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Storia e memoria

1975/76 A DUE PASSI DAL SOGNO

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Quante volte è capitato nella storia dei campionati di serie A e B che un guardalinee si rompesse una gamba durante una partita?

Quante volte è capitato che un guardalinee venisse sostituito da un altro che aveva il patentino revocato?

Quante volte è capitato che una partita si dovesse rigiocare per “errore tecnico”?

E quante volte succede che la tua squadra sta vincendo in trasferta, la partita decisiva del campionato, contro la favorita per la vittoria finale ed il guardalinee si rompe una gamba a 15 minuti dalla fine, viene sostituito da uno che non può guardare le linee, gli avversari pareggiano ma la partita viene invalidata e ripetuta, ripartendo dal primo minuto.

E’ successo, è successo una volta, è successo a noi: Catanzaro-Novara 18 aprile 1976

La graduatoria finale non rende giustizia alla stagione del Novara che fino a 6 giornate dal termine era in testa alla classifica e che ad una giornata dal termine, con il sacrosanto punto di Catanzaro, sarebbe stata al terzo posto in classifica ad un solo punto dalla vetta.

Forse il Novara non ce l’avrebbe fatta ma sicuramente quell’episodio ha negato agli azzurri la certezza del risultato sportivo. Nessuno può dire come sarebbe andata a finire senza quella sostituzione a gara in corso e tutte le vicende successive.

Recupero della 29 giornata – 17 giugno 1976 Catanzaro-Novara 3-0

Il Novara ha scelto di rinunciare al ricorso per giocarsi tutte le sue ultime possibilità di promozione sul campo. La scelta è stato il frutto di un calcolo ben preciso: se anche fosse stato restituito il punto, non sarebbe stato sufficiente per rientrare nei giochi promozione: ci vogliono 3 punti, due bisogna conquistarli a Catanzaro e poi un punto a testa tra Novara e Foggia potrebbe essere utile ad entrambe le squadre per la promozione.

Ma i conti furono sbagliati, era impensabile affrontare due trasferte al sud in tre giorni, su campi infuocati in tutti i sensi, in un giugno caldissimo, senza venire travolti. Era meglio puntare tutto sulla restituzione del legittimo punto conquistato sul campo a Catanzaro e poi andare a Foggia a giocare freschi, riposati e carichi tutte le nostre possibilità. Ma questo con il consueto senno di poi.

Il Novara parte martedì con destinazione Crotone, convinto di poter schierare Vivian e Menichini, ammoniti nell’ultima partita ed in odor di squalifica. Il turno di squalifica scatterà come consueto per la domenica successiva e non per la partita di Catanzaro.

“Domenica l’arbitro Ciulli ha ammonito ben quattro novaresi e per due si profila la squalifica: Vivian e Menichini.  Stando al passato – risponde l’allenatore novarese – la squalifica sarà per domenica e non certamente per giovedì. Il comunicato è reso ufficiale mercoledì sera e mi pare ci vogliano 24 ore per renderlo esecutivo”

Anche questo calcolo fu sbagliato, il giudice Barbè anticipò di un giorno le sue decisioni per renderle operative fin da giovedì, squalificando per due giornate Menichini.

Giorgis deve quindi fare i conti con le contemporanee assenze di Menichini, Veschetti, Udovicich e con Lugnan menomato dall’infortunio della domenica precedente. Il Novara è costretto a schierare Ferrari difensore centrale in coppia con Vivian, Scorletti nell’inedito ruolo di terzino sinistro e Lugnan palesemente infortunato, a destra.

“Il Novara si difende. E’ mutilato di due uomini importanti ma regge. La partita si fa nervosa, non c’è il gioco c’è lo scontro”

Garella tiene a galla gli azzurri con alcuni interventi prodigiosi e si arrende solo al 58’. Improta serve Palanca, il piccolo attaccante ruba il tempo a Scorletti e di testa mette in gol.

Lo stadio ora è una bolgia con 30.000 tifosi calabresi n piedi che urlano la loro gioia. Il Novara prova timidamente a reagire e reclama un rigore per atterramento di Piccinetti. L’arbitro Menicucci non ci pensa proprio a rovinare la festa.

