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Raduni, vaffanculi, whatsapp e amarezze.

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Eravamo si o no 5 persone la mattina del primo allenamento. Io che da tradizione prendo ferie, un paio di soliti aficionados sempre presenti e la gentilissima Signora Lory (peraltro se possibile – e giustamente – più incazzata del sottoscritto con MDS) con suo marito. Pochi intimi insieme ad un paio di giornalisti. Ci si chiedeva, tra le altre cose, il senso di iniziare un raduno probabilmente inutile dal punto di vista della preparazione fisica e tattica, proprio perché iniziato con un quantitativo pauroso di giocatori con scadenza ravvicinata e, conseguentemente, con la contemporanea assenza di altrettanti che li rimpiazzeranno. Non è stato un inizio in grande stile. Pochi sorrisi tra i vecchi che, con l’andatura simile a quella degli zombie, lasciavano la palestra per raggiungere il campo ad intervalli regolari di qualche decina di minuti. Nel mezzo il gruppo dei giovani ex primavera, con quel sorriso a metà tra la felicità e l’essere sperduti e stupiti (tipo “ma che cazzo ci faccio qui in mezzo?”) e lì intorno Mister Viali in silenzio, forse più preoccupato a non perdersi tra un campo e l’altro di Novarello che a capire chi avesse intorno.

Eravamo, invece, qualcuno di più la mattina successiva. Questa volta il gruppo è parso più gruppo del giorno prima, almeno per il fatto di essere uscito dagli spogliatoi unito ed in orario, forse perché conscio del fatto gli sarebbe toccato sentire quei due o tre pareri che, in maniera vergognosa, hanno evitato di sentirsi la sera di Novara Entella. Nulla di che o nulla che potesse turbare l’animo di chi, purtroppo per noi, ha deciso anni indietro di fare la professione del calciatore per giunta nel Novara Calcio ma, dal mio punto di vista, doveroso per il male che hanno causato alla nostra passione e al nostro cuore. Tra un vaffanculo a Sciaudone e un “ti devi levare dal cazzo entro il week end che deve arrivare Pablo” a Sansone ho fissato nuovamente Mister Viali, che a sua volta, ci guardava e ascoltava in silenzio. Mi aspettavo un suo intervento in difesa del gruppo che invece non c’è stato, ma poi ho pensato che il suo silenzio fosse stato più che mai intelligente ed opportuno. Da uno a cento la retrocessione si era forse chiusa a ottanta, mancava qualcosa per chiuderla e lasciarcela alle spalle, e quel qualcosa era forse urlare in faccia ai più colpevoli il nostro pensiero. Mi piace pensare che quel “comitato ristretto di benvenuto” servisse pure a lui, per capire che forse Novara, con tutti i suoi limiti, non è comunque la Pro Piacenza o il Cuneo, ma soprattutto servisse a chi, in maniera vergognosa, ancora opponeva resistenza ad una cessione che, per il bene di tutti, deve arrivare quanto prima. Lo sapevano i giocatori che il discorso retrocessione non fosse chiuso, lo sapeva pure lui che, non lo posso escludere, in cuor suo ci stava pure ringraziando per quel poco che stavamo facendo. Dal mio punto di vista, salvo nuove barricate salva stipendio di qualche genio, con venerdì mattina è davvero iniziata la stagione 2018/2019. Finalmente.

