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Il coraggio di una lettera.

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La mattina è di quelle particolarmente rigide. La nebbia, facendo il proprio dovere fino in fondo, abbassa considerevolmente quella che i meteorologi chiamano con enfasi ‘la temperatura percepita’. La città è umida e lanugginosa e la nebbia nasconde la punta della cupola che non la si scorge nemmeno ad esserci quasi sotto.

Sfioro pensieroso il ‘Dream Bar’, dove ti fanno un cappuccino che è un’opera d’arte … faccio rapidamente dietro front, esattamente come la Meloni ha fatto riguardo la disgraziata legge n. 92 del 28 giugno 2012, a firma dell’ allora Ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero, che la photoshoppatissima Giorgia e il suo partito votarono, e che ora si vanta di aver concorso a modificare.

E stavolta ci entro al Dream. Da dietro il banco il Giuliano non mi chiede nemmeno che cosa voglio, tanto già lo sa.
Mi sento toccare una spalla, mi giro, il volto pacioso e sorridente del Cècu, un amico con cui ho lavorato tempo fa, mi dispone al buon umore. Iniziamo a parlare del più e del meno; per due nonni come noi gli argomenti non mancano di certo, e liquidata velocemente la lista dei rispettivi acciacchi, si inizia a parlare dei nipoti.

Conoscendo la mia passione specifica per il calcio inizia a raccontarmi, in un misto di taliano e dialetto, di Diego che da qualche mese fa parte di una squadretta di periferia, sezione ‘primi calci’.
Non lo interrompo, e il suo racconto diventa rapidamente un fiume in piena:
-Mio figlio lo ha voluto iscrivere al corso propedeutico al cacio, nonostante gli avessi consigliato di scegliere un’altra disciplina … mi al Diego a giügà al fulbar i la vedi propi mia!! Gli altri fanno progressi, vedo bambini come lui tirare delle slecche da far paura, e lü l’è gnanca bon da curr e da sta in pè.
Un pomeriggio ho chiesto all’allenatore se fosse stato il caso di continuare: lo portiamo a fare sport perchè si svegli un po’, ma non vorremmo ottenere l’effetto opposto di farlo sentire inadeguato, per non dire brocco … insomma, voremmo evitare che si sentisse umiliato!!
Anche se a lui non pare così tragico essere il meno bravo, ti assicuro che par mi l’è propi un dispiasé.-

Ci sediamo ad un tavolino capendo entrambi che il discorso non sarebbe stato breve, troppi gli anni trascorsi senza incontrarci, e che dal cappuccino saremmo arrivati, pian piano, all’aperitivo. Difatti continua visibilmente prostrato:
-I altar nonu i fann i goff par i prudèssi di so nivud, pö dopu quand im ciaman “al to qual l’è?”, i vedi che fann di ghigni un po’ imbarassà, e la mùcan li int la solita manéra che son fin a stüf da sentì: “ in fund cul ca cünta l’è che is divertan!!”, ma andì da via ‘l cü, maniga da simpatigòn cume ‘l mal di call.-

Non posso che dargli ragione e per calmarlo non trovo di meglio che abbandonare gli argomenti legati al calcio per una piccola digressione generalista, quindi attacco:
-Ciapatla mia Cècu, non a caso ci si inizia a vantare fin dalla gravidanza: ‘è una settimana avanti rispetto alla normale gestazione’ oppure ‘Il ginecologo ha detto che si muove come un bimbo di quattro settimane più grande!!’ ‘ l’ecografista ha detto che è superdotato!!’ Anche custa ghè da sentì, per poi continuare con chi sta seduto a due mesi, chi dice “mamma” a tre, chi cammina a nove, chi scrive e legge a tre anni. E’ tutto un vantarsi!!