Al 65’ ancora Palanca di testa (l’attaccante calabrese è alto 1,69 e una doppietta di testa non la rifarà mai più) e Improta al 65’ chiudono tutti i giochi. Il risultato finale è giusto anche se troppo severo nel punteggio.

“Questa famosa ripetizione si è conclusa a netto favore del Catanzaro che, dalla vicenda del guardalinee fasullo ha ottenuto tutto quello che voleva, cioè i due punti indispensabili per il salto in serie A, alla faccia del regolamento e della giustizia sportiva”

A Novara la sconfitta viene raccontata da Radio Azzurra in tutti i ritrovi del tifo azzurro. Dal bar Benevolo allo Stregone i locali sono gremiti ed alla fine la delusione ed un profondo senso di ingiustizia prendono il sopravvento.

“Non c’è niente da fare, si è fatto di tutto per farci perdere e alla fine ci sono riusciti. Il trionfo dell’ingiustizia sportiva è stato totale”

Giornata 38 – 20 giugno 1976 Foggia-Novara 1-0

La matematica concede agli azzurri ancora una piccolissima speranza, battendo il Foggia e con i contemporanei passi falsi di Varese, Brescia e Catanzaro possiamo sperare in uno spareggio.

La società prova a dare per l’ultima volta la carica ai suoi ragazzi

“Guai a chi non si impegnasse – tuona il dirigente Egidio Nuvolone – A Novara siamo abituati a perdere dopo aver speso tutto per avere la coscienza tranquilla. E’ quello che pretenderò domani a Foggia per uscire da questo tormentato campionato a testa alta”

“Adesso andiamo a Foggia e se non mi danno retta, se non giocano come pretendo io saranno guai per molti – questo il pensiero di Giorgis – Abbiamo ancora una piccolissima probabilità perché non cercare di sfruttarla?”

Il Novara gioca nella domenica in cui il 93,4% (!!!) degli italiani si reca alle urne. 14 milioni di italiani votano DC e più di 12 milioni di italiani votano PCI. Il Partito Comunista di Berlinguer guadagna il 7% e si avvicina come non succederà mai più a governare il Paese.

Quella stessa notte a Belgrado, lo sconosciuto Panenka inventa il cucchiaio e segna il rigore decisivo che consente alla Cecoslovacchia di sconfiggere la Germania Ovest nella finale del Campionato Europeo.

L’ambiente pugliese ha preparato la festa promozione prima ancora di giocare la partita. I giocatori si presentano in campo accompagnati da una grande A di fiori rossi, dopo 16 minuti il Foggia passa, palla a Toschi che supera il giovanissimo Venturini al suo esordio e serve al centro dove l’ex Turella è pronto a deviare di testa. La palla batte sulla base del montante destro della porta di Garella e rotola in rete.

Il Novara non si arrende, reagisce e gioca una partita di grande temperamento come aveva chiesto il suo mister e sfiora ripetutamente il gol soprattutto con un bolide di Piccinetti, respinto di pugno da Memo.

Dopo 45 minuti di gioco la classifica vede Foggia e Genoa a 45 punti, Catanzaro 44, Varese 43, Brescia 42, Novara 41.

Al 63’ il Varese passa in vantaggio ed aggancia il Catanzaro a quota 44. Replicano i calabresi al 71’ con il solito Palanca ma al 85’ vengono raggiunti dalla Reggiana ormai matematicamente retrocessa. Ad un minuto dal termine la classifica vede Catanzaro e Varese appaiate a 44 punti. Ma al 90’ la difesa emiliana stranamente si ferma su un lancio in area e Improta può facilmente insaccare dall’area piccola.

Genoa, Foggia e Catanzaro sono in serie A. Oltre al Novara, la squadra realmente danneggiata dalla vicenda del guardalinee sostituito è il Varese: senza quel punto in più, il Catanzaro sarebbe stato costretto ad uno spareggio promozione contro i lombardi.

Si chiude così il campionato 1975/76, il Novara si è fermato a due passi dal sogno con tanti rimpianti, non solo per la vicenda Catanzaro.

