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Pensieri e parole

Come la resina degli alberi

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Dopo aver subìto il secondo gol dalla squadra le cui contrade sono conosciute in tutto il mondo quasi quanto i nostri rioni e che avrebbe determinato la quarta sconfitta consecutiva tra le mura amiche, con la rassegnazione tipica di chi è consapevole che ormai ben poco ci sia ancora da sperare, mi son trovato a osservare gli spazi desolatamente vuoti disegnati sugli spalti del Piola.

Rassegnazione che ha resistito fino a quando, il giorno successivo, a compensare il mio stato d’animo ormai in caduta libera e offrire risposte a domande che ancora non mi ero posto, mi  sono venute in soccorso una manciata di fotografie postate su Facebook da Andrea Tartarini, grande ex Legionario, che raccontavano di una curva carica di presenze e entusiasmo, che oggi sembra essersi scrollata di dosso tutta quella gente così come il cane si scrolla l’ acqua dal pelo.

Quali possono essere le ragioni di una trasfigurazione così radicale che, partendo dalla ricchezza di allora arrivi a certificare l’esiguità dei giorni nostri, passando attraverso l’ illusione di essere transitati nei paraggi del calcio che conta, sarebbe materia da affrontare in termini sociologici.

La sensazione prevalente, maturata in coda a questo stato d’animo, mi ha portato alla conclusione che quanto servisse ai tempi dell’abbondanza per farci divertire, ora serva desolatamente a mantenerci in vita.

Certo, la società ormai da tempo assente e moribonda, ma prossima a rianimarsi per monetizzare in qualche maniera la possibile realizzazione della cittadella dello sport, ha grosse imputabilità se oggi quei seggiolini rimangono senza un culo che li accarezzi, intanto che la mancanza di una minima cifra progettuale sta inesorabilmente completando l’opera.

Tuttavia i vertici societari, sciaguratamente ritenuti i primi responsabili di questa congiuntura, non sono i soli a cui andrebbe notificata l’iscrizione al registro degli indagati quale atto dovuto, in attesa che la storia concluda le indagini rinviando a giudizio i colpevoli.

Varrebbe la pena allargare il compasso delle responsabilità, tracciando una circonferenza che comprenda inevitabilmente il tifoso, quello medio però, in quanto lo zoccolo duro non mollerà mai, sia ben chiaro.

Il tifoso medio novarese si è imborghesito, progressivamente imborghesito; mai veramente innamorato, infatuato sì, pronto però a sganciarsi per tornare da dove era arrivato non appena il motivo per cui si era invaghito ha iniziato a vacillare minandone le certezze.

La gioia di vivere le sorti della squadra si è lentamente raffreddata fino a diventare ghiaccio, quindi  meglio la sicurezza di qualche vittoria in più, magari cercata lontano da casa, dove le strisce sulle maglie, temporaneamente abbandonate qualche anno addietro per partecipare alla festa azzurra, possano raccontare storie diverse, magari con trame più avvincenti il cui finale, a volte ma non sempre ( vedi Juve Ajax), risulta essere a lieto fine.

Credo, tuttavia, che fare il tifo per questa maglia non sia comodo nemmeno per chi, come noi, si può giustamente vantare di amare la squadra della propria città: sono troppe le contaminazioni che ci relegano in fondo alla classifica del tifo cittadino, il quale, oltre a riservare tributi di fede alle strisciate, si accolla l’onere di gestire l’ambigua presenza del doppiosciarpismo, il quale, per carità, male di certo non ne fa, ma immaginare che questo bipolarismo possa risolversi a nostro vantaggio, sarebbe come  se i ladri andassero a casa di Lotito o dall’ex proprietario del Siena Mezzaroma per fare il tirocinio.

