Rigor mortis Editoriale

Mi piacerebbe tanto che questo editoriale fosse per una volta privato. Che non venisse letto dalla massa, ma che arrivasse solo a quelle persone, novaresi o no non importa, che capissero veramente e rispettassero sinceramente certi stati d’animo che si possono provare in queste situazioni. Il calcio è una cosa seria, ed è evidente che se riesce a far male così tanto non può essere solamente ricondotto alla semplificazione dell’essere un gioco. Lo è per tanti forse, ma non per tutti, sicuramente non per noi, che in queste occasioni ci tocca pure schivare gli attacchi del prototipo di cittadino modello coglione, che punta il suo dito sull’assurdità dello stare male per una partita, sull’ignoranza di non preoccuparsi del fatto che non si riesca a fare un Governo (in questo periodo argomentazione attuale) o ancor peggio, che il Comune neghi il patrocinio al Gay Pride, che indignarsi per questo sì che eleva culturalmente, soprattutto se l’indignazione si vomita su qualche gruppo facebook parecchio seguito in città. Mi piacerebbe che queste persone non leggessero mai le parole di chi ci sta male come me, di chi racconta il male e la sofferenza vista negli occhi di tanti suoi amici ieri fuori dallo stadio, parecchio provati da una sconfitta figlia di una prestazione che ha ucciso quel poco ottimismo che, qui e là, ancora si poteva trovare. A tutti coloro che non si ritrovano in questa sofferenza chiederei solo una cosa: non speculate sulla nostra passione, sulla nostra sofferenza, sul dramma sportivo che stiamo vivendo che, anche se vi sembra assurdo, ci devasta. E se proprio non ci riuscite almeno tacete. O andatevene a fare in culo.

Siamo semplicemente allo sbando. Un MDS(B) che nonostante ci risulta sia tornato la sera prima della Romania decide di non presentarsi nuovamente allo stadio. E conoscendolo verrebbe pure da pensare che lo abbia fatto proprio per il gusto di sfidare tutti quelli come noi che lo accusano da mesi di essere assente. E’ riuscito nell’impresa di ripetere tutti gli errori gestionali commessi nell’anno della retrocessione, se possibile peggiorandoli, godendo come allora della difesa a prescindere di una buona fetta di tifoseria e di una certa stampa che, pur magari pensandolo, non ha mai avuto le palle di schierarsi una volta contro di lui in maniera chiara ed inequivocabile, anche solo per il gusto di una sana provocazione volta magari a toccarlo sul nervo scoperto e farlo reagire, lasciando così l’ingrato compito a “Novara Siamo Noi” e a quello scemo del Vannucci e quello strafottente del Ciumi il ruolo di boriosi, rompi coglioni, ingrati, mai cuntent e con interessi personali. Il tutto fin dallo scorso anno che, nonostante un campionato differente, avevano già fiutato segnali preoccupanti di una gestione pericolosa.

Un Direttore Sportivo, bravissimo nel prendersi meriti di plusvalenze ottenute anche grazie un grosso lavoro di Procuratori ben più sgamati e svegli di lui, che da più di due mesi è completamente sparito dal radar. Lui che “io ci metto la faccia nelle sconfitte” ha iniziato a nascondersi in panchina e a scappare via al triplice fischio, evitando scientemente qualsiasi microfono e telecamera, e che verrà ricordato come il primo colpevole di una stagione fallimentare che, probabilmente per difendere una scelta estiva rivelatasi errata, ha commesso il più grave e stupido degli errori, ovvero gettare nel cesso la possibilità di concedere al nuovo allenatore la lunga pausa di Gennaio e soprattutto un mercato che avrebbe potuto essere differente e funzionale al nuovo progetto tecnico ma che invece è stato avallato in funzione del credo di Corini licenziato subito al termine del mercato stesso. Il tutto con l’avallo di un Massimo De Salvo incapace di fare il capo padrone nel non dargli retta non una ma due volte (la prima è stata post Novara Perugia prima di Natale in cui la posizione di Corini è stata parecchio traballante agli occhi del capo ma messa subito in sicurezza dallo stesso Teti) e che rappresenta, a mio avviso, il più grosso errore strategico che probabilmente ci costerà la stagione.

Un allenatore sempre più nello sconforto, che probabilmente si è visto costretto a depennare una parte di rosa dopo aver capito la totale mancanza della stessa di qualsiasi capacità tecnica ma soprattutto umana in grado di renderla abile e arruolabile, e che sta provando ora, con risultati penosi, di far sembrare anche calciatori quelli ai quali mancano pure i fondamentali per poter giocare a biglie in spiaggia.

Una Società che, dopo la partita di ieri, ha pure omesso di pubblicare sugli organi ufficiali qualsiasi tipo di intervista post partita, facendo quindi una sorta di silenzio stampa ma ovviamente senza proclamarlo, perché per farlo occorre che qualcuno ci metta la faccia per presentarsi in sala stampa a comunicarlo. Una Società che mai una volta quest’anno ha preso in considerazione un ritiro punitivo nel carcere d’oro di Novarello e che probabilmente continua a vivere su un altro pianeta dimostrandosi totalmente un corpo estraneo rispetto alla sua piazza.

E poi una squadra fatta di mezze seghe senza carattere, con l’aggravante di non riuscire nemmeno più a parlare sui social o di riuscire a formulare un discorso di senso compiuto dal vivo. Occhi pallati che nemmeno si facessero le piste di cocaina, impauriti, demotivati, capaci solamente di dire “non lo sappiamo neanche noi perché succedono queste cose, però ci salveremo”.

Vorrei tanto essere ottimista, vorrei ancora crederci e sperare di riuscire a fare quei punti che ci consentirebbero di salvare la stagione, ma oggettivamente non riesco a trovare nessun appiglio cui aggrapparmi per provare a vedere un po’ di cielo azzurro. Non è il Novara delle ultime due partite casalinghe che può farmi ritrovare la speranza, e onestamente non so cosa possa succedere da adesso in poi che cambi una tendenza ben chiara. Nel calcio si vince, si pareggia o si perde, fa parte delle regole del gioco, e alla fine ci sono pochi vincitori, tanti che han fatto il loro compitino e pochi sconfitti. La differenza di questi risultati è parecchio diversa, ma c’è una cosa che, tra gli sconfitti, può rendere meno amaro un fallimento: la dignità. Misurabile in quanto si è lottato per evitarla e in quanta fetta di coscienza pulita si riesce ad avere al termine del campionato. Di tutto questo si fa parecchia fatica a trovarne traccia in chiunque, a prescindere dal suo ruolo, sia riconducibile nel Novara Calcio 2017/2018. L’impressione è che si sia rovinato un decennio storico senza nemmeno aver avuto l’intenzione e la volontà di rovinarlo. Che se ci pensate è drammatico.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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