Intanto Mirella, vista l’ora, ci posa sul tavolo una serie di stuzzichini che confermano la giustezza delle mie previsioni; siamo arrivati all’aperitivo, e un buon prosecco non si rifiuta mai.
Dopo aver assaggiato le bollicine il Cècu passa in modalità ‘accusa’ e mi racconta di genitori che vanno a lamentarsi dall’allenatore se il proprio figlio ha giocato cinque minuti meno di un altro, o se è stato in panchina per far posto a un altro ancora che è pure scarso; piuttosto che essere così, meglio essere genitore o nonno di quello più scarso.

Dopo aver spazzolato il tagliere e liquidato il prosecco, il Cècu, consultando l’orologio strozzato da un polsino della camicia stretto quanto lo possono essere le manette del tenente Colombo, si alza di scatto quasi bisbigliando: “ Ussignur, l’è bèli mèssdì, sarà mei ch’ i scapi a cà, se da no la dòna am fa curr!!”

Ci salutiamo con un abbraccio mentre lui, già con un piede fuori dalla porta, si volta e mi lascia definitivamente con un “ Nonnopipo, forsa Nuara tüta la vita!!”. Gli sorrido un po’ commosso, non potrei essere altrimenti.

Arrivato a casa ripenso all’incontro che ho avuto in mattinata, soffermandomi sulle tematiche discusse  riguardanti il calcio quando viene giocato dai bambini, tutti, anche quelli che una selezione purtroppo spietata e cattiva tende ad escludere. Penso a Cècu e al suo nipotino che mai diventerà calciatore, magari grande medico o ingegnere, o un ottimo contadino, ma calciatore mai. E ci rimango un po’ male, perchè inevitabilmente il confronto con i più bravi lo collocherà prima in panca, poi fuori dal contesto.
Però è giusto che possa provare, è giusto che giochi punto e basta, senza guardare a un possibile sbocco professionistico.
E improvvisamente mi ricordo di avere letto tempo fa, su qualche social, una lettera scritta da un allenatore di una squadretta di bambini di un paesino, indirizzata a una mamma intenzionata a togliere il proprio figlioletto dalla squadra in quanto non all’altezza tecnica e fisica degli altri bambini.
La pubblico tal quale di seguito, convinto che tutti e sottolineo tutti: tifosi, genitori, nonni, calciatori professionisti e dilettanti, pedatori brocchi o eccelsi, mestieranti e dirigenti sportivi e non, giornalisti, fino ad arrivare a chi del calcio non glie ne frega niente, dalle righe che seguiranno avremo di sicuro qualcosa da imparare.

 

 