Sarebbe però riduttivo misurare l’ amore per una squadra e la sua maglia, valutandone solo l’ intensità: equilibrio, passione, attaccamento, armonia, sono elementi altrettanto importanti, e tifare Novara, oggettivamente, non è facile ora come non lo era allora; ma noi con la nostra Squadra siamo cresciuti, era vera, allegra, era il nostro patrimonio su cui si era investita la parte più emozionale di noi stessi. Ci siamo ritrovati adulti, cambiati dentro e fuori, e lei aveva sempre il sorriso contagioso di chi, pur soffrendo, era dannatamente bella vesita dei suoi sbagli, e per noi lo è tuttora nonostante gli innumerevoli recenti e colpevoli errori.

Sono anni ormai che si vince poco e per questo si è presi in giro con inquietante puntualità, ma essere tifosi del Novara prescinde dai risultati sportivi, consentendo a questo targhet di trasformarsi in un segno distintivo di appartenenza culturale, un pass irrinunciabile per coloro che a Novara ci sono nati e per quanti a questa città hanno offerto la loro preferenza vivendoci. In fondo ognuno dipinge il quadro della propria vita con i colori delle proprie scelte, e il nostro colore in questo senso è fin troppo ovvio.

Insomma, noi ci sentiamo un po’ come la resina degli alberi che è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall’albero ferito, gocce dorate gialle come il miele che non scappano via, non fuggono come l’acqua, non abbandonano l’albero. Rimangono incollate al tronco per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere e a crescere ancora.

Proprio come il nostro amore per questa maglia azzurra.

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Disincanto e catarsi

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Penso che immaginare il  disincanto che viene sopraffatto dalla catarsi possa essere un concetto intrigante che sottolinea la nostra trasformazione interiore e il senso di purificazione che abbiamo  sviluppato in questi ultimi giorni, dopo la merda mangiata negli ultimi anni, con una esperienza ( quella di domenica ) che stiamo facendo diventare intensa e coinvolgente.

La catarsi, che secondo  Aristotele era il processo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte drammatica, è la forma di liberazione dalle  emozioni negative ( potremmo anche dire dai  blocchi emotivi )  che ci hanno imprigionato negli ultimi tre anni.

Non veniamocela a raccontare:  col cazzo che la serie D è stata emozionante, che Ferranti o il clan dei calabresi prima e dei siciliani ora ci hanno fatto venire il cazzetto duro… anni di merda pura, anni che hanno generato, senza tanti giri di parole, disincanto all’ennesima potenza.

E così è stato rappresentato il nostro senso di smarrimento; quella perdita di fiducia, la consapevole certezza di non poterci rifugiare in quel mondo fatto di illusioni che da sempre ci appartiene e che è indispensabile per ogni tifoso .

Molti di noi hanno vissuto un distaccamento emotivo profondo, e il disincanto, nonostante tutto, è stato un sentimento comune, causato proprio dalla consapevolezza di non poter sviluppare illusioni.

Tuttavia, da dieci giorni a questa parte, se consideriamo la catarsi come un’opportunità per affrontare e superare il disincanto, possiamo aprire la strada a una trasformazione personale e collettiva.

Fiorenzuola ci mette di fronte alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre vulnerabilità, e con Fiorenzuola possiamo giungere a quella consapevolezza di quel mondo che ci circonda per qualcuno di noi da oltre mezzo secolo.

La catarsi, quindi, diventa il mezzo che ci consente  di rigenerare la nostra sfera emotiva, e ci libera dalle catene dell’apatia e della disillusione. 

Ci permette di riconnetterci con le nostre emozioni più autentiche e di riscoprire la bellezza e la complessità della passione per una squadra che ha sempre rappresentato, anche nelle sue sfaccettature più oscure, una importante parte della nostra vita.

In questo contesto rimetterci la maglietta azzurra  non sarà soltanto un momento fugace di liberazione, ma un processo  di crescita e, speriamo, di trasformazione.

Domenica ritorneremo ad esplorare la profondità del nostro senso di appartenenza ed a  confrontarci con le nostre contraddizioni e i nostri conflitti, con la speranza di  emergere più forti e più consapevoli.

