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Perché Roma

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…e dunque circa un mesetto fa, tra un pezzo di pizza e l’altro, il Ciumi ci chiede: – Cià, chi de voi antri viè a Roma a magnà le porpette ar sugo e ‘na carbonara da ribaltasse tanto è bbona?

-Eggià- rispondo io – adesso pé’ magnà ste dù prelibatezze de noantri bisogna d’annà fino a Roma, porta ‘na boccia de rosso bbono che te faccio io tre pallètte de carne e ‘na carbonara come DDio comanna!!!-

Ma poi arriva il Gianfra, e ci pensa a lui a completare la scena ventilando: -ecco, poi si va all’Olimpico a vedere Lazio Novara-

Ovvio che lo scopo del viaggio, l’ interesse primario, il richiamo della foresta, o come vorrete chiamarlo voi, è stata la cucina romana e i suoi vini ciofeca; che li mortacci loro se li piassero tutti ’n der c…!! che in confronto i nostri vini altro che 4 a 1!!

Iniziano le adesioni: – Io ci sono, io confermo tra tre giorni, io aspetto di vedere i risultati delle analisi del sangue dopo le gastrofeste, io …

Dopo aver fatto la conta, il risultato è che siamo sempre gli stessi, più o meno quella solita sporca dozzina, ovvero io, il Ciumi, il Sergio, il Gianfra, il Mec & Krikk ( che non è una nuova catena tipo Roadhouse ma padre e figlio), Il Salva e la Maristar, il Vannu e il Guido. Manca il Tano assente giustificato.

-Ok, siamo in dieci, andiamo giù con Italo e torniamo su con lui – afferma il Vannu con un sorriso radioso, mai pari a quello che gli illumina il viso quando vede la sua auto escire dal tunnel dall’autolavaggio.

A parte che mi piacerebbe sapere chi sarà mai sto cazzo di Italo, forse uno di quei tredicimila che invasero San Siro per poi smaterializzarsi al triplice fischio finale e ricomparire non appena l’evento è di quelli altisonanti, tornando subito dopo la visita al Colosseo a sparare sentenze e scoregge dai comodi cuscini del divano di casa.

Ma poi, scusate eh, ma se noi siamo in dieci, e poi si aggiunge sto occasionale, saremo ben in undici o no? E poi per quale motivo occorre specificare che torneremo con lui?? Mica lo lasciamo a Roma, no??!!

Intanto il Salva, che a Cuneo rischiò il daspo per aver ingaggiato una furibonda collutazione con la gomma anteriore sinistra del pulmino, fissa un punto fermo e non trattabile: non provvederà a sostituire nessuna ruota in caso di foratura, avendo da quel giorno bucato ben due gomme in una settimana e fatto il bucato a mano a tutti gli abiti sporcatisi durante le tre sostituzioni pneumatiche, essendosi bucato pure il cestello della lavatrice. Tranquillizza tutto e tutti il Ciumi, il quale, dopo un isantaneo e  rapido consulto cellularistico, ci informa che il Frecciarossa è pieno come un uovo, quindi sarebbe il caso di informarsi su Italo Treno.

Ma Italo non è quello che fa l’undicesimo del gruppo? Ah ecco, ora è tutto chiaro, si tratta di un amico del Ciumi, si però che cazzo di nome e cognome ha costui, Italo Treno? Sarebbe come se il nostro Guido Guidotti, che già li ce ne vuole di fantasia, si chiamasse La Vespa; te lo immagini: Guido la Vespa!! Dai non ce ne sarebbe stato per nessuno.

Dopo aver realizzato che Italo era il cugino amaranto del Frecciarossa, la partenza per Roma è stata conseguenziale e propedeutica alla scelta del ristorante possibilmente in zona Ponte Milvio, in quanto limitrofa all’Olimpico.

