L’estate dimmerda Pensieri e parole

Che bella l’estate!!

Sole, mare, abbronzatura, escursioni in montagna, vacanze, libertà di muoversi senza gli ingombranti indumenti invernali che, dite quello che volete, terranno pur caldo, ma tutte le volte che sali in macchina e devi allacciare la cintura, diventa un casino di proporzioni bibliche trovare il gancio.

Che poi a me il sole nemmeno piace quel granché, e, conseguentemente, nemmeno l’abbronzatura. Trovo delirante essere catapultato in mezzo a chiappe, schiene e tette di ogni forma e colore, modello e misura, dalla taglia “smilz” alla “doppia icselle”.

Del resto il mio pallore imbarazzante tradirebbe un palese disagio se confrontato con le altre colorazioni epiteliari, quindi l’ombrellone diventa l’unico strumento utile alla mia salvezza: il disco scuro proiettato sulla sabbia lo difenderò come i fanti italiani difesero i sacri patrii confini sul Piave.

Bella stagione l’estate, anche se non è che sia poi così eccezionale eh!!

Intanto si suda come Giuliano Ferrara in uno studio televisivo e tutte le volte che una nuvola poco più che grigia si avvicina alla tua macchina, ti caghi addosso per la paura che la grandine compia il suo dovere.

Che bella sarebbe l’estate!! E qui l’ uso del condizionale diventa obbligatorio.

Appartenendo io a quel sano genere umano che non può fare a meno del calcio, con l’arrivo dei primi caldi e la fine di tutti i campionati sono costretto a subire una delle privazioni più schifose a cui un “calciomane” possa essere sottoposto.

A questo punto non mi resta altro da fare che definire l’estate una stagione disgraziatamente dimmerda.

Il freddo invernale? Mi copro e vado allo stadio, magari i bati i bruclèti (i novaresi capiranno), ma poi mi scalderò. Le piogge primaverili? Prendo l’impermeabilone e vado allo stadio, che problema c’è? L’autunno poi, metereologicamente parlando, è una vera pacchia. Ma l’estate no, d’estate il calcio è fermo e si va in crisi di astinenza.

Gli anni passati bevemmo alla fonte putrida dei ripescaggi o riammissioni che dir si voglia: l’estate era salva, si parlava di calcio nelle aule di tribunale, un calcio di ripiego ma pur sempre calcio. C’è stato chi ha conosciuto il significato degli acronimi IRPEF, TAR, TNASI e altro ancora, chi ha associato un volto e un nome a una carica istituzionale scoprendo il gusto delle rime : Balata e Fabbricini che fan rima con Frattini, Gravina e Lotito che fan rima con merda, insomma, qualcosa ci ha tenuto occupati con la surroga di un calcio diverso, con un calcio discusso e privo del rotolar di un pallone che ci ha misurato la tenuta del fiato sospeso e la forza necessaria per riuscire a tenere le chiappe strette ben più rispetto alle sfide con Albissola e Gozzano, e una volta mollati i glutei, di tutto ci è stato infilato.

E quest’anno, con i trenta gradi appena arrivati, siamo qui come tanti profughi alla deriva su un gommone in attesa che qualche nave ci possa gettare il salvagente di una cittadella dello sport qualsiasi di cui discutere,  il cui porto d’approdo è ancora tutto da decidere, verificare e comprendere se aperto o chiuso, come va di moda ora in ben più tristi e drammatiche realtà.

Un romanzo attraverso la cui lettura pagina dopo pagina, ci possa far intuire il ruolo che sarà ricoperto dalla società Novara Calcio, e da lì sviluppare non certo il progetto o l’esecuzione dell’opera, ma capire quanto in termini di “classifica” possa guadagnare il Novara di MDS o di chiunque altra proprietà.

È dura, lo ammetto: giugno, luglio e un toch di agosto senza calcio possono produrre effetti devastanti riguardo la tenuta psico fisica di chi vive di calcio, posto che non si rimedi almeno un Lotito da odiare, ma andrebbe bene anche un Cellino.

E la conferma di quanto sopra riportato, viene certificata dall’ episodio di cui sono stato spettatore non pagante sabato scorso al mercato coperto di viale Dante, quando un signore, carico di borse della spesa quanto lo poteva essere un mulo degli alpini, cadeva a terra sommerso da generi alimentari di varia natura mentre io, invece di aiutarlo a rialzarsi, lanciavo rapide occhiate intorno con lo scopo di individuare il colpevole, scavando nelle mie tasche alla ricerca di un cartellino di colore rosso da poter esibire.

Ma ancor più ho capito di essere in crisi di astinenza da calcio quando, immobile come un ebete davanti la scena, ho atteso invano il replay.

Infine sfrutto impropriamente questo spazio, generosamente comcessomi a pagamento dal Gran Direttore editorialista il Vannu, rivolgendomi a tutti i pensionati che non hanno un cazzo da fare: siete pregati di non avvicinarvi all’ area che sarà interessata dai lavori riguardanti la realizzazione della “cittadella dello sport”, essendo la suddetta area di mia assoluta competenza.

Grazie.

Nonnopipo   


Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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