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Gente da stadio

la Novara che Di Carlo voleva visitare.

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È un fiume in piena il mister, un fiume che rompe gli argini e i margini; i primi posti a protezione della nostra naturale timidezza di trovarci davanti all’allenatore il cui compito dovrà essere quello di condurci fuori dalle paludi della bassa classifica e i secondi imposti dal buon senso che ci impone di riconoscere, senza ricorrere a squallide ironie, che Novara non è Firenze ma nemmeno Varese.

Adesso lo porto in giro fino a quando ci arresteranno per vagabondaggio.

Iniziamo con Di Carlo, il coach Martino Sofia e il preparatore dei portieri Ferdinando Scarpello, questo incontro illustrativo dei luoghi più autentici di Novara, partendo da uno di quei vicoli del centro storico silenziosi come solo può esserlo uno stadio inglese durante il minuto di raccoglimento e come dovrebbero essere talune penne abituate a scrivere fior di cagate solo per sentito dire, e che raramente, forse mai, sono frutto di esperienza diretta: quando si dice il giornalisno rampante!!!
Piccole viuzze quasi abbandonate, prive di vita e di anime, che ti impolveri il paltò solo a guardarle, le cui ringhiere arrugginite tradiscono un abbandono fisico e culturale, proprio come le battute di certi giornalisti.
Ma tant’è; se vuoi uscire dai luoghi comuni anche quando visiti una città, e non solo quando leggi cose riguardanti il Novara, se ritieni che il vero volto di un luogo lo puoi vedere senza falsi veli solo passando negli angoli più remoti e quindi meno affollati, se sei convinto che solo nel silenzio puoi entrare in contatto con la realtà più vera della città che stai visitando, allora dovrai dedicare alle tue attenzioni quei particolari di purezza interiore che, più delle bellezze architettoniche e artistiche, sono in grado di regalarti spaccati di storia.
E allora noi che di Novara non siamo solo il blog, ma custodiamo il rispetto e l’amore per la nostra città e una schiena verticale che da quando siamo nati ci contraddistingue, abbiamo deciso di risparmiare al Mister quei luoghi e quelle opere, tipo la Cupola e il Broletto, che alcuni illuminati giornalisti hanno giudicato essere meritevoli solo di un interesse spiccio e superficiale, e se lo dicono loro, vuoi mica metterti contro ai migliori “Brera” insubricovaresotti che nella loro provincia e città possono vantare di possedere bellezze riconosciute dal mondo intero nonchè entrate a far parte del patrimonio mondiale dell’ UNTESCHIO.
Di sicuro il Mimmo potrà visitare tutto questo per conto suo ritagliandosi il tempo necessario riducendo di una ventina di minuti i due allenamenti giornalieri.

E allora è proprio in uno di questi vicoli che veniamo affiancati da un cortese signore sulla sessantina, praticamente un mio coscritto, il quale fissando Di Carlo dice: “ Mi rivolgo a lei in quanto mi sembra che sia l’unico del gruppo ad essere di Nuara, siete a posto per questa notte? Avete già mangiato qualcosa?”
Senza indugiare oltre, il distinto signore estrae una tessera della Caritas e, con un’ enfasi pomposamente teatrale, si identifica.
Gli concedo il tempo necessario per riporre il tesserino e, con solerte e puntiglioso orgoglio, seppur con garbo, lo informo che il Signore a cui è stata attribuita una ancora prematura novaresità, in effetti è l’allenatore del Novara Calcio. È a quel punto che il nostro benefattore sfodera una risposta di quelle che se non le hai, le coliche te le fa venire per il troppo ridere.
“ Mi scusi Signor Corini, ma queste stradine del centro sono proprio illuminate come nel medioevo, scusatemi ancora, buonaserata.”
Come inizio non è affatto male, e per rimediare allo sbigottimento si passa a sparare una serie di cazzate molto più divertenti e sicuramente intelligenti rispetto a quelle uscite da sotto la coda di quella famosa conferenza stampa.
Ma poi, in realtà, mi sono chiesto quale mai potessero essere le ragioni che hanno indotto un allenatore affermato ad accettare, fidandosi, di farsi accompagnare, per poter visitare la città della squadra che da poco tempo allena, da coloro che una presuntuosa firma novarese del giornalettismo manga e del menga, definì con disprezzo “un gruppo eterogeneo formato da uno studente, un pensionato, un metalmeccanico e un bancario” (e dire che mancava all’appello l’ imprenditore e qualche altro elemento). Perché questa empatia? Perché proprio a quelli di “Novara siamo noi”?