Il Novara si è trovato, quasi casualmente, con una formazione fortissima, con giovani che avrebbero poi fatto una carriera importante: Garella, vincitore di due scudetti, Menichini con oltre 200 partite in serie A, Marchetti 185 presenze e 10 gol in serie A, Rocca e Salvioni con oltre 50 presenze in serie A e centinaia in serie B. Una difesa perfetta con la coppia centrale Vivian-Udovicich insuperabile nella prima parte del torneo e quella Vivian-Veschetti nella seconda parte, ancora più convincente.

La rosa novarese non era però completa. Specialmente in attacco mentre le altre squadre potevano contare su bomber di razza come Pruzzo, Bonci, Bordon, Palanca, Muraro e Altobelli, tutti in doppia cifra, la coppia azzurra Fiaschi-Piccinetti si fermava a rispettivamente a 9 e 7 gol ma soprattutto non erano aiutati dagli altri attaccanti in rosa, con Giannini e Rolfo che non riuscirono a realizzare un solo gol in tutta la stagione.

L’infortunio di Ferrari a lungo assente e fondamentale per il gioco azzurro e la rosa ridotta al minimo che ha costretto spesso Giorgis a schierare giocatori fuori ruolo hanno tolto agli azzurri quei pochi punti indispensabili per raggiungere l’obbiettivo.

Il Novara 1975/76 era sullo stesso livello delle altre squadre promosse in serie A. Senza dimenticare i numerosi episodi arbitrali sfavorevoli e i tanti pareggi in partite dominate sul campo, Il Novara è rimasto imbattuto contro il Genoa, imbattuto anche contro il Catanzaro nelle due partite “vere”. Contro il Foggia ha pareggiato una partita dominata sul campo e ha perso il ritorno all’ultima di campionato, ha pareggiato due volte contro il Varese.

E’ mancata probabilmente la determinazione e quella lungimiranza che a novembre poteva portare la società a compiere qualche ulteriore rinforzo nella rosa. Non era previsto ad inizio stagione un campionato così esaltante e sicuramente il rimpianto, in primo luogo di Tarantola, per essere arrivati a due passi dalla serie A, traguardo sempre sognato e mai raggiunto dallo storico Presidente, è stato grande.

L’anno successivo lo stesso Presidente, gli stessi dirigenti e lo stesso mister fecero un disastro.

Al posto di Garella, Menichini, Salvioni, Rocca, Marchetti e Fiaschi arrivarono Moriggi, Amato, Fabbian, Lassini, Cavallari e Giavardi.

Vivian fu vittima di un grave infortunio che lo tolse dai giochi per tutta la stagione e Udovicich pur rimanendo in rosa, non giocò più. A Novembre si provò a rimediare ingaggiando Buso, Lodetti, Toschi, Cattaneo e Fumagalli ma il danno era fatto ed il Novara retrocesse.

Sei mesi dopo la fine della miglior stagione dell’era Tarantola i tifosi aggredirono ed insultarono il Presidentissimo, accusandolo di utilizzare il Novara Calcio per interessi imprenditoriali personali e costringendolo alle dimissioni, poi ritirate. Ma questa è un’altra storia.

 

 

Se la cava meglio con i video che con la scrittura, spiega meglio il passato che il presente. Ma l’importante è che ci sia Novara ed il Novara di mezzo. La sintesi è la sua dote migliore.

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La Coppa dimenticata

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Nel ricchissimo palmares dell’Hockey Novara (quello vero) troviamo 32 scudetti, 20 Coppe Italia, 3 Coppe di Lega e 3 Coppe CERS. Manca come ben sappiamo la Coppa dei Campioni, sfiorata in quattro maledette finali.

In realtà l’Hockey Novara salì sul tetto d’Europa in un’occasione, nella stagione 1994/95 quando l’International Board decise di istituire per la prima volta l’EuroLega per club.

Non fu un torneo amichevole anzi nelle intenzioni della Federazione Europea doveva essere la prima edizione della nuova “Coppa dei Campioni” un’intuizione che anticipava le scelte del basket e molto più tardi del calcio.

