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Nessuno è più preciso di un cecchino dei Navy Seals che una madre con una ciabatta

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Tre ciabattate risolvono una partita combattuta più coi nervi che con la testa, una sporca (e proprio per questo bella) partita di serie B.

Social, chat e muri si sono già vestiti a lutto facendo passare il Novara dal play off quasi certo di ieri alla retrocessione sicura di oggi…. anche questo è il bello della serie B … ha un pubblico della stessa qualità delle squadre che la compongono.

Nelle ultime due settimane tutti si erano scordati che “il peccato originale”di agosto ( per chi non capisse : la scellerata campagna acquisti condotta da Teti ) ci avrebbe accompagnato fino all’ultima partita. Non bastano certo un Di Carlo o un Puscas per guarire da una serie di mali come la carenza di personalità e la pochezza di qualità in mezzo al campo.

Sostanzialmente ritengo che abbiamo disputato un’ottima partita per sessanta minuti e che i cambi erano necessari, se non indispensabili, per mantenere  viva la truppa in previsione della partita di martedì.

Abbiamo una rosa ( ma qui dovremmo ritornare sul peccato originale ) che, ad eccezione di tredici elementi, è formata da comprimari di bassa lega con limiti tecnici e caratteriali evidenti anche al più sprovveduto degli osservatori. Fare innesti in corso di partita è determinante, anche se deleterio, proprio per tenerla viva nonostante tutto.

Poi forse qualche cambio avrebbe potuto essere gestito diversamente ( una difesa a quattro con Dickmann che scalava indietro ed un nuovo innesto a centrocampo …) ma i cambi li devi fare, anche per renderti conto della pochezza che hai a disposizione e, forse, per liberarti la coscienza nel momento in cui non li farai più giocare.

Abbiamo poi l’abitudine di parlare sempre male dell’avversario dipingendo gli avversari come una squadra di scarsoni…. invece la vera qualità del Novara di quest’anno ( ed è un merito e non un difetto) è la capacità di far giocare male tutti quelli che incontra, dall’Empoli all’Avellino.

Ribadisco che abbiamo giocato una ottima partita per sessanta minuti persa poi per la mancanza di personalità di quei giocatori ( Casarini e Orlandi sopra tutti) che nel momento più difficile si sarebbero dovuti mettere la croce in spalla e invece non lo hanno fatto.

La mano di Di Carlo si vede soprattutto per la fluidità della manovra (che fino a metà gennaio non abbiamo mai visto) ma fino a quando non passeremo ad una difesa a quattro ( i piedi dei tre dietro che dovrebbero impostare sono inguardabili ) difficilmente potremo essere più efficaci nella fase offensiva.

Moscati in quella posizione di centromediano avanzato ( il trequartista è un’altra cosa) può reggere per settanta minuti poi, per forza di cose, molla e a quel punto si evidenziano quelle fragilità di un centrocampo senza coglioni.

Ma i passi avanti fatti in queste tre settimane sono tanti , forse poco percettibili, ma ci sono.

Un po’ di sana visione e di comprensione della realtà che ci circonda forse ci aiuterebbe tutti …

Ciumi

Analista tecnico delle partite e sfanculatore ufficiale del blog. Convive con una sana passione per le Converse All Star sgualcite e scolorite e per la scarsa considerazione sul genere umano. Severo ma giusto.

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Tutto è bene quel che finisce, Bena

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Si può essere più o meno contenti del ritorno di Marchionni. Io, senza nulla togliere a quel che ha fatto l’anno scorso e ribadendo la gratitudine nei suoi confronti, ammetto di non esserlo stato al 100%, un po’ perché preferisco nettamente le squadre che giocano a 4 dietro, un po’ perché le dinamiche che si sono create quest’estate prima della sua cacciata a mio parere partono da un suo peccato originale per me abbastanza palese, ossia quello di voler influenzare le scelte di mercato per cui dal mio punto di vista la dirigenza e il ds dovrebbero essere sovrani assoluti e insindacabili. Detto questo, non si può negare che, per essere il suo un sistema a 3 che molto spesso con altri allenatori si caratterizza più per un gioco per lo più di rimessa, le squadre di Marchionni al di là del risultato e della prestazione collettiva e dei singoli hanno una propositività e una identità di gioco molto marcata.

