“Poveri noi”. Editoriale

La sera di un 30 giugno di un anno a caso nella prima metà degli anni ottanta probabilmente mi avrebbe visto in trepidante attesa. Quei tempi, ben lontani dall’era internet, a casa mia le sere di inizio estate vigeva l’esaltazione del non aver una mazza da fare: mia madre andava a messa nella chiesetta delle case rotondi, mio padre invece mi caricava sul sellino della bici e mi portava a vedere se atterravano i caccia fuori dall’aeroporto militare di Cameri, precisamente nella strada che porta alla “Quercia”. Lì non si faceva ovviamente nulla, se non donare sangue alle zanzare, ma quel nulla rappresentato dall’attesa infinita di qualche atterraggio per me era tanto. Il più delle volte non succedeva poi niente, ma ogni tanto qualche aereo atterrava e io ero il bimbo più felice al mondo. Attesa, grandissima attesa, estenuante ed infinita attesa. La stessa che proviamo di questi tempi per il Novara Calcio con la differenza che mentre per gli aerei era certo che prima o poi qualcosa atterrasse, qui di certo c’è solo l’iscrizione avvenuta. Cosa che qualcuno ritiene essere un motivo di ringraziamento all’attuale proprietà ed altri, sicuramente il sottoscritto, un mero atto dovuto. Avrei forse potuto utilizzare la metafora del cinese seduto sul bordo del fiume in attesa del cadavere, ma siccome non mai capito se questo poi realmente è mai passato, e comunque se è passato lo ha fatto da cadavere, allora meglio parlare di aerei militari. Che peraltro a Cameri alla fine non ne atterrano davvero quasi più, ma vabbè.

Il fatto è che qui si alternano settimane di fake news ad altre dove non ci sono nemmeno quelle. Settimane in cui il passaggio proprietario sembra fatto, ad altre in cui si fanno i nomi di tre allenatori, ai più sconosciuti, e non ci si prende neanche lì. E intanto domani inizia pure formalmente il calcio mercato, altra buffonata che lo scorso anno si è cercato di rendere più seria limitandone la durata fino ferragosto (ovviamente poi derogata al 31) e che quest’anno terminerà addirittura il 2 settembre, dopo ben due giornate di campionato già giocate.

Che poi, pur non avendo attualmente rapporti personali diretti con le figure apicali all’interno della Società, lo so perfettamente che cosa staranno dicendo ora a Novarello. Li sento come se fossi lì davanti a Nespoli, Zebi e a qualche altro impiegato ascoltarli dire: “solo 36 squadre su 56 iscritte ad oggi hanno l’allenatore, che problema c’è? Non è importante oggi averlo”; “dire che non si fa nulla è offensivo, noi lavoriamo quotidianamente per il bene (?!) del Novara, facciamo riunioni quotidiane e siamo proiettati verso la nuova stagione”, “il calciomercato non è neanche iniziato, ma di cosa parlate?” (Questa da sempre è la puttanata che preferisco). Difese d’ufficio per salvare l’immagine di una Società che, negli ultimi dodici anni, non si era mai trovata a inizio luglio in una situazione di imbarazzante stallo e di apparente disinteresse come quello di quest’anno.

Meno male che nella vita reale lo stipendio me lo paga un’azienda privata, perché se fossi mai stato uno di quei due o tre poveri cristi che vivono di giornalismo sportivo locale sarei davvero depresso e non saprei dove picchiare la testa. I media di calciomercato nazionali non nominano nemmeno più il Novara, e se lo fanno è per riportare il settimanale punto della situazione pubblicato o sulla Stampa o altrove, e i due giornali locali scrivono fondamentalmente articoli fotocopia da dopo l’eliminazione con l’Arezzo. Ma non è che sono pessimi loro, sia chiaro. Non c’è proprio davvero nulla da raccontare, e questa è di per se la vera grande notizia.

È proprio vero che si stava meglio quando si stava peggio. Primissimi anni ’80, seduto su un seggiolino di una bici a non far nulla davanti ad una pista di atterraggio di jet militari. Con mio papà che mi diceva: “quest’anno è l’anno buono“. Proprio ieri mi ha invece detto “poveri noi”.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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