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La svanghiamo noi.

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Vedere gli altri festeggiare è una cosa decisamente irritante soprattutto per chi a sua volta non ha davvero motivi per farlo ma, anzi, ne ha parecchi per piangere, e quando ci si trova in questa condizione, ovviamente già vissuta nel 2013/2014, la sensazione che lascia è sempre un po’ amara condita con un po’ di incertezza. Difficile commentare un Empoli Novara come quello di ieri, perché si è costretti a ragionare su mere considerazioni astratte di quello che avrebbe potuto dire il campo “se”, senza però alcun tipo di riscontro oggettivo. Per esempio se l’Empoli avesse giocato alla morte, se noi avessimo giocato alla morte, se non ci fossero stato trenta gradi, se il terzo figlio di William e Kate fosse invece stata una figlia chissà come sarebbe andata a finire. Insomma, a parole vale tutto e il contrario di tutto ma la realtà sulla quale fare i conti è che torniamo da questa trasferta con un punto che, statistica alla mano, poche altre avversarie negli ultimi quattro mesi di campionato sono riuscite a strappare ai neo promossi nella massima serie. Se questo risultato servirà o meno lo scopriremo più avanti, sicuramente ad oggi ci regala la certezza di non aver minimamente cambiato la proiezione finale dell’esito del torneo (playout sarebbero stati prima di scendere in campo, playout sarebbero anche al termine) con distanze più o meno immutate dal resto del gruppone in lotta per non retrocedere. E forse, proprio in considerazione dello straordinario campionato vinto dai Toscani, verrebbe quasi da dire che il non aver peggiorato la situazione sia una cosa decisamente positiva.

Se Empoli Novara è stata una partita nella quale potesse andare bene un pareggio ad entrambi lo si sapeva prima di scendere in campo, non lo saranno certamente almeno 3 delle 4 rimanenti: Cremonese, Pescara ed Entella saranno partite da giocare ed è quindi ovvio che su queste 3 partite ci si giocherà il futuro, nella speranza di conservarci l’opzione Perugia senza obblighi teorici di risultati. Se il punto guadagnato ieri ci ha permesso di superare l’ostacolo Empoli indolore è altresì vero che questo non è stato certamente frutto di una prestazione corale di spessore tipo quella vista a Bari, ergo non ci ha lasciato nessun segnale particolarmente positivo che possa far ben sperare in una grande partita martedì in casa di una Cremonese in piena crisi. Inutile quindi farci illusioni, sarà la solita partita di merda, giocata da due squadre di merda, la cui fottuta paura di perdere la condizionerà pesantemente. Non so se in questi casi prevarrà chi avrà meno paura di perdere o più voglia di vincere, fatto sta che il fattore testa sarà fondamentale, e in tal senso i pesanti richiami societari sui giocatori che, ci risulta, siano avvenuti in settimana speriamo siano riusciti a toccare l’orgoglio di una squadra e soprattutto di un gruppo che deve ancora dimostrare di essere tale, al di là dei girotondi pre partita che non significano nulla se non sono dettati dal cuore.

Il fatto è che quest’anno ho visto tutte le partite del Novara, pre campionato compreso, e so che cosa siamo e cosa possiamo dare, cioè proprio poco. Ma nonostante questo non riesco a convincermi del fatto che questa squadra possa retrocedere. Ho capito presto, a differenza di molti in Società e squadra, che quella della retrocessione potesse essere un’opzione molto quotata, ma nonostante questo non ho mai smesso intimamente di credere che alla fine, in un modo o nell’altro, l’avremmo svangata. Magari immeritatamente, di culo o per altri fattori, ma non sono ma riuscito a capacitarmi del fatto che una Società coi nostri mezzi, e con una rosa che pur scarsa e sopravvalutata che sia è comunque nel mazzo insieme ad almeno altre 8, potesse essere così cogliona da buttare nel cesso tutto e retrocedere. Non esiste, non può capitare a noi, non deve capitare a noi.

