Il coraggio di una lettera. Racconti

La mattina è di quelle particolarmente rigide. La nebbia, facendo il proprio dovere fino in fondo, abbassa considerevolmente quella che i meteorologi chiamano con enfasi ‘la temperatura percepita’. La città è umida e lanugginosa e la nebbia nasconde la punta della cupola che non la si scorge nemmeno ad esserci quasi sotto.

Sfioro pensieroso il ‘Dream Bar’, dove ti fanno un cappuccino che è un’opera d’arte … faccio rapidamente dietro front, esattamente come la Meloni ha fatto riguardo la disgraziata legge n. 92 del 28 giugno 2012, a firma dell’ allora Ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero, che la photoshoppatissima Giorgia e il suo partito votarono, e che ora si vanta di aver concorso a modificare.

E stavolta ci entro al Dream. Da dietro il banco il Giuliano non mi chiede nemmeno che cosa voglio, tanto già lo sa.
Mi sento toccare una spalla, mi giro, il volto pacioso e sorridente del Cècu, un amico con cui ho lavorato tempo fa, mi dispone al buon umore. Iniziamo a parlare del più e del meno; per due nonni come noi gli argomenti non mancano di certo, e liquidata velocemente la lista dei rispettivi acciacchi, si inizia a parlare dei nipoti.

Conoscendo la mia passione specifica per il calcio inizia a raccontarmi, in un misto di taliano e dialetto, di Diego che da qualche mese fa parte di una squadretta di periferia, sezione ‘primi calci’.
Non lo interrompo, e il suo racconto diventa rapidamente un fiume in piena:
-Mio figlio lo ha voluto iscrivere al corso propedeutico al cacio, nonostante gli avessi consigliato di scegliere un’altra disciplina … mi al Diego a giügà al fulbar i la vedi propi mia!! Gli altri fanno progressi, vedo bambini come lui tirare delle slecche da far paura, e lü l’è gnanca bon da curr e da sta in pè.
Un pomeriggio ho chiesto all’allenatore se fosse stato il caso di continuare: lo portiamo a fare sport perchè si svegli un po’, ma non vorremmo ottenere l’effetto opposto di farlo sentire inadeguato, per non dire brocco … insomma, voremmo evitare che si sentisse umiliato!!
Anche se a lui non pare così tragico essere il meno bravo, ti assicuro che par mi l’è propi un dispiasé.-

Ci sediamo ad un tavolino capendo entrambi che il discorso non sarebbe stato breve, troppi gli anni trascorsi senza incontrarci, e che dal cappuccino saremmo arrivati, pian piano, all’aperitivo. Difatti continua visibilmente prostrato:
-I altar nonu i fann i goff par i prudèssi di so nivud, pö dopu quand im ciaman “al to qual l’è?”, i vedi che fann di ghigni un po’ imbarassà, e la mùcan li int la solita manéra che son fin a stüf da sentì: “ in fund cul ca cünta l’è che is divertan!!”, ma andì da via ‘l cü, maniga da simpatigòn cume ‘l mal di call.-

Non posso che dargli ragione e per calmarlo non trovo di meglio che abbandonare gli argomenti legati al calcio per una piccola digressione generalista, quindi attacco:
-Ciapatla mia Cècu, non a caso ci si inizia a vantare fin dalla gravidanza: ‘è una settimana avanti rispetto alla normale gestazione’ oppure ‘Il ginecologo ha detto che si muove come un bimbo di quattro settimane più grande!!’ ‘ l’ecografista ha detto che è superdotato!!’ Anche custa ghè da sentì, per poi continuare con chi sta seduto a due mesi, chi dice “mamma” a tre, chi cammina a nove, chi scrive e legge a tre anni. E’ tutto un vantarsi!!

Intanto Mirella, vista l’ora, ci posa sul tavolo una serie di stuzzichini che confermano la giustezza delle mie previsioni; siamo arrivati all’aperitivo, e un buon prosecco non si rifiuta mai.
Dopo aver assaggiato le bollicine il Cècu passa in modalità ‘accusa’ e mi racconta di genitori che vanno a lamentarsi dall’allenatore se il proprio figlio ha giocato cinque minuti meno di un altro, o se è stato in panchina per far posto a un altro ancora che è pure scarso; piuttosto che essere così, meglio essere genitore o nonno di quello più scarso.

Dopo aver spazzolato il tagliere e liquidato il prosecco, il Cècu, consultando l’orologio strozzato da un polsino della camicia stretto quanto lo possono essere le manette del tenente Colombo, si alza di scatto quasi bisbigliando: “ Ussignur, l’è bèli mèssdì, sarà mei ch’ i scapi a cà, se da no la dòna am fa curr!!”

Ci salutiamo con un abbraccio mentre lui, già con un piede fuori dalla porta, si volta e mi lascia definitivamente con un “ Nonnopipo, forsa Nuara tüta la vita!!”. Gli sorrido un po’ commosso, non potrei essere altrimenti.

