un umile tifoso militante di una squadra di serie C. Non posso essere anche una bella persona.

Claudio Vannucci

 

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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