La cosa incredibile è che, calendario alla mano, manca poco più di un mese all’inizio del campionato di serie A e un mese e mezzo circa a quello di B e C ma l’impressione è che il calcio nazionale sia seduto su una bomba atomica con inesto ad orologeria e che manchino appunto pochi secondi alla deflagrazione. In A non si capisce cosa possa succedere al Parma che dovrebbe subire un processo per presunto illecito, in B tre squadre non sono state iscritte (e di queste due probabilmente salteranno) più una che, al secondo grado di giudizio, rischia ancora seriamente la retrocessione a tavolino. In C sapremo a breve l’entità di quelle che non si iscriveranno (più o meno 5-6) ma nel frattempo ad altre 10 non è stata considerata valida la fideiussione bancaria garantita dalla finanziaria Finworld e dovranno presentarne una nuova con altro istituto di credito.  In questo contesto mi chiedo seriamente come si possano considerare credibili e regolari dei campionati di calcio in cui è stato concesso ad alcune società di fare mercato, vincere partite e contribuire a scrivere la storia loro (e conseguentemente di altre da loro sconfitte o superate in classifica) nonostante non avessero i requisiti etici, morali e soprattutto finanziari per potersi trovare a competere in quei campionati contro altre Società inattaccabili dai punti di vista appena elencati. Tempo fa scrissi di attendere, in virtù dell’essere garantisti, i tre gradi di giudizio del Foggia e non mi rimangerò certo le parole oggi ma, senza essere ipocriti, ora almeno abbiamo una prima sentenza sulla quale ragionare e che conferma in toto, in attesa delle altre due legittime e a prescindere dall’entità della sanzione, l’impianto accusatorio.  

Onestamente trovo sia umiliante accettare la sconfitta ed una retrocessione sapendo di essere stati superati in classifica da almeno 4 formazioni che, in un mondo normale, non avremmo mai dovuto affrontare perché già fatte fallire o retrocesse. E lo è ancor più accettare di non poter essere ripescati a causa di una penalizzazione amministrativa passata dovuta non ad una mancanza di soldi, bensì da una errata interpretazione di una norma. Ecco, se a Sciaudone o a Sansone di turno sono stati riservati gli insulti, credo che a MDS non serva più dirgli nulla visto che dovrebbe provvedere autonomamente, ogni mattina che si sveglia e si guarda allo specchio, darsi del pirla per quella botta di genio avuta qualche anno fa per la quale pagherà lo scotto ancora oggi, in maniera devastante. 

Ora la parola passa al campo di allenamento e soprattutto attraverso i whatsapp di Ludi. C’è una squadra ancora tutta da costruire e un’identità da plasmare. Il tempo stringe ma ancora non così tanto per essere preoccupati quindi suggerirei di prenderci i prossimi quindici giorni e poi vedere come sarà formata quella rosa che ci rappresenterà in un campionato probabilmente più difficile e competitivo di quello che pensavamo. Ad oggi può essere tutto o nulla. Sicuramente oggi siamo autorizzati ad essere amareggiati, e la pochezza di sorrisi in campo e fuori lo testimonia, domani chissà.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Più plusvalenze per tutti

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Atteniamoci solamente ai fatti: il Novara, in una distopica classifica che escludesse agosto, settembre e ottobre, sarebbe oggi quarto. Da febbraio ha conquistato 11 punti segnando solo 4 goal. In una partita giocata nel 2024 non ha mai segnato più di un goal. Con ieri ha già ottenuto gli stessi punti guadagnati in tutto il girone di andata. Dei nuovi giocatori arrivati a gennaio, almeno 5 sembrano già essere stati messi nel dimenticatoio oppure essere buoni solo come cambio nei minuti finali per chi non ne può proprio più, ma altri 4, precisamente chi gioca in difesa, sembrano invece rappresentare una oggettiva svolta dal punto di vista tecnico, pratico e concreto. Cito a titolo di esempio il portiere Minelli, che esordio non fortunato col Padova a parte, fondamentalmente se è vero che non gli hanno più tirato in porta o quasi, appare ai miei occhi evidente come sia in grado di “guidare” meglio tutta la difesa e dare molta più sicurezza. La prossima al Piola osservatelo, e vedrete come si impegni nello spronare tutta la difesa. In tutto questo ad oggi, pur in una situazione evidentemente diversa rispetto a due mesi fa, si giocherebbero ancora i playout contro la squadra che, come il Novara, appare diametralmente cambiata in meglio ed essere particolarmente in forma. Purtroppo occorre non perdere di vista la realtà, perché se siamo tutti bravi a lodare la nostra squadra, i numeri dicono anche che quelle sulle quali dobbiamo fare gara (Fiorenzuola, Pergolettese, Renate, Trento) hanno una media punti alta. Occorre quindi muovere sempre la classifica, ma bisogna anche tornare a vincere qualche partita nel mese di marzo dove, calendario alla mano, si sprecheranno gli incontri contro quei tipi di squadre che ci affronteranno come più o meno ha fatto l’Arzignano con noi: limitare i danni per portare a casa il punto, ma se il Novara non fa nulla per segnare allora provare a farlo loro. Credo che un’analisi oggettiva ed equilibrata si possa anche concludere qui.