Dal 10 al 16 luglio 1995 vengono invitate in Spagna le squadre di club più forti d’Europa: per l’Italia oltre al Novara, vengono selezionate il Roller Monza ed il Lodi (secondo e terzo classificato nell’ultimo campionato), per il Portogallo il Porto, il Benfica e il Barcelos, per la Spagna Barcellona, Vic, Reus, Flix, Nissan Piera e Andorra. Gli svizzeri del Montreaux, i francesi dell’Arc Atlantique e i tedeschi del Conemberg completano il quadro.

Ci sono praticamente tutte le migliori squadre d’Europa con l’eccezione del Liceo La Couruna e dell’Igualada che all’ultimo momento rifiutano di partecipare in polemica con il Barcellona “colpevole” di aver ingaggiato proprio nei giorni precedenti due giocatori e l’allenatore della rivale Igualada.

La formula è semplice: le squadre vengono suddivise in 4 gironi, le prime due classificate di ogni girone, si affrontano in scontri diretti: quarti, semifinali e finale.

Nel girone A che si disputa a Vic, si affrontano i padroni di casa del Vic contro Novara, Barcelos e Andorra che sostituisce il Liceo La Couruna. Nella prima partita il Novara demolisce Andorra per 10 a 1 con tre reti di Enrico Mariotti, quattro reti di Bernardini e una a testa per Orlandi, Pablo Cairo e Massimo Mariotti. Nel secondo turno gli azzurri vincono la decisiva sfida con il Vic per 6 a 3. Nell’ultimo turno, il Novara perde con il Barcelos per 3-4 (gol di Massimo Mariotti, Orlandi e Pablo Cairo) ma si qualifica insieme al Vic per il turno successivo grazie alla differenza reti che elimina il Barcelos.

Il girone B si gioca a Barcellona e insieme ai Blaugrana si affrontano Porto, Amatori Lodi e Conemberg. Clamorosa è l’eliminazione del favorito Barcellona. Passano al turno successivo Amatori Lodi e Porto.

Il girone C che si doveva disputare a Igualada dopo il forfait della squadra spagnola, si gioca a Barcellona e vede affrontarsi Roller Monza, Nissan Piera e Montreaux. Roller Monza e gli spagnoli del Nissan Piera si qualificano agevolmente

Infine il girone D che si disputa sulla pista di Reus; contro i padroni di casa incrociano le stecche Benfica, Arc Atlantique e Flix. Passano al turno successivo i portoghesi del Benfica e gli spagnoli del Reus.

Tre squadre italiane, tre spagnole e due portoghesi si affrontano quindi nei quarti di finale con questi risultati:

Roller Monza-Benfica 4-1; Porto-Vic 2-1; Nissan Piera-Reus 5-0

Il Novara sfida nei quarti di finale il Lodi in un classico dell’Hockey italiano. Gli azzurri allungano nel primo tempo con un’autorete di Mirko Bertolucci e un gol di Amato. Nel secondo tempo il Lodi ribalta il risultato portandosi sul 3 a 2 ma Franco Amato segna e porta il Novara ai supplementari. Il risultato non cambia e così la qualificazione si decide ai rigori: Enrico Mariotti segna, Bresciani sbaglia, il Novara passa il turno.

In semifinale il Porto elimina il Nissan Piera (4-3) mentre nell’altra semifinale si affrontano due squadre italiane: Novara e Roller Monza ripropongono l’ultima sfida scudetto andata in scena poche settimane prima. Il Novara è una squadra di cannibali, campioni mai sazi di vittorie e dopo il vantaggio iniziale del Monza con Paez, il Novara ribalta il risultato con i gol di Massimo Mariotti e Bernardini. Il primo tempo finisce in parità con il gol monzese di Piscitelli. Nella ripresa l’equilibrio viene spezzato dal gol vittoria di Enrico Bernardini al 24’30”

La finale della prima Eurolega della storia sarà Novara-Porto, una classicissima dell’Hockey su pista Europeo.

Il Novara dispone inizialmente in pista Cunegatti, Enrico Mariotti, Orlandi, Bernardini, Amato. Mister Battistella può permettersi il lusso di lasciare in panchina Massimo Mariotti, Pablo e Alejandro Cairo; Il Porto viene sorpreso dalla partenza degli azzurri: in otto secondi Amato disorienta la difesa portoghese e tira in porta, sulla respinta, Bernardini è prontissimo a ribattere in rete: uno a zero.

