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Regalateci almeno l’illusione.

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E’ un mondo che va alla rovescia. Vedi in campo quel branco di ragazzotti vestiti con la maglia della Juventus che, caso unico in tutta la categoria, giocano a calcio nel vero senso della parola con palla a terra, schemi, triangolazioni e verticalizzazioni ma che faticano a levarsi dalla zona retrocessione. Poi vedi in campo quel branco di giocatori di azzurro vestiti, per lo più di fascia alta di serie C (con alcuni di categoria superiore), senza una parvenza di gioco, che praticano esclusivamente la filosofia del lancio lungo a campanile da 50 metri in favore di un tridente composto da Pablo, Eusepi e Cacia (almeno 3-4 squadre di B hanno un parco attaccanti inferiore) che però vede si e no una o due palle in tutta la partita, ma che è settima e finge di credere di potersela giocare ai playoff. Questa è la realtà della nostra situazione, a prescindere dal pareggio di ieri utile solamente per mantenere la striscia positiva e per non aver drasticamente peggiorato, in chiave playoff, il distacco da quelle oggettivamente raggiungibili. Per il resto, l’impressione di aver fatto un passo indietro è ahimè chiara. Prima di concentrarci sul doppio turno casalingo contro Piacenza e Carrarese, vero crocevia della nostra stagione, occorre fare seriamente una riflessione su quanto possa succedere negli ultimi tre giorni di mercato. Se le cessioni di Sciaudone e Chiosa liberano, dal punto di vista degli over, gli ingressi di Pablo e Buba, l’imminente uscita di Cattaneo e quella già concretizzata di Peralta lasciano invece oggettivamente due preoccupanti vuoti nella rosa. Se è vero che i due quasi mai sono stati protagonisti, è altresì vero che ad oggi si fatica a livello numerico a trovarne 11 veri da schierare e, soprattutto, altri 3-4 complessivi e credibili da inserire a partita in corso o da far ruotare. E’ impensabile poter affrontare l’intero girone di ritorno in questa situazione, ed è chiaro a chiunque come qualcosa sul mercato debba essere fatto entro il 31 gennaio.

Non credo che Ludi non sia conscio del fatto che questa rosa sia spuntata, e nemmeno penso che, al di là di quanto possa sostenere in pubblico, non abbia forti preoccupazioni nel dover affrontare questo campionato nella condizione di dover far giocare sempre una coppia di terzini che, forse, è la più imbarazzante dai tempi in cui la serie C era ancora divisa in C1 e C2, di avere un Mallamo cui, vista l’età, speriamo per lui non abbia ancora abbandonato gli studi a favore di una improbabile carriera da calciatore di alto livello, di avere come primo cambio di Buba il Ronaldo meno nobile che ha i piedi montati al contrario, di avere al centro della difesa uno Sbraga cui preferiamo non infierire, e di avere poi i vari Nardi e Bove che giustamente rendono fino a quando le cose vanno discretamente, ma quando il gioco si fa duro patiscono l’inesperienza. Il tutto orchestrato dall’allenatore dell’anima che “non perde mai una partita, come fai ad esonerarlo” ma purtroppo vince con la stessa frequenza con cui un italiano medio vince il superenalotto.

E’ vero che è facile parlare quando i soldi li mette un altro, è vero che è facile sputare sentenze non sapendo le reali cifre, ma sinceramente le ultime uscite iniziano a livellare il monte ingaggi drasticamente. Se si riuscisse pure nel miracolo di cedere Sansone (cosa che potrebbe succedere) le scuse per non rinforzare la rosa inizierebbero ad essere pochine. Insomma, è il momento in cui la proprietà è chiamata ad essere presente e a dimostrare di crederci e la Società di essere forte come non mai. Ma in fin dei conti, se dopo dieci anni di onorata carriera al tuo fianco, ieri sbagli ancora il nome sulla maglietta della tua bandiera e giocatore più rappresentativo, di cosa stiamo parlando?

