Il vaso di Pandora Editoriale

Ve la ricordate la storia del vaso di Pandora? Se avete fatto studi classici o, più probabilmente, se avete visto da piccoli i cartoni animati di Pollon ve la ricorderete di sicuro. Pandora era una gran gnocca che ricevette da Zeus, parecchio incazzato perché gli avevano fottuto il dono del fuoco, in regalo un vaso, con la raccomandazione di non aprirlo per nessun motivo al mondo. Ovviamente lei, invece di farsi i cazzi suoi, lo aprì subito e fu un gran casino, visto che quel vaso conteneva la vendetta di Zeus. Tutte le più grandi sfighe possibili uscirono rendendo il mondo un vero casino. Rimase dentro però solamente la speranza, che non fece in tempo ad uscire prima che Pandora si rese conto di aver fatto una cazzata e lo richiuse. Quel vaso scoperchiato rese l’umanità atroce; piena di sofferenze e di malvagità, il tutto orchestrato da Dio Zeus stesso che se la rideva nel vedere tutto ciò. (infatti la discutibile usanza del bestemmiare contro Dio non nasce per colpire il buon Gesù ma proprio Zeus, ma questo è un altro discorso che ora non ci interessa). Il tutto durò fino a quando Pandora scoperchiò nuovamente il vaso facendo uscire anche la speranza, che migliorò il mondo e lo rese più vivibile.

Vabbè, che a me piaccia vagare con la fantasia anche senza l’uso di stupefacenti lo sapete da tempo, però ditemi se non ho ragione nel vedere MDS come la Pandora di turno, che scoperchiando il vaso (vincendo il primo ricorso) ha creato un casino della madonna sotto gli occhi compiacenti di Dio Zeus Gravina, quello che ai miei occhi rappresenta il vero regista di questa vicenda. Ho commesso un errore all’inizio di questa storia. Ho pensato davvero che Gravina fosse il solo personaggio serio ed eticamente inattaccabile in mezzo ad una serie di sciagure viventi capaci solamente di proteggere il proprio status e la propria poltrona. Credevo veramente nella sua onestà, nella limpidezza della sua battaglia a favore della legge e dei più deboli. L’ho applaudito quando è stato il solo che, coerentemente con le varie sentenze e con la logica, ha rinviato campionati e sospeso partite. Fino a quando ho capito che pure lui stesse recitando il suo copione, stesse giocandosi le sue carte per raggiungere la presidenza FIGC e, invece di combattere fianco fianco col Novara e con le altre 5 Società, in realtà le stesse usando per bene per arrivare al suo scopo. Ottenuta in settimana la promessa di voto di alcune componenti che il 22 Ottobre voteranno il nuovo Presidente FIGC, e avendo capito di avercela fatta (salvo clamorosi sviluppi futuri) che fa? Getta nel cesso tutta la sua coerenza dimostrata in questi mesi ed “obbliga” le cinque squadre a giocare i rispettivi campionati, nonostante nuove sentenze imminenti. Ma come, prima blocchi le squadre in nome della giustizia e dell’attesa di una pronuncia ed ora, che una nuova pronuncia sta per arrivare, le fai giocare? Non è che ottenuta la garanzia di elezione, il Sig. Gravina ha ora spostato i suoi obiettivi sulla normalizzazione della situazione a differenza di prima che il caos era senza ombra di dubbio la situazione ideale? Legittimo da parte sua, per carità, nei fatti Gravina è un politico e come tale conduce come meglio crede la sua campagna elettorale.

In tutta questa storia, il ruolo della speranza da chi è interpretato? Ma ovviamente da quelli tipo l’avvocato Di Cintio o il nuovo famoso Vagliasindi di Catania. Non ho dubbi che in cuor loro sappiano perfettamente che la sola cosa che le 5 squadre (l’Entella forse no, l’ha sculata davvero) possano ambire sia il riconoscimento di un indennizzo. Credo anche che lo sapessero dall’inizio e, in fondo in fondo, lo abbiamo sempre saputo pure noi. Ma è divertente, fanno quasi tenerezza, vederli sistematicamente e puntualmente mantenere viva in quella parte di umanità che pende dalle loro labbra (o meglio dalle loro tastiere) una speranza di vittoria finale. Proprio quella speranza che oggi, scendendo in campo a torto o a ragione, si riduce drasticamente nonostante Gravina sostenga il contrario.

Non ho fatto studi classici ma ho visto tutta la serie di Pollon più volte. Per me Pandora non è un vaso scoperchiato ma la marca di braccialetti costosi che ogni tanto regalo a mia moglie. Inoltre sono della filosofia del Sergente Nicola Lorusso interpretato da Abatantuono nel film “Mediterraneo”. Colui che disse “chi vive sperando muore cagando”. Negli editoriali delle ultime settimane ciò che penso l’ho detto più volte. Abbiamo fatto bene a giocare, e il fatto che, a quanto mi risulta, il Novara abbia già da qualche giorno abbandonato l’idea di un’azione comune con le altre (peraltro i fatti dimostrano come sia stato impossibile fare fronte comune) ma di essersi concentrato esclusivamente sul campionato e sulla richiesta di indennizzo mi fa enormemente piacere. Certe guerre vanno combattute, e i vili sono quelle che non le combattono o che scappano. Noi l’abbiamo combattuta e, ad oggi, l’abbiamo persa. Ma il vivere in guerra alla John Rambo in tempo ormai di pace non è mai saggio. Per me la guerra è stata persa dal momento in cui hanno consentito l’inizio del campionato di serie B, ma averci provato e, soprattutto, essere riusciti molto faticosamente ad insinuare il dubbio che certi personaggi siano pessimi è in un certo senso una vittoria.

Capisco però chi sostiene che, se abbiamo atteso fino ad oggi, avremmo potuto aspettare a giocare ancora un po’. Un po’ meno capisco quelli più guerrafondai col portafoglio degli altri. Quelli che pensano che sarebbe stato opportuno continuare fino all’infinito con la presunzione di “ucciderli” tutti, e chissenefrega se poi saremmo morti solamente noi. Se noi abbiamo vinto nel far capire ai media e ad una buona fetta di popolazione che i Malagò, i Fabbricini e i Balata se ne debbano andare, loro hanno vinto nel riuscire a dimostrare che non siamo mai stati capaci nemmeno di fare un fronte comune serio nei tribunali (ognuno ha fatto quello che voleva quintuplicando i ricorsi e contribuendo alla paralisi) e che, per un tifoso indignato pronto alla battaglia, un altro era pronto a giocare subito. Ma le guerre sono così, spesso nessuno vince e i morti non si contano nemmeno.

Questa storia non è finita. Vedremo che si inventeranno da domani. Ma oggi, piaccia o no, giusto o no, scendiamo in campo. E’ giunto il giorno di consegnare la nostra maglia a questa nuova truppa che peggio di quella precedente non potrà fare. Loro non hanno certo colpa di questa assurda estate che ricorderemo per tutta la vita, loro devono solo renderla nuovamente grande e riconsegnarcela a Maggio sudata, insanguinata e soprattutto vincente. Oggi serve solo dire Forza Novara sempre ovunque e comunque. Il resto, a questi ragazzi, non serve a nulla.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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