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E anche oggi campo pesante …

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Lo spirito di Borgo si è impossessato del nostro mister domenica facendoci tornare indietro di dieci anni quando, con un Morganti a fine carriera ed un De Salvo ancora imberbe, il nostro ex direttore generale faceva da spalla a Notaristetano nel recriminare per il campo pesante che non aveva consentito alla squadra di esprimersi come avrebbe voluto.

Quel coro della curva nord “ anche oggi campo pesante “ echeggiava in un Piola desolato come quello odierno a sottolineare prestazioni poco edificanti … prestazioni comunque, nonostante la incapacità di quell’allenatore, imparagonabili a quanto abbiamo visto a Cuneo domenica pomeriggio.

Sono più di cinquant’anni che vedo il Novara e, nonostante una probabile e possibile carenza di memoria causata dall’etá, non riesco a ricordare una prestazione così insulsa, priva di qualsiasi senso logico, interpretata da undici giocatori messi in campo a caso, impotenti sia nella costruzione che nella copertura degli spazi.

Penso che ci sia qualcosa di più grave della accennata da De Salvo “ ansia da prestazione “ ….gli sguardi timorosi e timorati di chi si riscaldava nel secondo tempo sotto le potenti invettive di Palombo a Viali, lo sguardo di Cattaneo al suo ritorno al riscaldamento dopo essere stato prima richiamato e poi mandato indietro, mi fanno ritenere, probabilmente a torto, che quel clima idilliaco all’interno dello spogliatoio non ci sia; la frenesia nel muoversi all’interno del quadrato di gioco da parte di giocatori che hanno esperienza e stadi importanti alle spalle non è sintomo di serenità; l’apatia dimostrata da Cacia in certi frangenti della partita ( così come il velato ma evidente vaffanculo alla sostituzione di Vercelli ) palesa rotture di un meccanismo mai ancora messo realmente in moto.

Non mi soffermo sui movimenti scolastici con i quali ci esprimiamo, sul fatto che dopo quattro mesi di preparazione non abbiamo nemmeno uno schema nella fase di ripartenza, né tantomeno di quanto sia inutile rilanciare lungo sulla testa di Schiavi …. sarebbe come sparare sulla croce rossa.

Ma mi piacerebbe capire  perché abbiamo nell’organico quattro trequartisti e giochiamo col 352, mi piacerebbe capire perché non abbiamo un solo esterno di ruolo in tutta la squadra, perché abbiamo solo centrocampisti offensivi e nessuno votato all’interdizione, perché dei quattro centrali non ne facciamo uno buono … insomma mi piacerebbe capire tante cose … senza ridurre il mio pensiero solo al fatto che abbiamo fatto un mercato di merda non nella scelta degli uomini ma nell’assortimento degli stessi: ho la sensazione che abbiamo fatto la spesa come quegli uomini che vanno al supermercato senza saper bene cosa comprare e così tornano col carrello pieno di cose che non servono a un cazzo.

Ho ascoltato le dichiarazioni postgara di Viali, dettate presumo dalla necessità di proteggersi, e non capisco perché non gli sia stata posta una sola e semplice domanda : “ mister ma nella sua carriera le è mai capitato di  giocare contro un portiere con la divisa bianca e vederlo tornare negli spogliatoi con la stessa intonsa? “

Ciumi

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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La teoria degli alibi

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In vari speech disponibili su internet, Julio Velasco espone la sua illuminante teoria degli alibi, in cui parla di come i giocatori abbiano la tendenza a giustificare l’errore, singolo o di squadra, con una serie di scuse che non attengono al proprio gesto tecnico. In quel caso, il tema era la palla alzata male, con lo schiacciatore che invece di risolvere quel tipo di alzata, accampava una serie di giustificazioni attinenti all’errore del palleggiatore o a fattori contingenti come la luce e altre influenze ambientali. Ora, lungi da me tornare al campo pesante di notaristefaniana memoria, ma vedendo come ogni volta esce fuori la giustificazione del campo stretto, (mai da parte del mister, devo dire) che poi è caratteristica peculiare di almeno metà dei pollai in cui si gioca in questa categoria, mi viene il dubbio che invece di ‘andare a cercare nel proprio cervello i file che ti dicono come giocare in un campo stretto’ (sempre rielaborando Velasco), perseveriamo nell’errore di giocare in trasferta allo stesso modo in cui giochiamo in casa.

La sensazione mia, per quel che ho potuto vedere dall’orrenda piccionaia dove erano collocati i tifosi ospiti a Montjovet, è stata di una squadra che nel primo tempo ha fatto girare palla in maniera lenta e prevedibile, cercando di risolvere la propria manovra asfittica con giocate individuali alla ricerca di un minino di superiorità, giocate che però si sono praticamente sempre tradotte in un nulla di fatto. Il tutto condito da errori banali in fase di appoggio e alleggerimento che hanno portato ad esempio al secondo gol dei valdostani. Con il primo tempo negativo di Paglino abbiamo perso anche il contributo difensivo dell’esterno più ‘vero’ che abbiamo in rosa e dalla sua parte sono arrivati i pericoli maggiori sulle palle in profondità, sempre con protagonista l’ottimo De Cerchio, con prima un rigore negato e poi quello assegnato davvero da Fantozzi su dinamiche di azione molto simili.

Nella ripresa, sotto 2-0 e con un uomo in meno, Marchionni ha avuto un gran coraggio, arretrando Di Masi senza diminuire il peso offensivo. La riprova che secondo me, specie in contesti di trasferta in cui ci ingolfiamo su campi piccoli e spazi congestionati, passare a 4 dietro e costringere gli avversari a venirti a prendere più basso può non essere una cattiva idea. Ho visto molto bene Di Munno in impostazione all’esordio e ho apprezzato il cambio di passo di Paglino nella ripresa, mentre Di Masi, pur con il solito dinamismo, non appena saltato l’uomo e trovato il metro di spazio in cui infilarsi continua a sembrarmi troppo poco lucido, cercando la soluzione personale piuttosto che magari rallentare un minimo e ragionare. Fatico a comprendere le lodi per Laaribi che da quando è arrivato non ho ancora capito che oggetto è, e mi fa abbastanza girare le palle Pereira, che sembra sempre voler dimostrare di spaccare le partite da solo ma deve ancora capire che se porti palla sul ribaltamento con l’uomo che si allarga, tardi a fare la giocata, e poi ti butti nello stesso spazio in cui è andato quel giocatore che hai ignorato, non dai un grosso contributo.

Un’ultima considerazione più in tema ‘mediatico’ su Marchionni. Mi pare che nelle interviste del post partita il mister si venda sempre un po’ male, e dispiace perché onestamente credo che abbia meriti enormi nei risultati fino ad ora ottenuti dalla squadra. Ha creduto in un modulo in cui tutti noi che di calcio capiamo un cazzo non avremmo mai scommesso dopo le prime tre/quattro partite, ha lavorato sulle motivazioni di uno come Vuthaj che sempre io che non capisco un cazzo toglierei tutta la vita quando siamo almeno con un paio di gol di vantaggio per evitare anche solo che gli si strappi una pellicina, perchè evidentemente è anche bravo a gestire la testa oltre che le gambe dei giocatori. È un uomo di calcio e si vede e noi capiamo molto meno di lui, e questo è chiaro. Ma questo non significa limitarsi sempre e solo a  rivelare che abbiamo fatto bene quando vinciamo con tre gol di scarto e che non abbiamo fatto niente di quello che ha chiesto quando balbettiamo. Non dico di venirci a spiegare la teoria delle linee di passaggio o del terzo centrale che si alza durante la fase di possesso nel 3-5-2, ma almeno argomentare un filo di più oltre al canonico ‘non è questione di modulo’ quando gli si fa una qualsiasi domanda sul tema tattico. Apprezzo molto il fatto che non accampi scuse quando qualcosa non funziona e che non si sia mai tolto in pubblico dei sassolini dalle scarpe in questi mesi quando forse avrebbe potuto, lasciando le cose da spogliatoio dove devono stare. Ma si può essere un po’ più ‘empatici’, paraculi e dare anche qualche spunto al pubblico senza per forza cadere nella teoria degli alibi del buon Julio.

Jacopo

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Questione di ritmo

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Nelle ultime tre partite in casa, abbiamo segnato almeno quattro gol. Abbiamo il doppio della differenza tra reti segnate e subite di qualsiasi altra squadra del girone, quasi il triplo considerando solo le partite in case. Basterebbero questi dati a certificare l’assoluta sproporzione di valori tra noi e le avversarie. Eppure, anche col Saluzzo, soprattutto all’inizio si sarebbe potuta mettere non così bene. Dopo pochi minuti ci siamo inspiegabilmente distratti su un lancio in profondità, con Bergamelli che ha sbagliato l’interpretazione di un fuorigioco, e se per caso lì in mezzo invece di uno coi tombini al posto dei piedi ci fosse stato un normodotato, sarebbe iniziata molto male. Che poi, detto tra noi, l’avremmo ribaltata probabilmente in un quarto d’ora, visto il valore degli avversari. Ma è la dimostrazione che non giocando al livello massimo di concentrazione, con una difesa a tre, nel braccetto di sinistra uno come Di Masi che quando sta in trance agonistica si dimentica anche come si chiama, e uno come Vaccari al raddoppio da quella parte che ha ancora il latte in bocca, è possibile che qualche cagata la si faccia.