Eppure sono fermamente convinto che questo campionato sia ancora possibile vincerlo, chiaramente solo ai playoff. Ci dimentichiamo troppo spesso di quanto, ai playoff, non conti la condizione di fine gennaio ma conti solamente come ci si arriva a maggio. Ma è evidente di come i playoff stessi siano un di cui di una stagione, e non una nuova stagione. Se ci arriveremo giocando partite come quella di ieri allora mettiamoci il cuore in pace che il senso di giocarli sarà solamente quello di tirarla un po’ per le lunghe e regalare a noi tifosi un paio di partite in più prima delle vacanze. Altrimenti vedremo come andrà a finire. Proprio per questo ribadisco l’importanza delle prossime due partite, che giocheremo contro due formazioni classiche che incontreremo negli spareggi di fine campionato, e capire in contesti di quel livello cosa possiamo ottenere.

Concludo con una riflessione sulla Juventus under 23. Penso di essere il solo in Italia a trovare questo progetto affascinante. Credo che il problema delle squadre B non sia tanto l’esistenza, ma credo che si siano sbagliate alcune modalità. Per prima cosa penso che abbiano troppe limitazioni alla rosa. Solo 3 “over” rispetto ai 14 di una normale antagonista è troppo penalizzante. Vuol dire riempire la rosa di Nardi e Bove del caso che è evidente non potranno mai vincere un campionato, a meno che quei giovani siano già reali campioni ma che, in questo caso, difficilmente verrebbero dirottati in serie C. Poi, a mio parere, la Juventus stessa ha commesso degli errori. Per prima cosa, se davvero credeva nel progetto, avrebbe dovuto e potuto inserire tra i 3 “over” qualche giocatore vero preso dalla prima squadra. Mi sto riferendo per esempio a Marchisio ceduto in estate, seppur il giocatore ha avuto ancora mercato ed ovviamente ha preferito monetizzare altrove, che sarebbe stato un ottimo spot per le squadre B e un punto di riferimento per i giovani. Poi ha  commesso l’imperdonabile errore di non pubblicizzare molto questa avventura, confidando che i suoi tifosi la seguissero e supportassero per proprietà commutativa ma in realtà così non è stato, a differenza del progetto Juventus women ampiamente pompato a Torino e sostenuto. Far giocare questi giovani (due o tre a mio avviso parecchio forti) in un costante clima deserto casalingo, e in un aurea di costante e comune scetticismo uccide qualsiasi stimolo. Purtroppo le squadre B non sono state capite. Stanno naufragando dietro l’accusa di sfalsare il campionato, accusa che la gente ripete in loop senza sapere nemmeno il perché, visto che dal momento in cui questa squadra ad oggi è fuori dai playout e potrebbe, in via teorica, ambire alla promozione, non mi è chiaro concretamente quale campionato possa aver sfalsato. E poi, perdonatemi, mi pare che a sfalsarlo siano stati bravi già in Federcalcio prima eventualmente di quei ragazzi di bianconero vestiti. Purtroppo quella delle squadre B sarà ricordata solo come un fallimento o un’occasione persa. Dubito che la Juventus proseguirà questa avventura, dubito che altre big, visto il precedente, si getteranno pure loro in  un viaggio senza ritorno.

Tre giorni di mercato, due uscite e tre ingressi per dare un senso ad una stagione tra le più strane di sempre. Vorrei almeno illudermi, vorrei che in Società ci credessero. Mi deluderanno ancora?

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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…che lei salva lui!

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E cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?