Ve lo dico io il motivo, ve lo svelo io il segreto!!!

Il segreto è che non esiste un segreto, e che è risaputo e universalmente apprezzato, quanto faccia parte del proprio DNA cantarle e suonarle a tutti, senza scontare niente e a nessuno, rispettando a pieno titolo la libertà di pensiero e abiurando la censura.

Della quale ne esistono due tipi : la censura esteriore e quella interiore.
E se la prima viene dall’alto imposta, magari in modo coercitivo, la seconda può essere molto più subdola della prima poichè giace silenziosa dentro di noi, quasi fosse un’ammonizione continua a non rischiare, a non infastidire, a non toccare nervi scoperti.

Ma “Novara siamo noi” non è così, “Novara siamo noi” racconta, analizza, ricorda, storicizza, celebra, denuncia, elabora, penetra nel territorio rafforzandolo, e, soprattutto, è sempre presente.

Quando una testata o un blog non sono strumentalizzati da amministratori, direttori e proprietari vari, quando l’ idea di offrire un punto di visuale diverso da quelli provenienti dalle solite e ormai piatte angolazioni, quando in modo chiaro e onesto si riesce a fare sana controinformazione, allora si ha la certezza e l’orgoglio di aver fatto un’opera utile.
Novara siamo noi … ma anche voi.

Nonnopipo

Novara perchè è la mia città, il Novara calcio perchè è la squadra della mia città, il dialetto perchè se il futuro è una porta il passato è la chiave per aprirla. Forsa Nuara tüta la vita.

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A noi della partita non ce ne frega un cazzo, figuriamoci del ritiro

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Sulla scorta del fatto che per me seguire il Novara in trasferta è sempre e solo una scusa per mangiare e bere in abbondanza, non potevo esimermi dal tornare a Montjovet anche in occasione del ritiro, dopo la bella giornata di due anni fa per la partita con Pont Donnaz, per provare l’altro ristorante suggerito in zona. Al di là degli aspetti enogastronomici, comunque da sempre preminenti, mi porto a casa alcuni spunti/convinzioni da questa giornata di doppio allenamento di sabato a cui ho assistito. Il primo: per essere una sessione che i ben informati mi dicevano avrebbe dovuto essere di relativo scarico, o comunque almeno al mattino atleticamente blanda, ho visto spingere molto forte. Si è partiti già con Ranieri e Savini a parte per beghe fisiche, e con Carillo che si è fermato dopo il riscaldamento per un fastidio, e poi almeno 45 minuti di corsa a ritmo modulato divisi in 3 gruppi, immagino suddivisi per freschezza atletica e rapidità muscolare nell’entrare in forma. Alla fine, stavano tutti discretamente a pezzi ma, e qui andiamo al secondo punto, ho avuto l’impressione di un gruppo che si sacrifica volentieri. A trainare il primo gruppo ho visto in pianta stabile due come Thiago e Calcagni, non proprio dei punti fermi oggi, e a trainare il secondo e il terzo rispettivamente Buric e Bertoncini, altri due che non sono al momento nelle grazie della piazza. Forse mi sbaglio, ma viste le difficoltà del mercato in uscita, non è impossibile che in tanti di quelli che stiamo dando come sicuri partenti si stiano provando a giocare le proprie chances.

