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Caro Massimo

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Forse è il momento di ricompattare l’ambiente, troverà il tempo per occuparsene? “Non ho mai smesso di occuparmi del Novara calcio, purtroppo nel mondo virtuale dei social network, quando uno non si vede fisicamente, sembra che sia disinteressato. Da una parte mi fa anche piacere che la presenza fisica venga apprezzata, sembra che faccia la differenza. Non è così, me ne sono sempre occupato, ma mi rendo conto che in un mondo arcaico come il calcio, c’è ancora più bisogno anche di presenza fisica, tornerò quindi ad essere presente ancora di più; anzi parliamo pure al presente, perchè me ne sto già occupando”.

La rivederemo presto anche allo Stadio? “Contro il Foggia non ci sono riuscito per motivi lavorativi, ma dalla prossima partita in casa tornerò al Piola, ma le partite non le vince Massimo De Salvo che non ha nessun potere psicologico. Conta la voglia di vincere dei giocatori, con lo spirito e la disponibilità alla sofferenza di tutti. Quello che posso dire è che il pesce puzza sempre dalla testa, per cui quando le cose non vanno è giusto che chi è responsabile se ne occupi in prima persona. Ma per uscire da questa situazione e vincere le partite, c’è bisogno dell’aiuto di tutti, io sicuramente ci metterò la faccia”.

Tratto dall’intervista di Marco Foti per Buongiorno Novara

Oggi è giorno di elezioni. Sono del 1976, precisamente di Aprile. Quando sono nato l’Italia si trovava nel pieno di una campagna elettorale che portò due mesi dopo il 93,7% degli elettori a votare. Erano anni dove, ovviamente, la partita si giocava tra DC e PCI. Si rivotò poi nel 1979 e poi nel 1983, dove la partita fu ancora tra la DC e il PCI con quest’ultimo che arrivò davvero vicino alla maggioranza relativa. Perché ricordo le elezioni del 1983? Più volte in famiglia abbiamo ricordato ridendo questo aneddoto che vi racconto brevemente. Mio padre mi portò in braccio a votare con lui, precisamente alla scuola elementare Buscaglia. Mi chiese “per chi votiamo?” e io non ebbi dubbi nel rispondere “questo oppure questo”. “E perché questi?” chiese mio padre. “Perché sono i due simboli più belli!”, risposi io. Erano quelli del Movimento Sociale Italiano e della Democrazia Proletaria. Mio padre rise ed ovviamente fece di testa sua, votando per uno dei due che la massa era solita votare. Questa premessa per spiegare un po’ come è sempre stata la mia vita. Un occhio strizzato e il cuore aperto verso gli estremi che spesso fanno a cazzotti con la ragione o con l’autorità di chi mi riporta ad una ragionata e pacata via di mezzo. Nelle due ultime domande di Marco Foti a MDS e nella meme tratta da Fantozzi ho voluto rappresentare le due mie anime attuali. La prima, ragionata, politicamente corretta fino al buco del culo, in cui dalle risposte filo governative riportate nell’intervista mi verrebbe da esultare per il fatto di leggere un MDS che promette finalmente una sua presenza e dall’altra, quella più estremista, che mi porterebbe a tirare un mattone sulle vetrate del Policlinico di Monza urlando “vigliacchi, ce l’avete tutti con me, ma che cosa vi ho fatto io, vent’anni della mia vita, ora vi faccio vedere io vi faccio” contro una famiglia che oggi identifico nel vero “problema” di questo Novara.

La partita l’abbiamo vista tutti. L’involuzione di gioco e soprattutto la totale mancanza di qualsiasi ingrediente fondamentale per essere una normalissima squadra di calcio iscritta al secondo campionato più importante della nostra nazione ci hanno definitivamente portati in zona play out, con l’aggravante che parecchie squadre nella nostra stessa situazione devono recuperare 1-2 partite. Non esiste ad oggi, eccezion fatta per l’incrollabile fede, un qualcosa che autorizzi seriamente a pensare che porteremo a casa questa salvezza. E proprio perché tutto sta andando male penso che delle risposte democristiane filo governative di Massimo De Salvo non ce ne facciamo proprio nulla. Vedi, caro Massimo, il fatto che non sei tu che giochi è vero (seppur penso che io e te davanti alla difesa randelleremmo di più di quelli che che vediamo in partita) ma se è vero che tu non devi fare il populista ma il Presidente allora sarebbe il caso che il Presidente tornassi a farlo veramente. E non con direttive via whatsapp o via mail o con interviste sul web ma con segnali concreti. Ti faccio un esempio. In tre giorni abbiamo perso due partite in maniera decisamente imbarazzante al termine delle quali non c’è stata traccia di nessun dirigente che abbia provato a dire anche una banalità. Avete lasciato il povero Di Carlo e nell’ordine Casarini e Mantovani (che peraltro sono stati rispettivamente tra i peggiori in campo nelle due partite in cui sono stati portati davanti ai microfoni) a dire le solite frasi di circostanza e pigliarsi dei pirla proprio da quel mondo virtuale di social network cui fai riferimento che però, caro Massimo, sappi non è fatto solo di boot o di computer ma è popolato da persone che per questa maglia ci soffrono. Secondo te è normale che nessun Dirigente ci abbia messo la faccia e abbia detto una sola parola? Caro Massimo, visto che hai promesso di essere più presente, allora inizia per esempio a spiegarci definitivamente se il tuo Direttore Sportivo gode della tua fiducia oppure no. Raccontaci se davvero nell’ultimo giorno di mercato gli hai stoppato l’acquisto di due nomi importanti già presi perché non hai voluto (o tuo padre non ha voluto) fare un ulteriore sforzo (?) economico oppure è una bugia scientemente messa in giro per giustificare un mercato di riparazione insufficiente? Questo chiarimento non risolverebbe la situazione attuale nella quale ci siamo messi (tua cit. nella merda), è vero, ma almeno aiuterebbe a fare chiarezza e a capire almeno se davvero ci possiamo fidare del Direttore Sportivo oppure ha i giorni contati pure lui. Aiutami a capire se insomma se Teti è vittima o carnefice. Sappi che la credibilità di un management nel calcio è importante tanto quanto i giocatori forti e oggi quello che appare carente è proprio in primis la credibilità di una Società che si dimostra sempre più debole. E una Società debole non è mai espressione di una squadra vincente e credibile.

Caro Massimo, guarda che non sei tenuto a dirmi cosa vuoi fare per uscire da questa situazione, ma sei tenuto a fare qualcosa. Pretendo di vederti a Novarello questa settimana, pretendo che entri negli spogliatoi, pretendo che gli sbatti in faccia tutti i bonifici fatti regolarmente e responsabilizzi ogni singolo giocatore. Pretendo di vederti non solo allo stadio, cosa che sbagliando considero sempre scontata, ma di vederti pure in panchina come facevano i Romeo Anconetani e i Costantino Rozzi del caso. Pretendo che per una volta l’impegno di lavoro principale sia il Novara e che i whatsapp e le mail le ricevano quelli in Romania o in Russia e non sempre quelli di Novarello. Ma soprattutto pretendo di non avere da te sempre quella sensazione, che peraltro mi hai nuovamente confermato nell’ultima intervista rilasciata a Marco Foti, di esserci perché mi fai un favore. Tu non mi fai alcun tipo di favore, sappilo, a meno che non inizi a mantenermi. Chiariamo definitivamente questa cosa. Il favore che ti faccio è la mia presenza e il tempo che spendo per il Novara che, credimi, a livello mentale è sicuramente molto più di quello che spendi tu, e io non ti devo nulla se non il rispetto e la cordialità a chi, giuridicamente e legalmente, è proprietario della mia più grande passione. Condizione, quella di essere proprietari di una squadra di calcio, che mette te nell’obbligo morale di fare “favori” a me tifoso, non il contrario. E’ il mondo del calcio che ruota intorno a questa condizione magari un po’ iniqua, lo sapevi tu e lo sa chiunque investe nel calcio. Caro Massimo, esci da questo mood incazzoso che ti sei imposto, togliti queste tue convinzioni che sia la città e la gente a doverti dare qualcosa perché così non è. Se non ti va più bene questo mondo allora escine, ma fino a quando ci sei dentro facci il piacere di farlo come Cristo comanda, e vedrai che magicamente i giocatori pippe rimarranno tali ma almeno torneranno a fare il minimo sindacale per il quale sono chiamati e tenuti a fare.

Caro Massimo, non portarmi ad essere estremista, non pretendere che guardi la luna quando in realtà il tuo dito che la indica la nasconde perché è più grosso di un pilone dell’autostrada. Fammi tornare ad essere orgoglioso di te, delle tue battaglie perse, della tua strafottenza e superiorità ma nei confronti del sistema e non della tua gente che, come me, ha solo la colpa di amare questa maglia. Caro Massimo, torna ad essere Massimo, e vedrai usciremo dalla merda.

Claudio Vannucci

Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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La gatta frettolosa fa i gattini ciechi.

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E’ davvero difficile farsi un’opinione argomentata e costruttiva senza vedere bene le partite. Ieri sono riuscito a seguire solo il secondo tempo grazie ad un utente che, da Sestri, ha trasmesso live via Facebook la partita (Roberto Fabbrica dei Fedelissimi), con tutti gli ovvi limiti di chi, e va ringraziato, nel suo piccolo in forma amatoriale ha cercato di ovviare ad un evidente vuoto informativo che accompagna questa categoria soprattutto nelle trasferte. E in quel secondo tempo, in perfetta sincronia con Danny Faranna di Radio Azzurra (lo massacro in quanto amico quotidianamente, ma va detto che è parecchio migliorato a fare le radio/telecronache) si è in balia della percezione emotiva del momento del radiocronista. Alcune occasioni capita che vengano esaltate in maniera eccessiva ed altre sottostimate nel potenziale effetto che hanno, ma è comprensibile. Di conseguenza si è un po’ tutti in balia del commento a caldo dell’amico in trasferta, di quei 2 minuti di pareri del giornalista di turno, e del micidiale tam tam di commenti post gara dei tifosi. Tendenzialmente, in questa situazione, il rischio è di percepire un sicuro problema come un dramma esistenziale. E’ probabilmente un po’ come al gioco del telefono senza fili, che il primo dice al secondo “abbiamo giocato partite migliori, pareggio giusto”, il secondo lo sussurra all’orecchio del terzo e via dicendo, col risultato che il concetto che arriva al ventesimo in fila è “facciamo cagare, siamo una squadra di merda”. Un parametro di riferimento oggettivo è certamente lo sfogo di Marchionni post partita. Al di là dell’essersi preso di facciata le colpe, se un allenatore arriva a dichiarare “Non siamo esistiti, sbagliamo tutto” ecc ecc, significa che, se tanto mi da tanto, negli spogliatoi ha appeso qualcuno. Il che farebbe paio con una sfuriata giovedì in allenamento, e con qualche “mano nei capelli” che il Ds Di Bari è stato visto portarsi ieri in tribuna più volte. L’invito che, in maniera costruttiva, faccio al Novara è proprio quello di aumentare il livello di comunicazione soprattutto in trasferta. Se esistono impedimenti legali tali per cui non è possibile trasmettere autonomamente le partite giocate fuori dal Piola, è a mio avviso importante ovviare a questo, anche con qualche modalità fai da te, fornendo immagini e brevi video durante gli incontri. Altrimenti saremo sempre in balia degli sfoghi distruttivi dei singoli in rete, che bene non fanno.

Per come la vedo io oggi principalmente esistono due grossi problemi. Il primo, e la maggior parte delle partite in casa lo hanno testimoniato, diamo ampiamente l’impressione di essere i più forti, ma solo per pochi tratti in una partita concretamente dimostriamo effettivamente di esserlo. C’è una componente di paura di sbagliare, c’è una componente di ansia, c’è un tema di un centrocampo con carenza di cm (eccezion fatta per Bortoletti), c’è il fatto di non riuscire mai a schierare la stessa difesa, e poi, che è probabilmente il tema più scottante, la consapevolezza di dover vincere. Che ci porta direttamente al secondo punto: la percezione, anzi la pretesa, che mediamente la piazza ha di dover e poter sempre battere chiunque, e di farlo nella maniera più eclatante possibile. Mi trovo costretto a ribadire un concetto già espresso, ovvero delle enormi analogie con l’annata di Mimmo Toscano. Sapevamo di essere i più forti, c’erano uno-due concorrenti più temibili, tuttavia noi eravamo quelli da battere. Il che ha creato grossi problemi nei primi due mesi di campionato oltre ad una serie infinita di mugugni ad ogni singolo pareggio. Perché noi eravamo i più forti, e se non si usciva dallo stadio coi tre punti era una tragedia. Questa considerazione e similitudine non deve però essere letta come una negazione di un problema. Già a Ligorna e nel derby con Rg Ticino sono emerse alcune evidenti problematiche, insabbiate per lo più grazie ai colpi dei singoli che del collettivo. Il dato inequivocabile, peraltro accennato da Marchionni anche nella conferenza pre gara, è che, a prescindere dal risultato finale, nessuna squadra ci ha mai dominato ma tutte, in qualche modo, ci hanno messo parecchio in difficoltà. Quindi, dato per assodato che non basta chiamarsi Novara, aver speso molto e ribadire ogni settimana che il nostro obiettivo è quello di vincere, per pretendere che, a Ottobre, qualcuno si scansi. Potrebbe bastare a Marzo, ma non oggi.

A costo di sembrare stucchevole e menagramo rimango fortemente convinto che sarà un’annata di soddisfazioni. Sono certo che a Gennaio faremo un mercato importante e diventeremo ancora più forti, come sono convinto che il girone di ritorno sarà un po’ più semplice. Ma l’invito che mi permetto di fare oggi alla tifoseria è quello di non guardare in forma così maniacale la classifica. Non importa se siamo secondi, terzi o quarti, conta essere lì in attesa di un miglioramento che dovrà esserci. E’ vero che senza Vuthaj (aggiungo pure senza Pablo) saremmo nella seconda metà della classifica, ma credo che questa cosa di continuare a ribadirlo, come in tanti fanno ad ogni partita, sia un esercizio mentale pericoloso che sfalsa la realtà. Vuthaj è stato comprato proprio per fare la differenza, ed è, a quanto mi risulta, pagato esattamente come quei giocatori che la differenza la fanno. Senza Messi il Barcellona avrebbe vinto così tanto? Possibile, ma sarebbe stata parecchio più dura. Questo per dire che non ha senso esultare perché ci hanno comprato il meglio che si possa avere, e poi rinfacciarlo alla Società dicendo “eh ma senza di lui non avremmo vinto”. Cazzi di chi non può permettersi certi giocatori, non deve diventare un nostro problema. Il problema oggi è di Marchionni, e intendiamoci non è una critica a lui ma un dato di fatto, che deve riuscire a far alzare l’asticella a tutto il gruppo. E se posso permettermi, il problema siamo anche un po’ noi, dove per noi parlo di quella fetta di tifoseria che comprensibilmente soffre e, pur nella ragione nell’evidenziare una palese situazione di difficoltà, inconsapevolmente esagera con aspettative ad oggi troppo elevate. Vincere in casa e pareggiare fuori, come stiamo facendo, è un ruolino di marcia che alla lunga ti porta lontano. Diamo tempo al tempo nella speranza di vincere un po’ più anche in trasferta. Questa è la mia profonda convinzione e speranza oggi. Come sempre fino a prova contraria.

Claudio Vannucci

 

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Quando le dimensioni contano davvero

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Scorrendo la classifica a questo punto del campionato, la riflessione che mi viene da condividere è che l’essere praticamente in vetta significa che c’è un grosso problema per le altre pretendenti alla promozione. Avevo ipotizzato un girone di andata con obiettivo credibile quello di non far scappare nessuno e invece, paradossalmente, da ognuna delle tre partite terminate in pareggio siamo usciti dal campo con qualche rammarico. Non sarebbe stato così assurdo essere oggi a punteggio pieno ma va bene così, anche perché i nostri margini di miglioramento sono importanti. Ad oggi è il Casale che deve preoccuparsi di non perdere terreno, e questo indubbiamente ci mette nelle migliori condizioni di poter giocare liberi da ansie e pressioni. Giocando a fare indegnamente il Marchionni, direi che il nostro gioco deve oggi essere quello di provare a non perdere mai, ed ovviamente cercare di vincerle tutte, portandoci sempre a casa quei pareggi in trasferta che fanno brodo, soprattutto quando alla fine rischi pure di perdere. E riuscire alla fine portare a casa il punto come oggi (ma anche a Borgosesia dove alla fine abbiamo corso qualche serio brivido) vuol dire, e mi ripeto rispetto al precedente editoriale, che è un anno di buona.

Uno dei nostri punti di forza oggettivamente è la panchina, e non è un caso che, tendenzialmente, nella ripresa veniamo fuori anche perché ormai appare chiaro che i nostri avversari partono tutti a mille per poi calare alla distanza. Sono proprio curioso di vedere tutte queste squadre tra qualche mese, quando per lo più sarà chiaro che non rischieranno di vincere il campionato ma nemmeno di retrocedere, quanto manterranno la stessa intensità agonistica che vediamo oggi. Sergio Borgo ai tempi sosteneva che la C2 si giocasse realmente sul campo solo nel girone di andata, e “altrove” nel girone di ritorno. Mi sono sempre chiesto quanto questa affermazione fosse più dettata da una narrazione surreale che reale, ma mai come un format abbastanza semplice come questa D, in cui sale solo la prima e il resto serve solo per eventuali ripescaggi, può essere presa come test per capire se il Sergione fosse sotto effetto di alcool o no. La speranza è ovviamente quella di diventare davvero i più forti e fregarsene di queste leggende. Se di leggende si possa davvero parlare.

Sarei inoltre curioso di sentire il parere dei professionisti del pallone, se fossero chiamati a giocare su un campo chiaramente troppo stretto come quello di Ligorna. Chissà se confermerebbero il parere delle colleghe professioniste dei film porno che, solitamente e magari ipocritamente, sostengono che a letto le dimensioni non contano. La delusione di questa serie D è proprio rappresentata dalle dimensioni di certi campi. Si può sorvolare sulla tecnica media, sulla copertura mediatica inesistente, sugli impianti scadenti, sul pubblico talvolta ridicolo e sulla poca professionalità delle società che ne fanno parte, ma sinceramente davo per scontato che almeno le dimensioni dei campi fossero standard. Non è una scusa per la mancata vittoria, diciamolo chiaramente, anche perché pure tutte le altre squadre giocheranno sullo stesso campo del Ligorna così come quello del Borgosesia (giusto per citarne un altro parecchio stretto in cui abbiamo già giocato), ma non serve aver giocato a calcio a certi livelli per capire come un campo così ridotto sfalsi notevolmente gli equilibri in campo a favore di chi ci gioca con regolarità. Quindi a letto non lo so, ma nel calcio le dimensioni contano eccome, poche balle! Pazienza, ce ne faremo una ragione, ma rido se penso che anni fa abbiamo messo in discussione una partita a Terni pretendendo la misurazione del campo, mi chiedo allora se quell’anno avessimo giocato a Ligorna che cinema avremmo piantato giù, probabilmente avremmo abbandonato il campo con Di Bari stile Galliani a Marsiglia che ci avrebbe intimato di uscire.

Tornando seri, due goal su quattro subiti fino ad ora arrivano da calcio d’angolo, e questo fatto non deve essere sottovalutato. In un quadro difensivo tutto sommato affidabile, stona molto aver preso due goal in situazioni in cui i movimenti dei difensori (e del portiere) sono determinati. Qualcosa evidentemente va registrato perché non funziona ancora come dovrebbe. Per Pablo, invece, non esistono davvero più parole. Anche oggi un assist e un goal che certificano nuovamente quanto sia fondamentale, e che enorme valore aggiunto rappresenti nella nostra rosa.

E adesso derby. Per chi come noi ha un solo derby, forse due se consideriamo quello con l’Alessandria, quando capita di giocare contro squadre come Romentino o Gozzano corriamo il rischio di sottovalutare realtà che meritano rispetto. Nel mio mondo fatato non può esistere che l’RG Ticino, i cui dirigenti dichiaratamente hanno sempre tifato Novara, possano venire al Piola a rompere i gioielli che portiamo tra le gambe e portare a casa punti. Ma il mio mondo non è lo stesso in cui si gioca, per cui è bene si replichi la vittoria in coppa Italia per poi riempirli di pat pat sulle spalle e attestazioni di stima. Ma questo dopo. Già il Gozzano si è messo di impegno per risultare antipatico come pochi, mi rifiuto di pensare che pure i vicini di casa lo diventino. Sarebbe troppo.

Claudio Vannucci

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Incassiamo il credito col destino

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Tornando a casa dal Piola ieri, e ripensando alla partita appena vinta contro la fu capolista Bra, pensavo nuovamente alle molte analogie con la stagione vincente di Mimmo Toscano. Quell’anno, che avrebbe dovuto rappresentare la rinascita azzurra, cosa poi effettivamente successa, ricordo un inizio non entusiasmante, una grande consapevolezza di fondo di essere i più forti, la solita stagione epica della solita avversaria a casaccio durata appunto una sola stagione (Bassano) e, vabbè, le vicende extra calcistiche che stavano per rovinare tutto benché, ma non avremo mai la riprova, ero e sono abbastanza sicuro del fatto avremmo comunque poi vinto i playoff. Quel campionato lo ricordo molto bene perché avevo e avevamo un po’ tutti quella sana sboroneria tipica, appunto, di chi sapeva di essere il più forte. L’abbiamo manifestata in modi diversi: chi prendendo in giro gli avversari, chi ignorandoli, chi con una serie interminabile (e pure un po’ stucchevole) di gesti scaramantici, ma tutti con una presenza costante ed un rinnovato calore che nella categoria superiore avevamo un po’ smarrito. Retrocedete di un piano il tutto e ditemi se non vi ritrovate con la stagione attuale dove sto rivedendo non solo una curva che, piano piano, sta tornando allo splendore che aveva perso, ma anche uno stadio molto partecipe ripopolato da persone che avevo smesso di vedere da tempo. Quel campionato di Toscano, e sintetizzo in maniera un po’ impietosa, lo abbiamo vinto fondamentalmente sapendo di avere un’ottima difesa e che sarebbe bastato “tirarla su” che qualcosa di buono con Evacuo, Corazza e Pablo sarebbe successo. Ricordo inoltre tantissime partite il cui risultato dopo 45 minuti era di parità, trasformato puntualmente in vittoria alla fine del match, cosa che, più o meno e sempre impietosamente sintetizzando, è quello che stiamo facendo oggi con Marchionni. Giochiamo, la difesa si dimostra assolutamente importante e affidabile, e quindi la tiriamo puntualmente su dove prima o poi, tra Vuthaj e Pablo (ma anche con Tentoni, Capano, Di Masi e via dicendo), qualcosa di buono arriva.

Calcisticamente parlando sono poco incline a vedere le sfumature. Per me le stagioni si dividono in buone o di merda, e quelle finite così così mi hanno sempre lasciato o qualche rammarico, o comunque la percezione di essere state un po’ di merda. E’ il destino di chi, come me, ambisce sempre al meglio ma, consentitemi di dirlo, anche la condanna di quelli incapaci di sognare, perché aver visto del buono ed essersi accontentati di non essersi nemmeno qualificati ai playoff la scorsa stagione lo trovo un po’ triste. Ovviamente meglio undicesimi che essersi svegliati freddi sotto ad un cipresso come successo qualche mese dopo con Pavanati, ma il concetto di base rimane. Ed è per questo che ad oggi poco mi importa se al 10 ottobre non è stato fatto ancora nulla e che questa stagione possa potenzialmente rivelarsi una di merda perché io (e noi tifosi tutti) non sono chiamato a scendere in campo ma ad essere sugli spalti a tifare, e dal mio punto di vista (che qualche campionato nella mia vita l’ho visto) questa è chiaramente una stagione “buona”. Abbiamo la storia migliore di tutte le nostre avversarie, la piazza attualmente migliore, il pubblico più numeroso e qualitativamente più elevato, la squadra apparentemente più forte (sicuramente lo è stata tra quelle viste fino a ieri), la Società con più ambizione e, forse, con più possibilità economiche in rapporto alla categoria. Proprio per questo mi viene la nausea quando vedo recitare il copione che prevede il castrarsi quotidianamente dalle emozioni e della gioia in virtù del principio che bisogna stare umili e concentrati. Ma cazzo, ieri il Bra capolista aveva un tifoso solo al seguito orgogliosamente con sciarpa al collo nel rettilineo. Ecco, lo sappiamo tutti noi, oltre a lui, che la Trasferta con la T maiuscola della sua stagione è stata Novara. Mi chiedo allora perché a Novara si debba per forza passare per quelli che “no no zitti non parliamo è ancora lunga vuoi mica che cade un meteorite e crepiamo tutti, no no per carità”. Eddai su, possiamo permetterci di avere la lingua lunga dopo mesi (o anni) di orecchie abbassate.

Ovvio che questa considerazione è da intendersi confinata al microcosmo della tifoseria. Marchionni è chiamato ad infondere ogni giorno un livello di tensione agonistica altissima. Nessuno deve permettersi di scendere in campo con la certezza di avere già vinto, ma anzi con quella cattiveria di chi è conscio possa anche perdere ma che sa di poter battere chiunque. Far parte del Novara FC quest’anno vuol dire essere calciatori privilegiati in tutto e per tutto, e deve essere chiaro ad ognuno di loro che questo status va ripagato con prestazioni degne di nota. Spero che il senso del mio discorso sia arrivato a tutti e soprattutto capito. Poi ognuno la viva come meglio crede, mi pare ovvio. Ma è proprio da queste stagioni che si costruiscono le basi per diventare una tifoseria che può fare la differenza in futuro. I giocatori non sono i soli che non possono e non devono perdere questa grande occasione, ma anche noi tifosi tutti. In un certo senso pure noi siamo privilegiati perché quello che stiamo vivendo non era scontato e nemmeno dovuto. Se avevamo un credito col destino è giunto il momento di incassarlo. Possibilmente senza fare le fighe di legno.

Claudio Vannucci

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