Il peso della responsabilità. Editoriale

Ammetto di aver fatto parte di quel nutrito gruppo di illuminati che, pur non considerando come derby nemmeno per sbaglio la partita di ieri, ne avvertivano il peso della responsabilità di doverla vincere. Il perché è evidente, visto che se il nostro quotidiano è oggi parecchio ridimensionato, la storia, soprattutto quella recente, non si può certo dimenticare o rivisitare per un personale e disfattista uso e consumo. Mi pare del tutto lapalissiano sostenere che ieri il Novara fosse chiamato ad una prova di forza che non prescindesse dal risultato, prima di tutto per se stesso, ovvero per cancellare le scorie dei due precedenti dello scorso anno, ma anche per la propria classifica e per la piazza. Ognuno è diverso ed è fatto a modo suo, così come ognuno “sente” le partite in maniera del tutto incontestabilmente personale, ma ogni campionato è fatto di momenti chiave che ne condizionano il cammino. In 15 giorni il calendario del Novara dice Gozzano e Pro Vercelli, che varranno pure solo 6 punti su 114 disponibili, ma chiaramente possono pesare molto di più dal punto di vista morale. Rispetto i tanti amici e tifosi che davvero sono riusciti a diventare emotivamente impermeabili all’incontro di ieri, ma è un dato di fatto che il riscontro allo stadio da parte del popolo novarese (la vicinanza con Gozzano la spiega solo in parte, visto che lo scorso anno a Vercelli, peraltro di sabato, contro di loro eravamo la metà), e soprattutto l’entusiasmo toccato con mano, testimoniano quanto non fosse una partita come tutte le altre oltre a certificarne l’importanza di averla vinta.

Mi dispiace per chi non è potuto esserci e, soprattutto, per chi è stato costretto ad affidare ai soli due minuti di higlights la sua impressione sulla partita. Ho visto stamane quella sintesi ma credo non renda completamente l’idea della prestazione dei ragazzi, per ampi tratti decisamente superiori agli avversari da qualsiasi punto di vista. Ogni volta che il Novara attaccava dava l’impressione di poter segnare, e solo un comprensibile calo nella ripresa, unito forse alla convinzione di aver già chiuso la partita, ha permesso al Gozzano di rimanere sempre in gara. Gozzano che, pur inferiore allo scorso anno, ha dimostrato di essere un degno rappresentante di questa categoria. Proprio per questo penso che non si debba commettere l’errore di banalizzare una vittoria per nulla scontata, che se poi è sembrata complessivamente facile è stato solo per grossi meriti dei nostri ragazzi.

Mi dispiace anche che, mi viene raccontato, lo scorso editoriale abbia fatto storcere il naso a Pablo e Buba. Mi rendo conto che quando scrivo tendo sempre ad essere diretto e ad utilizzare l’estremismo letterale per rendere meglio il concetto, ma ribadisco fortemente la stima professionale e l’affetto personale alle nostre due bandiere, cui questo gruppo di giocatori non può prescindere. Stima e affetto che però non si può ribadire ogni secondo, mi aspetterei risultasse scontato, anche perché contrariamente si cadrebbe nella sindrome MDS, che se solo ti permetti una volta di contestargli il nodo della cravatta ti fa venire giù il mondo, minacciandoti di farti crepare in eterno in terza categoria. Non funziona così. Ieri Buba ha sfornato, finalmente da titolare, una maestosa prova di forza e di concretezza, che poi era proprio quella cui auspicavo e chiedevo arrivasse nell’ultimo editoriale. Queste prestazioni, in questo tipo di partite, sono proprio quelle che loro due possono e devono regalarci, e sono quelle che poi scaldano i cuori di noi tifosi, perché se è vero che l’importante è vincere, quando però lo fai grazie alle tue bandiere allora si crea un qualcosa di magico che avverti nell’aria. Ovvio che Buba abbia fatto una grandissima partita per meriti suoi, e non certo del mio editoriale, ma se, anche in minima parte, lo ha aiutato a tirare fuori quella grinta che ho personalmente percepito vedendolo in faccia dal settore ospiti, ne sono contento. E la prossima volta toccherà a Pablo, ne sono certo.

Non mi resta che ultimare il consueto pippone nel solo modo possibile: invitare tutti allo stadio. L’essenza del tifoso, oltre alla vicinanza e amore incondizionato per la propria maglia a prescindere dalla categoria e del risultato, è comunque senza dubbio quella di tifare per arrivare alla vittoria. E più vinci e più sali di categoria (cosa che noi sappiamo benissimo). Tuttavia questa serie C, pur tecnicamente scarsa, ti regala la possibilità di trasferte entro l’ora di macchina, e soprattutto di divertirti in impianti improbabili come quello di ieri. Insomma, non è così brutto e umiliante calarsi in questa realtà. Domenica ci aspetta un’altra partita che, scommetterei soldi, sarà la fotocopia delle ultime cinque. Esiste qualcosa di più bello ed eccitante che guardare l’Albinoleffe come se fosse l’Atletico Madrid e gioire per una vittoria come se stessimo alzando la coppa Uefa? Io dico di no. Quindi tutti al Piola!

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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