Da subito si è rivista quella costruzione dal basso, di volta in volta con Benalouane o con Di Munno, con il giro palla rapido che soprattutto nel primo quarto d’ora ha portato due volte al tiro Galuppini e ha creato i presupposti per una serie di azioni pericolose: in quel frangente abbiamo forse peccato un po’ di mancanza di cattiveria, dando l’impressione di voler arrivare in porta con la palla invece di provare la conclusione un po’ prima. Poi però sono tornati a rivedersi alcuni limiti mentali delle ultime trasferte, iniziati con quel buco di Benalouane sulla destra (lo stesso che aveva preso nel primo tempo col Padova) e proseguiti fino a quell’occasione colossale proprio allo scadere del primo tempo per cui deve aver guardato giù il Padre Eterno per evitare che qualcuno buttasse dentro quel pallone. Nella ripresa obiettivamente fino al gol nostro non c’è stato molto da commentare, a parte un’occasione procurata ancora una volta dallo svenimento (e mi dispiace accanirmi) di Benalouane. Dopo il nostro vantaggio è iniziata una partita di totale sofferenza: un po’ per le condizioni fisiche precarie di qualche giocatore che non è al momento in forma partita, un po’ perché è entrato quel cristone di Kristofferson, che a vederlo giocare sembrava come quando nei Giovanissimi c’è il ragazzino 13enne che ha già fatto lo sviluppo in mezzo ai bimbetti. Ma per loro era palesemente la giornata in cui potevano stare lì altre 2 ore a provarci e non avrebbero mai segnato, e il fatto di avere avuto in campo per 74 minuti un ex giocatore come Gomez lì davanti non li ha aiutati.

Ci sono sicuramente dei giocatori che si giovano per caratteristiche di questo nuovo sistema di gioco. Uno è Urso, che finalmente con un centrocampo più fisico grazie a Di Munno e Marginean, con tre centrali veri dietro e con un altro braccetto più prudente come Ciancio dall’altra parte, ha potuto offendere di più e far vedere qualche (sottolineo qualche, si può ancora migliorare e di molto) dote di spinta. L’altro è Di Munno, che è stato a mio parere tra i migliori nel primo tempo e che ha fatto un salto abbastanza vertiginoso nelle gerarchie scalzando a questo punto Ranieri dal ruolo di regista titolare probabilmente per un po’ più di presenza fisica, oltre al tema minutaggio (visto anche chi è subentrato), sempre che non sia stato un caso quello di giocare con un play, lo vedremo col rientro di Rocca. Si è un po’ eclissato nel secondo tempo, probabilmente gravato da quel giallo arrivato un po’ troppo presto e che in un paio di occasioni ha rischiato di trasformarsi in rosso già nel primo tempo, aspetto su cui deve decisamente migliorare. Ma il suo rientro appieno nei giochi mi pare la riprova di quel che scrivevo una settimana fa, ossia che il pacchetto di centrali a centrocampo è al momento di primissimo livello e non necessita di ritocchi.

Il nodo principale di questa squadra al momento riguarda l’attacco. L’anno scorso per la netta superiorità di organico nella categoria potevamo permetterci un trequartista dietro le due punte che diventavano a volte tre. Quest’anno è evidente che non possiamo permettercelo, e questo significa che, per un Galuppini che per caratteristiche vuole la palla sui piedi, sarà ancora una volta Bortolussi a dover portare la croce. E per ‘portare la croce’ intendo in senso letterale, ossia essere pestato come una pigna come è successo ieri (non ho contato i falli che ha preso in difesa palla ma credo che abbia superato abbondantemente la doppia cifra). Io sono dell’idea che il grosso sviluppo di massa che ha fatto negli ultimi anni ne stia limitando un po’ quelle caratteristiche di rapidità e fantasia che avevamo visto alla sua prima esperienza qui a Novara, portandolo naturalmente a fare più da boa, ma magari nel momento in cui la squadra comincerà ad avere più automatismi e la palla a girare più velocemente e con più continuità ne gioverà anche lui.