Che lei salva lui

Il celebre finale di Pretty Woman è ciò che più si avvicina alla realtà che abbiamo vissuto quest’anno. Un anno iniziato in salita, con tanti rischi e incognite, dove inizialmente ci ha visti tutti protagonisti uniti nel prendere per mano la squadra, proteggendo un improbabile gruppo col fine unico di salvaguardare, o meglio salvare, il nostro Novara. Unione che partita dopo partita si è inevitabilmente sgretolata, vinta da quei fatti che, inequivocabilmente, mostravano il disastro di un progetto low cost insostenibile e, forse, irrealizzabile. Il tutto durato fino a quando, col cambio di proprietà e la creazione di un nuovo gruppo, lentamente abbiamo assistito al ribaltamento dei compiti, questa volta con la squadra che ha preso per mano la piazza accompagnandola ad una salvezza che, dopo i soli 15 punti dell’andata, pareva irraggiungibile. E cosi siamo arrivati alle 20 di domenica 19 maggio 2024 quasi con gli occhi lucidi, forse pure un po’ magonati, perché quella fine di stagione più volte auspicata da tutti, e ieri sera arrivata, pone fine ad una storia probabilmente di irripetibile, quanto meno per come è maturata, e che ricorderemo tutti con affetto per sempre. Se prima tutto era da buttare, oggi ci sono molte basi sulle quali costruire una nuova stagione che non potrà prescindere da alcuni rinnovi: Gattuso in primis (mi risulta che con la salvezza sia scattato il rinnovo automatico), Urso e Ongaro. Quanto meno perché l’eventuale perdita rappresenterebbe un fatto impopolare e poco gradito.

Torno a ripetermi rispetto al precedente editoriale: ha vinto Lo Monaco, ha vinto la proprietà, ha vinto la filosofia dello spendere qualcosa in più. E adesso arriva il bello perché se prima si doveva parlare di costruire l’arca di Noè per salvarci, ora c’è da costruire un castello, ma soprattutto una nuova storia che speriamo non dovrà più raccontare angosce e paure di retrocessione. Concordo con chi sostiene che, talvolta, sia meglio una salvezza ottenuta con lacrime e sangue di una totalmente anonima e anaffettiva, ma è altresì vero che un lieto fine ottenuto una volta non rappresenta garanzia futura di finale analogo. E se oggi sono qui a raccontare la mia tristezza per la fine di questa stagione è solo perché ci siamo salvati (bene), perché se lo stesso gruppo avesse perso i playout oggi staremmo parlando di altro. Certamente siamo alla vigilia di un’estate molto più tranquilla della scorsa, in cui i nostri pensieri saranno solo rivolti al calciomercato inteso come un momento di speranza positiva e non come lo scorso in cui, al telefono con l’amico Faranna, la domanda che ci facevamo dopo ogni rumors era: “e chi cazzo è questo?”. Ma di questo avremo tempo per parlarne.

Oggi è tempo di goderci questa salvezza, e di rendere onore a chi ha contribuito a raggiungerla. Abbiamo vinto un po’ tutti, dove nel tutti ci metto quello zoccolo duro di tifosi che ha mangiato tanta, tantissima merda. Ma non ha mai mollato. E’ stato un anno difficile, soprattutto triste perché si è reso protagonista di tanti addii di cuori azzurri che ci hanno lasciato. E mi piace oggi pensare che siano tutti lì, un po’ magonati come siamo noi, ma felici per aver vinto. Perché poi il calcio si sintetizza cinicamente così: perdere una finale di playoff o vincere un playout alla fine porta allo stesso risultato: esserci ancora il prossimo anno. E noi ci saremo.

Claudio Vannucci

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Abbiamo vinto tutti

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In queste occasioni la mia testa si divide sempre tra quella corretta scaramanzia che imporrebbe di non esporsi troppo fino a quando l’obiettivo non è stato raggiunto, e quel rispetto alla razionalità ed oggettività dei fatti che, ovviamente, mi fanno guardare con un po’ di disprezzo e noia chi fa notare quanto la salvezza sia ancora da conquistare. In questi casi mi e gli ricordo che il nostro compito è quello di essere tifosi, e pertanto dovremmo dare per scontato un approccio più umile da parte della squadra ma, contemporaneamente, più sereno nostro. Perché in tutto il mondo oggi è evidente come il Novara si sia salvato. Poi, certo, è tecnicamente possibile perdere con 3 goal di scarto la partita di ritorno, ma mi permetto di suggerire ai cultori del “non dire gatto se non l’hai nel sacco” di non eccedere in manifestazioni tafazziane porta sfiga. E che cazzo, siamo reduci da 9 mesi di merda, vinciamo in trasferta 1-3 la partita di andata contro una squadra che, ricordiamolo, con ieri ha perso 5 partite su 5 in questa stagione contro di noi, è così reato godere?

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) si sta delineando la vittoria di PLM. Ha avuto ragione lui. Ma soprattutto ha avuto la ragione la filosofia in base alla quale bisogna spendere per inserire in rosa qualità o, comunque, esperienza. Solo dopo si possono questionare alcune scelte che, oggettivamente se guardiamo il mercato invernale, non hanno pagato. Ma con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) nasce davvero la vera era PLM (& Co), perché è adesso che potrà agire costruendo una squadra da zero, senza il pensiero di una classifica drammatica e, auspicabilmente, con un innesto di liquidità sufficiente a far si che non si debba mai più convivere con lo spettro di una retrocessione.

Con la partita di ieri (o con quella di domenica prossima, se preferite) è nata una nuova stella. O semplicemente si è guadagnata non solo la riconferma, ma una maglia titolare Gaston Ongaro, che per proprietà associativa rappresenta un’ulteriore vittoria di PLM visto che è stato un acquisto tutto suo. Forse il ragazzo ci ha messo un pochino troppo ad ambientarsi, forse ci ha messo un pochino troppo a trovare la forma, forse è anche stato un pochino sfigato ma anche un pochino troppo timido, ma certamente dal punto di vista tecnico sempre impeccabile. Certo andrà messo nelle condizioni di dare il meglio, e probabilmente gli va affiancato un “Felice Evacuo” del caso, ma il goal segnato ieri è cosa che difficilmente si vede in questa categoria.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica prossima) si è dimostrato quanto anche questa categoria non può fare a meno della tecnologia. Sono sempre stato un estimatore del var, sicuramente perfettibile e criticabile per alcune distorsioni al gioco del calcio che ha provocato, ma se è visto come uno strumento in grado di correggere un errore macro allora è perfetto. Come ho detto è perfettibile, e in tal senso grida vendetta il non goal della Giana, ma altrettanta vendetta avrebbe gridato la non concessione del nostro rigore apparso evidente a tutti allo stadio. Non posso non pensare a che campionato avremmo potuto fare se la tecnologia fosse stata presente in tutte le partite. Certamente non saremmo primi, ma magari ci saremmo risparmiati Fiorenzuola.

Con la partita di ieri (e speriamo anche con quella di domenica) ha vinto anche tutto lo zoccolo duro del tifo novarese. Ieri davvero pochi gli occasionali presenti (magari sono stati occasionali da trasferta ma vabbè, ci sta) perché i cuori azzurri presenti al velodromo erano davvero quelli che ogni domenica sono lì a soffrire sugli spalti. Non solo non c’è stata competizione coi locali, ma quando siamo così c’è competizione solo coi mostri sacri di tifoserie della categoria.

E allora che arrivi domenica e si festeggi definitivamente. Ce lo meritiamo tutti.

Claudio Vannucci

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Nessuna opzione diversa dalla salvezza