All’interno del locale, arredato in modo spartano e con le sedie dei tavoli tutte differenti tra loro, si sarebbe consumato, di lì a poco, uno di quegli episodi in cui non sai se ridere da sganassarti la mandibola o preoccuparti per la sorte dello sfortunato protagonista. Insomma, dopo aver sistemato lo zaino e il giubbotto sullo schienale della sedia, un avventore la urtava inavvertitamente, spostandola di circa mezzo metro proprio mentre uno di noi, di cui taccio il nome ma se fate i bravi ve lo dirò alla fine, si stava sedendo: vi ricordate di quel famoso, nonchè pericoloso scherzo che si faceva a scuola togliendo la sedia da sotto il culo al malaugurato che si stava sedendo? Ecco in mezzo al ristorante è successa la stessa cosa … cramentu che crèp!!!

Smaltito l’ effetto “oggi le comiche” si passa al menù che propone una decina di primi e altrettanti secondi, e lì al cameriere che prendeva le ordinazioni, uno che c’ aveva i capelli schierati a zona, sono stati ordinati dieci primi e dieci secondi tutti diversi tra loro, proprio come le sedie sulle quali avevamo poggiato il nostro culo novarese.

A confermare la curiosa singolarità di questa situazione, và citato il commento del cuoco riportatoci dal cameriere: -Aoh, er Coco ve ringrazia per avéje fascilitato er compito, a la prossima vorta pijateve pure anche ‘na ddescina de antipasti e dorci, a li mortacci vostri!!!-

Va segnalato, per completezza d’informazione, che al momento di lasciare il locale “er Coco” si è palesato in sala, e non di certo per prendersi l’applauso, ma per guradarci in faccia uno ad uno con l’ espressione impostata in modalità “cacciateli fori a sti laziali demmerda, e poi annatevene affanculo pure voi senza manco passà dar via!!- a quel punto ho capito il motivo di tanto livore e per quale squadra tifa “er sceffe”.

Non sto a parlare della partita e dello stadio Olimpico in quanto avete già pagato del vostro leggendo l’editoriale del Vannu e l’analisi tecnica del Ciumi, ma vorrei riservare la chiosa (minuscolo) finale a quello spettatore, tifoso della Lazio, che ha insultato per quasi tutta la partita il nostro Eusepi scambiandolo per Cacìa. Mutandaro, Fagottaro (colui che porta il cibo da casa per evitare il ristorante) e “Vié qui a fà er bibbitaro!!” le espressioni più colorite. Avreste dovuto vedere la sua faccia nel momento in cui è stato informato dello scambio di persona, quando incredulo  ha esclamato con rassegnazione: “Ecché ce posso fa, mica è corpa mia, bianchi sò bianchi uguali, ‘mbranati pure, che vadano a pijarselo ‘nder culo!!! “Forse sarebbe stato meglio se mi avessi fatto li cazzi mia!!

Nonnopipo

… Eh?? Che volete ancora che vi dica? Avete fatto i bravi!!?? Aaaah, volete sapere il nome di quello che ha fatto il crepatòn al ristorante, eh, curiosoni che non siete altro!! Ma io non ve lo dirò mai, nemmeno sotto tortura … vabbè ho una bassissima soglia del dolore, dai, avvicinatevi che ve lo sussurro in un orecchio … è il Griseo, e che resti tra noi eh!!     

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Io vi odio a voi rulliani

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E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti,

brutta banda di ruffiani e intriganti,

camuffati bene o male da brava gente e santi

io vi odio a voi rulliani tutti quanti

Siete falsi come Giuda e dirvi Giuda è un complimento,

siete sporchi e lerci da far schifo ai porci

infangato avete un marchio senza tanti complimenti

io vi odio a voi rulliani delinquenti

io ti odio MDS che hai svenduto a questi cessi

più di cento anni della nostra storia

sei scappato come un ladro nella tana del perdente

io ti odio MDS connivente

Ma guardatevi attorno avete sparso immondizia

e Novara che è pulita non vi vuole

arroganti e maneggioni ignoranti e incompetenti

Io vi odio a voi rulliani impenitenti

E vi odio a voi rulliani, io vi odio tutti quanti

brutta banda di giullari e intriganti

camuffati bene o male siete sempre farabutti

io vi odio a voi rulliani vi odio tutti

 

Nonnopipo 

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Se il campionato non riprende

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Facciamo il punto della situazione dopo due mesi di clausura tipo arresti domiciliari, in cui il fisico e la mente sono stati messi a dura prova. 

A parte un paio di chili aggiunti alla comitiva, e una condizione psicologica abbastanza accettabile, ritengo di non essere troppo diverso rispetto al periodo pre virus, e di non aver patito eccessivi stress. Ne parlavo, appunto stamattina con il mio frigorifero, un tipo un po’ freddo e di poche parole, che mi obbliga a fare spesso da paciere quando il forno, elemento invece loquace che si scalda subito, si intromette nella discussione e vuole sempre aver ragione, non come la lavatrice che è anziana e che gli girano solo ogni tanto, e spesso ha bisogno di un po’ d’acqua perchè si calmi, ebbene nonostante questi problemi, del resto risolvibili, pare essere tutto a posto. Tutto o quasi, laddove il quasi è rappresentato da un dubbio atroce: I campionati riprenderanno? E se non dovessero riprendere, l’ IKEA riaprirà ugualmente? perchè questo è il grosso problema!!  No, perchè io già mi vedo: è sabato, fa un caldo maiale e io mi ritrovo nel piazzale dell’Ikea in attesa che questa giostra delle cose inutili e globalizzate, apra i battenti a una mandria di pecore impazienti di seguire pedissequamente chi sta davanti a loro.

Quindi mani ben salde sul maniglione del carrello rombante e, per dirla alla Guido Meda, “gas a martello…giú la testa nella carena!!” e via dentro il ventre di questa balena che detesto, per ora, ma che odieró quando saró costretto dall’orario che impone il pranzo, “dove ti trovi ti trovi”, ad assaporare quelle polpette servite dal self service, molto simili alle scatolette del Chappy, la cui digestione impiega circa un paio di giorni a terminare il suo lavoro manco fosse una cassöeula!!!

Proseguendo nella lettura si potranno scoprire innocenti risvolti e ovvie complicazioni che hanno ispirato questo cazzo di articolo.

Vendetta tremenda vendetta!!!!

…il motivo per il quale io mi ritroverò qui a spingere un carrello dentro cui giacciono oggetti inutili dai nomi improbabili quanto un passo doppio di Piscitella o un gol di Pinzauti, tipo Swalka o Öštreiko, che definire stravaganti è il minimo sindacale, ve lo spiego immediatamente, io almeno ho il coraggio di denunciarmi al pubblico lubidrio, mentre altri si mascherano dietro occhialoni alla Sandra Mondaini, per non farsi cuccare da qualcuno che li possa riconoscere; sputtanamento assicurato.

Dunque, una volta stabilite le regole di distanziamento sociale e a campionato annullato, quindi niente partite, e quando verranno riaperti i negozi, vuoi che la gentil consorte, cioè Nonnalanto, non mi “proponga” un giro per comperare quelle due o tre cose?

In questo contesto destabilito da ogni regola del fair play, senza ritegno alcuno, scatta automaticamente la vendetta delle mogli/ compagne nei confronti dei mariti calcisticamente abbonati e avvezzi alle trasferte.

E si, perché in questo spazio temporale, ovvero quello compreso tra il tragico giorno dello stop definitivo e l’inizio della prossima stagione, che presumibilmente arriverà dopo ferragosto, noi uomini tifosi siamo costretti a sottostare, sopportare, subire, ogni tipo di angheria da parte delle Signore consorti, le quali, silenti e falsamente accondiscendenti, stabiliscono unilateralmente l’entità del controvalore da richiedere in cambio alle avvenute e ora definitivamente annullate concessioni calcistiche.

Esse sono ben consapevoli che in questo lasso di tempo i nostri argomenti difensivi valgono quanto una bandoliera di cartucce prive di polvere da sparo, pertanto, scientemente, esse esagereranno.