Il Porto si riorganizza e dal 4’ al 6’ ribalta il risultato portandosi sul due a uno. Il Novara è in difficoltà ma viene tenuto in gioco dalle prodezze di Cunegatti e in contropiede con il micidiale Franco Amato riporta in parità l’incontro. A 30” dal termine del primo tempo con il sempre presente Bernardini, il Novara si riporta in vantaggio: 3 a 2.

Nella ripresa il Porto cerca il pareggio ma il Novara che è una squadra matura e calcolatrice (molto diversa da quella istintiva e feroce ma inesperta che perse la finale di coppa dei campioni nove anni prima sempre contro il Porto) aspetta i portoghesi e colpisce in contropiede: in 5 minuti dal 35’ al 40’ segna tre gol con Pablo Cairo (doppietta) e Enrico Mariotti portandosi sul 6 a 2: è fatta! Anche se il Porto prova a farsi sotto con il gol del 3-6 sarà ancora Pablo Cairo a spegnere ogni illusione. L’ultima rete portoghese serve solo a stabilire il risultato finale: Novara-Porto 7-4.

 

Il Capitano Enrico Bernardini può alzare quella coppa sfuggita tante volte. Non sarà la “vera” Coppa dei Campioni ma gli assomiglia molto: il Novara vince la prima Euro Lega della storia dell’Hockey su Pista.

Per Franco Amato “quel Novara era una grande squadra, una delle più forti se non il Novara più forte di sempre. Arrivammo all’Eurolega al termine di una stagione vincente ma eravamo stanchi e con qualche infortunato. Partita dopo partita ci siamo ritrovati in una grandissima forma che ha sorpreso noi stessi e siamo riusciti a battere tutte le squadre più forti d’Europa e riuscire a farlo in casa del Barcellona fu una soddisfazione doppia”

Anche Massimo Mariotti ricorda che la conquista dell’Eurolega fu “un successo di grande prestigio contro tutte le squadre più forti in Europa. Fu la prova generale per quel torneo che ancora oggi è in vigore con gironi, eliminazioni dirette e final four. La stagione 94/95 fu travagliata, anche se vincemmo scudetto e Coppa Italia, con l’addio inaspettato di Mister Innocenti, sostituito da Aguero che non fu accettato dallo spogliatoio e successivamente cambiato con Battistella. Questa instabilità ci costò probabilmente l’eliminazione in Coppa campioni contro il Benfica. E’ un vero paradosso che una squadra di quel livello non sia mai riuscita a conquistare una Coppa dei Campioni ma la vittoria dell’Eurolega del ’95 ha senz’altro un valore tecnico enorme, sicuramente maggiore di quella di quest’anno impoverita dall’assenza di 12 club tra i più forti d’Europa.”

La Coppa vinta nel 1995 sarà l’ultimo trofeo conquistato in Europa nella storia del club azzurro. Fu Il regalo d’addio di una generazione di fenomeni che nelle stagioni successive seguiranno altre strade.

A proposito: dove sono finiti i trofei? Dove sono le Coppe conquistate dall’Hockey Novara? E’ normale che la società più blasonata della città di Novara sia tenuta in ostaggio da una proprietà che da 13 anni sottrae ai tifosi, legittimi proprietari, la possibilità di continuare una storia che nel 2024 sarà centenaria?

Perché i sindaci e gli assessori degli ultimi 13 anni non hanno trovato una soluzione che nel calcio hanno trovato in quattro giorni? Quando potremo tornare a tifare per il vero Hockey Novara?

