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E la notte fu.. la vera storia del peccato originale

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Poi ne hai la metà di mille dei quali , lo abbiamo capito tutti, non te ne fai una beata fava …. comprimari utili per un campionato di B che, con quel cazzo di modulo che vuoi usare, si gioca con 18 giocatori … noi, se va bene, ne abbiamo 15 utili e 26/27 sulla carta.( l’agosto dei morti viventi 14 agosto 2017)

Inizia da qui il peccato originale … e mancavano ancora sedici giorni alla chiusura del calcio mercato.

Quindici utili, che poi alla fine si sono dimostrati essere non più di tredici, presi senza che il filo conduttore che determinava le scelte fosse lo spirito di creazione di un “ gruppo coeso “.

Decenti individualità pescate qui e la a caso un po’ per coprire dei buchi, un po’ per chiudere la bocca ad una piazza ancora arrabbiata dalla “epurazione” di Pablo Gonzalez dell’anno prima.

E questo senza tornare indietro alla incapacità di rinnovare un contratto a Da Costa, all’allontanamento forzato di Max Cataldi e del professor Corrain, alla svendita a zero di Nicolas Viola, ad una gestione scellerata del prestito di Romagna.

Il peccato originale, nonostante le difese sentite da più parti a suo favore la sera dell’allontanamento di Corini, ha un nome ed un paio di braghette: Domenico Teti.

Poi ci potranno raccontare che è solo un mero esecutore … ma a questo punto lo erano pure Pederzoli e Giaretta che sono stati massacrati sotto il profilo mediatico.

Teti si è dimostrato, in questi anni, presuntuoso ed arrogante nelle scelte e, se le ha condivise con gli allenatori che aveva scelto, pure stupido per averli presi.

Le plusvalenze non possono essere altro che puri colpi di culo perché altrimenti dovrebbe spiegarci, a fronte di un Da Cruz ( altre plusvalenze sinceramente non mi vengono in mente … Faragò c’era prima che lui arrivasse ), cosa cazzo ci avessero mai azzeccato i vari Bajde, Lukanovic, Kanis, Rodriguez.

Plusvalenze e minusvalenze probabilmente si pareggiano….

Smarcato quindi il fatto che il nostro direttore sportivo non è un mago nello scovare talenti, ci troviamo oggi ai bordi della merda ( in cui ci potremmo calare completamente in caso di sconfitta nelle prossime due partite) per la sua incapacità reiterata negli anni di costruire (il direttore tecnico è lui) un assetto tecnico che prescindesse dalle individualità a vantaggio del gruppo … fuori e dentro il campo.

Io non so se gli undici, dodici, tredici scesi in campo ieri e nelle partite passate siano buoni o scarsi, so solo, e di questo ne ho ormai la matematica certezza, che sono e restano delle individualità e non un gruppo.

Bravi ragazzi che vanno d’accordo …. ma non un gruppo.

Da qui nasce il peccato originale, che noi pagheremo fino a quando (e sarà tardi ) Massimo De Salvo non gli presenterà il conto.

E non scassiamoci la minchia con la stagione in lega Pro perché quell’anno (e i bilanci successivi li abbiamo visti tutti ) coi soldi che abbiamo speso il mercato lo facevo pure io.

Un direttore sportivo non fa solo il calcio mercato deve occuparsi, in ogni piccolo momento dell’anno, della costruzione del progetto tecnico e, soprattutto, del suo sviluppo nel corso di più anni.

Un direttore sportivo deve essere così onesto con stesso da ammettere i propri errori, come ha giustamente detto in diretta radio la sera della ennesima figura di merda fatta contro l’Ascoli, e poi di andarsene.

Un direttore sportivo deve sapere su quali uomini contare e averli in pugno: ci siamo tutti dimenticati di come è rimasto col cerino in mano con Boscaglia dopo che ne aveva annunciato il certo ed imminente rinnovo nel post partita di Carpi.

Un direttore sportivo deve saper creare un ambiente armonico tra società, staff tecnico e tifoseria.

Noi come direttore sportivo abbiamo il nulla … e il nulla lo paghi, lo paghi caro.