Dei vecchi, ho visto un Bonaccorsi già anima dello spogliatoio e pronto a prendersi un ruolo carismatico, e un Ranieri chiaramente leader tecnico, a confronto costante con Buba anche se era a parte. Fra i nuovi arrivati, mi ha impressionato per prestanza fisica Scaringi e per brillantezza Scappini nonostante l’età. La sensazione è che ci sia molta attesa da parte di tutti per Gerardini, molto stimolato dal preparatore, che è personalmente anche quello che sono più curioso di vedere all’opera. Per il resto è davvero difficile dare giudizi, a parte il fatto che il portiere aggregato e gli altri in prova a mio parere difficilmente rimarranno, anche perché uno di questi aveva la struttura muscolare di un profugo afghano appena sbarcato.

La sessione del pomeriggio ha visto la parte tattica e con la palla, dove si sono provate prevalentemente situazioni di dai e vai di gruppo. L’impressione è che con Buba vedremo molto giocare a calcio, non ci sono state sostanzialmente situazioni difensive provate ma magari non era la giornata giusta. L’allenamento pomeridiano è iniziato e terminato prima del previsto perché poi c’era il Lecco impegnato sul campo del PDHAE contro una rappresentativa locale. Ne ho approfittato per fare una foto con un signore che una ventina di anni fa mi ha regalato una delle gioie più grandi della mia vita sportiva e che anche l’anno scorso ha fatto una discreta impresa. Ce ne siamo tornati a casa così, con un paio di bottiglie di Picotendro di Arnad comprate al negozio del ristorante e col cinghiale che faceva ancora su e giù nello stomaco. Perché come sempre, a noi della partita non ce ne frega un cazzo.

Jacopo

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Riabilitare Masiello e altre amenità

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Ogni volta che penso che il giornalismo sportivo non possa scendere più in basso, arriva qualcosa a confermarmi che ha la capacità di scavare a profondità che manco le trivelle che rimetteranno a breve in Adriatico per estrarre il gas. E succede sistematicamente quando si tratta di attaccare tutti coloro che, invece di starsene davanti alla TV pagando profumatamente un prestigiosissimo Sampdoria – Lecce in anticipo pomeridiano, si permettono il torto enorme di continuare a frequentare quel postaccio che risponde al nome di ‘stadio’, e magari di non farlo stando seduti composti come al cinema ma esternando delle emozioni e dei suoni. A stimolarmi questa riflessione, esattamente come il riflesso dello stimolo fisiologico al cui prodotto dovrebbe servire la Gazzetta come strumento di igiene, è stato un articolo uscito oggi sul rotolo rosa nazionale a doppio velo che riporto sotto.

Basterebbe essere nei panni di un tifoso qualsiasi per capire cosa significhi 11 anni dopo ritrovarsi davanti, in una piazza come Bari, uno come Masiello. Uno che, ricordiamo, da retrocesso si è venduto un Bari-Lecce (fatto noto, acclarato, confessato da lui stesso e per cui per anche altre combine aggiuntive ha subito una squalifica di due anni e mezzo), derby decisivo per il Lecce, che grazie a quella vittoria al contrario dei galletti si è salvato in A. Una tragedia sportiva che avrebbe devastato la psiche di qualunque tifoso già così, figuriamoci scoprendo a distanza di anni che quello che era il tuo difensore più forte e uno degli uomini più rappresentativi ha preso dei soldi per perderla. Lo scandalo dovrebbe essere caso mai che un personaggio del genere non sia stato radiato e peggio che dopo la squalifica abbia trovato società così prive di moralità e principi sportivi da offrirgli un altro contratto. Ma d’altra parte, parliamo del sistema calcio che ha ridato maglia titolare e fascia da capitano a uno come Mauri nella Lazio o ha continuato a far giocare uno come Doni nell’Atalanta fino a esaurita capacità di deambulare. Ovviamente, con tutto il mondo dell’informazione sportiva sdraiato e prono, senza che un singolo cristo di giornalista si sia alzato una volta in conferenza urlando: MA QUESTO PERCHE’ CAZZO È ANCORA SOTTO CONTRATTO?