Quindi, sebbene il disincanto sia sembrato, sino ad ieri, come  una barriera invalicabile, la catarsi ci offre la possibilità di superarlo e di risvegliare in noi la speranza di credere ancora nella bellezza della nostra passione e, anche se un po’ azzardato, nel significato di una parte  della nostra esistenza. 

La catarsi sostituirà  il disincanto non come negazione delle difficoltà e delle delusioni che abbiamo vissuto,  ma come accettazione e trasformazione di esse in occasioni di crescita e di rinascita.

Bom vi ho annoiato abbastanza ma è importante che ciascuno di noi sappia fare tesoro di queste esperienze passate e che sia consapevole che Fiorenzuola non sarà la gita fuori porta da raccontare ai propri figli o nipoti ma la pietra con cui ricostruire una passione in parte perduta … un saluto, prima di chiudere, a Jacopo 😜

Ciumi 

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Coltiviamo l’ottimismo: situazione ripescaggi

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Nella passata stagione il Mantova, con una squadra costruita per la parte alta della classifica arrivò sedicesima con 45 punti, perse i play out da favorita contro l’Albino Leffe (sconfitta fuori casa e pareggio in casa) retrocedendo in serie D. Poche settimane dopo fu ripescata in serie C al posto del Pordenone e sappiamo tutti come è andata a finire: il Mantova ha dominato il successivo campionato 2023/24 grazie ad una squadra piena di talento ma sicuramente inferiore a Vicenza, Padova e Triestina e soprattutto grazie al gioco dominante e propositivo di Mister Possanzini, discepolo e per diversi anni secondo di De Zerbi.

Questa bella favola non si ripeterà quest’anno. Come sempre il Novara dovrà sudare sul campo la salvezza e non potrà sperare in un ripescaggio che con le nuove regole sarà praticamente impossibile.

La strada della “riammissione” (diversa dal ripescaggio) presuppone che una società del girone A di serie C rinunci a partecipare al campionato come, per esempio, è successo proprio al Pordenone l’anno scorso che ha dato via libera alla riammissione del Mantova all’interno dello stesso girone. Non sembra che quest’anno ci siano società del girone A intenzionate a rinunciare all’iscrizione. In quel caso il Novara “scalerebbe” una posizione in classifica e si salverebbe.

Se invece a luglio la FIGC deciderà di escludere qualche società per inadempienze o per irregolarità nelle iscrizioni (come successe al Novara 1908) si procederà ad un “ripescaggio” comune alle 60 squadre di serie C, le cui regole non sono state ancora ufficializzate ma dovrebbero essere le seguenti:

  • La condizione essenziale per effettuare ogni singolo ripescaggio è che il numero delle formazioni che hanno il diritto di giocare il campionato di C sia inferiore a 60 (in attesa della annunciata e mai realizzata riforma dei campionati)
  • Le società interessate al ripescaggio dovranno effettuare un versamento straordinario di 720.000 euro alla FIGC. Cifra che scoraggerebbe dal ripescaggio tutte le piccole società e soprattutto quelle della serie D avente diritto.
  • Nella graduatoria per i ripescaggi le seconde squadre di serie A avranno una corsia preferenziale e saranno le prime ad essere ripescate. Dal 2024/25 sembrerebbero molti i club di serie A interessati all’iscrizione della propria squadra in Serie C, con il Milan in prima fila.
  • A seguire sarà ripescata una formazione di serie D seconda classificata e vincitrice dei play off di serie D.
  • Infine, saranno ripescate una o più squadre retrocesse dalla C alla D.

Con queste regole è impossibile sperare in un ripescaggio del Novara. Dovrebbero essere escluse almeno 4-5 società di serie C per dare alla società di Lo Monaco qualche speranza di ripescaggio.

Quindi cancelliamo anche questo falso alibi e andiamo a battere il Fiorenzuola.

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I Promessi Sposi

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Per una strana congiunzione astrale, tra qualche mese potrebbe succedere quello che tutti gli appassionati novaresi di Hockey su Pista aspettano da vent’anni.