Poi possiamo prendercela coi giocatori che sono scarsi, con Corini che non ha le palle, con Di Carlo che cambia Dickmann … pinzillacchere come diceva Totò.

Noi sono due anni che abbiamo una squadra costruita col culo, l’hanno scorso ci è andata bene con due o tre colpi di fortuna, quest’anno…. non so.

Per il momento è scesa la notte e, a giochi ormai fatti in tutti i sensi ( le dichiarazioni pre mercato invernale rilette non sono demenziali ma una presa per il culo), solo Mimmo Di Carlo potrà magari inventarsi qualcosa per raddrizzare una nave che va di bolina … e se non sai navigare … sono cazzi amari per tutti.

Ciumi

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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La VIDEO-MOVIOLA di Novara-Casale

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Nel trionfo azzurro pochi episodi da analizzare:

Al 7’ Vuthay supera in velocità il suo avversario e con grande mestiere rallenta e si fa tamponare in area. Rigore netto non sanzionato dall’arbitro.

 

 

Qualche dubbio poteva esserci sulla posizione di Vuthay in occasione del primo gol: ci sono due giocatori azzurri oltre i difensori del Casale ma non Dardan che parte in posizione assolutamente regolare

 

 

Bisogna decidere infine chi ha segnato il secondo gol del Novara: Di Masi come sinceramente sembrava dai distinti, autogol (come ritiene l’allenatore del Casale) oppure Dardan Vuthay? Le immagini rallentate legittimano gol e tripletta del bomber azzurro. Il difensore casalese probabilmente sfiora il pallone ma Dardan sicuramente tocca in rete.

 

 

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La VIDEO-MOVIOLA di Sanremese-Novara

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La moviola si concentra su tre episodi. Non è possibile analizzare l’espulsione di Vimercati per la mancanza di immagini della prima ammonizione.

Episodio n° 1

il tocco di mani di Vuthaj è innegabile. Personalmente ho molti dubbi sulla punibilità perché il nostro giocatore non aumenta il volume del corpo e non si muove in maniera innaturale, anzi cerca di evitare l’impatto con il pallone. Però si sa che ormai questi tocchi vengono puniti con una discrezionalità ogni volta diversa.

 

Episodio n°2

Evidentissimo invece il rigore non concesso alla Sanremese nel secondo tempo sul risultato di 3 a 2 per i liguri che avrebbe probabilmente chiuso la partita. Di Masi ostacola in maniera irregolare il giocatore ligure: era rigore.

 

Episodio n°3

Sul finale di partita Bortolotti svirgola il pallone che con uno strano effetto sbatte contro il palo, rimbalza sulla linea di porta e finisce tra le braccia del portiere. Era gol? Sinceramente con le immagini a disposizione e senza goal line tecnology è impossibile avere delle certezze. In una situazione del genere, parliamo probabilmente di centimetri, la decisone della terna arbitrale rimane comunque da accettare.

 

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Il nuovo Mondo

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A parte qualche esperto che per lavoro o per perversione personale, conosce a fondo il campionato di serie D, per la maggior parte dei tifosi azzurri il quarto torneo calcistico Nazionale, il primo tra i dilettanti, è una materia sconosciuta, un mondo nuovo da scoprire partita per partita.

Da neofita della serie D, diffidente, presuntuoso tifoso azzurro, con ancora quel nodo allo stomaco per come è stato trattato il Novara Calcio 1908, dopo 9 giornate, vorrei tracciare la mia personale, non richiesta, analisi del nuovo mondo:

E’ un campionato divertente, per lo meno le partite alle quali ho assistito mi sono piaciute, in generale è un calcio più godibile di quello di tante, tante partite di serie C e anche di B. Gli errori, le risse frequenti, il coraggio di certi interventi lo rendono ai miei occhi affascinante. Se voglio vedere lo stop perfetto ed il tiro a giro, accendo la tele e guardo Messi.

