Il silenzio dell’intimità Editoriale

Quando nel calcio la matematica percepita riesce a contrastare quella reale, che per definizione non è mai un’opinione, vuol dire che il livello medio di preoccupazione ed esasperazione della gente è tale per cui poco o nulla possono far ritornare un barlume di sorriso e lucidità in un pubblico nuovamente mortificato dall’ennesima scialba prestazione. La matematica reale, nonostante ci dica che la situazione non sia per nulla peggiorata, anzi in realtà sarebbe pure leggermente migliorata visto il punticino guadagnato sulle ultime 3 ed invariata sulle restanti (in attesa però del Cesena e della Cremonese che devono ancora giocare), situazione questa che darebbe nuovamente ragione al teorema Teti, si scontra infatti con quella percepita un po’ dalla massa che, giustamente secondo il mio punto di vista, ritiene si sia sostanzialmente peggiorata una situazione che ieri avrebbe dovuto solo migliorare. Novara Pescara, inutile girarci intorno, è stato uno scontro diretto fasullo e forzato, che si è retto sull’equivoco di fondo “Pescara ancora non salvo matematicamente, ergo a rischio retrocessione” valido appunto solo per la matematica reale, ma nei fatti già salvo. E proprio per questa considerazione la vittoria sarebbe stata il solo risultato che avrebbe potuto e dovuto concretamente farci sorridere. Ma così non è stato, ed ecco che la condanna a trascorrere una settimana che si annuncia atroce e infernale diventa subito esecutiva a tutti gli effetti, certificata dagli occhi pallati e un animo incattivito di gente che da ieri alle 17 ha lo sguardo fisso sulla classifica di un campionato che comunque andrà a finire è bene venga cancellato al più presto dalla testa di tutti. Una classifica che non cambierà se non in peggio, visto che Cesena e Cremonese che si ritrovano con la fortuna di giocare sapendo già i risultati delle altre, potrebbero approfittarne forse in maniera decisiva.

Quindi se nemmeno la matematica reale riesce a darci qualche speranza, non ci rimane che appellarci alla fede, peraltro mai come quest’anno messa in discussione un po’ da tutti con un livello di imprecazioni e bestemmie collettive allo stadio tali che, effettivamente, un bambino non adeguatamente preparato alla situazione e già educato ad un certo modo nobile di linguaggio, ascoltando uno a caso intorno a lui potrebbe rimanere scioccato in eterno e trasformarsi in un anticristo. Ma appellarsi a Gesù bambino purtroppo rimane ancora l’argomentazione più seria e credibile che ci rimane, visto che l’alternativa sarebbe quella di concedere nuovamente credito ad una squadra che pare stia facendo di tutto per terminare nel peggiore dei modi. A meno che si voglia sperare nel fu gladiatore Capitan Casarini, che ai microfoni di radio azzurra quasi in lacrime biascica un concetto riassumibile con “purtroppo questa annata è anche frutto del fatto che non mi sono mai trovato in una situazione come questa. Non ho mai lottato per retrocedere e così anche i miei compagni. Siamo stati sempre abituati ad altri campionati, e a inizio anno facevamo altri discorsi. Ma adesso è tutto diverso”. O in alternativa credere che una squadra che schieri contemporaneamente Troest, Del Fabro, Sciaudone, Di Mariano e Maniero possa riuscire nell’impresa di vincere una partita. Ma chi lo pensa mi fa sinceramente tenerezza.

Tutto ciò che possiamo ora raccontarci e dirci continua a valere zero, forse ancora meno, perché le partite che mancano rimangono due, la prima sulla carta impossibile ma ampiamente gestibile in perfetto stile italico, e la seconda che appare come un play out anticipato che, pensate un pò, bisognerà vincere. Forse è davvero giunta l’ora di un salutare silenzio. Il ribadire da parte nostra la necessità e l’invito a stare vicino alla squadra è banale, oltre a risultare quasi offensivo nei confronti di chi, come noi, lo è sempre stato e di chi ancora una volta attraverserà l’Italia per recarsi a Perugia e sperare di muovere nuovamente la classifica. Ribadire  il nostro disprezzo nei confronti di chi indegnamente, da una scrivania o con indosso una maglietta ci rappresenta in questo campionato, è inutile e probabilmente ancor più controproducente visto che aumenterebbe addirittura la paura di giocare a gente che si scioglie al sole peggio di un ghiacciolo che vendevano ieri in rettilineo. Non ci resta che rifugiarci nel silenzio del proprio cuore. In fin dei conti nessuno di noi, a prescindere dal personale livello di critica e di pessimismo, vuole davvero retrocedere. Tutti speriamo di salvarci e tanti, me compreso, continuano intimamente a credere nella salvezza.

La sola cosa che mi sento onestamente di fare oggi è abbracciare virtualmente ognuno di noi. Che trascorrerà una settimana interminabile piena di ansia e angoscia, probabilmente come lunghezza seconda solo a quella che potrebbe essere quella successiva. Una settimana dove quotidianamente sulla carta giocheremo tutte le partite e faremo le proiezioni virtuali della classifica al verificarsi di ogni possibile risultato in attesa di capire quale si verificherà veramente sabato prossimo. Per poi ricominciare a farlo nuovamente un minuto dopo il termine delle partite, per l’ultima volta.

Forza Novara sempre, comunque, ovunque. Non si sbaglia mai a dirlo.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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