Entwicklung stresstoleranter Pflanzenkulturen Editoriale

Emozioni contrastanti ieri al triplice fischio finale, non tanto per il pareggio appena strappato su rigore ma per il fatto che, uscendo dallo stadio, si realizzava un po’ tutti che quello potesse essere l’ultimo saluto al Piola di questa stagione. Se da un lato il fatto dovrebbe essere benedetto perché finalmente si è arrivati alla fine di un periodo di oggettive sofferenze, dall’altro significa sempre un po’ di tristezza. Insomma, quest’anno abbiamo iniziato a vivere lo stadio che quasi c’erano già accesi i riscaldamenti nelle case, non abbiamo nemmeno fatto in tempo a capire dove ci trovavamo che era già finito il girone di andata, e adesso che è appena passata Pasqua potrebbe essere già finita la stagione. Praticamente la nostra annata è sembrata quasi come una di pallavolo femminile o di hockey pista che, tra soste e feste, dura solo qualche mese effettivo. Fatico a pensare a qualcosa di più triste di questo.

Novara Siena era la classica partita di fine stagione alla quale non ci era però permesso il lusso di affrontarla in infradito. Non tanto per la nostra classifica che, dati alla mano, era acquisita da due mesi (costantemente noni, dietro alla Pro Patria e davanti al Pontedera) ma per il fatto che, piaccia o no, dopo la gita di Pisa di sabato prossimo ci toccherà giocare ancora almeno una partita che abbiamo l’obbligo di onorare e di provare a vincere. Una partita che, se ascoltiamo l’umore della gente, pare più una scocciatura e un’inutile accanimento terapeutico su un male incurabile chiamato Novara Calcio 2018/2019 che una  sfida stimolante. Certo, il pareggio su rigore (discutibile) al 95′ di ieri non è stato probabilmente il miglior modo per caricare l’ambiente tuttavia, sforzandomi di trovare qualche tema ottimistico su cui ragionare in chiave futura, se consideriamo il Siena (insieme all’Arezzo e alla Carrarese) come una delle tre formazioni che probabilmente affronteremo il 12 maggio, e se evitiamo di cadere nel più cupo (ma razionale e logico) pessimismo, allora non possiamo che concordare sul fatto che questo primo ostacolo sia alla nostra portata. Potete dirmi tutto quello che volete, ma che ad Arezzo oggi stiano festeggiando perché ad una giornata dalla fine giocherebbero contro il Novara onestamente non ci credo. Anzi. Come non credo che lo stesso Arezzo (buon nostro 2-2 in casa nell’era Viali e 1-1 da loro rischiando poco o nulla) possa costituire per noi un così insormontabile scoglio da suggerire di nemmeno presentarci. Idem se invece ci toccasse il Siena visto sia a dicembre che ieri. La sola Carrarese ci ha invece strapazzato due volte ma, per la legge dei grandi numeri che noi ben conosciamo dopo i playoff per la promozione in A giocati contro il Pescara, potrebbe essere interessante affrontarla ora.

Quello che mi preoccupa invece di più è la faccia dei nostri giocatori. Ieri, per esempio, allo stadio fissavamo quelli che nel secondo tempo si stavano scaldando, e vedevamo gente incazzata e imbruttita ma non in senso positivo. La loro non pareva essere carica agonistica quanto vera e propria “piva”. Sinceramente quest’anno ho frequentato davvero poco Novarello per poter esprimere un parere e raccontare seriamente ciò che il gruppo ha trasmesso durante la settimana, ma quello che è certo è che per vincere determinate partite serve una buona dose di convinzione dei propri mezzi che quegli sguardi persi di ieri non parevano dimostrare. 36 partite giocate in questa stagione non dovrebbero in effetti averci lasciato dubbi sul fatto che la determinazione non sia di casa, ma rimane comunque la personale convinzione, o meglio la speranza, che questo gruppo non possa davvero chiudere l’annata senza lasciare anche un solo piccolo ricordo positivo in una stagione così negativa e da dimenticare. Ad oggi, infatti, la sola gioia è arrivata dalla vittoria di un derby con un rigore tanto sacrosanto se visto dal vivo quanto inventato se visto dalla tv; onestamente davvero troppo poco. Passare il primo turno e poi uscire dai playoff non cambierebbe il senso della stagione ma almeno regalerebbe agli almanacchi e alla storia un episodio positivo da ricordare, cosa che, sinceramente, è d’obbligo per una rosa come la nostra. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, il precedente Cosenza dello scorso anno ci insegna che oggi non possiamo ancora permetterci di considerarci in vacanza. Che il 12 maggio si faccia una brutta figura è dato per scontato da tutti, chissà invece che possa proprio da lì ripartire la nostra rinascita, sia essa societaria, che sportiva e di tifoseria, e che ci porti ad affrontare la prossima stagione, in qualsiasi categoria essa sia, riappropriandoci del nostro ruolo da protagonista che ci siamo guadagnati in questo ultimo decennio. Forza Novara sempre, ovunque e comunque!

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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