I vari discorsi, peraltro corretti, sul fatto che il nostro ambiente sia di fatto di serie C perché lo dicono i numeri di presenze allo stadio, di indotto, di guadagni extra grazie agli sponsor (in costante diminuzione grazie alla scientifica operazione simpatia di MDS) sono tutte parole che nel calcio del 2018 contano il giusto, cioè relativamente poco, visto che è pieno di esempi tra i professionisti di squadre che sono emerse pur in assenza di una piazza importante. Quello che mi ha invece sempre preoccupato è la testa da serie C che abbiamo sempre avuto come novaresi, anche quando eravamo in serie A. Quella mentalità provinciale che invece di essere il nostro punto di forza è in realtà sempre stato il nostro più grande limite, che ci ha sempre portato a guardare l’opzione peggiore in virtù di uno schifo di passato che solo i nostri nipoti probabilmente e finalmente smetteranno di ricordare, e di una mentalità perdente ed auto flagellante che facciamo passare per realismo, e che sta contribuendo ad affossarci sempre più. Se avessimo come piazza l’approccio che abbiamo tutte le volte che dobbiamo giocare un derby sicuramente staremmo messi meglio. E invece, grazie anche e soprattutto ad una squadra e alla stessa Società che si è perfettamente adeguata a questa mentalità di merda e che ha avuto la colpa di non fare assolutamente nulla per cambiare questa tendenza, siamo già con la testa in serie C. Chi più chi meno, con sfumature differenti e modalità diverse di esternarlo, ma la verità è che siamo noi i primi ad essere già retrocessi quando in realtà, classifica alla mano, è dimostrato che non lo siamo.

Lo so perfettamente, e mi ripeto, che nessuno quest’anno nel Novara si è meritato un briciolo di affetto ed empatia e che questo scoramento collettivo è tutto causato da loro e non certamente dai tifosi, ma non so nemmeno più io quante volte quest’anno l’ho scritto. So pure che giustamente la fine di questa stagione, soprattutto se non porterà alla salvezza, sarà portatrice di una resa dei conti importanti, perché qualcuno dovrà giustificare e pagare per un risultato fallimentare che potrebbe avere effetti devastanti, non solo sulle sue finanze. Ma proprio per questo penso che chi sta riuscendo nell’impresa di rovinare tutto non meriti l’alibi di una piazza sconfitta prima della 42 esima giornata. Anche se Massimo De Salvo e il suo caro papà la pensano diversamente, come tifosi non gli dobbiamo nulla. Ma il crederci ancora e infondere un pizzico di ottimismo e positività lo dobbiamo invece a noi stessi. La primavera vincente (congratulazioni a loro, siete stati davvero immensi) deve essere un fiore all’occhiello della città sportiva e non l’orgoglio della stessa. L’orgoglio deve tornare ad essere la prima squadra che, pur con fatica, si porta a casa una salvezza ampiamente alla sua portata.

Mancano quattro partite, la svanghiamo noi. Non ci sono alternative.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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Più plusvalenze per tutti

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Atteniamoci solamente ai fatti: il Novara, in una distopica classifica che escludesse agosto, settembre e ottobre, sarebbe oggi quarto. Da febbraio ha conquistato 11 punti segnando solo 4 goal. In una partita giocata nel 2024 non ha mai segnato più di un goal. Con ieri ha già ottenuto gli stessi punti guadagnati in tutto il girone di andata. Dei nuovi giocatori arrivati a gennaio, almeno 5 sembrano già essere stati messi nel dimenticatoio oppure essere buoni solo come cambio nei minuti finali per chi non ne può proprio più, ma altri 4, precisamente chi gioca in difesa, sembrano invece rappresentare una oggettiva svolta dal punto di vista tecnico, pratico e concreto. Cito a titolo di esempio il portiere Minelli, che esordio non fortunato col Padova a parte, fondamentalmente se è vero che non gli hanno più tirato in porta o quasi, appare ai miei occhi evidente come sia in grado di “guidare” meglio tutta la difesa e dare molta più sicurezza. La prossima al Piola osservatelo, e vedrete come si impegni nello spronare tutta la difesa. In tutto questo ad oggi, pur in una situazione evidentemente diversa rispetto a due mesi fa, si giocherebbero ancora i playout contro la squadra che, come il Novara, appare diametralmente cambiata in meglio ed essere particolarmente in forma. Purtroppo occorre non perdere di vista la realtà, perché se siamo tutti bravi a lodare la nostra squadra, i numeri dicono anche che quelle sulle quali dobbiamo fare gara (Fiorenzuola, Pergolettese, Renate, Trento) hanno una media punti alta. Occorre quindi muovere sempre la classifica, ma bisogna anche tornare a vincere qualche partita nel mese di marzo dove, calendario alla mano, si sprecheranno gli incontri contro quei tipi di squadre che ci affronteranno come più o meno ha fatto l’Arzignano con noi: limitare i danni per portare a casa il punto, ma se il Novara non fa nulla per segnare allora provare a farlo loro. Credo che un’analisi oggettiva ed equilibrata si possa anche concludere qui.

