La sala d’aspetto. Editoriale

Sarà che, vuoi per il periodo estivo e vuoi perché a tutti prima o poi capita di avercene a che fare, ultimamente frequento più ospedali e medici che stadi, e quindi ho acquisito una certa familiarità, quasi simpatia, per le sale d’aspetto che precedono gli studi medici.  Sono tutte uguali e, contemporaneamente, tutte diverse tra loro; ognuna ha le sue sedie vintage e divanetti ormai sfondati, quadri improbabili appesi ai muri ormai sporchi e riviste consumate da chi, nervosamente, ha sfogliato quelle pagine solo per far passare prima il tempo che separava dalla visita. In ognuno di queste ci trovi sempre tanta gente, tutte con una storia diversa, un destino diverso, un’emozione differente ma con un unico comun denominatore: una fottuta voglia di andarsene a casa il prima possibile. Proprio ieri mi trovavo nella sala di aspetto di un ospedale, fortunatamente solo come accompagnatore ma poco cambia, perché se sei lì vuol dire che in qualche modo la sfiga ha colpito anche te quindi sei in ballo e ti tocca ballare esattamente come chi si deve curare, e invece di sfogliare l’ennesima rivista abbandonata al suo destino, leggevo nervosamente sul mio smartphone che mercoledì prossimo alle ore 14 ci sarà finalmente l’udienza relativa al ricorso fatto da un nutrito plotone di truppe nemiche contro di noi e, probabilmente già in serata, avremo le idee molto più chiare relative al nostro futuro. Mi sono guardato intorno in quel momento, ed idealmente ho immaginato quella sala d’attesa come un ritrovo di tifosi del Novara e delle altre squadre interessate al ripescaggio, tutti lì in silenzio, ognuno con la sua storia, col suo destino, con le sue emozioni in attesa di sapere qualcosa del proprio futuro. Perché alla fine, e mi ricollego un attimo allo scorso editoriale, accetto anche che questa vicenda possa non aver appassionato tutti i tifosi, e magari a qualcuno nemmeno possa averlo interessato minimamente, ma comunque la si pensi il futuro di tutti noi è legato ad una decisione che qualche altro dovrà prendere e che ci comunicherà poi uscendo da quella porta chiusa proprio davanti ad una sala d’aspetto.

Oggi è domenica 29 Luglio, e il fatto che siamo contemporaneamente iscritti al campionato di serie B e di serie C ne è la riprova che qualcosa di particolarmente bizzarro ci stia accadendo. Sono circondato da personaggi che, a suon di dichiarazioni bellicose, si sentono nel diritto di minacciare blocchi ai campionati, di ricorrere ai più disparati ed improbabili gradi di giudizio, di fare vergognosamente pressione mediatica utilizzando qualsiasi mezzo a disposizione e, in mezzo a questo ci siamo noi, che ad oggi la stiamo spuntando, ma che veniamo fatti passare da tutta Italia come la causa del più grande scandalo giudiziario nel nostro Paese. Era dai tempi del goal dello 0-1 segnato da Caracciolo davanti a 60.000 giallorossi che non mi sentivo così accerchiato, ed ovviamente quella situazione di vantaggio durò molto poco. Ma questo non vuol dire che finisca ancora nello stesso modo.

Il fatto è che, sempre oggi domenica 29 Luglio, si registra forse la situazione di stallo più imbarazzante e pericolosa della nostra storia. Abbiamo a Novarello una squadra che, onestamente a ritmi lodevoli e serietà encomiabile, si sta preparando per un campionato che non sa ancora quale sia, con una squadra che appare inadeguata per vincere un campionato di C e totalmente da rifare (o quasi) per uno di B. Un direttore sportivo che, allo stato attuale, può trattare solo quel piccolo numero di giocatori che possano andar bene per entrambe le categorie ma senza potersi ancora esporre con contratti da categoria superiore, e una Società che, forse scottata dai precedenti, in questo momento si è chiusa a riccio e non alimenta quel perverso gioco di dichiarazioni colme di certezze assolute come fanno tutti gli altri.

Ritorno quindi al paragone con la sala d’aspetto dell’ospedale per dire che è evidente, a prescindere dal personale grado di partecipazione, che ognuno di noi si è visto costretto a dover affrontare questa situazione che finalmente sta andando verso una conclusione e credo che un po’ più di ottimismo e positività da parte di tutti in vista dell’epilogo non guasterebbe. Non ho nessun pensiero diverso da quelli esposti negli ultimi editoriali se non quello di non vedere l’ora che questa storia finisca per poterci finalmente calare nella realtà di competenza. Ma sia chiaro a tutti che il nostro obiettivo non può essere diverso dal mangiarci quella famosa ultima fetta di torta che è ancora lì, che ci aspetta con tutta la sua magnificenza e bontà. Noi siamo il Novara Calcio, e la storia dice che siamo destinati sempre e comunque a prenderlo nel culo. Ma anche se questa condizione pare essere un vanto e particolarmente nobile in questa nuova fase storica, c’è comunque chi non si rassegna. Sono convinto che non esistono poteri forti contro di noi e nemmeno disegni avversi studiati a tavolino, altrimenti non saremmo mai finiti in A o, quattro anni fa, non ci avrebbero tolto quei punti di penalizzazione dati ingiustamente. Ci sono battaglie e guerre da vincere, e purtroppo il Novara spesso ha vinto solo battaglie ma perso guerre. Questa guerra invece la vinceremo, perché è giusto così e perché alla fine ci meritiamo tutti di festeggiare con quell’ultima fetta di torta che fotteremo al resto del mondo. E se così non sarà non importa, ci abbiamo provato, nel miglior modo possibile. Ci riprenderemo sul campo ciò che lo stesso ci ha tolto.

Claudio Vannucci

 

foto in testata presa dal blog giramenti

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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