Siamo dunque ancora una macchina in pieno rodaggio, e proprio per questo è importante mantenere i nervi saldi. Mi riferisco anche ai fatti del post-partita, e su questo dico solo una cosa: finiamola qui con le manifestazioni di risentimento o di spirito di rivalsa legate al recente passato. Un grande allenatore di football americano, Paul Brown, diceva che chi vince non si lamenta mai. E domenica c’è un appuntamento troppo importante per rovinarlo con queste cazzate.

Jacopo

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Dallo psicodramma allo psico orgasmo

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Ieri c’erano tutti gli elementi per lo psicodramma. E invece ne è uscito un risultato che onestamente mai e poi mai mi sarei immaginato alla vigilia. Si dice spesso che in un momento difficile è meglio giocare subito, e invece, a sto giro la sosta è stata provvidenziale. In casa, in aria di contestazione, giocare immediatamente una partita da crocevia come quella di ieri sarebbe stato molto complicato a livello psicologico. E lo si è intuito nel primo tempo, visto nel primo tempo non abbiamo certo disputato la miglior partita della stagione, pur dando subito l’impressione di volerci mettere più garra rispetto a Renate. Come spesso succede, abbiamo patito la fisicità del classico giocatore di stazza che si infila tra le linee, in questo caso Mensah, specie se l’arbitro non vede tironi di tutti gli indumenti fino alla mutanda quando l’elemento in questione sta in fase di difesa palla prima di scaricare. Da una di queste situazioni è arrivata l’occasione più netta per il Mantova nel primo tempo, con quel tiro a botta sicura di Procaccio su cui però, rivedendola, Urso in chiusura avrebbe probabilmente messo una pezza se fosse stato nello specchio. Più preoccupante il fatto che stavamo per prendere da calcio d’angolo lo stesso identico gol di Renate, con la stessa dinamica: portiere piantato sulla linea, palla che attraversa l’area piccola e tap-in solitario a un passo dal secondo palo. Questa deve essere a mio parere la priorità su cui lavorare per Semioli: non è accettabile che con un uomo sul palo, uno appena un metro dietro che non capisce bene cosa faccia, cinque marcatori che tengono sostanzialmente a uomo altrettanti incursori, si lasci per dinamiche di ‘è mia, è tua, è di nessuno’ la possibilità di deviazione vincente a ben due giocatori avversari nel corso della traiettoria della palla verso il secondo palo.

Veniamo ora alle note positive e ai ragionamenti in prospettiva, d’obbligo in questo momento di mercato. Credo stia succedendo quello che speravo, ossia che in presenza di risultati positivi (in verità ancora altalenanti e senza un trend consolidato) comincia a intravedersi una struttura stabile di assetto, modulo di gioco e interpreti. Credo che con la prestazione di ieri prenda seriamente corpo l’ipotesi di Calcagni in pianta stabile come terzino destro, indipendentemente da chi arriverà dal mercato (perché qualcuno almeno a livello numerico deve arrivare in quel ruolo) e che anche sui centrali la coppia Carillo-Kailoti offra tutte le garanzie del caso, con Bertoncini e Benalouane seconde scelte. Rimango ancora perplesso, anche se ammetto che dei miglioramenti ci sono stati, su Urso. Non tanto per un tema di singolo ma per una dinamica di squadra: Calcagni ha in genere dietro Carillo da quella parte che essendo ottimo in marcatura può mettere una pezza quando si apre qualche falla in fase difensiva. Urso ha dietro Kailoti che, pur avendo gamba, brillantezza, capacità di uscire palla al piede e, come abbiamo visto, di incursione, offre meno garanzie da questo punto di vista. Serve quindi a mio parere un elemento più strutturato fisicamente e che abbia entrambe le fasi nelle sue corde. In mezzo direi che non ci sono dubbi che il pacchetto dei tre titolari sia quello visto ieri, e il gruppo riserve, con Marginean, all’occorrenza Calcagni, Di Munno e, appena rientrerà Tentoni, è a mio parere più che adeguato.