Salve signora!Per me che ho allenato un anno suo figlio ,sapere che è sua intenzione quella di interrompere l’attività, e’ un piccolo-grande fallimento da allenatore. Un fallimento non solo come tecnico,ma anche come persona,indipendentemente da quelle che sono le problematiche singole del bambino,della famiglia. Non essere riuscito a coinvolgerlo a pieno,a stimolarlo,ad integrarlo al meglio all’interno della squadra, a fargli migliorare quei limiti quel tanto che sarebbe bastato,a farlo considerare “più bravo” da se stesso,ma anche da sua madre..Volevo comunque dirle che suo figlio non sarà stato il migliore fisicamente,tecnicamente, tatticamente….. ma eccelleva, era il più bravo,per la sua attenzione,per l’applicazione delle direttive dategli. Per il rispetto che ha sempre dimostrato nei miei confronti,durante gli allenamenti ed alle partite. In questo era il migliore. E’ sicuramente il migliore, basta farlo continuare a giocare, se è quello che lui vuole! Con tutte queste qualità umane,si può migliorare tantissimo, lavorando per colmare i suoi limiti. Glielo dice uno che, una volta, non aveva spazio a Passaggio di Bettona, nella squadra dei suoi amici e coetanei. A 14 anni stavo per smettere, andai a giocare in un altro ambiente, a Cannara, e trovai il modo di esprimere al meglio quello che avevo dentro.Di migliorare,di vincere tante partite, tante quante ne avevo perse a Passaggio quando, oltretutto, non venivo molto considerato dall’ambiente e dall’ allenatore. A Passaggio di Bettona ci sono tornato a 20 anni,dopo aver vinto anche un campionato juniores nazionale per squadre dilettanti,con il Cannara.Ci sono tornato, perché m’ hanno cercato loro (evidentemente qualcuno non mi aveva considerato quanto meritavo in passato) ed ho giocato e vinto tanto. Ho vinto anche un campionato anche a Passaggio, prima di infortunarmi e di smettere di giocare qualche anno fa ma smettere di giocare e’ una delle poche cose che cambierei del mio passato, glielo assicuro! Anche perché nel calcio sono riuscito a dimostrare me stesso che con la passione ed il lavoro si possono ottenere grandi soddisfazioni personali, senza sotterfugi di sorta,in maniera pulita. Solo facendosi “un culo così”,insomma. Aggiungo che le qualità che ha suo figlio, non sono assolutamente secondarie all’interno di un contesto di gruppo. Cosi’ come e’ giusto cercare di educare, punire, ma non emarginare, un bambino dotato tecnicamente, ma maleducato, e’ altrettanto giusto permettere a che è dotato di altre qualità, e meno di altre,d i potersi comunque esprimere.Oltretutto in un contesto come la Real Virtus. Una società che offre un servizio alle famiglie ed ai bambini del posto,più per funzione sociale ,che per spirito competitivo,di vittoria,di primato.E’ bello vedere che gli amici del paese,possano avere un luogo di ritrovo,per la propria crescita,visto che il nostro paese non ne offre di tantissimi. Le qualità di suo figlio, sia nella vita settimanale del gruppo, che nella domenica di gara, sono molto importanti per la squadra. Anche per raggiungere quei risultati che,ogni tanto, fanno bene al gruppo stesso. Perche’ suo figlio, sopratutto grazie a voi genitori e’ un bambino che è contento di giocare anche solo 5 minuti.Si impegna, col sorriso. Fa un po’ da contraltare rispetto a chi, dotato tecnicamente, gode della fiducia del mister, a volte,non meritandosela. E gioca magari controvoglia. Non so se c’era quando fece gol; io mi ricordo bene.È stato molto bello, vederlo esultare. Una scena quasi da film….chi l’avrebbe mai detto?Forse neanch’io,di certo….però il calcio e’ anche questo. Se ha avuto quella piccola gioia, se l’e’ sudata tutta, suo figlio. Per questo è più bella! Non lo privi di quei 5 minuti se per lui sono importanti.
Alla squadra mancherebbe anche un genitore come lei. In un contesto dove tutti gli animi sono esagitati, c’è maleducazione,esasperazione, persone che credono di essere mamma e papà di Messi, Maradona e Van Basten, la sua voce fuori dal coro ed il suo profilo basso sono un esempio per gli altri genitori. Ma forse, mi permetta di dirglielo, e’ un po’ troppo fuori dal coro.Talmente tanto che finisce per uniformarsi al coro stesso…se lascia perché suo figlio “e’ scarso” diventa come quelli che credono di avere il figlio “forte” e sbraitano da fuori alla rete, peggio dei cani randagi, pretendendo spazio e importanza. E questa fine non se la meriterebbe, non la rappresenterebbe. Nel calcio ci vorrebbero più bambini come suo figlio e più genitori come lei. Pensaci e pensateci, anzi:ripensateci!”

 

 

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Io vi odio a voi rulliani

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E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti,

brutta banda di ruffiani e intriganti,

camuffati bene o male da brava gente e santi

io vi odio a voi rulliani tutti quanti

Siete falsi come Giuda e dirvi Giuda è un complimento,

siete sporchi e lerci da far schifo ai porci

infangato avete un marchio senza tanti complimenti

io vi odio a voi rulliani delinquenti

io ti odio MDS che hai svenduto a questi cessi

più di cento anni della nostra storia

sei scappato come un ladro nella tana del perdente

io ti odio MDS connivente

Ma guardatevi attorno avete sparso immondizia

e Novara che è pulita non vi vuole

arroganti e maneggioni ignoranti e incompetenti

Io vi odio a voi rulliani impenitenti

E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti

brutta banda di giullari e intriganti

camuffati bene o male siete sempre farabutti

io vi odio a voi rulliani vi odio tutti

 

Nonnopipo 

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Se il campionato non riprende

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Facciamo il punto della situazione dopo due mesi di clausura tipo arresti domiciliari, in cui il fisico e la mente sono stati messi a dura prova. 