Il centenario dell’Hockey Novara che cade proprio quest’anno, il Campionato del Mondo di Hockey su Pista che si disputerà a settembre sulle piste cittadine, la nomina di Novara Città europea dello sport del 2025 e la possibilità che già quest’anno l’Azzurra Hockey conquisti la serie A potrebbero e sottolineo potrebbero essere i detonatori di una clamorosa fusione.

In occasione di una cena organizzata pochi giorni fa dal Panathlon Club Novara per celebrare i prossimi mondiali di Hockey erano presenti uno a fianco all’altro il Presidente dell’Azzurra Hockey Novara, Roberto Scacchetti e il Presidente dell’Hockey Novara, Massimo Rapetto. Di fronte a loro il Sindaco Canelli.

Il giornalista Renato Ambiel è stato diretto e senza tanti giri di parole ha pubblicamente chiesto ai due “padroni” dell’hockey cittadino: “ma la vogliamo fare questa fusione o no? È possibile che a Novara ci siano due società?” Rapetto e Sacchetti non si sono tirati indietro e hanno esternato la loro posizione:

Rapetto ha ricordato che nel 2003 Luciano Ubezio era pronto a portare in tribunale i libri contabili dell’Hockey Novara con 1.600.000 euro di debiti. Rapetto rivendica il merito di aver “salvato” l’Hockey Novara e ribadisce che oggi la società non ha più alcun debito. Secondo Rapetto l’Hockey Novara non dovrà mai giocare in serie B o in A2 ma dovrà riproporsi solo in A1, per questo motivo negli ultimi tre anni l’attività è ripresa esclusivamente dal settore giovanile. Ricorda infine che in passato più volte ha dato la sua disponibilità a discutere di fusioni e che anche questa volta non si tirerebbe indietro.

Scacchetti ex giocatore dell’Hockey Novara tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ha rivendicato il merito di aver portato l’Azzurra negli ultimi due anni a livelli sempre più importanti sia a livello giovanile che nel campionato Nazionale di A2. Soprattutto quest’anno l’Azzurra, a quattro giornate dal termine è al primo posto del campionato di A2 che garantirebbe la promozione nel massimo campionato nazionale. La parte che accomuna le due società (Azzurra e Hockey Novara) è il settore giovanile che entrambe le società stanno sviluppando.  Scacchetti ha infine dato la disponibilità a sedersi intorno ad un tavolo con Rapetto per valutare tutte le soluzioni tecnico giuridiche possibili per una eventuale unificazione.

Il Sindaco Canelli che evidentemente ha assistito in passato a diversi tentativi di fusione falliti ha smorzato gli entusiasmi ricordando che non stiamo celebrando un matrimonio ma al massimo all’organizzazione di una cena conoscitiva. È però evidente che qualcosa stia succedendo.

Prima di tutto l’Azzurra deve centrare la promozione in A1 e sarebbe importante, nelle ultime due partite casalinghe riportare al palazzetto un po’ di sano tifo per aiutare i ragazzi dell’Azzurra che tanto bene hanno fatto quest’anno. Perché come chiaramente ha fatto capire Rapetto l’eventuale “fusione” può avvenire solo partendo dalla serie A1.

Poi entrambe le parti dovranno fare un passo indietro, mettere da parte orgoglio ed interessi personali e trovare un punto di incontro. Scacchetti deve capire che senza l’Hockey Novara storico è impossibile ricreare l’entusiasmo di una volta e contemporaneamente Rapetto deve farsi perdonare 20 anni di sequestro di titolo sportivo che è di sua proprietà giuridica ma appartiene come i cimeli alla collettività novarese. Rapetto deve decidere se continuare a coltivare l’idea di lucrare su un titolo sportivo tenuto nel cassetto per 20 anni oppure accreditarsi veramente come salvatore dell’Hockey Novara agli occhi della cittadinanza novarese.

I promessi sposi novaresi dovranno evitare la peste e personaggi come Don Abbondio, Don Rodrigo, l’Azzeccagarbugli ed il Griso. Ma il romanzo manzoniano ha un lieto fine e gli appassionati novaresi non meritano un finale diverso dal matrimonio.

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