E’ atroce. Editoriale

Credo che poche cose al mondo siano più atroci di una partita magari non combinata a tavolino ma che, per come è stata giocata dalle due compagni, lascia parecchi indizi sul fatto andasse bene ad entrambi un pareggio. Una di queste cose è riuscire a perderla. Rappresenta l’emblema dell’atrocità perché ti lascia nudo davanti a quella verità che ti rifiuti di vedere e di credere, ovvero che sei davvero poca cosa. A memoria ricordo solo un’altra partita simile: Novara Palermo 0-1, coi siciliani che fecero di tutto, ma proprio tutto, compreso tentare di causarsi un rigore contro al 90′, per lasciarci almeno un punto in modo da poter festeggiare la promozione in A in casa loro. Ma d’altronde quando non si è capaci nemmeno di inquadrare la porta può solo succedere che gli altri, anche per sbaglio, una volta la inquadrino, e che tu perda. E magari come successo quell’anno che finisci pure male.

E’ atroce veder perdere il nostro Novara in questo modo. E’ atroce perché non è normale avere il giocatore più in forma del momento, all’anagrafe registrato come Gianluca Sansone, che ad oggi rappresenta il solo elemento imprescindibile (Puscas a parte) ovvero quello dal quale può nascere qualcosa, (che sia una punizione, un’ammonizione agli avversari, un contropiede o un tiro da fuori) che si fa ammonire dopo essere stato sostituito, in una condizione di diffida che gli costerà la partita fondamentale di venerdì contro il Cesena. Non è normale. Non è normale il fatto specifico e probabilmente non è normale nemmeno lui, perché o c’è malafede nel giocatore (ma mi rifiuto di crederlo) oppure bisogna avere il coraggio di dire che è un ignorante (nel senso che ignora) e un imbecille (nel senso che imbelle). Aggiunto all’episodio dell’espulsione di Sciaudone contro il Foggia certificano la situazione di totale sbandamento mentale di una squadra che evidentemente è tutt’altro che unita e tranquilla. E’ atroce perché non è normale avere gente all’anagrafe registrata come Francesco Di Mariano (sul quale torneremo alla fine di questo editoriale) centrare la porta con una media di una volta ogni 15-18 partite; è atroce perché non è normale avere gente all’anagrafe registrata come Federico Macheda entrare in  campo e sistematicamente dare l’impressione di essere un corpo estraneo rispetto all’universo intero, che la base spaziale cinese abbandonata nello spazio che sta perdendo pezzi appare più  vitale di lui; è atroce perché non è possibile che ogni allenatore che siede sulla panchina del Novara sembra si rincoglionisca e poi regali sostituzioni new age misto naif tipo quello fatto da Di Carlo con Seck su Sansone, peraltro cambio sfigato che è coinciso pure col goal dei campani. Non è normale nulla di tutto questo.

Eppure il giuoco del calcio è parecchio semplice, soprattutto per chi non lo gioca o per chi, a certi livelli, non lo potrà mai allenare. E probabilmente è un peccato non poter vedere sulle panchine importanti dei perfetti sconosciuti tipo l’Ezio Rivolta, che nella vita si è  seduto solo sulle panchine delle giovanili del Santandrea’s. In una situazione del genere avrebbe preso ogni singolo giocatore e, con un misto di amore e un misto di scarpate nel culo, gli avrebbe detto: “ti buta la bala in mèss a l’area, un quaicùs sucedarà da sicur”.  Il fatto è che dietro a questa banalità si nasconde il senso del gioco del calcio, quelle basi che si fanno così fatica a rivedere nel Novara Calcio 2017/2018, quasi incapace di mettere  in pratica  quelle due o tre cose  semplici che ti permettono di andare avanti nel calcio, se non sporadicamente, e che in assenza delle quali si rischia davvero di finire male male. Noi siamo quelli che non fanno tabelle, ma è ormai evidente l’importanza delle prossime tre partite dalle quali probabilmente sapremo in quale futuro campionato giocheremo. Proprio per questo, per quanto le squalifiche, gli infortuni e le Nazionali lo consentano, sarebbe auspicabile affrontarle nella maniera più semplice possibile, coi terzini che facciano i terzini, gli attaccanti che facciano gli attaccanti, e gli interditori che facciano gli interditori, nella speranza di riuscire a fare quei maledetti punti che ci servono.

Consentitemi una piccola precisazione su Di Mariano, che peraltro parlandoci al di fuori del campo risulta pure parecchio piacevole e simpatico, oltre ad essere un fan delle nostre pagelle ignoranti. I social network  in mano ai calciatori possono essere un’arma a doppio taglio. La figura che ricopre, giusto o sbagliato che sia, lo mette nelle condizioni di beccarsi lodi oltre ogni merito quando le cose vanno bene e di beccarsi valangate di merda ogni oltre umana colpa quando le cose vanno male. Funziona così e non sarà certo lui a poter cambiare questo mondo. In una situazione di classifica parecchio complicata, andrebbe valutata con più lucidità l’opportunità di scrivere (o far scrivere) certe cose, soprattutto “a caldo”. Se questo vale per ogni giocatore, figuriamoci per le rispettive mogli e compagne. Non so a chi si riferisse di preciso la sua fidanzata, sicuramente non a me visto che nella vita ho ricevuto solo una maglia da Pacini per un rapporto di amicizia personale e da Pablo Gonzalez dopo la sconfitta nel Playoff di Pescara, entrambe non richieste, ma comunque in queste situazioni mi piace rimarcare il Vannu pensiero relativamente a questi sfoghi sui social. Non importa se lo sfogo sia basato su qualche fondamento di verità o che lei possa avere ragione riferendosi a qualche comportamento maleducato o ipocrita di qualche tifoso da selfie e maglietta , rimane il fatto che nessun giocatore (o donna dello stesso) si deve permettere in questo momento di fare la morale pubblica a nessun tifoso del Novara. Sia ben chiaro. Prima portino a casa la salvezza e solo dopo, se proprio devono, si tolgano qualche sassolino dalla scarpa. Ma fino a quel momento profilo bassissimo, passi lunghi e ben distesi e pedalare a testa bassa. Che il concetto di…”aria”…sia ben chiaro dovrà riguardare loro, che della città forse hanno imparato a conoscere solo i negozi e i locali per gli aperitivi e non certamente noi, che della storiella del calciatore che poi piange a casa e ci rimane male se perde ne è pieno il mondo e non ce ne facciamo niente. Anzi, visto che siamo in tema di storielle, se proprio vuole le portiamo davanti parecchie testimonianze di chi ha preso botte per stare al fianco di gente come il suo compagno, e magari ha passato una notte in questura o è stato 36 ore fuori di casa per sperare che magari proprio il suo Francesco non centri nuovamente la bandierina del corner con un tiro dal limite ma finalmente inquadri la porta. Quindi l’orgoglio se lo tenga(no) da parte, e che “non è aria”, se la signora non si offende e permette, lo diciamo noi.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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