Adesso passo alla fase più da tifoso. L’errore che si possa fare oggi è quello di buttare una croce addosso ad Ongaro ma non possiamo nemmeno fare un torto alla nostra intelligenza nel continuare a far passare per Ibrahimovic chi, ad oggi, è costantemente riuscito a far prendere un 7 in pagella al suo marcatore di turno. Mi rendo conto che alcuni degli arrivi a gennaio debbano per forza giocare perché ci abbiamo scommesso tanto; aggiungo: benché PLM in conferenza si diverta nel far passare i procuratori come il male del calcio, è il primo che da quando lavora in questo ambiente è dentro fino alle mutande nel sistema “procuratori, acquisto dello sconosciuto, rivendita con grossa plusvalenza”. Che la cosa regge appunto fino a quando il giocatore si rivela essere forte, ti fa goal e lo rivendi generando una plusvalenza. Ma quando la plusvalenza la fa fare alle squadre avversarie che vendono il suo marcatore di turno, allora le cose cambiano un pochino. Sono conscio che quanto scrivo oggi possa essere il classico articolo che poi porterà alla prossima partita Ongaro a fare una doppietta e, conseguentemente, ci sarà la fila di chi verrà qui a farmelo notare, ma oggi è evidente che rimane un’impresa fare goal. Mi chiedo davvero se il primo cambio di Corti a 20 minuti dalla fine non possa essere Scappini, ma la risposta mi è altresì chiara: Scappini a giugno leverà le tende, Ongaro no. Il che è tutto comprensibile, ma rimane il fatto che qualcuno la deve mettere dentro, ed è poco probabile che Corti si inventi un’azione alla Garrincha ogni partita mettendo il nostro giocatore di turno sulla linea di porta col compito solo di spingerla dentro.

In ogni modo siamo tutte lì, ma ancora continuo a vedere il quintultimo posto come l’obiettivo più realizzabile che, visto il distacco dalla penultima che appare oggi incolmabile (i miracoli esistono sempre ma dai, siamo realistici, se non sono morte Alessandria e Pro Sesto sono quanto meno in coma farmacologico), porterebbe ad una salvezza anticipata. La tifoseria mantovana presente ieri in massa a Novara dimostra quanto tutto il mondo è paese. Lo scorso anno erano meno di 50 ed oggi sembra che abbiano inventato loro il tifo. Che poi è quello che è successo a noi negli anni buoni. PLM & Co guardino quindi il settore ospite di ieri come ciò che capiterà a noi qualora le cose dovessero migliorare. Hanno davvero acquistato ai minimi una piazza, ora è compito loro trasformarla in plusvalenza. Con o senza Ongaro vedano loro, ma sicuramente coi goal.

Claudio Vannucci

 

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Road to “lassù”

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Quello che sta facendo il Novara è un qualcosa che si rischia di banalizzare troppo a causa di una certezza, o meglio speranza, che avevamo un po’ tutti nei nostri cuori: “nulla è perduto, ne basta vincere qualcuna di fila che saremo lì..”. Il fatto è che ora è successo proprio ciò che nei primi 5-6 mesi non siamo mai stati capaci di fare, con l’aggravante che prima difficilmente qualche risultato altrui rendeva meno amara una situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva, ora siamo passati all’incasso anche grazie il risultato di altri campi. Ribadisco: abbiamo vissuto la situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva. Perché la serie D, benché il punto più basso della storia calcistica novarese, ci ha ospitato “casualmente” solo a fronte di una mancata iscrizione e, comunque, ci ha poi restituito un’annata memorabile. Quindi solo chi ha vissuto i tempi dello spareggio salvezza perso a Modena, o i tre playout consecutivi, ha dovuto convivere con periodi così difficili come quello che abbiamo vissuto fino a Natale. In un campionato dove è fin troppo facile portarsi a casa il punticino che muove la classifica, andare a recuperare 7-8 punti e, allo stesso tempo staccare quelle dietro, non può essere e nemmeno deve essere etichettato come un qualcosa di assolutamente possibile, previsto e normale. Bisogna attribuire i giusti meriti ad un nuovo gruppo che, e concordo con gli amici di radio azzurra, già prima di iniziare ad essere protagonisti avevano raccolto l’eredità del Novara 1.0 e fatta loro in questo Novara 2.0 dove, nonostante un tasso tecnico e fisico palesemente superiore a quello di prima, continua a non avere prime donne o autoconclamati campioni. E’ un gruppo più forte, che appare coeso ma comunque umile. Il tipico gruppo che la piazza di Novara potrebbe idolatrare per anni. Detto questo, e mi permetto di riportare tutti al concreto e oggettivo quotidiano, non è stato fatto ancora nulla. Oggi è vero saremmo salvi in virtù del distacco sulla penultima, ma alcune partite da recuperare, e le tante ancora da disputare, rendono questo fatto ancora precario.

