La follia collettiva. Editoriale

Correva l’anno 2002/2003. È capitato che mi toccò “lavorare” un week end, a causa di una due giorni di lavoro offerta da una casa di investimenti in un bell’albergo alla periferia di Piacenza, molto vicino allo stadio. Il sabato sera, in una sala adiacente a quella in cui ospitava la nostra cena di gala, c’era il Piacenza calcio, in ritiro per la partita di campionato del giorno dopo. Ricordo che incrociai Mister Gigi Cagni, ai tempi parecchio più quotato di oggi, e lo guardai con ammirazione così come oggi potrei fare probabilmente solo se incrociassi Federer o, in alternativa, la morosa di Bettarini. Mi sembrava un mostro sacro del calcio, uno di quelli che chissà se avremmo mai sfidato, magari proprio contro un Piacenza come quello che allenava lui e che, a onor del vero, mi stava parecchio sulle palle visto che era espressione di una città e di una piazza del tutto simile a Novara. Solo che loro erano in A e noi in C2. Il Piacenza poi l’abbiamo incontrato davvero, e pure lo stesso Cagni che, magari, oggi accetterebbe senza pensarci un attimo la panchina del Novara, a testimonianza di come cambiano i tempi e le prospettive. Anzi, oggi quasi quasi verrebbe pure da inquadrare questa partita come un declassamento per noi, visto che la storia delle due Società recentemente si è invertita.

Ma quello che ci interessa è l’attualità, che presenta la partita di questa sera come un big match della stagione. Il Piacenza, forte del suo primo posto a punteggio pieno, e di una Società ambiziosa che ha allestito una formazione di tutto rispetto. E il Novara, che la formazione di tutto rispetto ce l’ha di sicuro ma che chissà se avrà la gamba e la testa per dimostrarlo già da questa domenica. Il Campionato, come era prevedibile, non aspetta piu nessuno, e le tre partite che si recupereranno molto presto ci obbligheranno, nel prossimo mese e mezzo, ad un autentico tour de force nel quale non dovremo mai perdere di vista le primissime posizioni, per non complicare ancora di più una stagione di per se già parecchio complicata, come sappiamo tutti,  grazie al prolungarsi della vicenda ripescaggi dalla quale non ne siamo ancora usciti completamente.

Alla fine, infatti, si è davvero dovuti ricorrere ad un intervento del Governo, e trovo sia davvero vergognoso che ci abbiano dovuto pensare Conte, Salvini e Giorgetti invece delle Istituzioni preposte. Le stesse che non sono state capaci di risolvere una questione in tre mesi nonostante fosse nel pieno delle loro autonomie e doveri risolverla in uno dei tre gradi di giudizio a disposizione o, al limite, col Tar. Sono sempre stato idealmente contrario ad un intervento del Governo perché questo rappresenta un fallimento per lo sport in generale che deve mantenere una sua legittima autonomia. Aggiungo, lo ritengo offensivo nei confronti di tutti gli italiani in primis, ma anche del Governo stesso per il tempo che è stato obbligato a spendere anche solo per capire la questione oggettivamente complessa. Tempo sicuramente sottratto a quello destinato a problematiche più importanti e di interesse nazionale. Fortunatamente questo Decreto consentirà “solo” di accorciare il calvario dei prossimi dannati che si troveranno nella nostra stessa situazione, visto che obbligherà qualcuno a prendere una decisione entro 30 giorni, e non sarà l’artefice della buffonata tanto richiesta e sperata di una serie B a 24 squadre. Proviamo ad essere onesti almeno con noi stessi se proprio non ce la facciamo a dirlo pubblicamente: il principio “hanno tutti ragione, e tutti torto. E’ un casino, buttiamo su tutti così la finiamo lì” era un qualcosa fuori da ogni logica che non poteva esistere perché in ogni controversia c’è sempre chi ha ragione e chi torto, ed esistono i Giudici apposta per stabilirlo. E trovo vomitevole che questo obbrobrio giuridico sia stato così tanto invocato proprio da quegli avvocati che hanno contribuito ad impantanare la faccenda ricorrendo, se avessero potuto, pure contro se stessi. Ma ci pensate se avessero avallato una B a 24 dopo un percorso come quello di questa estate? Alla prossima occasione chiunque avrebbe potuto utilizzare la strategia della cagnara e della paralisi dell’attività giudiziale in attesa del giorno in cui avrebbero dato ragione a tutti per finirla lì. Ma siamo seri? Ma è normale pensare a questo? Certo, non può nemmeno essere normale che, indicativamente la prima settimana di Novembre, tecnicamente due squadre potrebbero ancora essere ripescate in B, (e una riammessa) a giocare in un campionato che in quel momento sarà più o meno alla dodicesima di campionato, e con conseguenze infinite pure sulla serie C. Perché questo Decreto non risolverà solo le questioni future ma, essendo esecutivo pure per le controversie ancora in corso, metterà fine anche alla nostra storia rendendo competente chi fino ad oggi è riuscito a non passare per tale. Quindi, follia per follia, che almeno sia una follia epica diceva qualcuno; di conseguenza vediamo come andrà a finire.

Credo però che nessuna persona dotata anche solo di un minimo sindacale di cervello possa a questo punto ancora sperare in un ripescaggio, ma solamente il fatto di essere una possibilità ancora aperta sul tavolo della FIGC è già parecchio divertente di suo oltre ad essere indicativo di cosa sia diventato il nostro bel Paese. In fin dei conti, se alcune Società in settimana hanno avuto la sfacciataggine di scomodare il Presidente della Repubblica Mattarella per sollecitargli la firma del Decreto, esattamente come fanno quelli in galera che si rivolgono a lui chiedendogli la grazia, e che lo abbiano pure detto con un certo orgoglio ed enfasi pensando di essere nel giusto, vuol dire che si è arrivati ad un livello tale di follia ed incarognimento collettivo dal quale sono felice di averne preso le distanze già da qualche settimana. “Meglio una C con onore che una B per favore” recitava l’ultimo volantino del Gruppo Nuares. Mai frase poteva essere più giusta in questo momento.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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