Adesso passo alla fase più da tifoso. L’errore che si possa fare oggi è quello di buttare una croce addosso ad Ongaro ma non possiamo nemmeno fare un torto alla nostra intelligenza nel continuare a far passare per Ibrahimovic chi, ad oggi, è costantemente riuscito a far prendere un 7 in pagella al suo marcatore di turno. Mi rendo conto che alcuni degli arrivi a gennaio debbano per forza giocare perché ci abbiamo scommesso tanto; aggiungo: benché PLM in conferenza si diverta nel far passare i procuratori come il male del calcio, è il primo che da quando lavora in questo ambiente è dentro fino alle mutande nel sistema “procuratori, acquisto dello sconosciuto, rivendita con grossa plusvalenza”. Che la cosa regge appunto fino a quando il giocatore si rivela essere forte, ti fa goal e lo rivendi generando una plusvalenza. Ma quando la plusvalenza la fa fare alle squadre avversarie che vendono il suo marcatore di turno, allora le cose cambiano un pochino. Sono conscio che quanto scrivo oggi possa essere il classico articolo che poi porterà alla prossima partita Ongaro a fare una doppietta e, conseguentemente, ci sarà la fila di chi verrà qui a farmelo notare, ma oggi è evidente che rimane un’impresa fare goal. Mi chiedo davvero se il primo cambio di Corti a 20 minuti dalla fine non possa essere Scappini, ma la risposta mi è altresì chiara: Scappini a giugno leverà le tende, Ongaro no. Il che è tutto comprensibile, ma rimane il fatto che qualcuno la deve mettere dentro, ed è poco probabile che Corti si inventi un’azione alla Garrincha ogni partita mettendo il nostro giocatore di turno sulla linea di porta col compito solo di spingerla dentro.

In ogni modo siamo tutte lì, ma ancora continuo a vedere il quintultimo posto come l’obiettivo più realizzabile che, visto il distacco dalla penultima che appare oggi incolmabile (i miracoli esistono sempre ma dai, siamo realistici, se non sono morte Alessandria e Pro Sesto sono quanto meno in coma farmacologico), porterebbe ad una salvezza anticipata. La tifoseria mantovana presente ieri in massa a Novara dimostra quanto tutto il mondo è paese. Lo scorso anno erano meno di 50 ed oggi sembra che abbiano inventato loro il tifo. Che poi è quello che è successo a noi negli anni buoni. PLM & Co guardino quindi il settore ospite di ieri come ciò che capiterà a noi qualora le cose dovessero migliorare. Hanno davvero acquistato ai minimi una piazza, ora è compito loro trasformarla in plusvalenza. Con o senza Ongaro vedano loro, ma sicuramente coi goal.

Claudio Vannucci

 

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Road to “lassù”

