Ridateci l’azzurro Editoriale

I vari film sul Titanic ci insegnano che l’essere umano, quando capisce che la nave sta affondando, può reagire in due modi. Il primo è quello di mantenere una calma karmica, esattamente come i violinisti a bordo che non hanno mai smesso di suonare incuranti del panico intorno a loro. La seconda è quella di abbandonarsi in scene deliranti dettate dal panico e dalla disperazione. Noi siamo ovviamente speciali e le facciamo entrambi, perché a fronte delle ostentate  sviolinate che arrivano dallo staff tecnico e societario che deliziano la platea con melodie che assicurano la calma e tranquillità di un ambiente unito, al fischio finale però ci godiamo le psicosi di due dei nostri che si menano in campo e del portiere kamikaze contro lo stadio locale. In un contorno desolante di un Moccagatta più vuoto, più  freddo e, se possibile,  più grigio del peggior griore mai espresso da Alessandria in tutta la sua storia, di un decimo posto in classifica più anonimo di chi popola il deep web o compra bit coin, e più triste di MDS a cui, oggi su La Stampa, gli vengono addirittura messe in bocca parole di smentita di fantomatiche cessioni alla Juventus pronunciate forse dall’altra parte del globo tra una pausa e l’altra del suo hobby preferito: lavorare e (forse) non solo quello.

Riuscire a fare costantemente peggio dell’anno prima deve essere evidentemente una strategia  che noi, sciocchi tifosotti, non riusciamo a capire per  colpa dei nostri troppi limiti. E’evidente che la nostra sia una Società di simpatici burloni che, da anni, persegue questo obiettivo ma solo per dimostrarci quanto siano state ingiuste e sciocche le nostre critiche sull’operato. Il criticato Baroni che ha sfiorato la serie A, lo sostituisce con Boscaglia che però ci fa subito rimpiangere il precedente. E allora porta Corini, che a noi tifosi subito non è piaciuto, e ci dimostra che, ancora una volta, con quello di prima non avevano sbagliato. Ma nessun problema, ci accontentano per mettere Di Carlo e per dimostrare a questi scellerati tifosi  che, ancora una volta, in Società avevano ragione sull’allenatore precedente rispetto al successivo. Retrocediamo quindi in C,  così possono finalmente far sentire tutti degli emeriti coglioni che manifestavamo perplessità su campionati “anonimi” in cadetteria invece di goderceli. E ora Viali, colui che vede prestazioni importanti e colme di densità nel vincerne una per sbaglio ogni due mesi circa contro innominabili. Stessa cosa si può dire pure coi giocatori, che per dimostrarci quanto fessi fossimo a storcere il naso con Meggiorini, Caracciolo e Mascara in serie A, siamo arrivati via via a mettere in campo ad Alessandria Vai e Kyeremateng nella speranza di cambiare l’inerzia della partita. Peraltro, di culo, riuscendoci. E infine, ma questo solo per accontentare i professionisti del cagamento di cazzo che hanno sempre trovato da dire sulla Joma e sulla “Fabbrica dello sport”,  ecco che ci portano il brand dei pugili che, arrivati a Natale, non è ancora riuscito a consegnare alla prima squadra il kit di abbigliamento essenziale, e poi obbliga le giovanili a giocare col nastro coprente sulla maglia dello scorso anno o con fake degni delle bancarelle ai mercati rionali. Che tifoseria di poveri pirla che siamo a non capirli, vero?

Vedendo le facce di quelli presenti ieri nel settore ospiti penso però che l’emorragia di consensi e di passione sia finita. Chi è rimasto è perché, oltre al fatto che il Novara rappresenti la sua più grande passione, ha quel gusto dell’orrido e quel perverso piacere di quelle persone amanti del fetish che ogni tanto compaiono nei video su Whatsapp che mi mandano Scarda e il Lazza a notte fonda, dove uno di mezza età, nudo, con solo una maschera di batman indossata e legato al muro si fa prendere a calci i coglioni da una dark queen vestita in latex. Non si spiegherebbe altrimenti. Non è più questione di aver legittimamente e in  buona fede sbagliato una  stagione,  perché sono cose che possono capitare. Qui, e mi ripeto, si tratta di un fallimento totale di un progetto e di totale mancanza (o volontà?) di provare a sistemare il sistemabile. E’ vero che in campo ci vanno i giocatori, ma tutte le volte che la Società nella sua storia è stata chiamata ad intervenire mostrando la sua solidità, compattezza, forza, potere mediatico e lucidità, ha sempre e solo peggiorato la situazione. E quando è stata chiamata a prendere una decisione in corso sull’allenatore, magari per provare a dare un segnale, o è stata intempestiva o inesistente.

Intendiamoci, non è che questi pensieri siano maturati dopo la prestrazione di ieri, peraltro nemmeno tra le più oscene della stagione soprattutto nel secondo tempo quando si è legittimato almeno la giustizia del pareggio, ma non si riesce davvero a vedere un minimo di inversione di tendenza che possa consentirci di avere un po’  di ottimismo per il futuro. In questo momento tutto ciò che riguarda il Novara Calcio è di colore grigio. Il nostro splendido azzurro compare solo sulle pezze dei tifosi e, per contratto,  sulle maglie che però, pure loro, stanno diventando sempre più oggetto di interventi cromatici spesso discutibili. Se tutto questo è stato voluto beh, niente da dire, siamo stati bravissimi. Ma forse forse è arrivato il momento di mettere questo benedetto punto e ripartire con una nuova storia. Qualsiasi essa sia. L’importante è che sia azzurra.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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