La stella cometa Editoriale

E’ un peccato che il caso abbia voluto coincidesse con Siena la partita giocata il giorno dei nostri 110 anni. E’ un peccato perché più o meno i recenti e nobili 8 degli ultimi 110 anni sono probabilmente iniziati da una partita giocata proprio in quello stadio, in cui non si meritava di uscire sconfitti, e solo un nostro euro goal allo scadere (che fece poi il giro del Paese tra tv e internet) chiuse la partita su un più corretto pareggio contro una squadra che, allora, era ancora più forte di quella meravigliosa macchina da guerra che siamo stati noi quell’anno. Un pareggio che fece capire a tutti noi che poteva essere l’anno giusto per pensare davvero in grande, e che nulla sembrava ostacolarci, nemmeno uno squadrone in uno stadio per molti visto quasi sempre solo alla tv, che contro di noi era pieno zeppo di persone. E’ un peccato che questa affascinante sfida oggi sia parecchio ridimensionata. Lo stadio è lo stesso ma loro, come noi, ora hanno un evidente problema numerico di pubblico, una squadra che definire ridimensionata rispetto a quei tempi che ho citato è un eufemismo e che, sempre come noi, gode oggi solo del rispetto gratuitamente attribuito dalla critica più per ciò che è stato il recente passato che per i meriti attuali. Siena Novara oggi è l’emblema di ciò che è possibile diventare per colpa di mala gestione societaria e/o finanziaria e che andrebbe, a mio avviso, mostrata a quelle realtà a noi simili (ne cito una esemplificativa di tutte: la Spal) che oggi vivono un sogno e si sentono invincibili. Siena Novara avrebbe dovuto e potuto essere un big match tra due formazioni in lotta per la promozione in cadetteria (magari poi lotteranno davvero ai playoff per questo risultato, chi lo sa, oggi però sorrido al solo pensiero) e che avrebbero dovuto spaccare il mondo, ma alla fine ci ha restituito solo uno spaccamento di coglioni inenarrabile con la solita gioia negata, questa volta da un lento tiro rasoterra calciato probabilmente dalla periferia di Monteriggioni, che il nostro portiere ha visto partire tre minuti dopo la fine di una partita giocata per lo più in superiorità numerica. Un’amarezza senza fine.

Era evidente che non si poteva strutturare la nostra ripresa psicologica e sportiva solo sull’onda di una vittoria casalinga contro il temibile Olbia, e nemmeno schierando in tribuna i talismani Pablo e Buba che però, dai seggiolini del Piola, non possono concretamente ancora segnare o fare legna in mezzo al campo. Così come non si poteva abusare ancora a lungo del bonus caccia sfiga “Viali in tribuna”, perché il karma non è pirla come noi e, come abbiamo potuto constatare, ci ha messo poco a ristabilire la normalità. I ritorni di Pablo e Buba sono due meravigliose operazioni, tutt’altro che scontate e facili da concludere, ma comunque basate sul postulato del grosso amore di questi due giocatori nei nostri confronti. Due operazioni che si sarebbero potute e dovute concludere già ad Agosto per due giocatori che, stringi stringi, non aspettavano altro che una chiamata da Ludi per firmare. Ora il nostro Direttore Sportivo è chiamato ad altro. E’ atteso alla prova del mercato in una posizione in cui ha l’obbligo di andare a convincere gente forte che, magari, oggi gioca in realtà messe meglio della nostra, e portarle qui per giocarci il girone di ritorno da protagonisti. Gente non solo che abbia “fame di vittorie”, che detta così non vuol dire assolutamente nulla visto che devo conoscere ancora chi abbia fame di sconfitte, ma che nella vita abbia davvero vinto almeno in queste categorie e non abbia solamente collezionato presenze su presenze come la maggior parte dei nostri attuali “Over” in rosa. Non voglio sminuire i ritorni di Pablo e Buba, sia chiaro, ma per quanto mi riguarda rimangono due operazioni relativamente semplici che però non possono rappresentare IL mercato invernale, ma solo un’ottima base di partenza. Altrimenti di strada ne faremo poca.

La verità è che noi tifosi del Novara siamo tutti uniti in un grosso virtuale e appassionato countdown al 2019, perché questo 2018 ci ha tolto tutto quasi tutto ciò che ci poteva togliere. Se magari non ha intaccato la passione di tanti singoli è indubbio che ha ucciso quella della massa, umiliandola e mortificandola in una maniera così forte che ci vorrà moltissimo tempo e nuove vittorie per riportarla se non a quella di un tempo, almeno a quei livelli che 110 anni di gloriosa e continuativa storia meriterebbero. Ho smesso da oltre 30 anni di scrivere lettere a Babbo Natale, ma nonostante questo una parte di me non ha mai smesso di credere che esista davvero. 13 anni fa, quasi 14, ho fatto il viaggio di nozze al Polo Nord e ho visitato il suo villaggio a Rovaniemi, in Lapponia. In un certo senso diciamo quindi che l’ho conosciuto davvero. Proprio ieri sera guardavo il quadretto appeso a casa in cui sono lì abbracciato a lui e pensavo quanto noi tutti meriteremmo come regalo di Natale quella sana pazzia di chi, affetti personali a parte, non ha dubbi nel posizionare il Novara Calcio al centro della propria vita e dei propri pensieri, a prescindere da incazzature e momenti no che possono sempre capitare. Ci sono tante cose più importanti nella vita del Novara, non serve certamente la mia banalità per ricordarle, ma se è pur vero che sulla capanna di ogni Presepe italiano c’è sempre una stella cometa allora l’augurio che mi permetto di fare a tutti i nostri lettori e ai tifosi del Novara è quello di trovare sotto l’albero quella stella cometa che rappresenti idealmente la voglia di urlare sempre un Forza Novara ogni giorno della vostra vita. Bella o complicata che sia. Mai come oggi ne abbiamo tanto bisogno. Buon Natale a tutti dal Vannu.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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