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Triestina Novara si sono incontrate dopo un girone di ritorno nel quale entrambe hanno conquistato lo stesso identico numero di punti. Solo che la prima giocava per provare ad ottenere il terzo posto mentre l’altra la salvezza diretta. Questo certifica nuovamente come il girone di andata, o meglio i primi tre mesi dello stesso, abbiano rappresentato qualcosa di molto simile ad una sentenza. Ma i numeri raccontano anche di un Novara in grado evidentemente di giocarsela oggi con la maggior parte delle avversarie a prescindere dalla classifica occupata da queste. Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma se avessimo ottenuto all’andata gli stessi punti ottenuti al ritorno saremmo oggi al settimo posto, ovvero avremmo disputato un onesto playoff passando, se bravi e fortunati, uno o due turni prima di lasciare il palcoscenico a qualche altra compagine più attrezzata. Settimo posto che, tanto per dire, sarebbe stato ben più onorevole e lodevole di quel decimo posto ottenuto lo scorso anno da una squadra molto più quotata di questa. In chiave imminenti e molto probabili playout, anche se non lo ammetteranno mai, la verità è che il Novara FC è la squadra che nessuno oggi vorrebbe incontrare, e probabilmente lo stesso sarebbe capitato se avessimo dovuto disputare i playoff. Che qualcuno sano di mente a Fiorenzuola oggi possa sostenere che sia meglio giocare contro di noi rispetto ad una Pro Sesto, Pergolettese o Arzignano, non ci credo esista nemmeno se si materializzasse ora davanti a me. Detto questo, domenica prossima potremmo beneficiare di una combinazione di risultati favorevoli non così impossibile, anzi. Non dobbiamo infatti sperare in una sconfitta casalinga del Real Madrid contro il fanalino di coda, ma di tre risultati (vittoria Novara, pareggio o sconfitta Pergolettese, pareggio o sconfitta Pro Sesto) che tranquillamente potrebbero verificarsi senza che nessuno possa gridare allo scandalo, a differenza di alcuni risultati un po’ naïf successi le scorse settimane. Le buone notizie sono però finite.

Quel dannato minuto di ieri, nel quale in sequenza è arrivato prima il pareggio della Pergolettese e poi quello della Triestina in pieno recupero, può essere una mazzata psicologica devastante. Paradossalmente una sconfitta in Friuli per 4-0 avrebbe lasciato meno strascichi dell’ennesima beffa subita in tempo di recupero che, ormai, è diventato un marchio di fabbrica di questa stagione. Che una partita si possa risolvere nel recupero fa parte dell’ordine delle cose, ma che questo, nel poco bene e tanto male, sia ripetutamente successo è un qualcosa che difficilmente può trovare una spiegazione razionale. Non ne va bene una, e anche il primo fortunoso pareggio dei locali va nella direzione di una sfortuna inenarrabile. Così come l’ennesimo non fischio arbitrale in occasione del secondo pareggio, unito ad un possibile rigore non dato a favore, fortificano in me l’impressione che il “sistema” sia totalmente avverso a PLM. Il mio ultimo editoriale ha causato qualche critica, soprattutto dalla parte buonista e “verginona” del tifo, quella che va sempre bene tutto e che mai una volta faccia lo sforzo di capire una provocazione. E’ evidente che non chiedessi a PLM di presentarsi negli spogliatoi avversari o nel “palazzo” con gli assegni in mano, ma invece che facesse un po’ di casino e provasse ad influenzare il mood. Come fanno tutti i Dirigenti mestieranti del calcio, in qualsiasi categoria. Non so se questo gli è riuscito col Legnago evidentemente sceso al Piola in ciabatte, certamente non è riuscito ieri dove è arrivata appunto l’ennesima riprova di come, nel dubbio, il Novara debba essere penalizzato. Detto questo, sfortuna a parte, non può essere un caso che questa squadra non riesca a mantenere un vantaggio fino alla fine. Evidentemente ci sono limiti caratteriali molto più profondi, uniti ad una spirale negativa tale per cui, arrivi all’85’, e ti tremano pure le corde vocali.

A questo punto, salvo un lieto fine tra sette giorni, è arrivato il momento di tacere durante la settimana e di presentarsi allo stadio e fare la sola cosa che possiamo fare: tifare. La sola storia che fa fede è quella che viene scritta, quindi ringraziare oggi PLM perché in sua assenza saremmo stati al posto dell’Alessandria è una narrazione inutile in caso di retrocessione ai playout, così come dannarci troppo pensando all’inizio di questo campionato pensando ad un qualcosa che, in quel momento , non era possibile fare: vincere di più. Portiamo a casa la stagione e poi ognuno tragga le sue considerazioni, ognuno faccia le polemiche che vuole, ognuno si tolga i sassolini nella scarpa che ritiene. Solo dopo. Oggi serve salvarsi.

Claudio Vannucci

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