Sono del partito che sostiene bisogna sempre picchiare il ferro fin quando è caldo, e che la barca bisogna lasciarla andare fin quando va. Tuttavia oggi finalmente “siamo lì”, e da sabato paradossalmente inizia una nuova fase del nostro campionato dove, ancor più di prima, non va demonizzato il possibile pareggio. Non c’è oggi l’urgenza di vincere per forza di cose perché chi era scappato avanti è stato preso o avvicinato, ma va gestita e sfruttata quella consapevolezza che poche squadre possono permettersi il lusso di farci realmente paura. Se prima guardavamo almeno ad una decina di squadre rammaricandoci del fatto non avessero nulla in più di noi, ora possiamo fare lo stesso ma in ottica diametralmente differente: l’impresa deve essere la loro e non la nostra.

Ho sempre pensato a questa campagna acquisti invernali non solo come un atto imprescindibile per provare a salvarci, ma anche come una costruzione di alcuni punti fermi per la successiva stagione, perché altrimenti non avrebbe avuto senso rivoluzionare cosi la rosa precedente. Continuo però a ritenere quanto ciò che è stato fatto da Lo Monaco rappresenti un qualcosa di molto vicino al famoso “All In” dei giocatori di Casinò, con poco da perdere per questa nuova proprietà, visto che le garanzie le aveva messe Ferranti e, in caso di retrocessione, tutti i contratti si annullerebbero. Quindi il rischio reale dei nuovi è solamente l’esposizione finanziaria del girone di ritorno (mal contato poco più di un milione da dividere in 2-3). Però il lavoro fatto è stato enorme e sta dando i frutti. Immaginate la struttura della squadra ma migliorata, magari con un attacco più concreto e cattivo e un centrocampo ancora più robusto cosa potrebbe fare. Ma per questi ragionamenti avremo buon tempo per parlarne. Prima eravamo là, oggi siamo lì. L’obiettivo è arrivare lassù quanto basta per mettere il punto.

Claudio Vannucci

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Nasce l’Associazione Tifosi Novara

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Torniamo tutti indietro di qualche mese: il Novara era ultimo in classifica, fare un punto pareva cosa sempre più complicata, pensare alla salvezza era una grossa operazione di fede personale che andava contro a qualsiasi logica razionale, la Società pareva allo sbando con un proprietario che non faceva mistero di voler vendere. Ma gli acquirenti che si palesavano sembravano colpiti da una maledizione che, da lì a poco, li avrebbe allontanati o bocciati perché ritenuti inaffidabili. Il rischio di vedere i titoli di coda al termine della stagione era elevatissimo. In quel momento si parlò di azionariato popolare. Ecco, è proprio lì che vi chiedo di tornare con la memoria. Novara è una città spesso espressione di tanti bla bla bla, conditi da gne gne gne e soprattutto che vede nella distruttività preventiva da parte della gente nei confronti di chi prova a fare qualcosa, perché “si vede che ha interessi a farlo”,  un proprio imprinting culturale. Bene, in quel momento è partita una grossa operazione di fattibilità di un azionariato popolare, che evidentemente non poteva caratterizzarsi da una raccolta di offerte in qualche bar o, ancor peggio, di un sistema al Superenalotto nella speranza di vincere e comprare il Novara come qualcuno ha più volte proposto. Serviva per prima cosa una certa organizzazione, che rispettasse le varie normative e soprattutto che fosse credibile. E per esserlo, il primo passo era trovare un’unione di intenti tra diverse anime della piazza Novarese magari accantonando eventuali passate frizioni, e unirle poi a figure espressione anche della Società civile ed imprenditoriale. E tutto questo necessitava di un grosso lavoro “dietro le quinte”, perché altrimenti si sarebbe finiti dentro un calderone in cui ognuno, senza dubbio in buona fede e pieno di costruttività, avrebbe detto la sua ingessando il tutto. In quel momento nacque sulla carta l’Associazione Tifosi Novara , col primo scopo quello di promuovere l’azionariato popolare.