A parte un paio di chili aggiunti alla comitiva, e una condizione psicologica abbastanza accettabile, ritengo di non essere troppo diverso rispetto al periodo pre virus, e di non aver patito eccessivi stress. Ne parlavo, appunto stamattina con il mio frigorifero, un tipo un po’ freddo e di poche parole, che mi obbliga a fare spesso da paciere quando il forno, elemento invece loquace che si scalda subito, si intromette nella discussione e vuole sempre aver ragione, non come la lavatrice che è anziana e che gli girano solo ogni tanto, e spesso ha bisogno di un po’ d’acqua perchè si calmi, ebbene nonostante questi problemi, del resto risolvibili, pare essere tutto a posto. Tutto o quasi, laddove il quasi è rappresentato da un dubbio atroce: I campionati riprenderanno? E se non dovessero riprendere, l’ IKEA riaprirà ugualmente? perchè questo è il grosso problema!!  No, perchè io già mi vedo: è sabato, fa un caldo maiale e io mi ritrovo nel piazzale dell’Ikea in attesa che questa giostra delle cose inutili e globalizzate, apra i battenti a una mandria di pecore impazienti di seguire pedissequamente chi sta davanti a loro.

Quindi mani ben salde sul maniglione del carrello rombante e, per dirla alla Guido Meda, “gas a martello…giú la testa nella carena!!” e via dentro il ventre di questa balena che detesto, per ora, ma che odieró quando saró costretto dall’orario che impone il pranzo, “dove ti trovi ti trovi”, ad assaporare quelle polpette servite dal self service, molto simili alle scatolette del Chappy, la cui digestione impiega circa un paio di giorni a terminare il suo lavoro manco fosse una cassöeula!!!

Proseguendo nella lettura si potranno scoprire innocenti risvolti e ovvie complicazioni che hanno ispirato questo cazzo di articolo.

Vendetta tremenda vendetta!!!!

…il motivo per il quale io mi ritroverò qui a spingere un carrello dentro cui giacciono oggetti inutili dai nomi improbabili quanto un passo doppio di Piscitella o un gol di Pinzauti, tipo Swalka o Öštreiko, che definire stravaganti è il minimo sindacale, ve lo spiego immediatamente, io almeno ho il coraggio di denunciarmi al pubblico lubidrio, mentre altri si mascherano dietro occhialoni alla Sandra Mondaini, per non farsi cuccare da qualcuno che li possa riconoscere; sputtanamento assicurato.

Dunque, una volta stabilite le regole di distanziamento sociale e a campionato annullato, quindi niente partite, e quando verranno riaperti i negozi, vuoi che la gentil consorte, cioè Nonnalanto, non mi “proponga” un giro per comperare quelle due o tre cose?

In questo contesto destabilito da ogni regola del fair play, senza ritegno alcuno, scatta automaticamente la vendetta delle mogli/ compagne nei confronti dei mariti calcisticamente abbonati e avvezzi alle trasferte.

E si, perché in questo spazio temporale, ovvero quello compreso tra il tragico giorno dello stop definitivo e l’inizio della prossima stagione, che presumibilmente arriverà dopo ferragosto, noi uomini tifosi siamo costretti a sottostare, sopportare, subire, ogni tipo di angheria da parte delle Signore consorti, le quali, silenti e falsamente accondiscendenti, stabiliscono unilateralmente l’entità del controvalore da richiedere in cambio alle avvenute e ora definitivamente annullate concessioni calcistiche.

