Ora o mai più. Editoriale

Dopo un po’ di campionati di B ho imparato che l’ultima cosa da temere di un avversario sono il nome, il blasone e la sua rosa, ma il solo parametro oggettivo di riferimento è la sua classifica, in particolare da Marzo in poi. Puoi anche infatti giocare contro il Barcellona, loro possono avere in campo pure Messi, ma se al 30 Marzo giochi contro chi è stato sistematicamente dietro di te per 7 mesi (e nello scontro diretto all’andata in casa loro non ti hanno battuto), alla peggio li puoi beccare in giornata di grazia, ma è evidente che meglio di te non possono essere. Mimmo Di Carlo non aveva certo bisogno di queste mie perle assolute di banalità spiccia per preparare una partita, non ne sono invece così convinto sul resto della rosa ma vabbè, rimane il fatto che il solo modo per vincere una partita parecchio delicata come quella giocata ieri  sarebbe stato quello di metterla sulla prestazione di cuore e grinta, lottando su ogni pallone, possibilmente menando un po’ a macchia di leopardo in maniera furba. E così è stato. Chiedevamo cose semplici a partire dallo schieramento, non perché chi scrive ne capisca visto che se non avessi Ciumi o il Boca che mi rompono la minchia puntualmente dopo 10 minuti facendomi notare che dietro giochiamo a tre o a quattro, io penserei solo che quando attaccano gli altri siamo in tanti dietro e quando attacchiamo noi siamo troppo pochi in avanti (che peraltro la mia visione mi pare pure parecchio più realistica dei loro numeri da analisti tecnici), ma perché in questo momento praticare l’abc del calcio era la sola cosa utile per poter fare punti. In campo ci vanno sempre e solo i giocatori, e siamo d’accordo, ma visto che in parecchi hanno (con ragioni) attribuito la sconfitta di Salerno all’allenatore reo di aver fatto cambi senza logica, immagino che gli stessi oggi converranno sui grandi meriti di Di Carlo lodevole di aver fatto ciò che dovrebbe fare un vero allenatore: partita che puoi vincere ma anche perdere, la partita non si sblocca, uno inserisce una punta per provare a vincere l’altro ne leva una per non perdere. Il Dio del calcio non può essere così atroce sempre, e infatti finalmente ha premiato chi ha fatto il cambio più giusto, guarda caso facendo pure segnare quel giocatore.

Ogni campionato nonostante sia la somma di 42 partite, ne ha comunque alcune chiave che però riconosci solo a torneo terminato. L’anno della retrocessione, per esempio, il pareggio subito nel finale sotto il diluvio di Cittadella ha probabilmente sancito la sentenza finale. Non so se questo Novara Cesena possa essere stata una di queste partite, sicuramente non averla vinta avrebbe potuto avere un peso sul nostro futuro non indifferente, cosa che infatti non escludo possa succedere ai romagnoli. Di quella famosa “non tabella” di Mister Di Carlo in cui idealmente si chiedevano 5 vittorie e 4 pareggi, oggi rimangono da portare a casa solo 3 vittorie e 3 pareggi. Probabilmente anche 2 pareggi potrebbero bastare ma non si sa mai. Molte delle future partite avranno proprio quelle sembianze di partite chiave, e l’imminente derby non può che esserlo, non solo per il coinvolgimento di entrambe le squadre nella lotta salvezza ma anche e soprattutto per ciò che rimarrà nella testa dei giocatori al triplice fischio finale. Probabilmente l’errore più grande che si può fare è quello di approcciarsi a questa partita senza contestualizzarla in un percorso più lungo che terminerà a metà Maggio, durante il quale avremo altri Novara Cesena al Piola da poter sfruttare. Si dice che caricare enormemente la squadra di responsabilità per una partita possa essere deleterio, ma per questo c’è chi è pagato per lavorare sulla testa e sulle gambe di chi scenderà in campo, per cui mi auguro lo sappia fare nel migliore dei modi. Noi però siamo tifosi, e da questo derby ci aspettiamo qualcosa di profondamente diverso dagli ultimi tre giocati. Se è vero che la nostra isola di Whigt sarà pure la salvezza, è altresì vero che i tifosi hanno bisogno di qualche riferimento per poter gioire, e una vittoria in un derby non ci sono dubbi restituirebbe un po’ di orgoglio e un senso ad una stagione che, come dice Vasco, un senso non ce l’ha.

Prima del derby si giocheranno finalmente gli ultimi recuperi e avremo così una classifica reale, sulla quale poter ragionare senza tremila variabili ed ipotesi. Il nostro vantaggio da poter sfruttare è quello che, a differenza di quanto successo l’ultima volta, abbiamo probabilmente fiutato il pericolo molto prima di altri (ne cito una sola, il Pescara) che ad oggi si scoprono doversi guardare le spalle anche se la testa li porta a guardare in alto. L’esperienza dice che questa cosa potrà fare la differenza. Se sarà quindi un derby improntato sulla lucidità e sulla ragione oppure sarà una battaglia di cuore e orgoglio lo vedremo solo domenica 8 Aprile; ad oggi ognuno degli attori è chiamato a fare il suo, che nel caso dei tifosi è quello di fare gruppo e di sostenere in massa la squadra nella trasferta più vicina di sempre, ancora più vicina di quella Gozzano che molti, per scherzo o per paura, ritengono poter essere il derby del prossimo campionato. Bisogna sempre eliminare qualsiasi tipo di alibi, che in questo caso sarebbe quello di non essere il dodicesimo giocatore azzurro. Non è momento di criticare, almeno non questa settimana. E’ il momento di esserci. Chi c’è sempre stato ci sia con ancora più foga e chi invece ha smesso di esserci ritorni ad essere quello di prima. Ora o mai più. Buona Pasqua a tutti e Forza Novara Sempre!

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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