L’ultimo pezzo di torta. Editoriale

Sono onesto: le vicende riguardanti i ripescaggi mi appassionano. Ne farei volentieri a meno visto che se siamo coinvolti non è per la nostra bravura (semmai è stato bravo Grassani, ma è un altro discorso), ma solo perché siamo stati pessimi a retrocedere.  Mi appassionano perché fondamentalmente adoro la competitività a qualsiasi livello che, purtroppo o per fortuna,  quando si parla di ripescaggi o riammissioni rientra in gioco trasferendo inevitabilmente il tifo dagli spalti ai tribunali.  Luoghi ameni dove, volenti o nolenti, si creano vincitori e sconfitti come allo stadio, con buona pace dei puristi del diritto. Intendiamoci: è veramente angosciante seguire quotidianamente il susseguirsi di eventi, soprattutto perché si è a digiuno della materia e si rischia di sostenere tesi assolutamente prive di logica, ma soprattutto, e l’ho imparato sulla mia pelle causa reciditività del Novara davanti ai tribunali sportivi, è praticamente impossibile attingere in rete a fonti neutrali e soprattutto realistiche, visto che, spesso, i primi che scrivono sono proprio quelli che non sanno di cosa stanno parlando oppure sono animati da una presa di posizione precisa a favore della loro fede. 

Da un lato capisco chi si estranea da tutto attendendo gli eventi ma, da un altro lato, sono un po’ deluso da questo atteggiamento forzatamente pessimista che percepisco tra la nostra gente. Più che altro non capisco quanto sia giustificato dalla grossa delusione subita quando poi il Vicenza venne riammesso in B al nostro posto, e quanto sia semplicemente una conseguenza della nostra eccessiva diffidenza e freddezza che forma la maggior parte del dna novarese. Per carità, non è da persone normali spendere parecchie ore del proprio tempo libero come fa il sottoscritto per provare a capire vicende i cui epiloghi spesso sono pilotati da interessi non proprio limpidi o giuridicamente lineari, ma è proprio andando a leggere, per esempio, cosa viene scritto a casa dei nostri antagonisti che si può notare ovunque una partecipazione ed un interesse collettivo che a Novara ci scordiamo. Aggiungo: mentre ovunque reagiscono nella maniera più normale possibile, ovvero quella di dare credito ai pareri e alle voci a favore della loro tesi, a Novara riusciamo nell’impresa di dare più credibilità ai pareri sul web a noi avversi che a quelli favorevoli. E’ una cosa che davvero mi manda in bestia e che non concepisco.

Rincaro la dose. Mentre altrove assistiamo al Sindaco di Bari che, contro qualsiasi regolamento e con una discreta faccia di culo, chiede una deroga per poter iscrivere in C il nuovo Bari “in nome della tradizione sportiva ed importanza della città e del pubblico barese”, e mentre un parlamentare di Forza Italia eletto nella circoscrizione di Terni se ne sbatte le palle di dire vaccate e con un’interpellanza parlamentare avverte il Governo che “la sentenza a favore del Novara rischia di far perdere la credibilità al calcio italiano” invece di farla perché si sono sfalsati almeno due campionati a suon di plusvalenze gonfiate, controlli ai bilanci fatti chiudendo gli occhi e Società che si finanziavano coi soldi della malavita, noi a Novara cosa facciamo? Siamo qui a fare i filosofi di stocazzo e a sperare di perdere in Tribunale perché “non ci meritiamo di essere ripescati”. Anzi il problema principale odierno a Novara sembrano essere due inserti neri o blu scuri sulla nuova maglia. Ma possiamo essere più coglioni? 

Credo in generale che stia ai più sfuggendo di mano quella moda di apparire come integerrimi e inattaccabili seguaci di principi percepiti altamente nobili ma in realtà parecchio stupidi. Qui il problema non è salvare il culo dopo la retrocessione ma è capire se l’essere ripescati è legittimo e corretto oppure no, e per questo esistono i tribunali. Che MDS sia stato un pirla a retrocedere gliel ho detto pure di persona e lo riconfermo. Che abbiamo fatto schifo è lampante,  che ci siamo meritati la serie C pure. Ma nello sport esistono queste situazioni e visto che ovunque fanno i loro interessi, non capisco perché noi ci si debba riempire di frasi senza senso tipo “preferisco che nessuno mi rinfacci di essere ripescato”. Ma chi cazzo se ne fotte degli altri??? Il nostro orgoglio e vanto, oltre a quello di tifare Novara, deve essere quello di non aver mai rubato, di essere onesti e limpidi, e soprattutto di aver sempre pagato (con interessi) quegli errori (amministrativi) commessi spesso senza scusanti.  Una sentenza del TFN ci ha dato ragione e ad oggi siamo in pole position per essere ripescati, ma perché non dovremmo approfittarne? A furia di lasciare l’ultimo pezzo di torta agli altri non si va in paradiso, si fa la fame, è bene ricordarselo qualche volta.

Non pretendo assolutamente, anzi sono convinto sarebbe pure stupido, che si ecceda in eccessivi trionfalismi dei vincitori o isterismi tipici di chi sta percependo di poter perdere la guerra, ma mi piacerebbe però un po’ più di interesse e appunto partecipazione collettiva oltre, perché no, a un po’ di positività sull’epilogo di questa vicenda che, è bene ricordare, è tutt’altro che scritta e che potrebbe ancora regalarci delusioni.  Come sarebbe stupido festeggiare platealmente in piazza in caso di ripescaggio lo sarebbe pure l’eccedere in depressioni e delusioni in caso di bocciatura, perché in fin dei conti il nostro compito è quello di tifare e chissenefrega se dovremo ancora farlo a Renate invece che a Palermo perché mai una volta che i tribunali sportivi ci regalino qualcosa.  E’ solo un problema di atteggiamento sbagliato ed autolesionista che, molto umilmente, denuncio in questo editoriale. Proviamo invece idealmente a vincere insieme a MDS e all’avvocato Grassani anche questa partita per poi essere orgogliosi ed appagati di aver fatto venire un po’ di colangiti a mezza Italia causa rosicate. Tanto che cosa abbiamo da perdere?

Claudio Vannucci 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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