Esse sono ben consapevoli che in questo lasso di tempo i nostri argomenti difensivi valgono quanto una bandoliera di cartucce prive di polvere da sparo, pertanto, scientemente, esse esagereranno.

In cosa? In qualunque contesto possa avere un senso ritorsivo.

Quindi, per offrire una logica a questo preambolo, val la pena ricordare quella volta quando, giunto a casa a tarda notte, praticamente quasi l’ alba, proveniente dall’ultima trasferta della stagione, la mia insonnolita attenzione venne attirata da un foglio scritto a mano, posto sul tavolo del soggiorno, elencante i punti vendita sparsi per il globo terracqueo, da dover visitare. Ecco, sfruttando l’apatia generata dal sempre più probabile annullamento del campionato, verranno inotrate regolari richieste di visite a negozi in cui sarò obbligato a spendere cifre ragguardevoli per portare a casa mobili e accessori assurdi, che per giunta dovrò pure assemblare.

Difatti, eccolo lì il bigliettino di cui immaginavo la presenza, non lo leggo, lo sbircio, e immediatamente lo accartoccio, poi lontano da occhi indiscreti, lo butterò nella differenziata … tanto accamperò la solita sacrosanta scusa che pareva essere un foglio dimenticato e che faceva disordine.

La sbirciata furtiva però mi ha consentito di leggere le solite tre o quattro parole che, analizzate, risultano essere peggio di una dichiarazione di guerra, peggio di una profezia di catastrofi imminenti, peggio di una lettera di Equitalia, peggio di quelle letterine color verde caghetta che ti ricordano di essere transitato a una velocità superiore al limite consentito, peggio del cielo nero che monta su dal Monferrato e costringe il contadino a scappare a casa … perché si da credito al proverbio popolare quando afferma che “se ‘l tempural al riva dla muntagna, ciapa la sapa e va in campagna, ma se ‘l riva dal Munfrá, ciapa la sapa e scapa a cá!”

E quello che ho intravisto sbirciando, altrocché un temporale che arriva dal Monferrato!!!, qui si tratta di un ciclone, di un tornado…ma si, dai, un uragano!!

Quindi rapidamente l’ansia si impossessa dello stomaco e lo rivolta come un calzino, la paura, rapida come un fiume in piena, si trasforma in terrore e ti secca le fauci, la respirazione si fa affannosa, il battito cardiaco scandisce ritmi inusuali.

Recupero un momento di lucidità bevendo d’un fiato un prosecchino che vale da solo tutti gli ansiolitici di questo mondo, le bollicine che salgono prepotenti strizzano le mucose obbligando il volto ad assumere l’espressione di un leggero fastidio.

Intanto l’operazione finalizzata all’occultamento del reperto cartaceo può avere inizio: appallottolo ancor meglio il foglio incriminato e lo butto nel contenitore preposto, ben in fondo, sommerso da un pieno di carta: così in profondità neanche gli agenti del RIS riuscirebbero a scovarlo.

Ma la sorpresa che sa di beffa è dietro l’angolo: lei ha visto tutto e candidamente mi dice: -sai se il bidone della carta è pieno, dato che ci hai buttato quel foglio?

Il silenzio dei secondi successivi conservò la memoria di quelle parole.

In buona sostanza, sgamato, punto e basta.

E lo sboffonchio gutturale che riuscì a malapena a dissimulare il mio imbarazzato disappunto, mi fece optare per un ulteriore e più duraturo silenzio, equivalente a un disperato salvataggio in calcio d’angolo, in attesa di una manciata di immagini al replay prive del commento sonoro.

Ma…sulla battuta del corner fui costretto a capitolare quando lei estrasse dal nulla, come neanche il mago Silvan sapeva fare, la copia del foglio maledetto, dove annotati in ordine di apparizione figuravano i seguenti nomi: Ikea, Maisons du Monde, Leroy Merlin, e altri,altri,altri.

Tutti insieme no, è troppo, nessuno riuscirebbe a sopravvivere a un attacco commerciale di tale portata!!

