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Pensieri e parole

Al cuor non si comanda

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Non sono bravo come il Vannu e il Ciumi a individuare e attribuire le responsabilità di questa sciagura, loro sono la nostra commissione d’inchiesta incorruttibile che ha già formulato un credibilissimo impianto accusatorio.

Io, che mi considero un “vecchio” nostalgico innamorato della retorica e dei valori tradizionali, quindi incapace di mandare affanculo qualcuno, su questo argomento mi avvalgo volentieri della facoltà di non rispondere.

Non certo perchè non abbia ben chiaro quali e di chi siano le responsabilità, ma bensì per il motivo che non riesco ad “avercela” con chi mi fa del male.

Ne ho incontrate di persone che mi hanno ferito: nella vita di tutti i giorni, lavorativa e altro, figuriamoci se poteva mancare qualcuno che mi massacrasse in ambiti più leggeri ma non meno importanti.

Perché questo è un massacro senza precedenti, un massacro che pare essere studiato nei minimi particolari senza nulla lasciare al caso. Un percorso privilegiato che conduce direttamente a un risultato il quale non può che essere nefasto, indipendentemente da come andrà a finire, un agguato in stile mafioso dove i mandanti hanno un nome ma non un volto esibito, loro non amano esporsi de visu.

Ci sarebbe materiale a sufficienza per mandare il giostraio e i suoi collaboratori a fare in culo, giostrai che montano le loro attrazioni senza badare minimamente all’ importante aspetto della sicurezza; ti invitano a fare un giro sulla loro giostra, ma, intanto, agli ingranaggi che la fanno girare mancano parecchi denti, i tiranti sono arrugginiti e i seggiolini logori. È andata bene fino ad ora, continuerà ad andare bene, altro giro altro regalo, poi vedremo il da farsi. 

Potrebbe scapparci il morto? Si, potrebbe … già una volta, e questa è storia recente, è successo, non molti anni fa, con la doppia sfida salvezza contro il Varese, ma evidentemente non si è imparato nulla dalle disgrazie.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva Andreotti; tante le similitudini con il 2014, numerosi i personaggi che oggi si possono associare a coloro che allora fecero più danni della grandine in un vigneto poco prima della raccolta delle uve, mai un gesto di umiltà da lì in poi, da parte della dirigenza, allora come ora, nemmeno scossi da questa agonia che ormai dura dall’inizio del campionato.

A proposito di umiltà: ricordo quando ero piccolo e il geometra, Sciur Santino, sedeva in panchina offrendo una visione di attaccamento ai colori azzurri come mai, successivamente, ebbi modo di constatare, poi penso a questa dirigenza che fugge e sfugge ai doveri minimi imposti da una corretta e rispettosa comunicazione, e mi rattristo pensando che sì, i tempi saran pur cambiati, ma una famiglia ha bisogno del suo capo proprio quando le cose vanno male e bisogna trasmettere chiari segnali di compattezza, di unità d’intenti, e che una persona autorevole  e determinata può dimostrare di avere le palle anche senza usare la forza, e, soprattutto, senza ricorrere a proclami roboanti tipo: “la serie A io ve l’ho tolta, io ve la dovrò ridare”. Non ho bisogno di promesse, vere o vane che siano, non ho bisogno di essere convinto da chi probabilmente ha perso la voglia di giocare preso com’è da tante altre più fruttuose attività.

E non provo nemmeno rabbia o frustrazione a scrivere queste cose, ma solo un sentimento di pacata rassegnazione quando penso a questa dirigenza capace di imbracciare il fucile senza essere in grado di caricarlo.

Questa Proprietà, che verrà ricordata per la serie A conquistata, di cui bisogna rendergliene atto senza indugio alcuno, ma anche per gli spericolati giri sull’ottovolante tra serie B, Lega Pro e Irpef, non entrerà mai nella mia personalissima bacheca dei ricordi più belli, avendo, essa, sempre mantenuto un freddo distacco con la gente, con la sua gente, quella che si emoziona ancor’ oggi quando all’ingresso degli azzurri sul terreno verde del Piola, istintivamente, per il sacro rispetto dovuto a quei colori, si alza in piedi scandendo il ritmo di quella marcetta che, personalmente, canto fin dagli anni sessanta.

Perché questa proprietà mai ha voluto immaginare il volto di mio zio Mario, del Gügia, del Lisca, del Culunèll, che mi hanno introdotto all’Alcarotti ancora bambino,  quando il Novara perdeva, e non ha voluto nemmeno mai provare a pensare alla loro storia e alle manifestazioni di gioia quando il risultato era a noi favorevole.

Quelle facce, come quelle di tanti altri, ora vivono in noi ogni domenica, e dopo di noi vivranno scolpite in altre facce ancora, così, perpetuandosi all’infinito, come è infinito l’azzurro del cielo che è lo stesso della nostra maglia.

La faccia dei componenti di questa proprietà e dei loro collaboratori, non apparterrà mai alla nostra storia, perché per poterne far parte non può essere bastato un giro sulla migliore attrazione del luna park e qualche tribolazione nella serie cadetta, sarebbe bastato, invece, intercettare il cuore della gente, prima della mente, e si sa, al cuor non si comanda … mai, e non esiste nessuna clinica in grado di guarirlo da questa stupenda malattia, nè in Italia nè all’estero.

Nonnopipo

 

    

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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Disincanto e catarsi

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Penso che immaginare il  disincanto che viene sopraffatto dalla catarsi possa essere un concetto intrigante che sottolinea la nostra trasformazione interiore e il senso di purificazione che abbiamo  sviluppato in questi ultimi giorni, dopo la merda mangiata negli ultimi anni, con una esperienza ( quella di domenica ) che stiamo facendo diventare intensa e coinvolgente.

La catarsi, che secondo  Aristotele era il processo di purificazione delle emozioni attraverso l’arte drammatica, è la forma di liberazione dalle  emozioni negative ( potremmo anche dire dai  blocchi emotivi )  che ci hanno imprigionato negli ultimi tre anni.

Non veniamocela a raccontare:  col cazzo che la serie D è stata emozionante, che Ferranti o il clan dei calabresi prima e dei siciliani ora ci hanno fatto venire il cazzetto duro… anni di merda pura, anni che hanno generato, senza tanti giri di parole, disincanto all’ennesima potenza.

E così è stato rappresentato il nostro senso di smarrimento; quella perdita di fiducia, la consapevole certezza di non poterci rifugiare in quel mondo fatto di illusioni che da sempre ci appartiene e che è indispensabile per ogni tifoso .

Molti di noi hanno vissuto un distaccamento emotivo profondo, e il disincanto, nonostante tutto, è stato un sentimento comune, causato proprio dalla consapevolezza di non poter sviluppare illusioni.

Tuttavia, da dieci giorni a questa parte, se consideriamo la catarsi come un’opportunità per affrontare e superare il disincanto, possiamo aprire la strada a una trasformazione personale e collettiva.

Fiorenzuola ci mette di fronte alle nostre paure, ai nostri limiti e alle nostre vulnerabilità, e con Fiorenzuola possiamo giungere a quella consapevolezza di quel mondo che ci circonda per qualcuno di noi da oltre mezzo secolo.

La catarsi, quindi, diventa il mezzo che ci consente  di rigenerare la nostra sfera emotiva, e ci libera dalle catene dell’apatia e della disillusione. 

Ci permette di riconnetterci con le nostre emozioni più autentiche e di riscoprire la bellezza e la complessità della passione per una squadra che ha sempre rappresentato, anche nelle sue sfaccettature più oscure, una importante parte della nostra vita.

In questo contesto rimetterci la maglietta azzurra  non sarà soltanto un momento fugace di liberazione, ma un processo  di crescita e, speriamo, di trasformazione.

Domenica ritorneremo ad esplorare la profondità del nostro senso di appartenenza ed a  confrontarci con le nostre contraddizioni e i nostri conflitti, con la speranza di  emergere più forti e più consapevoli.

Quindi, sebbene il disincanto sia sembrato, sino ad ieri, come  una barriera invalicabile, la catarsi ci offre la possibilità di superarlo e di risvegliare in noi la speranza di credere ancora nella bellezza della nostra passione e, anche se un po’ azzardato, nel significato di una parte  della nostra esistenza. 

La catarsi sostituirà  il disincanto non come negazione delle difficoltà e delle delusioni che abbiamo vissuto,  ma come accettazione e trasformazione di esse in occasioni di crescita e di rinascita.

Bom vi ho annoiato abbastanza ma è importante che ciascuno di noi sappia fare tesoro di queste esperienze passate e che sia consapevole che Fiorenzuola non sarà la gita fuori porta da raccontare ai propri figli o nipoti ma la pietra con cui ricostruire una passione in parte perduta … un saluto, prima di chiudere, a Jacopo 😜

Ciumi 

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Coltiviamo l’ottimismo: situazione ripescaggi

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Nella passata stagione il Mantova, con una squadra costruita per la parte alta della classifica arrivò sedicesima con 45 punti, perse i play out da favorita contro l’Albino Leffe (sconfitta fuori casa e pareggio in casa) retrocedendo in serie D. Poche settimane dopo fu ripescata in serie C al posto del Pordenone e sappiamo tutti come è andata a finire: il Mantova ha dominato il successivo campionato 2023/24 grazie ad una squadra piena di talento ma sicuramente inferiore a Vicenza, Padova e Triestina e soprattutto grazie al gioco dominante e propositivo di Mister Possanzini, discepolo e per diversi anni secondo di De Zerbi.

Questa bella favola non si ripeterà quest’anno. Come sempre il Novara dovrà sudare sul campo la salvezza e non potrà sperare in un ripescaggio che con le nuove regole sarà praticamente impossibile.

La strada della “riammissione” (diversa dal ripescaggio) presuppone che una società del girone A di serie C rinunci a partecipare al campionato come, per esempio, è successo proprio al Pordenone l’anno scorso che ha dato via libera alla riammissione del Mantova all’interno dello stesso girone. Non sembra che quest’anno ci siano società del girone A intenzionate a rinunciare all’iscrizione. In quel caso il Novara “scalerebbe” una posizione in classifica e si salverebbe.

Se invece a luglio la FIGC deciderà di escludere qualche società per inadempienze o per irregolarità nelle iscrizioni (come successe al Novara 1908) si procederà ad un “ripescaggio” comune alle 60 squadre di serie C, le cui regole non sono state ancora ufficializzate ma dovrebbero essere le seguenti:

  • La condizione essenziale per effettuare ogni singolo ripescaggio è che il numero delle formazioni che hanno il diritto di giocare il campionato di C sia inferiore a 60 (in attesa della annunciata e mai realizzata riforma dei campionati)
  • Le società interessate al ripescaggio dovranno effettuare un versamento straordinario di 720.000 euro alla FIGC. Cifra che scoraggerebbe dal ripescaggio tutte le piccole società e soprattutto quelle della serie D avente diritto.
  • Nella graduatoria per i ripescaggi le seconde squadre di serie A avranno una corsia preferenziale e saranno le prime ad essere ripescate. Dal 2024/25 sembrerebbero molti i club di serie A interessati all’iscrizione della propria squadra in Serie C, con il Milan in prima fila.
  • A seguire sarà ripescata una formazione di serie D seconda classificata e vincitrice dei play off di serie D.
  • Infine, saranno ripescate una o più squadre retrocesse dalla C alla D.

Con queste regole è impossibile sperare in un ripescaggio del Novara. Dovrebbero essere escluse almeno 4-5 società di serie C per dare alla società di Lo Monaco qualche speranza di ripescaggio.

Quindi cancelliamo anche questo falso alibi e andiamo a battere il Fiorenzuola.

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I Promessi Sposi

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Per una strana congiunzione astrale, tra qualche mese potrebbe succedere quello che tutti gli appassionati novaresi di Hockey su Pista aspettano da vent’anni.

Il centenario dell’Hockey Novara che cade proprio quest’anno, il Campionato del Mondo di Hockey su Pista che si disputerà a settembre sulle piste cittadine, la nomina di Novara Città europea dello sport del 2025 e la possibilità che già quest’anno l’Azzurra Hockey conquisti la serie A potrebbero e sottolineo potrebbero essere i detonatori di una clamorosa fusione.

In occasione di una cena organizzata pochi giorni fa dal Panathlon Club Novara per celebrare i prossimi mondiali di Hockey erano presenti uno a fianco all’altro il Presidente dell’Azzurra Hockey Novara, Roberto Scacchetti e il Presidente dell’Hockey Novara, Massimo Rapetto. Di fronte a loro il Sindaco Canelli.

Il giornalista Renato Ambiel è stato diretto e senza tanti giri di parole ha pubblicamente chiesto ai due “padroni” dell’hockey cittadino: “ma la vogliamo fare questa fusione o no? È possibile che a Novara ci siano due società?” Rapetto e Sacchetti non si sono tirati indietro e hanno esternato la loro posizione:

Rapetto ha ricordato che nel 2003 Luciano Ubezio era pronto a portare in tribunale i libri contabili dell’Hockey Novara con 1.600.000 euro di debiti. Rapetto rivendica il merito di aver “salvato” l’Hockey Novara e ribadisce che oggi la società non ha più alcun debito. Secondo Rapetto l’Hockey Novara non dovrà mai giocare in serie B o in A2 ma dovrà riproporsi solo in A1, per questo motivo negli ultimi tre anni l’attività è ripresa esclusivamente dal settore giovanile. Ricorda infine che in passato più volte ha dato la sua disponibilità a discutere di fusioni e che anche questa volta non si tirerebbe indietro.

Scacchetti ex giocatore dell’Hockey Novara tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ha rivendicato il merito di aver portato l’Azzurra negli ultimi due anni a livelli sempre più importanti sia a livello giovanile che nel campionato Nazionale di A2. Soprattutto quest’anno l’Azzurra, a quattro giornate dal termine è al primo posto del campionato di A2 che garantirebbe la promozione nel massimo campionato nazionale. La parte che accomuna le due società (Azzurra e Hockey Novara) è il settore giovanile che entrambe le società stanno sviluppando.  Scacchetti ha infine dato la disponibilità a sedersi intorno ad un tavolo con Rapetto per valutare tutte le soluzioni tecnico giuridiche possibili per una eventuale unificazione.

Il Sindaco Canelli che evidentemente ha assistito in passato a diversi tentativi di fusione falliti ha smorzato gli entusiasmi ricordando che non stiamo celebrando un matrimonio ma al massimo all’organizzazione di una cena conoscitiva. È però evidente che qualcosa stia succedendo.

Prima di tutto l’Azzurra deve centrare la promozione in A1 e sarebbe importante, nelle ultime due partite casalinghe riportare al palazzetto un po’ di sano tifo per aiutare i ragazzi dell’Azzurra che tanto bene hanno fatto quest’anno. Perché come chiaramente ha fatto capire Rapetto l’eventuale “fusione” può avvenire solo partendo dalla serie A1.

Poi entrambe le parti dovranno fare un passo indietro, mettere da parte orgoglio ed interessi personali e trovare un punto di incontro. Scacchetti deve capire che senza l’Hockey Novara storico è impossibile ricreare l’entusiasmo di una volta e contemporaneamente Rapetto deve farsi perdonare 20 anni di sequestro di titolo sportivo che è di sua proprietà giuridica ma appartiene come i cimeli alla collettività novarese. Rapetto deve decidere se continuare a coltivare l’idea di lucrare su un titolo sportivo tenuto nel cassetto per 20 anni oppure accreditarsi veramente come salvatore dell’Hockey Novara agli occhi della cittadinanza novarese.

I promessi sposi novaresi dovranno evitare la peste e personaggi come Don Abbondio, Don Rodrigo, l’Azzeccagarbugli ed il Griso. Ma il romanzo manzoniano ha un lieto fine e gli appassionati novaresi non meritano un finale diverso dal matrimonio.

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