la finale del campionato europeo di calcio vista su di  un maxischermo in  piazza Bra  , Verona foto Sartori Fotoland Editoriale

In via del tutto eccezionale, essendo il capo redattore capo in gita ad una non meglio precisata fiera in quel di Bologna, mi occuperò di scrivere l’editoriale della domenica, sperando di essere all’altezza del difficile compito, dopo un roboante 1-3 contro il Cuneo.

È necessario partire da una premessa: l’abili della preparazione e dei carichi di lavoro, congiunti al gesto sul polso di Pablo a fine partita come ad indicare la necessità di tempo, non sono un alibi per giustificare la prestazione odierna. Non essere in forma a marzo dopo aver fatto cagare per sei mesi non è una giustificabile, ma è semplicemente mancanza di programmazione. Anche il cambio di guida tecnica è apparso come un estremo e disperato tentativo di provare a rianimare una stagione partita malissimo, che sta contribuendo a deprimere un ambiente ormai malato terminale.

A sette partite del termine della stagione è lecito come tifoso domandarsi se abbia senso assecondare quest’ultimo colpo di coda di una società che sembra a tutti gli effetti morta e sepolta. Ha senso continuare a credere e dare fiducia a chi non ha il ben che minimo interesse per se stesso?

Durante la partita, mentre assistevo impotente alla nostra ennesima debaclè, chiacchierando con l’amico Sartorio siamo arrivati a domandarci come potesse un imprenditore attento come MDS avere così poco interesse per il Novara, che in fondo, di soldi suoi continua a buttarcene a iosa ma male. Appare invece entusiasmante il piccolo Cuneo, che al netto di 23 punti di penalizzazione, si presenta con orgoglio e coraggio, giocando una partita perfetta con determinazione e sfrontatezza.

Ha senso provare a credere in un obiettivo al buio senza la ben che minima razionalità? Un tentativo folle, come svaligiare un caveau di sicurezza al buio, senza aver mai nemmeno visto le mappe dell’edificio. La testa ovviamente dice no.

Purtroppo però, rimane sempre il lato più ingenuo ed infantile del tifoso ed in un qualche modo si prova a credere anche ai sogni. Perché noi tifosi siamo così, un po’ bamboccioni ed un po’ arrabbiati, in costante ricerca di qualche gioia, convinti di farcela prima o poi.

Ce la faremo mai?

Lupo


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