Direi che qui si può esaurire l’analisi tecnica, perché il resto è stato pura accademia. Rimane la sensazione, guardando le reazioni dopo i gol, qualche battibecco in campo, un po’ di malcelato nervosismo dopo la scelta di un compagno, il mister che nel primo tempo sembrava uno di quei dervisci mediorientali che si dimenano alla ricerca dell’estasi mistica, che la squadra in questo momento cammini sul delicato crinale della tensione. Che sicuramente in questo momento è ancora nella soglia della tensione positiva, ma che per esperienza basta un attimo perché si trasformi in qualcosa che assomiglia più all’isteria. Quindi bene ha fatto Pablo da capitano, con il rispetto che un capitano deve al mister, ad alleviarla in quel frangente cui accennava anche il Vannu.

L’altra sensazione, che ho sempre avuto ma che si rinforza col passare delle partite, è che la vera differenza tra noi e le altre in questa categoria la facciano il ritmo e la preparazione fisica. Mi è capitato settimana scorsa per la prima volta di vedere 90 minuti dal vivo di un’altra gara di una nostra pari categoria che staziona un po’ più in basso di noi, e la differenza rispetto a un prestazione tipo nostra è stata disarmante. Nell’ultimo quarto d’ora sembrava di vedere una di quelle partite di calcetto in cui alla fine il difensore che è stato dietro tutto il tempo prova a salire per divertirsi un po’ anche lui: ribaltamenti continui, disciplina tattica inesistente, giocatori che provano giocate che se per caso non riescono liberano praterie dietro. Parliamoci chiaro, tre quarti del componenti della nostra rosa sono semiprofessionisti solo sulla carta: ragionano, si allenano intensamente, guadagnano, giocano e hanno motivazioni esattamente come se fossero in C. Non credo sia la stessa cosa per una banda di ragazzini al minimo salariale o onesti pedatori con una buona carriera alle spalle che magari con una famiglia da mantenere si trovano adesso a svangarla a 30000 Euro l’anno. Bastava guardare la pancia del numero 10 o del portiere del Saluzzo per capirlo. La differenza, come sempre nella vita la fanno i soldi. E il ritmo, quello del gioco e quello emotivo. Entrambi in questo momento per noi stanno al massimo dei giri, dovremo essere bravi a capire quando rallentarlo un po’.

Jacopo

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IL CALCIO E’ UNA COSA SEMPLICE

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Delle tante frasi da Bar Sport che spesso riecheggiano ovunque, di sicuro quella che ho scelto come titolo è la più adatta a descrivere ciò che è stata Caronnese-Novara.
Nel primo tempo, come già sottolineato da alcuni, non si è fatto male anzi, mi verrebbe da dire che pur non alzando il ritmo, il pareggio è più frutto di casualità (Dardan che sbaglia due occasioni da gol è oggettivamente una casualità negativa ) che altro; con Bortoletti proposto come boa offensiva per creare spazi lì davanti, il risultato è stato purtroppo solo una gran confusione, ma chiariamoci: Bortoletti non ha i piedi da attaccante, inutile crocifiggerlo. Abbiamo spinto soprattutto sul lato destro con un Paglino sugli scudi.

Nella ripresa siamo partiti malino, forse demoralizzati dalle occasioni fallite nel primo tempo. Dopo il gol preso, come successo gia’ col Casale e Varese, messi spalle al muro, abbiamo reagito con una voglia di vincere ed un ritmo che, uniti alla qualità che abbiamo, nessuna squadra può reggere. E infatti. Il punto cruciale è banalmente stato il triplo cambio: dentro Pereira, Capano a svariare dietro le punte ed un Vimercati molto più propositivo nella fase offensiva rispetto ad un più prudente Agostinone.

Insomma una punta a fare la punta ed un trequartista a fare il trequartista. L’attaccante brasiliano sembra sia per struttura che per qualità tecniche la spalla ideale per Vuthaj, permetterebbe inoltre anche a Pablo di giocare più alle spalle di un eventuale duo, oltre che pensare di poter rifiatare visto che in quel ruolo si trovano anche altre alternative (Spina e Capano), detto che comunque la sua presenza in campo resti imprescindibile non solo dal punto di vista tecnico. Vimercati ha aiutato molto la linea difensiva, che per impostazione gioca molto alta applicando il fuorigioco, supportando praticamente sempre l’azione offensiva; è una scelta rischiosa la trappola del fuorigioco, però permette di non rimanere schiacciati nella nostra area nei momenti di forcing avversario e considerando che la struttura fisica non sia certo una delle nostre qualità principali, è un rischio che evidentemente Marchionni accetta di correre. Nel finale infatti abbiamo sofferto (ma penso sara’ sempre così) solo su mischie e palloni alti, motivo per il quale bisogna imparare ad impallinare gli avversari subito.

Nel complesso abbiamo comunque (almeno nella ripresa) continuato lo spartito intrapreso contro il Casale: ritmo, qualità e aggressività con pressing alto. Se riusciremo a proporre questo per tutta la partita, come diceva Dante Alighieri, per gli altri sono cazzi.


FORZA NOVARA SEMPRE!
Francesco Sartorio

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