Difatti lei che ha capito quanto io stessi barcollando, con un sorriso falso come una banconota da quindici euro, mi finisce dicendo: “…ma mica tutti in un sol giorno eh!! Una manciata di sabati di fila e siamo a posto, ora che il campionato è terminato, cominciamo dall’Ikea, poi si vedrà come e dove agire”.

Come e dove agire? Ma mica siamo degli agenti segreti del Mossad, porca la zozza!!

Dobbiamo solo andare all’Ikea, ciondolare un po’ tra lo scaffale Bestå e il guardaroba Askvoll, passando davanti al letto con materasso ottenuto dalla macerazione carbonica delle alghe provenienti dai fiordi incontaminati della Svezia nord orientale, il cui nome sul tabellino esposto risulta essere Ängsvide, e poi caricarli nel culo della macchina che comprensibilmente si rifiuterá di “ospitare” si tanta intrusione!!

E difatti eccomi qui a guardare mobili impossibili da montare e oggetti la cui utilità é pari a una riflessione politica di Renzi su qualsiasi argomento voi vogliate

Riusciró a uscire vivo da questa fabbrica di sogni a buon prezzo apparente?

Forse si, ma il costo del pedaggio da pagare è esagerato rispetto alle poche partite disputate in questo disgraziato campionato.

Ma tant’è; inutile fuggire, inutile proporre alternative tipo week end al mare … si rischierebbe seriamente di dover aggiungere, alla pena dei sei o sette centri commerciali, tre giorni sotto un ombrellone in spiaggia a s-giacón dal sul, che notoriamente detesto, e con le protezioni in polimetilmetacrilato quali distanziamento sociale.

Pertanto, rassegnato e allegro come un cipresso davanti al cimitero, non mi resta altro che caricare in auto i tre scatoloni contenenti la libreria Hemnes da montare…da montare?? appunto… e quando mai qualcuno al mondo è riuscito a montare qualcosa acquistato in questo falsofilantropico “negozio” senza aver tentato almeno un paio di volte il suicidio??

Uno c’è per fortuna, esiste davvero e si chiama Nico; lui l’è toshano e l’ha sposato la mi figliola, lui, che home hantava Battisti, l’è uno di quelli che “hon un hacciavite in mano fa miraholi!!!”

Ecco mi rivolgeró a lui, guardandomi bene dal raccontargli tutta la storia, eh!!

Nonnopipo

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Fuori di testa … o forse no?

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Il mio amico è semplice, certe volte anche buono di carattere e ha un’ anima che si scrive con l’apostrofo.

Altruista di sicuro, ciula le banane al mercato come Benigni faceva nel film Johnny Stecchino, per darle ai bambini bisognosi.

Il mio amico è sterile perchè fino ad ora non ha mai messo incinta nessuna donna, il mio amico non ha mai avuto una donna da ingravidare, o molto piú semplicemente non ha mai avuto una donna.

Lui ama il calcio, anche se in teoria e secondo logica, il calcio lui lo dovrebbe odiare, avendo preso una valanga di calci in culo dalla vita.

Ma lui ama il calcio; è pure tifoso di una squadra, che per lui è una grande squadra e io ci credo, credo a lui, eccome se ci credo.

Il mio amico ha denti quadrati che lo rendono tanto simile a un castoro, forse perchè rosica, anche se un castoro che si rispetti e che ha tutte le carte in regola, nonchè “le physique du rôle”, non rosica ma rode.

Il mio amico discende da una nobile famiglia, difatti la sua stirpe vanta riscontri tangibili giá nella Roma imperiale, dove un Re di nome Erode, giù in medio oriente, fece una strage, mentre il suo amico Nerone erose una cittá intera giocando a quel gioco stupido in cui devi trovare una cosa nascosta: “acqua acqua fuocherello fuoco fuocone incendio. Ecco, appunto, incendio.

Quando vide bruciare Roma, l’amico di Erode, eroso e iroso per quanto successo alla sua Roma esclamó: ” se sono erose efioriranno”.