Tolta dal campo dopo ieri la discussione su chi sia la prima punta titolare (se mai ci fosse stata, ma qualcuno nei mesi scorsi caldeggiava una meravigliosa alternativa Diop, roba da prendersi la pancia in mano), oltre a un vice Mattia che servirà necessariamente viste le partenze di Buric e Diop, restano gli altri due posti da esterno offensivo in ballo. Per una dinamica sana che concili punti fermi e competizione, a mio parere uno dei due posti deve essere blindato, e, per alzare davvero il livello, deve arrivare dal mercato. In quel caso, rimarrebbe un posto per cui si giocherebbero le loro chance ben 4 giocatori (Galuppini, Tavernelli, Gonzalez e Peli): un po’ troppi onestamente, ma a quanto pare sul reparto esterni d’attacco non c’è nessuno nella lista dei partenti. Beh, a costo di attirarmi antipatie, dico che se l’idea è quella di alzare il livello lì, qualcuno andrebbe messo, a meno che non ci diciamo che arrivi dal mercato uno che non sposta gli equilibri e che si inserisce nelle stesse dinamiche di competizione degli altri. O che il punto fermo lo abbiamo già trovato e si chiama Tavernelli, che di tutti sembra quello al momento più quotato. E allora, con tutto il rispetto per il buon Camillo e per gli altri (tra cui il giocatore più forte degli ultimi 17 campionati intergalattici di C che se è ripartito dalla panchina ci sarà un motivo), meglio restare così come siamo in quel reparto ma non mi si venga a dire che puntiamo ai primi posti.

Resta aperto il tema portiere. Posto che non ho mai visto muoversi sul mercato portieri di prima fascia a gennaio, perché chi li ha li fa giocare e se li tiene stretti, mi spiace ma dopo la prestazione di ieri di Pissardo, nonostante lo abbia sempre difeso, c’è da sperare nel rientro rapido di Dejardins, che a quanto pare per fine gennaio tornerà a disposizione. Sono convinto che Axel su quell’angolo avrebbe rifatto i connotati in uscita a metà della gente che stava in area, e quel pallone sparacchiato in fallo laterale da Pissardo quando non aveva letteralmente nessuno nell’arco di 10 metri sarebbe stato gestito in maniera più lucida.

Dunque, oltre al rientro di Desjardins, quattro tasselli, due titolari e due riserve: un terzino sinistro, un esterno, un terzino destro di riserva e un vice Mattia. Se li azzecchiamo a mio parere potrebbe bastare davvero per passare dallo psicodramma allo psico orgasmo.

Jacopo

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Il momento della consapevolezza

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Condivido chi scrive che con oggi abbandoniamo ogni residua illusione di un campionato da protagonisti e entriamo di fatto in una nuova fase, un po’ come quella post esonero di Marcolini due anni fa. Questo non significa che un mercato di gennaio fatto coi controcazzi non possa sparigliare un’altra volta le carte vista la distanza ancora gestibile con la testa della classifica, ma è meglio ad oggi entrare per principio di prudenza nell’ordine di idee che la stagione a meno di cambi di passo repentini è virtualmente andata in vacca, e nelle nostre valutazioni finora abbiamo probabilmente peccato un po’ tutti di ingenuità e di presunzione. E mi ci metto anche io con le tiritere sull’identità e per la velocità con cui ho archiviato mentalmente la fase Cevoli pensando che bastasse tornare a giocare a calcio per ritrovare spirito, identità e un’impronta di gioco. Che sia chiaro, oggi per lunghissimi tratti si vede molto più dell’ultimo Cevoli, ma è qualcosa di assolutamente sterile, almeno quanto lo erano le linee Maginot del Cucciolone a Pordenone o a Crema.