In cosa? In qualunque contesto possa avere un senso ritorsivo.

Quindi, per offrire una logica a questo preambolo, val la pena ricordare quella volta quando, giunto a casa a tarda notte, praticamente quasi l’ alba, proveniente dall’ultima trasferta della stagione, la mia insonnolita attenzione venne attirata da un foglio scritto a mano, posto sul tavolo del soggiorno, elencante i punti vendita sparsi per il globo terracqueo, da dover visitare. Ecco, sfruttando l’apatia generata dal sempre più probabile annullamento del campionato, verranno inotrate regolari richieste di visite a negozi in cui sarò obbligato a spendere cifre ragguardevoli per portare a casa mobili e accessori assurdi, che per giunta dovrò pure assemblare.

Difatti, eccolo lì il bigliettino di cui immaginavo la presenza, non lo leggo, lo sbircio, e immediatamente lo accartoccio, poi lontano da occhi indiscreti, lo butterò nella differenziata … tanto accamperò la solita sacrosanta scusa che pareva essere un foglio dimenticato e che faceva disordine.

La sbirciata furtiva però mi ha consentito di leggere le solite tre o quattro parole che, analizzate, risultano essere peggio di una dichiarazione di guerra, peggio di una profezia di catastrofi imminenti, peggio di una lettera di Equitalia, peggio di quelle letterine color verde caghetta che ti ricordano di essere transitato a una velocità superiore al limite consentito, peggio del cielo nero che monta su dal Monferrato e costringe il contadino a scappare a casa … perché si da credito al proverbio popolare quando afferma che “se ‘l tempural al riva dla muntagna, ciapa la sapa e va in campagna, ma se ‘l riva dal Munfrá, ciapa la sapa e scapa a cá!”

E quello che ho intravisto sbirciando, altrocché un temporale che arriva dal Monferrato!!!, qui si tratta di un ciclone, di un tornado…ma si, dai, un uragano!!

Quindi rapidamente l’ansia si impossessa dello stomaco e lo rivolta come un calzino, la paura, rapida come un fiume in piena, si trasforma in terrore e ti secca le fauci, la respirazione si fa affannosa, il battito cardiaco scandisce ritmi inusuali.

Recupero un momento di lucidità bevendo d’un fiato un prosecchino che vale da solo tutti gli ansiolitici di questo mondo, le bollicine che salgono prepotenti strizzano le mucose obbligando il volto ad assumere l’espressione di un leggero fastidio.

Intanto l’operazione finalizzata all’occultamento del reperto cartaceo può avere inizio: appallottolo ancor meglio il foglio incriminato e lo butto nel contenitore preposto, ben in fondo, sommerso da un pieno di carta: così in profondità neanche gli agenti del RIS riuscirebbero a scovarlo.

Ma la sorpresa che sa di beffa è dietro l’angolo: lei ha visto tutto e candidamente mi dice: -sai se il bidone della carta è pieno, dato che ci hai buttato quel foglio?

Il silenzio dei secondi successivi conservò la memoria di quelle parole.

In buona sostanza, sgamato, punto e basta.

E lo sboffonchio gutturale che riuscì a malapena a dissimulare il mio imbarazzato disappunto, mi fece optare per un ulteriore e più duraturo silenzio, equivalente a un disperato salvataggio in calcio d’angolo, in attesa di una manciata di immagini al replay prive del commento sonoro.

Ma…sulla battuta del corner fui costretto a capitolare quando lei estrasse dal nulla, come neanche il mago Silvan sapeva fare, la copia del foglio maledetto, dove annotati in ordine di apparizione figuravano i seguenti nomi: Ikea, Maisons du Monde, Leroy Merlin, e altri,altri,altri.

Tutti insieme no, è troppo, nessuno riuscirebbe a sopravvivere a un attacco commerciale di tale portata!!