Non efiorì un bel niente e il mio amico non potè stendere un pietoso velo su questa storia avendo finito tutte le mollette.

Il mio amico è gaio e ride sovente, anche quando la sua squadra perde lui ride, ma non recita, ride perchè è uno che pensa positivo perchè è vivo ed è un fan di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.

Ma i Cherubini, unitamente ai Serafini, sono angeli che disturbano la Santa Messa della domenica con quelle cazzo di trombe, che il prete, storno come la cavallina di Pascoli, nemmeno sente. Tutte le volte, sto povero diavolo di prete, spedisce delle lettere a tutti: ai Corinzi, ai Colossesi, ai Tessalonicesi … ma chi cazzo sono i Tessalonicesi, si chiede il postino che deve consegnare tutte ste cazzo di lettere, e soprattutto in quale campionato giocano ste squadre!!!

Fatto sta che nessuno gli ha mai risposto, e il povero sacerdote, a giorni alterni, si reca nell’ufficio postale più vicino a spaccare i maroni alle impiegate che, quando lo vedono arrivare indossano velocemente un grembiule e con la scopa in mano si trasformano in donne delle pulizie e affermano di non sapere niente.

Parlando del mio amico in modo serio, devo ammettere che nel ruolo di tifoso di calcio lui è proprio bello, di un bello che lo ripaga di tutte le angherie che subisce, il mio amico è studiato, ma non sa fare le operazioni perchè non conosce le tabelline, peró è allegro di mattina.

Ha pochi parenti e poche risorse ma possiede tutte le vitamine che servono.

Però è un gran tifoso della sua squadra, della quale ha una grossa fotografia appesa nella sua camera, ma gli piace la montagna, quella impegnativa, mica quei sentierini appesi a un prato, lui ama la montagna quella vera, quella scolpita nella fatica e nel rischio di non riuscire ad andarci a letto.

Perchè la montagna è un’amante, punto e basta.

Poi al mio amico gli piace il calcio e va alla partita.

Il mio amico ha la lingua trasparente e il naso sempre umido, quando assiste alla partita, il mio amico.

Ma quando la palla entra nella storia dopo aver superato la speranza bianca di gesso, lui accende gli occhi cisposi con un interruttore che custodisce nella tasca bucata dei pantaloni.

Esulta come tutti gli altri, proprio come quelli che vivono in una altra arena.

Lui è tifoso del Novara, ma anche dell’Olbia e del Torino, della Gionzanese e ultimamente anche della Pro Vercelli; si anche loro hanno bisogno del tifo del mio amico, che però non ama il mare perchè, dice, è egoista e nasconde sottacqua tutto quello di cui dispone e ti offre una sola alba e un solo tramonto al giorno, sto tirchione.

Il mio amico mi ha detto che odia la politica, quella dei telegiornali e dei talc sciò, perchè la politica attiva lui la fa tutti i giorni, da quando prende il caffè appena alzatosi, fino al momento di spegnere la luce prima di dormire, lui è un gran politico, figlio di gran politici, tanti politici, solo politici, politici dappertutto. Vitalizi rubati.

Ma lui è tifoso del Novara prima di tutto, e quando va allo stadio sta in piedi in curva al centro di essa e urla, canta, sventola persino una bandiera in cui è raffigurato un grande giocatore del passato, ma lo trovi contemporaneamente anche in rettilineo dove protesta e insulta il guardalinee, e addirittura nei distinti dove peró sta sempre tranquillo. In tribuna no, non lo potrai mai trovare perchè a lui non piace scorreggiare sui seggiolini.

Il mio amico sogna sempre in bianco e nero, ma lo sfondo della scena è sempre colorato d’azzurro, perchè questo è il suo colore preferito, anche se il rosso che è sempre stato nel suo cuore è un altro sogno che si è arreso.

E mentre il mio amico era in coda per ricevere un sorriso, con il volto dipinto da uno sguardo senza peso, ha raccontato al vento la sua storia.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

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