Scavare o rimbalzare? Editoriale

Quando una squadra riesce a mettere d’accordo tutto il suo pubblico può voler dire solamente che ha fatto molto bene o molto male. Ma siccome pure nel male ci sono spesso diverse sfumature, riuscire a superarle significa essere riusciti nell’impresa di toccare (in questo momento, visto che si può sempre scavare) il punto più basso non solo della stagione, ma di un’epoca che, pur piccola che sia, ha segnato un periodo di storia. A partire dalla rifondazione post retrocessione in lega pro non vi sono dubbi che Novara Foggia di ieri sera è identificabile nel peggio del peggio che si è potuto offrire.

Si è toccato il punto più basso perché, nonostante un cambio di guida tecnica che ha prodotto qualche segnale di inversione di tendenza, la squadra è sprofondata in una situazione di totale incapacità di essere presente in campo mostrando un’accettabile livello di lucidità, grinta, reattività. 65 minuti di superiorità numerica senza mai impensierire una formazione che in questo campionato viaggia più o meno ad una media di due goal presi a gara. Verrebbe da chiedersi se è imbecille Di Carlo con le sue scelte pittoresche quali per esempio quella di far crossare dalla fascia un marcatore come Golubovic oppure sono imbecilli quelli in campo che ognuno si mette ad interpretare un ruolo ad arbitrario piacimento.

Si è toccato il punto più basso perché dopo una partita del genere nella quale ci si aspetta di vedere presente una Società trovi invece il nulla rappresentato da una proprietà per la terza partita consecutiva assente, una direzione tecnica a testa bassa che non si capisce se non parli perché dovrebbe dire cose che gli costerebbero la poltrona oppure ha troppo vergogna di farlo. Verrebbe da chiedersi se la famiglia De Salvo ci stia traghettando verso una lenta ma pilotata retrocessione visto che non è immaginabile vedere un imprenditore della sua importanza commettere errori gestionali così banali, peraltro identici a quelli commessi quattro anni fa, che ci costarono ovviamente il ritorno nella terza serie.

Si è toccato il punto più basso perché pure quel poco di grinta che si trovava in rosa rappresentato in Capitan Casarini sta naufragando nel suo continuo ed irritante parlare in mezzo al campo durante la partita, una volta contro il compagno, una contro l’avversario, sovente contro l’arbitro, invece di prendere per mano la squadra o alla peggio di randellare a destra e manca come sapeva fare benissimo. In una rosa carente di bandiere e di personaggi carismatici e credibili, perdere il suo riferimento ricorda molto una caporetto.

Si è toccato il punto più basso perché lo stadio Silvio Piola è diventato non solo terra di conquista per gli avversari ma soprattutto una fredda cattedrale nel deserto in cui i tifosi sono i primi a sentirsi estranei in quanto vittime di quella percezione di mancato entusiasmo e di svuotamento dei coglioni che li rende sempre e comunque ospiti. Non è solo un problema numerico portato evidentemente all’estremo ieri sera causa massiccia presenza ospite, è proprio il fatto di disagio nello stare in un luogo che dovrebbe essere amplificatore di passione, di orgoglio, di grinta, di reattività ma che invece non è più così. E meno male che la tifoseria foggiana ieri sera era tranquilla e festosa, per nulla astiosa nei nostri confronti, altrimenti avremmo subito un’umiliazione senza precedenti.

Si è toccato il punto più basso perché difficilmente troveremo nelle prossime settimane una situazione favorevole come quella di ieri, ovvero la possibilità di rigiocare in casa subito dopo una sconfitta tutto sommato casuale come quella di Avellino che comunque non aveva lasciato particolari traumi, e di farlo contro una squadra non proibitiva collocata in una posizione di classifica simile alla nostra. Da questo momento è evidente che si giocherà con la paura di una classifica sempre più pericolosa senza avere la testa per farlo, visto che alcuni in rosa parlano ancora di play off ma che comunque, generalmente, è fatta di giocatori non abituati a lottare solo per salvarsi.

A questo punto siamo ad un bivio: sperare che una volta toccato il fondo si possa, non so come, trovare la forza di reagire in base al principio che peggio non possa andare oppure scavare in profondità fino a quando troveremo da scavare, dove però difficilmente troveremmo petrolio. Un segnale di reazione deve per forza di cose arrivare dalla squadra subito nella difficilissima trasferta  di Frosinone. Che si perda lì farebbe parte della normalità delle cose. Chissà allora che non succeda per una volta qualcosa di positivo per noi.

Claudio Vannucci

 


Fondatore dei Blog Novara Siamo Noi e Rettilineo Tribuna, Vice Presidente del Coordinamento Cuore Azzurro e fraterno amico di chiunque al mondo consideri lo stadio la sua seconda casa. O addirittura la prima. Editorialista estremista, gattaro.

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