La voglia di Novara Editoriale

La cosa buffa di questa folle estate novarese 2018 è che proprio nel momento in cui abbiamo tutti smesso di parlare di tribunali e di possibilità e speranze di essere ripescati, ma anzi abbiamo iniziato finalmente a ragionare su schemi, giocatori e avversari, ecco finalmente avvicinarsi il fatidico giorno della sentenza Coni che ci riporta tutti al punto di partenza. Ovviamente fissata a Venerdì pomeriggio, perché vuoi mica negarci la gioia di trascorrere un’ultima settimana con un count down tanto angosciante quanto interminabile. La verità è che questo benedetto (o maledetto a seconda dei punti di vista) 7 Settembre rappresenterà davvero quel simbolico punto alla fine di un racconto epistolare che gli autori di quelle storie da 1000 e più pagine sembrano non voler mai mettere, e tu lettore, seppur affascinato, non vedi l’ora di arrivarci proprio perché tutto prima o poi deve finire. Questa avventura, per chi ha voluto viverla, è stata a tratti interessante, a tratti  coinvolgente e in altri punti esaltante; ci ha fatto incazzare, ci ha deluso e ci ha risvegliato in un certo senso quello spirito di appartenenza e di orgoglio nel difendere la nostra posizione che avevamo perso giornata dopo giornata nel precedente campionato. 

Il nostro calcio non è un ingresso gratis in tribuna contro lo Stresa il sabato pomeriggio, e in tal senso hanno tutta la mia simbolica solidarietà quelle Società di serie C che non sanno più quale amichevole inventarsi per far passare il tempo. Tutti gli altri giocano, e assunto che si evita di scontrarsi con squadre che ti potresti ritrovare contro a breve,  immagino sia davvero difficile pure per loro organizzare qualcosa di credibile e che gli serva concretamente per mantenere le gambe e la testa a livelli agonistici importanti. Il fatto è che siamo tutti bloccati in una sorta di ingorgo autostradale tipico delle giornate da bollino nero, in cui tutti ritornano dalle vacanze ma tutti percorrono lo stesso tratto alla stessa ora e rimangono inevitabilmente fermi. In questo caso almeno fino al 7 settembre.

Possiamo però, anzi dobbiamo, ragionare sul presente. Ovvero su questa serie C che venerdì ha concluso il suo calcio mercato. E’ davvero difficile farsi un’idea realistica di come possa essere messo il Novara. E’ evidente che  Ludi abbia allestito una formazione che dovrebbe collocarsi tra le prime 4-5 del girone, seppur detta così appare più una speranza argomentata da certi nomi in rosa (e relativi stipendi e curriculum) che una certezza impossibile da avere oggi a campionati fermi. Ma se è difficile fare una previsione su un campionato come quello di serie B che abbiamo imparato a conoscere tutti, figuriamoci farlo su una C che ospita centinaia di giocatori di fatto sconosciuti alla massa. Possiamo certamente immaginare di essere su un altro pianeta rispetto a tutta quella serie di squadre tipo Arzachena o Cuneo (sono due esempi a caso ma nemmeno tanto) fatte essenzialmente di ragazzini o di prestiti elemosinati qui e là, ma da qui a dire di vincere un campionato che sarà parecchio difficile ce ne vuole. Siamo sicuramente pronti a giocarcela, ma immaginare questa formazione catapultata in una categoria superiore, seppur sarebbe probabilmente ritoccata nell’organico con 2-3 pedine, è qualcosa che oggettivamente qualche brivido lo fa venire. Certo, si può obiettare che peggio dello scorso anno sia impossibile fare, che la statistica (come ho detto in altro editoriale) giochi a favore delle ripescate e che comunque questa rosa attuale sia piena di elementi che nella serie B attuale ci possano assolutamente stare, ma rimane il fatto che, passata l’eventuale sbronza e la soddisfazione per aver vinto nelle aule dei tribunali, occorrerà mentalizzarsi subito sull’impresa non indifferente che si dovrà compiere per mantenere la categoria.

Ad oggi sono sinceramente soddisfatto del lavoro di Ludi. Credo però abbia commesso un paio di errori di gioventù ed abbia peccato di ingenuità in un paio di situazioni: mi riferisco alla gestione, in realtà più mediatica che tecnica, della trattativa per riportare Pablo Gonzalez a Novara e del rapporto con Sansone, evidentemente (giustamente) scaricato ma oggettivamente lasciato in pasto alla furia della piazza. Ma ci riserveremo un’analisi più approfondita su di lui post sentenza Coni, anche perché, se dovesse essere serie B, il lavoro di Charly potrebbe non essere finito, contrariamente in caso di C potrebbe essersi rivelato comunque ottimo. Non ci sono dubbi che l’esame “teorico”, in attesa che il campo emetta il verdetto “pratico”, sia stato superato. Nessuno si sarebbe voluto trovare in una situazione come la sua senza certezza di categoria alla sua prima esperienza peraltro post retrocessione. Ma in rapporto al budget e al ridimensionamento del monte ingaggi credo abbia operato con una logica e un metodo encomiabili, riuscendo a costruire una rosa credibile e di renderla spendibile agli occhi di una tifoseria esigente ed incarognita come la nostra. C’è voglia di vedere questo Novara, si sente nell’aria, si percepisce tra la gente, a prescindere da chi ha già sottoscritto l’abbonamento o da chi non lo farà. E questo è il primo grande risultato che ha portato a casa.

Portiamo tutti pazienza ancora 5 giorni. Ci sarà spazio per un ovvio commento su quanto Frattini deciderà per noi ma poi, finalmente, questa follia collettiva che ci ha visto nello stesso tempo protagonisti e vittime finalmente arriverà al suo epilogo. Perché non c’è solo chi muore dalla voglia di vedere Cristiano Ronaldo in tv, c’è chi come noi non vede l’ora di tenere il fiato per un tiro di Cacia o una corsa di Cattaneo. Stiamo tornando. Finalmente.

Claudio Vannucci

 

foto in testata presa dal web, fonte “La Voce di Novara”

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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