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Quello che sta facendo il Novara è un qualcosa che si rischia di banalizzare troppo a causa di una certezza, o meglio speranza, che avevamo un po’ tutti nei nostri cuori: “nulla è perduto, ne basta vincere qualcuna di fila che saremo lì..”. Il fatto è che ora è successo proprio ciò che nei primi 5-6 mesi non siamo mai stati capaci di fare, con l’aggravante che prima difficilmente qualche risultato altrui rendeva meno amara una situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva, ora siamo passati all’incasso anche grazie il risultato di altri campi. Ribadisco: abbiamo vissuto la situazione tra le più drammatiche della nostra esistenza sportiva. Perché la serie D, benché il punto più basso della storia calcistica novarese, ci ha ospitato “casualmente” solo a fronte di una mancata iscrizione e, comunque, ci ha poi restituito un’annata memorabile. Quindi solo chi ha vissuto i tempi dello spareggio salvezza perso a Modena, o i tre playout consecutivi, ha dovuto convivere con periodi così difficili come quello che abbiamo vissuto fino a Natale. In un campionato dove è fin troppo facile portarsi a casa il punticino che muove la classifica, andare a recuperare 7-8 punti e, allo stesso tempo staccare quelle dietro, non può essere e nemmeno deve essere etichettato come un qualcosa di assolutamente possibile, previsto e normale. Bisogna attribuire i giusti meriti ad un nuovo gruppo che, e concordo con gli amici di radio azzurra, già prima di iniziare ad essere protagonisti avevano raccolto l’eredità del Novara 1.0 e fatta loro in questo Novara 2.0 dove, nonostante un tasso tecnico e fisico palesemente superiore a quello di prima, continua a non avere prime donne o autoconclamati campioni. E’ un gruppo più forte, che appare coeso ma comunque umile. Il tipico gruppo che la piazza di Novara potrebbe idolatrare per anni. Detto questo, e mi permetto di riportare tutti al concreto e oggettivo quotidiano, non è stato fatto ancora nulla. Oggi è vero saremmo salvi in virtù del distacco sulla penultima, ma alcune partite da recuperare, e le tante ancora da disputare, rendono questo fatto ancora precario.

Sono del partito che sostiene bisogna sempre picchiare il ferro fin quando è caldo, e che la barca bisogna lasciarla andare fin quando va. Tuttavia oggi finalmente “siamo lì”, e da sabato paradossalmente inizia una nuova fase del nostro campionato dove, ancor più di prima, non va demonizzato il possibile pareggio. Non c’è oggi l’urgenza di vincere per forza di cose perché chi era scappato avanti è stato preso o avvicinato, ma va gestita e sfruttata quella consapevolezza che poche squadre possono permettersi il lusso di farci realmente paura. Se prima guardavamo almeno ad una decina di squadre rammaricandoci del fatto non avessero nulla in più di noi, ora possiamo fare lo stesso ma in ottica diametralmente differente: l’impresa deve essere la loro e non la nostra.

Ho sempre pensato a questa campagna acquisti invernali non solo come un atto imprescindibile per provare a salvarci, ma anche come una costruzione di alcuni punti fermi per la successiva stagione, perché altrimenti non avrebbe avuto senso rivoluzionare cosi la rosa precedente. Continuo però a ritenere quanto ciò che è stato fatto da Lo Monaco rappresenti un qualcosa di molto vicino al famoso “All In” dei giocatori di Casinò, con poco da perdere per questa nuova proprietà, visto che le garanzie le aveva messe Ferranti e, in caso di retrocessione, tutti i contratti si annullerebbero. Quindi il rischio reale dei nuovi è solamente l’esposizione finanziaria del girone di ritorno (mal contato poco più di un milione da dividere in 2-3). Però il lavoro fatto è stato enorme e sta dando i frutti. Immaginate la struttura della squadra ma migliorata, magari con un attacco più concreto e cattivo e un centrocampo ancora più robusto cosa potrebbe fare. Ma per questi ragionamenti avremo buon tempo per parlarne. Prima eravamo là, oggi siamo lì. L’obiettivo è arrivare lassù quanto basta per mettere il punto.

Claudio Vannucci

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Nasce l’Associazione Tifosi Novara

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Torniamo tutti indietro di qualche mese: il Novara era ultimo in classifica, fare un punto pareva cosa sempre più complicata, pensare alla salvezza era una grossa operazione di fede personale che andava contro a qualsiasi logica razionale, la Società pareva allo sbando con un proprietario che non faceva mistero di voler vendere. Ma gli acquirenti che si palesavano sembravano colpiti da una maledizione che, da lì a poco, li avrebbe allontanati o bocciati perché ritenuti inaffidabili. Il rischio di vedere i titoli di coda al termine della stagione era elevatissimo. In quel momento si parlò di azionariato popolare. Ecco, è proprio lì che vi chiedo di tornare con la memoria. Novara è una città spesso espressione di tanti bla bla bla, conditi da gne gne gne e soprattutto che vede nella distruttività preventiva da parte della gente nei confronti di chi prova a fare qualcosa, perché “si vede che ha interessi a farlo”,  un proprio imprinting culturale. Bene, in quel momento è partita una grossa operazione di fattibilità di un azionariato popolare, che evidentemente non poteva caratterizzarsi da una raccolta di offerte in qualche bar o, ancor peggio, di un sistema al Superenalotto nella speranza di vincere e comprare il Novara come qualcuno ha più volte proposto. Serviva per prima cosa una certa organizzazione, che rispettasse le varie normative e soprattutto che fosse credibile. E per esserlo, il primo passo era trovare un’unione di intenti tra diverse anime della piazza Novarese magari accantonando eventuali passate frizioni, e unirle poi a figure espressione anche della Società civile ed imprenditoriale. E tutto questo necessitava di un grosso lavoro “dietro le quinte”, perché altrimenti si sarebbe finiti dentro un calderone in cui ognuno, senza dubbio in buona fede e pieno di costruttività, avrebbe detto la sua ingessando il tutto. In quel momento nacque sulla carta l’Associazione Tifosi Novara , col primo scopo quello di promuovere l’azionariato popolare.

E poi? Arrivò il ciclone Lo Monaco, ed evidentemente il progetto azionariato popolare si fermò. Ma più o meno in quel periodo scoppiò anche il tema dell’asta dei cimeli, col concreto rischio che qualcuno, a meri fini speculativi, si impossessasse di quelle poche cose ancora in grado di rivendicare come storia del fu Novara Calcio 1908. Ed ecco che il nuovo obiettivo dell’Associazione diventò immediatamente quello di intervenire nell’asta per evitare il rischio di perdere il tutto. Ma il Comune riuscì a bloccare temporaneamente l’asta rivendicando quei cimeli. La questione è ancora sospesa fino a metà 2024 circa, dove si saprà se ci sarà ancora un’asta oppure no. Ma quello che fino a quel momento era un qualcosa di ibrido che esisteva solo sulla carta, rappresentava già nei cuori e nella testa di chi ha partecipato alla genesi una possibile storia importante, e che meritasse di palesarsi ufficialmente. E così nacque concretamente, legalmente e giuridicamente l’Associazione.

I Soci fondatori sono: Enrico Trovati, Mauro Collodel, Massimo Accornero, Tito De Rosa, Luigi Blasi, Alessandro Clementoni (quota indipendenti); Claudio Barbaini e Claudio Vannucci (quota Coordinamento), Paolo Lampugnani e Roberto Fabbrica (quota Fedelissimi), Alessandro Tartaglia (quota Nuares), Antonella Guaita (quota Gaudenzine). Enrico Trovati è stato eletto Presidente dell’Associazione.

Alcuni dei primi obiettivi in realtà sembrano essere diventati anacronistici, ma in realtà sarà solo la storia a renderli superati. Vedremo cosa succederà per esempio se il Novara non dovesse salvarsi, oppure il Comune essere costretto a partecipare ad un’asta pubblica per i cimeli, con le leggi che non l’aiutano visto che dovrebbe rendere pubblica l’offerta e, soprattutto, non potrebbe cambiarla se non ad una eventuale seconda asta. Per cui l’Associazione, su questi due temi, rimarrà vigile e potenzialmente operativa. Quello che deve essere chiaro è che non sta nascendo un nuovo gruppo di tifosi col compito di fare tifo, perché per quello esistono già tutti i gruppi organizzati. L’Associazione, qualora il futuro del Novara dovesse essere sufficientemente roseo da garantirgli continuità sportiva senza nessun rischio, si pone oggi come obiettivi quelli di diffondere uno spirito etico e culturale di passione sportiva e partecipazione per la squadra della città; di stimolare l’interesse e la partecipazione attiva di altri operatori economici ed Istituzionali del territorio; ove possibile di partecipare attivamente alla vita del Club. Primi due nuovi obiettivi concreti? Rinnovare alcuni striscioni storici presenti in Curva Nord e la messa in progetto di un museo dedicato alla storia del Novara Calcio.

Oggi, al termine della conferenza stampa di Mister Gattuso, seguirà la presentazione dell’Associazione, che entro l’inizio della prossima stagione sportiva comunicherà le modalità di adesione. Forse era quello che davvero mancava o forse no, chi lo sa. Sicuramente avevamo tutti un obbligo morale di provarci, e noi ci proviamo.

Claudio Vannucci

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