E poi? Arrivò il ciclone Lo Monaco, ed evidentemente il progetto azionariato popolare si fermò. Ma più o meno in quel periodo scoppiò anche il tema dell’asta dei cimeli, col concreto rischio che qualcuno, a meri fini speculativi, si impossessasse di quelle poche cose ancora in grado di rivendicare come storia del fu Novara Calcio 1908. Ed ecco che il nuovo obiettivo dell’Associazione diventò immediatamente quello di intervenire nell’asta per evitare il rischio di perdere il tutto. Ma il Comune riuscì a bloccare temporaneamente l’asta rivendicando quei cimeli. La questione è ancora sospesa fino a metà 2024 circa, dove si saprà se ci sarà ancora un’asta oppure no. Ma quello che fino a quel momento era un qualcosa di ibrido che esisteva solo sulla carta, rappresentava già nei cuori e nella testa di chi ha partecipato alla genesi una possibile storia importante, e che meritasse di palesarsi ufficialmente. E così nacque concretamente, legalmente e giuridicamente l’Associazione.

I Soci fondatori sono: Enrico Trovati, Mauro Collodel, Massimo Accornero, Tito De Rosa, Luigi Blasi, Alessandro Clementoni (quota indipendenti); Claudio Barbaini e Claudio Vannucci (quota Coordinamento), Paolo Lampugnani e Roberto Fabbrica (quota Fedelissimi), Alessandro Tartaglia (quota Nuares), Antonella Guaita (quota Gaudenzine). Enrico Trovati è stato eletto Presidente dell’Associazione.

Alcuni dei primi obiettivi in realtà sembrano essere diventati anacronistici, ma in realtà sarà solo la storia a renderli superati. Vedremo cosa succederà per esempio se il Novara non dovesse salvarsi, oppure il Comune essere costretto a partecipare ad un’asta pubblica per i cimeli, con le leggi che non l’aiutano visto che dovrebbe rendere pubblica l’offerta e, soprattutto, non potrebbe cambiarla se non ad una eventuale seconda asta. Per cui l’Associazione, su questi due temi, rimarrà vigile e potenzialmente operativa. Quello che deve essere chiaro è che non sta nascendo un nuovo gruppo di tifosi col compito di fare tifo, perché per quello esistono già tutti i gruppi organizzati. L’Associazione, qualora il futuro del Novara dovesse essere sufficientemente roseo da garantirgli continuità sportiva senza nessun rischio, si pone oggi come obiettivi quelli di diffondere uno spirito etico e culturale di passione sportiva e partecipazione per la squadra della città; di stimolare l’interesse e la partecipazione attiva di altri operatori economici ed Istituzionali del territorio; ove possibile di partecipare attivamente alla vita del Club. Primi due nuovi obiettivi concreti? Rinnovare alcuni striscioni storici presenti in Curva Nord e la messa in progetto di un museo dedicato alla storia del Novara Calcio.

Oggi, al termine della conferenza stampa di Mister Gattuso, seguirà la presentazione dell’Associazione, che entro l’inizio della prossima stagione sportiva comunicherà le modalità di adesione. Forse era quello che davvero mancava o forse no, chi lo sa. Sicuramente avevamo tutti un obbligo morale di provarci, e noi ci proviamo.

Claudio Vannucci

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