E quindi, nel Paese in cui il tribunale mediatico marchia a vita il sindaco che si è preso l’abuso d’ufficio per aver omesso un controllo su una gara pubblica, per chi invece invoca pietà e perdono? Ovvio, per il povero calciatore che ha scontato la sua giusta condanna e che adesso non può nemmeno essere accolto dalla tifoseria che ha tradito nel peggiore dei modi come un vecchio compagno di avventure che ha fatto una marachella. Addirittura, si svegliano con la critica al ‘fine pena mai’ i giornali che fanno parte dello stesso gruppo editoriale che non ha mosso un dito quando il ‘fine pena mai’ è diventato riforma della giustizia ordinaria. E quindi, sono i tifosi che ancora una volta nel loro ‘perverso rapporto con le società’ (quale?) costringono un’altra società a non convocare un giocatore perché minacciato. Minacce che non è ancora stato dimostrato da chi siano arrivate, se non per mezzo social come succede in altri mille casi da parte di milioni di disagiati da internet che poi in realtà hanno paura della loro ombra, mentre è stato confermato che quello di non essere schierato a Bari era un accordo che Masiello aveva GIA’ preso con la società Sudtirol alla firma del contratto. Altroché ‘a Bari i tifosi ordinano e a Bolzano ubbidiscono’.

Ma ormai la linea di giornali come la Gazzetta su questo è chiara. I tifosi, se proprio devono uscire di casa e andare allo stadio a rompere i coglioni invece di pagare l’abbonamento a DAZN (aumentato unilateralmente restringendo gli accessi e senza migliorare il servizio da Bangladesh offerto) dovrebbero farlo seguendo il manuale di bon ton, chiedendo per favore se possono appendere uno striscione ricordandosi di mettere gli asterischi per non urtare la sensibilità di nessuno, scandendo cori gender equal e non discriminatori, e sussurando a bassa voce ‘birbante’ al giocatore avversario che gli urla in faccia un mastodontico ‘SUCA’ dopo il gol. E se per caso non lo fanno e magari si permettono dopo la quindicesima sconfitta in 20 partite di contestare vigorosamente la squadra, ovviamente vanno tutti equiparati agli avanzi di galera che dopo la morte di Boiocchi hanno svuotato la curva dell’Inter a suon di schiaffoni. Quindi al ritorno con la Pro mi aspetto un bel coro per il buon Gianmario in linea con i nuovi requisiti Gazzetta: COMI-TU SEI-UN POCO MASCALZONE

Jacopo

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Ticinia una di noi

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Associazione Emiliano Mondonico e Ticinia Novara si presentano con la loro, ma sarebbe più corretto usare il plurale, le loro iniziative. Attraverso Clara Mondonico e Daniele Colognesi è stato illustrato un progetto di lungo respiro che ha già visto nell’immediato la creazione di una squadra che prenderà parte al campionato paralimpico sotto l’egida della FIGC. Per chi non conoscesse queste due fantastiche realtà diciamo che si occupano di persone affette da disabilità che in realtà hanno delle grandi abilità e tantissimo da insegnare al cosiddetto mondo “normale” attraverso il calcio.

L’incontro è avvenuto nella sala consigliare del Comune di Novara che ha appoggiato il progetto con la presenza dell’assessore Chiarelli, la quale ha assicurato l’impegno a fornire risorse e supporto. Anche il presidente dell’associazione allenatori di Novara Guido Gaudio ha annunciato l’istituzione di un corso per allenatori deputati a seguire queste squadre “speciali”.

In un consesso di così alto livello è mancata la presenza del Novara calcio 1908 forse giustificabile per l’orario (12.15) ma sicuramente sarebbe stata gradita, e mi permetto di dire, dovuta. Un plauso a chi porta avanti queste iniziative che sono un vero e proprio strumento di welfare che porta giovamento a tutti anche a coloro che nemmeno le conoscono.

Siviersson

 

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