 

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La giornata del quadrilatero

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Una storia affascinante che parte da una contrapposizione geometrica. Il triangolo dei grandi agglomerati con le squadre di: Milano, Torino e Genova contrastato dal quadrilatero di una provincia tutt’altro che subalterna costituita da: Alessandria, Casale, Novara e Pro Vercelli. Una giornata dedicata al Quadrilatero non è un’operazione meramente nostalgica ma ribadisce la possibilità di poter emergere anche se non si posseggono risorse auree. Città e territori che si sono costruite una propria identità nonostante l’ingombrante triangolo delle città industriali. Grigio, Nero, Azzurro e Bianco colori scritti con la maiuscola perché crogiuolo di passione e vita di un orgoglio ancor oggi mai sopito. I momenti bui e quelli esaltanti percorrono l’esistenza di tutti i clubs con cambi di ragione sociale e proprietà ma il fascino di vedere la maglia che ti rappresenta e rappresenta la tua comunità non ha eguali . Il Quadrilatero è un territorio orgoglioso ed attuale che sa rinascere e ricostruirsi sempre anche se in Piemonte non abbiamo gli sceicchi. Il nostro augurio e auspicio è che nei prossimi anni, quando si celebrerà nuovamente l’evento, la città di Novara e la sua Amministrazione Comunale daranno maggiore importanza e risalto a questa giornata.


Siviersson

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Restiamo solo Noi

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“viaggiatore non c’è sentiero, il sentiero si fa mentre cammini ” (Antonio Machado)

A partire da oggi ogni passo che compiremo, sarà il frutto del destino che ci stiamo scegliendo, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Se non vogliamo che essere trascinati, se desideriamo farci interpreti del nostro destino, non dovremo far altro che avventurarci in terre che non abbiamo mai avuto i coglioni di percorrere, per lasciare la nostra impronta in questo mondo che noi vediamo dipinto d’azzurro e definire il nostro  futuro.

Basta parlare dei Rullo, dei De Salvo e dei Pavanati … dobbiamo essere onesti con noi stessi … ce li siamo meritati.

E basta anche col le pippe del sindaco e delle “famose istituzioni” …  ci hanno sonoramente rotto il cazzo.

Novara, il Novara, siamo Noi e ce lo riprendiamo … ovunque sia.

E basta anche con queste manifestazioni da terza media con le letterine e le bandiere sul balcone che sono di una tristezza infinita e non servono ad una beata minchia.

Il Novara deve ritornare ai novaresi, come una volta … e se “la decisione inopportuna” dovesse il 27 tramutarsi in “deprecabile ma accettabile” dovremo comunque essere pronti e organizzati per incidere, controllare, verificare … a muso duro .. se serve.

Il mio Novara nasce quasi 55 anni fa ed era un Novara povero ma pulito … serie B o serie C ( che si alternavano) non facevano paura perché il Novara era una festa .. a prescindere.

Percorreva i primi passi il Santino che con tanti sacrifici e probabilmente un po’ di culo è riuscito per dieci anni a farlo diventare un fortino regalandoci la memoria della nostra gioventù . Ora i tempi son cambiati, certe cose non sono più realizzabili, e di Santini in giro non ce ne sono più …

Ma ci siamo Noi!
Tra di noi ci sono manager, avvocati, fiscalisti e tributaristi, imprenditori …. forse pochi per sopportare lo sforzo economico necessario per affrontare la gestione di un campionato; ma tanti e bravi per organizzare un comitato di controllo, una “Blu Union” a protezione non dei calciatori o dei dipendenti ma della maglia azzurra.

Mi aspetto che le tre organizzazioni ( Nuares, Fedelissimi e Coordinamento ) quanto prima, indipendentemente dalla lettera che caratterizzerà il nostro prossimo campionato inizino a scegliere una decina di personaggi a cui demandare la vigilanza di ciò che succederà nei corridoi di dove saremo. Un comitato che sorvegli, con competenza e cognizione di causa, su tutto ciò che succede perché, penso concordiate con me, ci siamo sonoramente rotti i coglioni di subire azioni improprie da parte di personaggi che con Novara e il Novara non c’entrano un cazzo.

E anche se, in un prossimo futuro, un nuovo Novara sarà in mano a novaresi questo comitato dovrà continuare a sorvegliare, suggerire, mettere il dito nella piaga e poi porgerlo nel culo di chi potrebbe fare qualcosa di inappropriato.

Torniamo pure a mandarci affanculo sugli spalti o sui social per diverse opinioni sul gioco, o per questo o quel giocatore, ma torniamo tutti ad essere uniti e pronti a rimboccarci le maniche da persone adulte e mature.

Restiamo solo Noi.

ciumi

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