Brutti ma buoni. Editoriale

Forse la nostra serie A è ancora troppo recente e viva nella memoria per poter classificare questa trasferta a Roma come un “evento”, a differenza di quella storica partita contro il Milan di Leonardo in cui la provincia si trasferì nella vicina San Siro, tuttavia è stato bello respirare nuovamente il profumo di un ambiente così importante e maestoso come quello dello Stadio Olimpico. Il rischio di giocare queste partite è sempre quello della poca credibilità che una disparità così evidente di valori in campo e di interesse tra i tifosi possono restituire allo spettacolo offerto, dove solitamente da una parte c’è la piccola di turno emozionata e felice di viversi una giornata contro una big di A, dall’altra l’indifferenza più totale. Se l’aver giocato a campionato fermo ha consentito ai presenti di viversi una partita vera, contro una Lazio scesa in campo con tutti i titolari in una cornice di pubblico e di calore di tutto rispetto, nello stesso tempo ha praticamente azzerato al Novara quell’uno per cento statistico di possibilità di fare l’impresa. Per carità, lungi da me alimentare quello stupido vittimismo dei più piccoli, tuttavia una riflessione seria sulla formula di questa competizione sarebbe anche ora di farla, perché una Coppa Italia concepita esclusivamente per portare sistematicamente a giocarsela solo tra le prime 5-6 forze del campionato è sinceramente ridicola. Non che la Lazio avrebbe fatto fatica ad espugnare il Silvio Piola di Novara, ma almeno renderle il passaggio del turno un po’ più complicato per il principio che, quando si devono scontrare due squadre appartenenti a categorie diverse, la più forte debba giocare in trasferta, sarebbe stato più onesto ed interessante soprattutto perché avrebbe reso più equilibrata la seconda competizione calcistica italiana.

La mia speranza era quella di vedere un Novara dignitoso nel contenere una Lazio su un altro pianeta rispetto a noi, e che lottasse con grinta su ogni pallone e provasse a restare in gara il più possibile. Al 20’ trovarsi già sotto di due reti e al 45’ sotto di quattro, contro una Lazio sinceramente sembrata col freno a mano tirato, e alla quale, colpevolmente, ci siamo adeguati agli stessi blandi ritmi senza mai provare a sorprenderli in velocità, mi ha però un po’ deluso. Ma evidentemente loro erano davvero troppo per noi, ed è giusto così. Fortunatamente un secondo tempo agonisticamente più importante, culminato dal goal bandiera, ci ha ridato quegli onori che oggettivamente meritavamo tutti noi tifosi insieme ad una squadra che, dopo aver eliminato Perugia, Brescia e Pisa, si meritava più di tutti.

Proprio in considerazione delle più volte citate differenze di valori, credo che da questa partita non si possano trarre indicazioni particolari, se non quelle della continuità. Il primo goal preso è un goal che, sia che ti trovi davanti Immobile, Milinkovic e Caicedo, oppure il tridente di una Pro Patria o Albissola del caso, non puoi prendere con quella leggerezza con la quale lo abbiamo preso oggi, dove Ronaldo perde l’uomo e Cinaglia, sulla finta tirare di Luis Alberto, si gira quasi per paura della pallonata. Nardi, invece, sia che giochi all’Olimpico oppure al Biagio Pirina di Arzachena fa capire di avere un grande futuro davanti a se, Schiavi pure nella capitale rimane quel volenteroso “vorrei ma non riesco” (che rammarico quell’occasione dopo cinque minuti!) e Sciaudone fa cagare sempre e comunque. Nulla di nuovo insomma. Diciamo però che l’aver rivisto un Buba lì in mezzo in buona condizione autorizza a guardare con un po’ più di ottimismo l’imminente ripresa di un campionato che ci rifiutiamo tutti di pensare possa essere uguale a quello fino ad oggi disputato. Certo, arrivasse dal mercato magari un forte difensore sarebbe più facile, ma non ho molta fiducia che questo possa accadere, anche perché prima bisognerebbe trovare qualcuno che abbia il buon cuore di liberarci di qualche giocatore “Over”, cosa che, comprendiamo tutti, è parecchio improbabile.

Comunque il ricordo di questa giornata è sicuramente positivo. Siamo pure riusciti ad essere protagonisti di ben due episodi di var, e questo significa che siamo la prima squadra di serie C ad esserne oggetto, e tutto ciò è bellissimo. Il fatto poi che in in entrambi i casi sia stato a nostro favore (conferma di non rigore contro e conferma rigore a favore) me la rende ancora più simpatica. Forse avevamo bisogno un po’ tutti di tornare a sognare in grande, e se la giornata di ieri magari non era tra le più indicate per farlo, lo è stata sicuramente per risvegliare quella voglia di urlare Forza Novara a prescindere da tutto, come un po’ tutti sabato abbiamo fatto. Ecco, ricordiamoci ogni tanto che non è reato farlo pure nella nostra quotidianità e tristezza della serie C. Quindi facciamolo: Forza Novara sempre, ovunque e comunque! Visto? Male non fa.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: