Fatti Pensieri e parole

15 minuti e 35 secondi di messaggio alla nazione a reti unificate per lo più di pura retorica, che di per sé risulta anche piacevole se contestualizzata in ambito opportuno che però purtroppo per lui non poteva essere questo in cui era chiamato. Avrei sperato per esempio in un’ammissione di responsabilità ben più evidente di un generico “sono a capo della Società quindi sono il maggiore responsabile”, o addirittura di scuse pubbliche alla piazza che, se è vero non avrebbero cambiato la situazione, magari avrebbero potuto facilitare quel processo di elaborazione di un lutto sportivo collettivo e rappresentare un primo passo verso un tentativo di riavvicinamento nei confronti della tifoseria e della città, mai come oggi parecchio distante. E invece ci dobbiamo accontentare di una cronostoria del suo avvento francamente noiosa e scontata, peraltro inutile agli occhi dei contestatori più feroci, ma anche di qualche aspetto degno nota che vale la pena soffermarsi a riflettere.

Per quanto mi riguarda nel suo discorso leggo infatti due messaggi chiari. Il primo è che se arrivasse qualche acquirente disposto ad accontentare le richieste della famiglia non esiterebbe un secondo a terminare la sua esperienza col Novara (non fatevi fregare sui discorsi della continuità a pari livello e delle responsabilità morali perché un venditore che non è alla canna del gas e non ha urgenza di liquidare la sua posizione è nelle condizioni di attendere anche anni il soddisfacimento della discriminante che è sempre e solo la cifra richiesta, il resto è puro cinema).  Il secondo, proprio in considerazione di quanto ho appena scritto tra parentesi, non corriamo alcun rischio di vedere la fine sportiva della nostra storia. Anzi, proprio perché un’eccessiva svalutazione del titolo sportivo e del patrimonio societario cui si andrebbe incontro con un ridimensionamento importante allontanerebbe una cessione alle condizioni richieste, è ipotizzabile immaginare una sorta di continuità a certi livelli.

Quello ascoltato oggi è un Massimo de Salvo parecchio differente da quello visto post retrocessione di quattro anni fa,  in cui trasmise fondamentalmente un’immagine più combattiva e tutto sommato rassicurante sul futuro. Un Massimo de Salvo che seppe poi sfruttare la vicenda del mancato ripescaggio per ricompattare un’ambiente depresso e deluso, e ricostruirsi un’immagine che, allora come oggi, era andata a ramengo. Nel messaggio di oggi ci ho letto sì incazzatura, ma anche la solita presunzione di essere nel giusto buttandola sull’etica della sconfitta e sulla morale, cose francamente di cui poteva tranquillamente farne a  meno.

Ma è anche vero che abbiamo invocato un suo intervento, e ora che c’è stato, deludente o illuminante a seconda dei punti di vista, non ci resta che affrontare i nostri drammi personali e metterci alle spalle una storia che ci ha fatto solo molto male. Da oggi MDS può anche smettere di parlare con la voce, perché da oggi sarà misurato solo sui fatti. Quei fatti che, questa volta concordo con lui, non necessitano di essere ostentati e sbandierati ma solamente eseguiti.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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