La tenuta dell’ambiente Editoriale

Dopo oltre due mesi di campionato è arrivata la prima vera partita in cui non abbiamo potuto appellarci alla sfortuna, agli arbitri, al bel gioco o all’emozione di vedere i nostri giovani gettare il cuore oltre all’ostacolo . Si è perso per l’insieme di tutti quei limiti e di quei campanelli di allarme più volte suonati ed evidenziati nel corso del campionato, e che ieri sera, in una forma forse più evidente e brutale, si sono manifestati nuovamente tutti insieme. Con l’aggravante che sia nuovamente successo in occasione del terzo derby su tre perso quest’anno (il solo vinto col Gozzano non è percepito come tale dalla massa), nell’occasione in cui il seguito di tifosi è stato sempre più importante, e nel momento in cui vi era la concreta possibilità di lanciare un segnale a questo campionato. In sintesi, tutte le volte che quest’anno si è potuto cambiare marcia, noi abbiamo scalato.

Forse questo è il momento più delicato del nostro allenatore, proprio perché, in mancanza di una vera carriera tra i professionisti, è arrivato per lui il momento in cui deve dimostrare a tutti di poter ambire proprio a farsene una, non solo tra i ragazzini. È quindi arrivato per lui quel brutto momento in cui, nel giro di poche ore, tutta la simpatia, tutta l’empatia, tutta la spensieratezza e le lodi a lui riservate per un gioco brillante mostrato in queste settimane vengono dimenticate per lasciare spazio ai dubbi sulla sua effettiva competenza nel guidare una rosa giovane, con qualche limite tecnico, e con evidenti mancanze di alternative al solito schema efficace solamente fino a quando tutti corrono a 200 km/h.

Tutto questo ovviamente va oltre alla prestazione di ieri, tutto sommato in linea con quella dei nostri avversari, il cui unico merito è stato quello di buttare in rete la sola palla goal avuta invece che ad Asti come abbiamo fatto noi con la nostra. Ma partita dopo partita appare sempre più evidente come gli accorgimenti tattici dei nostri avversari (raddoppiare o triplicare Piscitella e Capanni, sperare che Fonseca non venga mai tolto visto che è più dannoso della peste e, quando viene poi sostituito da Buba, marcare quest’ultimo a uomo in modo che non possa far girare palla come vorrebbe) abbiano il sopravvento. L’impressione vista da fuori è proprio quella che le partite si perdano più dal punto di vista tattico che da quello concreto in cui gli episodi (un rigore, una giocata importante, una parata) fanno la differenza. Ecco perché ben 7 partite su 13 da noi giocate sono terminate senza che segnassimo, nonostante parecchio possesso palla e bel gioco col quale, però, Banchieri ha finito di potersi appellare ed additare come scusa.

Ammetto di essere un po’ preoccupato per questo novembre calcistico che abbiamo davanti, non tanto per una classifica che difficilmente potrà peggiorare ben sotto alla quota playoff, ma perché questo Novara, per poter funzionare, necessita di dover costantemente dimostrare a se stesso prima e alla piazza dopo, di poter regalare emozioni, di potersela giocare, di lottare sempre e comunque. E per fare questo è evidente serva uno sproporzionato ego ed un livello di autostima elevatissimo. Che si fortificano solo con le vittorie e gli applausi. Proprio per questo il momento è delicatissimo ed il rischio di sprofondare nel baratro del’imbruttimento è alto.

Domenica prossima contro il Como la palla scotterà molto, ci sono in palio molto più di tre punti che, comunque, più del sesto settimo posto in classifica oggi non possono regalare. C’è in ballo la tenuta psicologica di tutto il mondo Novara Calcio, dalla squadra all’ultimo dei tifosi. Il primo vero crocevia della stagione, il primo vero dentro o fuori per la carriera di Banchieri. Crediamoci noi tifosi per primi, e trasmettiamolo alla squadra. Non molliamo proprio ora che inizia il bello.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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