Arrivato a casa ripenso all’incontro che ho avuto in mattinata, soffermandomi sulle tematiche discusse  riguardanti il calcio quando viene giocato dai bambini, tutti, anche quelli che una selezione purtroppo spietata e cattiva tende ad escludere. Penso a Cècu e al suo nipotino che mai diventerà calciatore, magari grande medico o ingegnere, o un ottimo contadino, ma calciatore mai. E ci rimango un po’ male, perchè inevitabilmente il confronto con i più bravi lo collocherà prima in panca, poi fuori dal contesto.
Però è giusto che possa provare, è giusto che giochi punto e basta, senza guardare a un possibile sbocco professionistico.
E improvvisamente mi ricordo di avere letto tempo fa, su qualche social, una lettera scritta da un allenatore di una squadretta di bambini di un paesino, indirizzata a una mamma intenzionata a togliere il proprio figlioletto dalla squadra in quanto non all’altezza tecnica e fisica degli altri bambini.
La pubblico tal quale di seguito, convinto che tutti e sottolineo tutti: tifosi, genitori, nonni, calciatori professionisti e dilettanti, pedatori brocchi o eccelsi, mestieranti e dirigenti sportivi e non, giornalisti, fino ad arrivare a chi del calcio non glie ne frega niente, dalle righe che seguiranno avremo di sicuro qualcosa da imparare.

 

 

Salve signora!Per me che ho allenato un anno suo figlio ,sapere che è sua intenzione quella di interrompere l’attività, e’ un piccolo-grande fallimento da allenatore. Un fallimento non solo come tecnico,ma anche come persona,indipendentemente da quelle che sono le problematiche singole del bambino,della famiglia. Non essere riuscito a coinvolgerlo a pieno,a stimolarlo,ad integrarlo al meglio all’interno della squadra, a fargli migliorare quei limiti quel tanto che sarebbe bastato,a farlo considerare “più bravo” da se stesso,ma anche da sua madre..Volevo comunque dirle che suo figlio non sarà stato il migliore fisicamente,tecnicamente, tatticamente….. ma eccelleva, era il più bravo,per la sua attenzione,per l’applicazione delle direttive dategli. Per il rispetto che ha sempre dimostrato nei miei confronti,durante gli allenamenti ed alle partite. In questo era il migliore. E’ sicuramente il migliore, basta farlo continuare a giocare, se è quello che lui vuole! Con tutte queste qualità umane,si può migliorare tantissimo, lavorando per colmare i suoi limiti. Glielo dice uno che, una volta, non aveva spazio a Passaggio di Bettona, nella squadra dei suoi amici e coetanei. A 14 anni stavo per smettere, andai a giocare in un altro ambiente, a Cannara, e trovai il modo di esprimere al meglio quello che avevo dentro.Di migliorare,di vincere tante partite, tante quante ne avevo perse a Passaggio quando, oltretutto, non venivo molto considerato dall’ambiente e dall’ allenatore. A Passaggio di Bettona ci sono tornato a 20 anni,dopo aver vinto anche un campionato juniores nazionale per squadre dilettanti,con il Cannara.Ci sono tornato, perché m’ hanno cercato loro (evidentemente qualcuno non mi aveva considerato quanto meritavo in passato) ed ho giocato e vinto tanto. Ho vinto anche un campionato anche a Passaggio, prima di infortunarmi e di smettere di giocare qualche anno fa ma smettere di giocare e’ una delle poche cose che cambierei del mio passato, glielo assicuro! Anche perché nel calcio sono riuscito a dimostrare me stesso che con la passione ed il lavoro si possono ottenere grandi soddisfazioni personali, senza sotterfugi di sorta,in maniera pulita. Solo facendosi “un culo così”,insomma. Aggiungo che le qualità che ha suo figlio, non sono assolutamente secondarie all’interno di un contesto di gruppo. Cosi’ come e’ giusto cercare di educare, punire, ma non emarginare, un bambino dotato tecnicamente, ma maleducato, e’ altrettanto giusto permettere a che è dotato di altre qualità, e meno di altre,d i potersi comunque esprimere.Oltretutto in un contesto come la Real Virtus. Una società che offre un servizio alle famiglie ed ai bambini del posto,più per funzione sociale ,che per spirito competitivo,di vittoria,di primato.E’ bello vedere che gli amici del paese,possano avere un luogo di ritrovo,per la propria crescita,visto che il nostro paese non ne offre di tantissimi. Le qualità di suo figlio, sia nella vita settimanale del gruppo, che nella domenica di gara, sono molto importanti per la squadra. Anche per raggiungere quei risultati che,ogni tanto, fanno bene al gruppo stesso. Perche’ suo figlio, sopratutto grazie a voi genitori e’ un bambino che è contento di giocare anche solo 5 minuti.Si impegna, col sorriso. Fa un po’ da contraltare rispetto a chi, dotato tecnicamente, gode della fiducia del mister, a volte,non meritandosela. E gioca magari controvoglia. Non so se c’era quando fece gol; io mi ricordo bene.È stato molto bello, vederlo esultare. Una scena quasi da film….chi l’avrebbe mai detto?Forse neanch’io,di certo….però il calcio e’ anche questo. Se ha avuto quella piccola gioia, se l’e’ sudata tutta, suo figlio. Per questo è più bella! Non lo privi di quei 5 minuti se per lui sono importanti.
Alla squadra mancherebbe anche un genitore come lei. In un contesto dove tutti gli animi sono esagitati, c’è maleducazione,esasperazione, persone che credono di essere mamma e papà di Messi, Maradona e Van Basten, la sua voce fuori dal coro ed il suo profilo basso sono un esempio per gli altri genitori. Ma forse, mi permetta di dirglielo, e’ un po’ troppo fuori dal coro.Talmente tanto che finisce per uniformarsi al coro stesso…se lascia perché suo figlio “e’ scarso” diventa come quelli che credono di avere il figlio “forte” e sbraitano da fuori alla rete, peggio dei cani randagi, pretendendo spazio e importanza. E questa fine non se la meriterebbe, non la rappresenterebbe. Nel calcio ci vorrebbero più bambini come suo figlio e più genitori come lei. Pensaci e pensateci, anzi:ripensateci!”

 

 

Nonnopipo


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: