Caro Massimo Editoriale

Forse è il momento di ricompattare l’ambiente, troverà il tempo per occuparsene? “Non ho mai smesso di occuparmi del Novara calcio, purtroppo nel mondo virtuale dei social network, quando uno non si vede fisicamente, sembra che sia disinteressato. Da una parte mi fa anche piacere che la presenza fisica venga apprezzata, sembra che faccia la differenza. Non è così, me ne sono sempre occupato, ma mi rendo conto che in un mondo arcaico come il calcio, c’è ancora più bisogno anche di presenza fisica, tornerò quindi ad essere presente ancora di più; anzi parliamo pure al presente, perchè me ne sto già occupando”.

La rivederemo presto anche allo Stadio? “Contro il Foggia non ci sono riuscito per motivi lavorativi, ma dalla prossima partita in casa tornerò al Piola, ma le partite non le vince Massimo De Salvo che non ha nessun potere psicologico. Conta la voglia di vincere dei giocatori, con lo spirito e la disponibilità alla sofferenza di tutti. Quello che posso dire è che il pesce puzza sempre dalla testa, per cui quando le cose non vanno è giusto che chi è responsabile se ne occupi in prima persona. Ma per uscire da questa situazione e vincere le partite, c’è bisogno dell’aiuto di tutti, io sicuramente ci metterò la faccia”.

Tratto dall’intervista di Marco Foti per Buongiorno Novara

Oggi è giorno di elezioni. Sono del 1976, precisamente di Aprile. Quando sono nato l’Italia si trovava nel pieno di una campagna elettorale che portò due mesi dopo il 93,7% degli elettori a votare. Erano anni dove, ovviamente, la partita si giocava tra DC e PCI. Si rivotò poi nel 1979 e poi nel 1983, dove la partita fu ancora tra la DC e il PCI con quest’ultimo che arrivò davvero vicino alla maggioranza relativa. Perché ricordo le elezioni del 1983? Più volte in famiglia abbiamo ricordato ridendo questo aneddoto che vi racconto brevemente. Mio padre mi portò in braccio a votare con lui, precisamente alla scuola elementare Buscaglia. Mi chiese “per chi votiamo?” e io non ebbi dubbi nel rispondere “questo oppure questo”. “E perché questi?” chiese mio padre. “Perché sono i due simboli più belli!”, risposi io. Erano quelli del Movimento Sociale Italiano e della Democrazia Proletaria. Mio padre rise ed ovviamente fece di testa sua, votando per uno dei due che la massa era solita votare. Questa premessa per spiegare un po’ come è sempre stata la mia vita. Un occhio strizzato e il cuore aperto verso gli estremi che spesso fanno a cazzotti con la ragione o con l’autorità di chi mi riporta ad una ragionata e pacata via di mezzo. Nelle due ultime domande di Marco Foti a MDS e nella meme tratta da Fantozzi ho voluto rappresentare le due mie anime attuali. La prima, ragionata, politicamente corretta fino al buco del culo, in cui dalle risposte filo governative riportate nell’intervista mi verrebbe da esultare per il fatto di leggere un MDS che promette finalmente una sua presenza e dall’altra, quella più estremista, che mi porterebbe a tirare un mattone sulle vetrate del Policlinico di Monza urlando “vigliacchi, ce l’avete tutti con me, ma che cosa vi ho fatto io, vent’anni della mia vita, ora vi faccio vedere io vi faccio” contro una famiglia che oggi identifico nel vero “problema” di questo Novara.

La partita l’abbiamo vista tutti. L’involuzione di gioco e soprattutto la totale mancanza di qualsiasi ingrediente fondamentale per essere una normalissima squadra di calcio iscritta al secondo campionato più importante della nostra nazione ci hanno definitivamente portati in zona play out, con l’aggravante che parecchie squadre nella nostra stessa situazione devono recuperare 1-2 partite. Non esiste ad oggi, eccezion fatta per l’incrollabile fede, un qualcosa che autorizzi seriamente a pensare che porteremo a casa questa salvezza. E proprio perché tutto sta andando male penso che delle risposte democristiane filo governative di Massimo De Salvo non ce ne facciamo proprio nulla. Vedi, caro Massimo, il fatto che non sei tu che giochi è vero (seppur penso che io e te davanti alla difesa randelleremmo di più di quelli che che vediamo in partita) ma se è vero che tu non devi fare il populista ma il Presidente allora sarebbe il caso che il Presidente tornassi a farlo veramente. E non con direttive via whatsapp o via mail o con interviste sul web ma con segnali concreti. Ti faccio un esempio. In tre giorni abbiamo perso due partite in maniera decisamente imbarazzante al termine delle quali non c’è stata traccia di nessun dirigente che abbia provato a dire anche una banalità. Avete lasciato il povero Di Carlo e nell’ordine Casarini e Mantovani (che peraltro sono stati rispettivamente tra i peggiori in campo nelle due partite in cui sono stati portati davanti ai microfoni) a dire le solite frasi di circostanza e pigliarsi dei pirla proprio da quel mondo virtuale di social network cui fai riferimento che però, caro Massimo, sappi non è fatto solo di boot o di computer ma è popolato da persone che per questa maglia ci soffrono. Secondo te è normale che nessun Dirigente ci abbia messo la faccia e abbia detto una sola parola? Caro Massimo, visto che hai promesso di essere più presente, allora inizia per esempio a spiegarci definitivamente se il tuo Direttore Sportivo gode della tua fiducia oppure no. Raccontaci se davvero nell’ultimo giorno di mercato gli hai stoppato l’acquisto di due nomi importanti già presi perché non hai voluto (o tuo padre non ha voluto) fare un ulteriore sforzo (?) economico oppure è una bugia scientemente messa in giro per giustificare un mercato di riparazione insufficiente? Questo chiarimento non risolverebbe la situazione attuale nella quale ci siamo messi (tua cit. nella merda), è vero, ma almeno aiuterebbe a fare chiarezza e a capire almeno se davvero ci possiamo fidare del Direttore Sportivo oppure ha i giorni contati pure lui. Aiutami a capire se insomma se Teti è vittima o carnefice. Sappi che la credibilità di un management nel calcio è importante tanto quanto i giocatori forti e oggi quello che appare carente è proprio in primis la credibilità di una Società che si dimostra sempre più debole. E una Società debole non è mai espressione di una squadra vincente e credibile.

Caro Massimo, guarda che non sei tenuto a dirmi cosa vuoi fare per uscire da questa situazione, ma sei tenuto a fare qualcosa. Pretendo di vederti a Novarello questa settimana, pretendo che entri negli spogliatoi, pretendo che gli sbatti in faccia tutti i bonifici fatti regolarmente e responsabilizzi ogni singolo giocatore. Pretendo di vederti non solo allo stadio, cosa che sbagliando considero sempre scontata, ma di vederti pure in panchina come facevano i Romeo Anconetani e i Costantino Rozzi del caso. Pretendo che per una volta l’impegno di lavoro principale sia il Novara e che i whatsapp e le mail le ricevano quelli in Romania o in Russia e non sempre quelli di Novarello. Ma soprattutto pretendo di non avere da te sempre quella sensazione, che peraltro mi hai nuovamente confermato nell’ultima intervista rilasciata a Marco Foti, di esserci perché mi fai un favore. Tu non mi fai alcun tipo di favore, sappilo, a meno che non inizi a mantenermi. Chiariamo definitivamente questa cosa. Il favore che ti faccio è la mia presenza e il tempo che spendo per il Novara che, credimi, a livello mentale è sicuramente molto più di quello che spendi tu, e io non ti devo nulla se non il rispetto e la cordialità a chi, giuridicamente e legalmente, è proprietario della mia più grande passione. Condizione, quella di essere proprietari di una squadra di calcio, che mette te nell’obbligo morale di fare “favori” a me tifoso, non il contrario. E’ il mondo del calcio che ruota intorno a questa condizione magari un po’ iniqua, lo sapevi tu e lo sa chiunque investe nel calcio. Caro Massimo, esci da questo mood incazzoso che ti sei imposto, togliti queste tue convinzioni che sia la città e la gente a doverti dare qualcosa perché così non è. Se non ti va più bene questo mondo allora escine, ma fino a quando ci sei dentro facci il piacere di farlo come Cristo comanda, e vedrai che magicamente i giocatori pippe rimarranno tali ma almeno torneranno a fare il minimo sindacale per il quale sono chiamati e tenuti a fare.

Caro Massimo, non portarmi ad essere estremista, non pretendere che guardi la luna quando in realtà il tuo dito che la indica la nasconde perché è più grosso di un pilone dell’autostrada. Fammi tornare ad essere orgoglioso di te, delle tue battaglie perse, della tua strafottenza e superiorità ma nei confronti del sistema e non della tua gente che, come me, ha solo la colpa di amare questa maglia. Caro Massimo, torna ad essere Massimo, e vedrai usciremo dalla merda.

Claudio Vannucci


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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