La scelta di campo Editoriale

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. – Tancredi ne Il Gattopardo»

Volevamo il cambiamento? Ecco a voi Gravina, eletto Presidente della FIGC col 97,2% dei voti (il restante ha votato scheda bianca). Colui che in nome del cambiamento, tanto invocato quanto promesso, si è svestito degli abiti indossati da forza d’opposizione a favore dei più comodi da vero Statista al Governo per realizzare il più grande dei terremoti politico organizzativi della storia del calcio: lasciare tutto invariato. Ma proprio tutto eh. Compreso mantenere arzillo l’avvocato (fu) bomber Di Cintio, instancabile nella sua attività di influencer sui Social, nel portare a casa fior di like da quella parte di popolo che ancora continua a dargli retta nelle sue simil apparizioni mariane. Quelle in cui rivela ai fedeli scenari futuri tipo: “sono sicuro che la partita decisiva per il format della  serie B sarà quella dei prossimi giorni al Consiglio di Stato”. E loro ci credono, come ci hanno sempre creduto nei tre mesi precedenti. Niente cambia dunque, chi giocava in C resta in C, chi era stato fermato riprende a giocare, ma se tra un po’ il Consiglio di Stato dirà che sono tutti pazzi allora qualcuno chiederà scusa ai follower di Di Cintio. Peccato sarà quasi Natale quindi ciao.

Non c’è molto da aggiungere, anche perché la storia fondamentalmente non si è ancora conclusa visto che, dando per scontata la definitiva impossibilità (o volontà) di integrazione di tre squadre in serie B per questa stagione, c’è ancora da chiarire in che forma verrà scritta la parola fine. Risarcimento o pacca sulla spalla. Cosa di non poco conto in effetti. Siccome su questa testata, e su tutte quelle che parlano di Novara Calcio, sono stati prodotti un numero sufficiente di articoli ed editoriali che sapranno soddisfare la curiosità futura delle prossime generazioni e metterle così nelle condizioni di ricostruire tutti i passaggi di questa penosa storia, credo che manchi ora solo un’ultimo aspetto finale da chiarire: quello della scelta di campo.

Molto serenamente, credo che vadano rispettate tutte le emozioni provate e che vadano assolutamente giustificati tutti gli stati d’animo che una delusione del genere possono aver generato nei tifosi. Rabbia, indignazione, rassegnazione, disinteresse. Li abbiamo provati tutti, in forme diverse, e alla base di tutte non vi sono dubbi che ci sia il grosso amore per la nostra maglia. Concediamoci giustamente ancora questa giornata in cui tutto ci sia concesso, ma mentalizziamoci sul fatto che, a partire da domani, si impone una vera scelta di campo cui ogni singolo tifoso è chiamato a rispondere: o dentro o fuori. O si accetta di stare al gioco, dove per gioco intendo sottostare ad un Governo del calcio formato da politici che tutelano solo i propri interessi o quelli dei soliti tre e quattro ben noti che mai agiranno pro Novara, oppure si abbandoni questo mondo.

Personalmente non ne posso più di leggere gli sfoghi di tantissimi amici, non ne posso più di leggere i vari “mi hanno tolto tutta la passione”, “mollo tutto”, “non mi vedranno più”, “non darò mai più un soldo al sistema” che, pur in tutta la loro purezza e legittimità, non fanno bene al Novara e non portano da nessuna parte. L’ultima cosa che ho intenzione di fare in questa sede è quella di giudicare chi arriva a urlare queste frasi, ci mancherebbe, ma mi permetto però di dire che chi davvero pensa queste cose ora ha una meravigliosa possibilità: abbandonare questo mondo. Lo faccia ora, subito, sbatta la porta se lo ritiene giusto,  non sarò certo io a criticarli. Ma se non lo fanno, da domani mattina non rompano le palle a chi invece, per come può, sarà ancora lì a crederci. Nonostante tutto.

E’ una questione di approccio alla vita, in fin dei conti. Ho sempre pensato (e scritto altre volte) che i veri vili sono quelli che rinunciano a combattere le guerre, non quelli che ne accettano le sconfitte. Noi la nostra guerra l’abbiamo combattuta e l’abbiamo persa e nessuno può oggi imputarci nulla. Quindi, con la massima umiltà e rispetto di chi lo pensa, mi chiedo il senso di continuare a trincerarsi dietro ai vari “non si possono accettare sempre i soprusi, a me così non va bene” ma nello stesso tempo rimanere dentro a questo mondo in modalità perennemente delusa e imbruttita, solo perché non si ha magari il coraggio di abbandonare lo stadio e la vita da tifoso.

Sabato sera ci sarà il derby. Forse il più strano, il meno sentito, il meno atteso degli ultimi 20 anni. Una partita che potrebbe svoltare la nostra stagione, sia in positivo che in negativo. Un conto è auspicare o approvare una qualsiasi forma di protesta (che vada dal non colorare il settore ospiti, al non cantare, o ad altro che la curva deciderà eventualmente di fare), un altro è continuare imperterriti a macinare odio con la presunzione di riuscire a fare qualcosa di eclatante che metta in imbarazzo il Governo del calcio (ovviamente purché la faccia ce la mettano gli altri). Come se le tifoserie di Novara e Vercelli avessero i numeri e la forza di fare qualcosa che possa smuovere l’opinione pubblica nazionale, cosa peraltro che non è riuscita ad ottenere nemmeno la vicenda stessa nella sua complessità e interezza. Ma dai, siamo seri per favore!

Mai come oggi siamo quindi davvero tutti chiamati a questa scelta di campo. O stiamo col Novara dentro a questo sistema marcio o ci dedichiamo ad altro. Da domani mattina ci conteremo e vedremo in quanti saremo sulla nave a remare. Un arrivederci agli altri amici, perché tanto prima o poi sulla nostra nave ci risaliranno sopra, ma fino a quel momento, se proprio non vogliono o riescono a remare a favore, che non remino neanche contro.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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