Evidentemente c’era qualcosa nella testa, e c’è tuttora, che rende questa squadra di una fragilità psicologica imbarazzante: non si spiega altrimenti il fatto di andare in difficoltà appena loro cominciano a premere sull’acceleratore, difficoltà che cresce coi minuti. La sensazione è che finché si gioca a partita aperta, quindi tipicamente nei primi 10-15 minuti, quando ancora gli avversari non hanno preso le misure e abbiamo la testa minimamente sgombra, la squadra provi a giocarsela ad armi pari e a viso aperto adattandosi alla fisionomia degli avversari, proponendo gioco ma prendendo qualche infilata di troppo. Finché questa si traduce nella nostra giocata difensiva efficace reggiamo, appena diventa un’occasione da gol avversaria perdiamo progressivamente lucidità e rischiamo sempre di più, sempre di più, fino letteralmente a farci il gol da soli perché quella pressione psicologica crescente non riusciamo più a gestirla.

E’ quello che è successo sia nel primo tempo, quando il gol era nell’aria già da almeno 10 minuti, sia nella ripresa col secondo giallo a Bertoncini, quando eravamo anche lì da un po’ in palese sofferenza. E il simbolo del fatto che questa squadra è completamente in barca si riassume in un difensore della sua esperienza che, in quella zona di campo e con quella dinamica di azione, spende un secondo giallo matematico, invece di provare a portare l’uomo verso l’esterno per permettere al resto della difesa di rinculare. Mi rendo conto non sia facile visto lo strapotere fisico di Maistrello (che peraltro mi aveva impressionato già all’andata) ma un difensore quello deve saper fare, altrimenti cambia mestiere. È quello che succede quando tocca il pallone Tavernelli, l’uomo che magari azzecca due giocate di fila ininfluenti al fine dell’azione, ma ogni singola e sacrosanta volta che ha la palla per fare l’ultimo passaggio lo sbaglia, a volte in maniera comica come quando ha tentato quella specie di trivela in bocca al portiere mandando a puttane quel contropiede 4 contro 4. È quello che succede quando comincia a guardarsi allo specchio, cioè per il 90% del tempo, il giocatore più forte degli ultimi 8749 campionati di C, che fa un gran tunnel sulla trequarti e ricordandosi dei suoi numeri imparagonabili con chiunque altro si illude di saltare un difensore professionista come un ragazzino della Primavera. È quello che succede quando uno come Marginean coi mezzi fisici che ha invece di fare la guerra fa il compitino. È quello che succede quando Pissardo fa Pissardo, il portiere che trasmette meno personalità della storia del gioco.

Ora io non so davvero come uscirne. La mia sensazione è che mai come quest’anno il mercato di gennaio sia decisivo e che questa squadra vada comunque ribaltata come un calzino, se non altro perché ha una serie di elementi palesemente involuti, bruciati, scoglionati, compromessi, non adeguati, con una diversa quota di partecipazione di questi aggettivi da condividere col 90% della rosa, quota che ovviamente non può essere cambiata in un colpo in un mercato di riparazione (lo è stata però l’estate scorsa, e quel 10% confermato dalla D non ha sostanzialmente mai visto il campo neanche per sbaglio, e un giorno qualcuno forse mi spiegherà quei 4 cristiani cosa cazzo li abbiamo tenuti a fare). Quindi se davvero si vuole cambiare il pilota (ritornando a Cevoli, Marchionni, o a chiunque altro lo faccia di mestiere) il momento di farlo è adesso, in modo quanto meno da abbozzare un progetto tecnico in vista del mercato di gennaio. Perché se per caso temporeggi e poi l’8 perdi col Mantova, lì davvero non puoi far altro che cambiare, sia perché ti costringe la piazza a forza sia perché te lo impongono i risultati. E con una settimana di mercato andata se non hai già le idee chiarissime di chi arriva a sostituire e di che idea di calcio ha, rischi di cazzare anche il mercato di gennaio. E, in quel caso, si aprono scenari impensabili, e che io in primis preferisco non immaginare.

Jacopo

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