Difatti lei che ha capito quanto io stessi barcollando, con un sorriso falso come una banconota da quindici euro, mi finisce dicendo: “…ma mica tutti in un sol giorno eh!! Una manciata di sabati di fila e siamo a posto, ora che il campionato è terminato, cominciamo dall’Ikea, poi si vedrà come e dove agire”.

Come e dove agire? Ma mica siamo degli agenti segreti del Mossad, porca la zozza!!

Dobbiamo solo andare all’Ikea, ciondolare un po’ tra lo scaffale Bestå e il guardaroba Askvoll, passando davanti al letto con materasso ottenuto dalla macerazione carbonica delle alghe provenienti dai fiordi incontaminati della Svezia nord orientale, il cui nome sul tabellino esposto risulta essere Ängsvide, e poi caricarli nel culo della macchina che comprensibilmente si rifiuterá di “ospitare” si tanta intrusione!!

E difatti eccomi qui a guardare mobili impossibili da montare e oggetti la cui utilità é pari a una riflessione politica di Renzi su qualsiasi argomento voi vogliate

Riusciró a uscire vivo da questa fabbrica di sogni a buon prezzo apparente?

Forse si, ma il costo del pedaggio da pagare è esagerato rispetto alle poche partite disputate in questo disgraziato campionato.

Ma tant’è; inutile fuggire, inutile proporre alternative tipo week end al mare … si rischierebbe seriamente di dover aggiungere, alla pena dei sei o sette centri commerciali, tre giorni sotto un ombrellone in spiaggia a s-giacón dal sul, che notoriamente detesto, e con le protezioni in polimetilmetacrilato quali distanziamento sociale.

Pertanto, rassegnato e allegro come un cipresso davanti al cimitero, non mi resta altro che caricare in auto i tre scatoloni contenenti la libreria Hemnes da montare…da montare?? appunto… e quando mai qualcuno al mondo è riuscito a montare qualcosa acquistato in questo falsofilantropico “negozio” senza aver tentato almeno un paio di volte il suicidio??

Uno c’è per fortuna, esiste davvero e si chiama Nico; lui l’è toshano e l’ha sposato la mi figliola, lui, che home hantava Battisti, l’è uno di quelli che “hon un hacciavite in mano fa miraholi!!!”

Ecco mi rivolgeró a lui, guardandomi bene dal raccontargli tutta la storia, eh!!

Nonnopipo

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Fuori di testa … o forse no?

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Il mio amico è semplice, certe volte anche buono di carattere e ha un’ anima che si scrive con l’apostrofo.

Altruista di sicuro, ciula le banane al mercato come Benigni faceva nel film Johnny Stecchino, per darle ai bambini bisognosi.

Il mio amico è sterile perchè fino ad ora non ha mai messo incinta nessuna donna, il mio amico non ha mai avuto una donna da ingravidare, o molto piú semplicemente non ha mai avuto una donna.

Lui ama il calcio, anche se in teoria e secondo logica, il calcio lui lo dovrebbe odiare, avendo preso una valanga di calci in culo dalla vita.

Ma lui ama il calcio; è pure tifoso di una squadra, che per lui è una grande squadra e io ci credo, credo a lui, eccome se ci credo.

Il mio amico ha denti quadrati che lo rendono tanto simile a un castoro, forse perchè rosica, anche se un castoro che si rispetti e che ha tutte le carte in regola, nonchè “le physique du rôle”, non rosica ma rode.

Il mio amico discende da una nobile famiglia, difatti la sua stirpe vanta riscontri tangibili giá nella Roma imperiale, dove un Re di nome Erode, giù in medio oriente, fece una strage, mentre il suo amico Nerone erose una cittá intera giocando a quel gioco stupido in cui devi trovare una cosa nascosta: “acqua acqua fuocherello fuoco fuocone incendio. Ecco, appunto, incendio.

Quando vide bruciare Roma, l’amico di Erode, eroso e iroso per quanto successo alla sua Roma esclamó: ” se sono erose efioriranno”.