Dal punto di vista tattico ormai il calcio non ha più segreti e gli schemi che si vedono in serie A si possono rivedere applicati anche in serie D più o meno con lo stesso ordine e disciplina. La differenza è fisica e soprattutto tecnica. Anche se noi abbiamo la fortuna di avere in squadra gente come Gonzalez, Vuthay e anche Di Masi che tecnicamente sono almeno di una categoria superiore, ho rivisto tanti errori tecnici elementari che non vedevo dai tempi di Placida. Niente di tragico, sono errori assolutamente comprensibile in un campionato che ricordiamoci sempre è dilettantistico.

La regola che obbliga ad avere sempre in campo degli Under non deve essere vista come penalizzante nella costruzione di una squadra. Deve però essere chiaro che gli allenatori non schierano la “formazione migliore” ma la formazione migliore in base al regolamento. E’ inutile lamentarsi perché gioca Spina, ritenuto dagli esperti di tribuna acerbo e non Bortoletti o qualcun altro. Spina è un 2003 (18 anni, beato lui) quindi per regolamento gioca lui oppure Paglino o Capone, fine dei giochi. E uno dei tre deve essere sempre in campo.

Lo stesso per i giocatori nati nel 2002: uno deve essere in campo, ecco spiegato perché Pagliai gioca sempre. Le sue alternative sono Ferla (una punta) Vimercati e Vaccari che non hanno quasi mai giocato.

Anche per i nati nel 2001 almeno uno deve essere in campo. In questo caso giochiamo il jolly, con il portiere Raspa che è del 2001 così come il suo secondo Spadini. Si comincia a capire come si devono costruire le squadre in serie D… Pereira è un 2001 che giocherà per scelta tecnica, mai per doveri di regolamento.

Infine, i 2000 (ma che ne sanno…): uno tra Di Masi e Strumbo deve giocare, in questo caso Di Masi sarebbe titolare indipendentemente dal regolamento ma se dovesse saltare una partita, Strumbo giocherebbe sicuramente indipendentemente dalle convinzioni tecnico-tattiche di Marchionni, come è successo a Sestri.

Bisogna sempre avere in mente questi equilibri quando si giudica una formazione e/o i cambi.

In questa prima fase mi hanno invece sorpreso gli arbitri che immaginavo grassi, impauriti e miopi invece non ho notato nessuna differenza con gli arbitri di categoria superiore. Ma a pensarci bene non è detto che sia un complimento.

Vincere un campionato è sempre difficilissimo, in qualsiasi categoria, a qualsiasi latitudine e con qualsiasi livello societario. E’ ancora più difficile vincere il campionato di serie D che prevede una sola possibilità: il primo posto. Da più o meno trent’anni (1993) eravamo abituati alla formula dei play off che lasciavano sempre una speranza a chi aveva fallito l’obbiettivo del primo posto e lasciavano intatte le ambizioni di promozione fino alla fine.

Questo è un campionato vero, da vincere a tutti i costi e con tutte le armi a nostra disposizione. E non sarà semplice: negli anni scorsi hanno fallito l’obbiettivo società forti e squadre costruite appositamente per vincerlo: Siena, Latina, Foggia, Reggiana anzi Reggio Audace, Modena e non solo.

Proprio in questo dettaglio però c’è la vera differenza con gli altri campionati professionistici: se una società è pronta e strutturata economicamente per andare in serie C, alla fine, indipendentemente dal risultato sportivo verrà mandata in serie C. Tutte le società citate prima che hanno fallito l’obbiettivo sportivo del primo posto sono state ripescate in serie C. In realtà è previsto una specie di torneo per i classificati dal secondo al quinto posto per girone, per definire le società che avranno diritto ai ripescaggi ma sembra evidente che, come il Gozzano, insegna, bisogna prima di tutta avere l’intenzione e la volontà (economica) di salire di categoria. L’anno scorso furono ben 4 le società ripescate dalla D alla C per rinunce o defezioni.

Senza nulla togliere al romanticismo di una impresa sportiva, che tale rimarrà, come (speriamo) la vittoria del campionato, la solidità economica e le promesse dell’Ing Ferranti sul futuro del FC Novara sono la miglior garanzia di tornare ad incontrare dalla prossima stagione gli infelici di oltre Sesia.

Depa

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