Non efiorì un bel niente e il mio amico non potè stendere un pietoso velo su questa storia avendo finito tutte le mollette.

Il mio amico è gaio e ride sovente, anche quando la sua squadra perde lui ride, ma non recita, ride perchè è uno che pensa positivo perchè è vivo ed è un fan di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.

Ma i Cherubini, unitamente ai Serafini, sono angeli che disturbano la Santa Messa della domenica con quelle cazzo di trombe, che il prete, storno come la cavallina di Pascoli, nemmeno sente. Tutte le volte, sto povero diavolo di prete, spedisce delle lettere a tutti: ai Corinzi, ai Colossesi, ai Tessalonicesi … ma chi cazzo sono i Tessalonicesi, si chiede il postino che deve consegnare tutte ste cazzo di lettere, e soprattutto in quale campionato giocano ste squadre!!!

Fatto sta che nessuno gli ha mai risposto, e il povero sacerdote, a giorni alterni, si reca nell’ufficio postale più vicino a spaccare i maroni alle impiegate che, quando lo vedono arrivare indossano velocemente un grembiule e con la scopa in mano si trasformano in donne delle pulizie e affermano di non sapere niente.

Parlando del mio amico in modo serio, devo ammettere che nel ruolo di tifoso di calcio lui è proprio bello, di un bello che lo ripaga di tutte le angherie che subisce, il mio amico è studiato, ma non sa fare le operazioni perchè non conosce le tabelline, peró è allegro di mattina.

Ha pochi parenti e poche risorse ma possiede tutte le vitamine che servono.

Però è un gran tifoso della sua squadra, della quale ha una grossa fotografia appesa nella sua camera, ma gli piace la montagna, quella impegnativa, mica quei sentierini appesi a un prato, lui ama la montagna quella vera, quella scolpita nella fatica e nel rischio di non riuscire ad andarci a letto.

Perchè la montagna è un’amante, punto e basta.

Poi al mio amico gli piace il calcio e va alla partita.

Il mio amico ha la lingua trasparente e il naso sempre umido, quando assiste alla partita, il mio amico.

Ma quando la palla entra nella storia dopo aver superato la speranza bianca di gesso, lui accende gli occhi cisposi con un interruttore che custodisce nella tasca bucata dei pantaloni.

Esulta come tutti gli altri, proprio come quelli che vivono in una altra arena.

Lui è tifoso del Novara, ma anche dell’Olbia e del Torino, della Gionzanese e ultimamente anche della Pro Vercelli; si anche loro hanno bisogno del tifo del mio amico, che però non ama il mare perchè, dice, è egoista e nasconde sottacqua tutto quello di cui dispone e ti offre una sola alba e un solo tramonto al giorno, sto tirchione.

Il mio amico mi ha detto che odia la politica, quella dei telegiornali e dei talc sciò, perchè la politica attiva lui la fa tutti i giorni, da quando prende il caffè appena alzatosi, fino al momento di spegnere la luce prima di dormire, lui è un gran politico, figlio di gran politici, tanti politici, solo politici, politici dappertutto. Vitalizi rubati.

Ma lui è tifoso del Novara prima di tutto, e quando va allo stadio sta in piedi in curva al centro di essa e urla, canta, sventola persino una bandiera in cui è raffigurato un grande giocatore del passato, ma lo trovi contemporaneamente anche in rettilineo dove protesta e insulta il guardalinee, e addirittura nei distinti dove peró sta sempre tranquillo. In tribuna no, non lo potrai mai trovare perchè a lui non piace scorreggiare sui seggiolini.

Il mio amico sogna sempre in bianco e nero, ma lo sfondo della scena è sempre colorato d’azzurro, perchè questo è il suo colore preferito, anche se il rosso che è sempre stato nel suo cuore è un altro sogno che si è arreso.

E mentre il mio amico era in coda per ricevere un sorriso, con il volto dipinto da uno sguardo senza peso, ha raccontato al vento la sua storia.

Forsa Nuara tüta la vita

Nonnopipo

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